El pájaro pintado

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3.9
(136)

Language: Español | Number of Pages: 239 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Polish , Dutch , German

Isbn-10: 8422610736 | Isbn-13: 9788422610731 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 3

    Ho iniziato la lettura nella convinzione che il romanzo fosse autobiografico. Ma mi pare di capire, da dichiarazioni dell'autore, che in effetti non lo sia. Non so... Se la storia fosse vera, o simile ...continue

    Ho iniziato la lettura nella convinzione che il romanzo fosse autobiografico. Ma mi pare di capire, da dichiarazioni dell'autore, che in effetti non lo sia. Non so... Se la storia fosse vera, o simile a quella vera trovo un senso in una simile scrittura, altrimenti non capisco dove sia diretto tutto questo fiume di violenza e bestialità disumana che permea ogni pagina dalla prima all'ultima facendo pensare alla camera a gas come a una sorte di benevola forma di eutanasia per cui bisognerebbe ringraziare.
    Il titolo dà perfettamente l'idea del romanzo. In Polonia era un divertimento per gli abitanti del villaggio catturare un uccello, dipingere le sue piume e poi lasciarlo libero. Lo stormo lo faceva a pezzi. In questo romanzo l'ebreo, il narratore (un bambino di 7 anni all'inizio del romanzo e di 11 alla fine) hanno la stessa funzione di quell'uccello. Ma se l'uccello-uomo non muore per la violenza degli attacchi dei suoi simili non gli resta che adeguarsi e imparare la violenza fino a passare all'uso della violenza come difesa (uso quasi involontario e comunque necessario) alla gratuità (violenza come forma di potere. Il romanzo è inquietante. C'è una escalation di depravazione, di torture che il bambino deve subire e di violenze a cui assiste. C'è anche una descrizione dettagliata di come una persona possa arrivare a vendere l'anima al diavolo e cosa possa sperare di ricavarne. L'arrivo dei crucchi al villaggio e l'orgia di violenza che ne segue è quasi insopportabile. Il finale è pseudo-Dickensiano. Ma ormai dopo tutto quello che è successo non dà al lettore nessun sollievo se non il senso della lepre che spontaneamente va verso la gabbia.

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  • 5

    nell'apprestarmi alla lettura di questo libro ero un po' intimorito dai commenti letti sulla estrema violenza capitolo dopo capitolo e sulla sgradevolezza di alcune scene. Sinceramente ho trovato ques ...continue

    nell'apprestarmi alla lettura di questo libro ero un po' intimorito dai commenti letti sulla estrema violenza capitolo dopo capitolo e sulla sgradevolezza di alcune scene. Sinceramente ho trovato questo romanzo una splendida fiaba nera, e come tale l'ho letta, a prescindere dal periodo storico in cui è ambientata. I toni e l'andamento sono decisamente fiabeschi, la violenza rappresentata con molta franchezza e senza eufemismi, ma allo stesso tempo essa è trasfigurata e resa artistica attraverso lo sguardo a tratti ingenuo a tratti cinico e disincantato del bambino protagonista. Questo romanzo può ricordare molto una fiaba macabra dei Grimm, oppure, facendo un salto nel futuro, alcuni episodi raccontati nello straordinario Storia di Neve di Mauro Corona. L'uccello dipinto per me non è una rappresentazione storica, per quanto molte cose raccontate non siano così diverse dalla realtà, anzi: ma è il registro fiabesco e a volte picaresco della narrazione che secondo me rende del tutto accettabili e gradevolissimi anche gli episodi più osceni e raccapriccianti di sevizie e sadismo.

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  • 3

    Gli orrori della guerra in un libro crudo, disperato, quasi splatter. Il protagonista è un bambino che viene affidato a una vecchia storpia affinché possa salvarsi, durante la guerra. Ma la vecchia mu ...continue

    Gli orrori della guerra in un libro crudo, disperato, quasi splatter. Il protagonista è un bambino che viene affidato a una vecchia storpia affinché possa salvarsi, durante la guerra. Ma la vecchia muore e lui rimane solo al mondo, in attesa che i suoi genitori vengano a riprenderselo.
    Comincia così a passare da un villaggio all'altro, scacciato e temuto da tutti in virtù dei suoi occhi e capelli neri che lo fanno sembrare un ebreo o uno zingaro, in un posto in cui tutti sono biondi con gli occhi azzurri e temono le stregonerie e i sortilegi più di ogni altra cosa. Nel frattempo la guerra impazza, e il bambino, oltre a doversi difendere da affidatari sempre più crudeli, deve anche nascondersi dai tedeschi, che lo fucilerebbero all'istante se lo trovassero. Quando arriva l'Armata Rossa sembra che per lui le cose vadano per il meglio: la fine della guerra si avvicina, c'è un barlume di speranza... Ma ormai tutte le cattiverie e le botte subite hanno lasciato su di lui un'impronta indelebile.
    È un romanzo scritto indubbiamente bene, ma mi ha lasciata piuttosto sconvolta, e non in senso positivo. Le crudeltà, le uccisioni, le torture sono raccontate in modo brutale e spietato, senza alcuna speranza di redenzione. La sequela di sfortune di questo ragazzino si legge con un nodo nello stomaco, senza alcuna speranza di redenzione. Consigliato per stomaci forti.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Se avessi voluto leggere un libro horror, avrei letto stephen king, e non un minimum classic

    Gente scuoiata, ragazzini buttati in un letamaio umano pieno di vermi biancastri, cavalli squartati, sceme del villaggio a cui viene infilata una bottiglia di vetro piena di letame nella vagina per p ...continue

    Gente scuoiata, ragazzini buttati in un letamaio umano pieno di vermi biancastri, cavalli squartati, sceme del villaggio a cui viene infilata una bottiglia di vetro piena di letame nella vagina per poi romperla per godersi lo spettacolo di lei che muore di emorragia interna, occhi cavati con cucchiai, coniglie mezze scuoiate che corrono come palle di sangue per i cortili, Uomini gettati in bunker pieni di ratti che riemergono scheletri, penetrazioni con caproni, Stupri su bambine di quattro anni, castrazioni, mogli costrette a ingoiare il pene strappato al marito, E POI CHE ALTRO? Che altro ancora? Ma porca troia, mettete una cazzo di fascetta quando pubblicate libri inutilmente splatter, stronzo fottuti di minimum fax, che ERAVATE la mia casa editrice preferita.

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  • 4

    El inicio de la segunda guerra mundial, un niño sin nombre y sus recuerdos familiares que se tornan borrosos y alejados con el paso del tiempo, los ojos y el pelo oscuros y la mirada sorprendida ante ...continue

    El inicio de la segunda guerra mundial, un niño sin nombre y sus recuerdos familiares que se tornan borrosos y alejados con el paso del tiempo, los ojos y el pelo oscuros y la mirada sorprendida ante las formas de la muerte, su vagabundeo por una tierra también sin nombre, aldeas que se confunden unas con otras, que repiten gestos sádicos o sencillos y donde se acumulan supersticiones y crueldad, mitos y horror, el abismo y la negrura del ser humano, las huidas y las palizas y el mal cercano y cercado, la bondad resquebrajada y sentir, como un pájaro pintado moribundo, el peligro en la propia especie.

    En el prólogo Kosinski confiesa que escribir El pájaro pintado en inglés le permitió cierto desapasionamiento y distanciamiento con la historia que quería contar. El pájaro pintado es un libro sobre el horror y la crueldad, no hay un lugar donde el niño protagonista, un muchacho de ciudad que sus padres dejan en el campo para evitarle los horrores de la guerra, se sienta seguro y a salvo. El niño deambula durante la segunda guerra mundial por aldeas sin nombre, acusado de gitano o judío, escondido en granjas, sótanos o zanjas de las miradas implacables de los aldeanos y granjeros que ven en él, en sus ojos negros y su fragilidad, una escusa para saciar su crueldad. No hay una naturaleza amable en este libro de Kosinski, cualquier lugar, un árbol, un riachuelo, un paraje nevado, es un lugar de muerte y destrucción.

    El niño asiste atónito a un mundo cruel que difumina sus recuerdos de la ciudad y la familia, intenta encontrar en los rezos, el diablo y el comunismo un apoyo y una forma extraña de salvación, busca un lenguaje donde refugiarse y se amolda al frío, la persecución y la muerte. En cada aldea a la que llega en su huida, el niño hace de criado, bracero, amante, asiste a palizas, violaciones, miradas torvas, una amenaza constante que resquebraja su infancia y su inocencia. Las tropas alemanas son un peligro mudo y lejano, una vía de tren, un puesto abandonado, el ruido de una explosión distante. Para sobrevivir entre las aldeas y los alemanes el niño debe albergar una parte de maldad y odio.

    Kosinski describe un entorno rural extraño, asfixiante, los aldeanos escupen tres veces al ver los ojos negros del niño, lo toman por gitano o judío, quieren dejarlo en los puestos alemanes para ahuyentar una posible represión, se dejan llevar por viejas supersticiones, están llenos de odio, resentimiento y sadismo, sólo algunas mujeres curanderas ejercen de islas entre el mal. La guerra llega a golpes, están las escaramuzas y los trenes que se dirigen a los campos de concentración (y los campesinos que asienten satisfechos por el sufrimiento del pueblo que mató a su dios).

    Hay escenas terribles dentro de El pájaro pintado, las muertes y violaciones mostradas con una frialdad descarnada, el mal una repetición continua en la huida del niño a través de las aldeas y el tiempo.

    Aunque Olga hablaba un dialecto extraño, llegamos a entendernos bastante bien. En invierno, cuando bramaba la tormenta y la aldea quedaba aislada por la nieve, nos sentábamos juntos en la cálida barraca y Olga me hablaba de todos los hijos de Dios y de todos los espíritus de Satanás.
    Me llamaba el Negro. Ella fue la primera que me enseñó que yo estaba poseído por un espíritu maligno, el cual se agazapaba dentro de mí como un topo en una madriguera profunda, y cuya presencia yo desconocía. A un moreno como yo, poseído por este espíritu maligno, se le identificaba por sus ojos negros embrujados que no parpadeaban cuando miraban otros ojos claros brillantes. Debido a ello, afirmaba Olga, yo podía mirar a los demás y hechizarlos inconscientemente.
    Me explicó que los ojos embrujados no sólo pueden lanzar maleficios, sino que también pueden eliminarlos. Cuando miraba a las personas, a los animales o incluso a las mieses, yo debía pensar únicamente en la enfermedad que le estaba ayudando a curar. Porque cuando los ojos embrujados miran a un niño sano, éste empieza a ponerse inmediatamente mustio; cuando miran a un ternero, éste muere víctima de una enfermedad repentina; cuando miran la hierba, el heno se pudre después de la siega.

    ***

    Para ir a recoger hongos cruzábamos la vía de ferrocarril que atravesaba el bosque. Varias veces al día pasaban grandes locomotoras resollantes, arrastrando largos convoyes de mercancías. Las ametralladoras asomaban sobre los techos de los vagones y también estaban instaladas en una plataforma, delante de la locomotora. Los soldados provistos de cascos escudriñaban el cielo y los bosques con sus prismáticos.
    Hasta que apareció un nuevo tipo de tren. En los vagones para ganado, herméticamente cerrados, se amontonaban personas vivas. Algunos de los hombres que trabajaban en la estación trajeron las noticias a la aldea. Esos trenes transportaban judíos y gitanos, que habían sido capturados y sentenciados a muerte. En cada vagón viajaban doscientos, hacinados como tallos de maíz, con los brazos en alto para ocupar menos espacio. Viejos y jóvenes, hombres, mujeres y niños, incluso lactantes. A menudo, los campesinos de la aldea vecina trabajaban durante un tiempo en la construcción de un campo de concentración y contaban extrañas historias. Nos decían que, cuando los judíos se apeaban del tren, los dividían en varios grupos, y que luego los desnudaban y les quitaban cuanto llevaban. Les cortaban el pelo, al parecer para rellenar colchones. Los alemanes también les miraban los dientes, y si tenían alguno de oro, se lo arrancaban de inmediato. Las cámaras de gas y los hornos no daban abasto ante la gran afluencia de gente: miles de los que perecían por efecto del gas no eran incinerados sino simplemente sepultados en fosos que rodeaban el campo.
    Los campesinos escuchaban estas historias con ademán pensativo. Decían que el castigo del Señor por fin había alcanzado a los judíos. Hacía mucho tiempo que lo merecían, desde que crucificaron a Cristo. Dios nunca olvidaba. Aunque hasta ese momento no había castigado los pecados de los judíos, no los había perdonado. Ahora Dios se valía de los alemanes como instrumento de justicia. A los judíos se les debía negar el privilegio de la muerte natural. Debían perecer por el fuego, sufriendo en la tierra los tormentos del infierno. Estaban recibiendo ni más ni menos el merecido castigo por los crímenes oprobiosos de sus antepasados, por haber rechazado la única fe verdadera, por haber matado despiadadamente niños cristianos y por haber bebido su sangre.

    ***

    También me gustaba la poesía. Estaba escrita en un estilo que me recordaba el de las oraciones religiosas, aunque era más bella y más inteligible. Por otro lado, los poemas no garantizaban días de indulgencia. No había que recitarlos para purgar pecados: la poesía era un placer. Las palabras suaves, pulcras, se engranaban como piedras de molino engrasadas y bruñidas para lograr un encaje perfecto. Sin embargo, leer no era mi ocupación primordial. Las lecciones que me daba Gavrila eran más importantes.
    Él me enseñó que el orden del mundo no tenía nada que ver con Dios, y que Dios no tenía nada que ver con el mundo. La razón era muy simple: Dios no existía. Los ladinos sacerdotes se lo habían inventado para poder engatusar a las personas estúpidas y supersticiosas. No había Dios, ni Santísima Trinidad, ni diablos, ni fantasmas, ni vampiros que se levantaban de las tumbas. La muerte no rondaba por todas partes buscando nuevos pecadores de quienes apoderarse. Eso no eran sino leyendas para individuos ignorantes que no entendían el ordenamiento natural del mundo, que no creían en sus propias fuerzas y que, por consiguiente, debían refugiarse en la creencia de algún dios.
    Según Gavrila, las personas determinaban el curso de sus vidas y eran las únicas dueñas de su destino. Esta era la razón por la cual todo hombre tenía importancia, y por la cual era esencial que todos supieran qué hacer y hacia dónde encaminarse. El individuo podía pensar que sus actos carecían de importancia, pero no era cierto. Sus actos, como los de otros individuos, formaban un gran mosaico que sólo podían discernir quienes se encontraban en la cúspide de la sociedad. De la misma manera, las puntadas aparentemente inconexas de la aguja de una mujer contribuían a formar el hermoso diseño floral de un mantel o una colcha.
    Jerzy Kosinski. El pájaro pintado. Traducción de Eduardo Goligorsky. Editorial Debolsillo.

    http://caminosquenollevananingunsitio.blogspot.com.es/2015/08/el-pajaro-pintado-jerzy-kosinski.html

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  • 4

    La (raffinata e dettagliata) recensione di Alessandra Sarchi a L'uccello dipinto

    http://www.alessandrasarchi.it/luccello_dipinto_di_jerzy_kosinski/

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  • 5

    Da tempo non provavo un orrore così sincero nel leggere un libro. Protagonista un povero pinocchietto che passa attraverso mostruosità indicibili (che qui vengono dette con minuzia) e la fa sempre fra ...continue

    Da tempo non provavo un orrore così sincero nel leggere un libro. Protagonista un povero pinocchietto che passa attraverso mostruosità indicibili (che qui vengono dette con minuzia) e la fa sempre franca. Non entro nel merito dell'eccessivo compiacimento granghignolesco che è stata una delle accuse rivolte a questo libro fuori dall'ordinario. Ma vi ho trovato una estrema volontà di aprire gli occhi del lettore sulla cattiveria umana, senza schemi ideologici e mantenendo l'ottica di un bambino che vede e non comprende ma vive l'orrore.

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  • 3

    Metafora o orrore?
    Secondo me orrore. E' come cadere in un malefico buco nero senza fine dal quale, anche se riemersi, si rimarrà contagiati; la crudeltà dell'uomo, la sua barbarie, è malamente celata ...continue

    Metafora o orrore?
    Secondo me orrore. E' come cadere in un malefico buco nero senza fine dal quale, anche se riemersi, si rimarrà contagiati; la crudeltà dell'uomo, la sua barbarie, è malamente celata da comportamenti civili che velano ma non nascondono l'orrore, dell'animo umano.

    Mi è capitato spesso di pulire delle trote appena pescate, nelle viscere c'è una sacca bruna che io mi limito a togliere e buttare stando ben attenta a non romperla. Quella piccola vescica, non so per quale ragione logica o scientifica, mi sembra piena di fiele (curioso come la parola fiele sia simile a miele), come se fosse possibile rendere liquido l'odio e bisogna stare ben attenti che neppure una goccia di questa sostanza non parte circostante perché potrebbe renderla immangiabile, amarissima.

    L'uomo, per quanto conosciuto e ammirato, vive soprattutto con se stesso. Se non è in pace con se stesso,se è perseguitato dal ricordo di qualcosa che non ha fatto, ma che avrebbe dovuto fare per preservare la sua immagine di se stesso è come "il dèmone infelice, lo spirito dell'esilio, che scivola alto sopra il mondo peccaminoso".
    (pagina 202)

    Ho provato a ricercare da dove è presa questa citazione, nessun risultato.
    Riferimenti per me:
    Nuto Revelli - superstizioni e magie nelle veglie contadine
    Romain Gary - Formiche a Stalingrado - L'educazione europea - crudeltà, freddo e barbarie.

    said on 

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