Esattamente il contrario

Di ,

Editore: Drago

4.3
(32)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8895082141 | Isbn-13: 9788895082141 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Che adesso io non lo so, ma pensateci, c’è qualcuno di voi che nel 1940 si sarebbe preoccupato degli ebrei? Ecco, quei due o tre che se ne sarebbero preoccupati, ma preoccupati veramente, dico, son de ...continua

    Che adesso io non lo so, ma pensateci, c’è qualcuno di voi che nel 1940 si sarebbe preoccupato degli ebrei? Ecco, quei due o tre che se ne sarebbero preoccupati, ma preoccupati veramente, dico, son delle persone, gli altri, che siamo qui, siamo tutti delle vanghe. Perché quello che ci muove a andare a visitare i campi di concentramento oggi, quella cosa che sta in alto, e che ha istituito il giorno della memoria, nel 1940 ci avrebbe mosso in una direzione opposta e contraria e noi, esclusi due o tre, avremmo ubbidito.
    Tra le braccia della storia, avremmo fatto il nostro lavoro docili e utili come delle vanghe.

    ha scritto il 

  • 4

    LA BANALITÀ DEL MALE

    Nori alla penna, Gilberti al pennino, per un libro che non è estivo, nient’affatto, almeno nel senso che non è fatto per svagarsi e rilassarsi. E fra l’altro non è nemmeno recente. Ve lo segnaliamo, p ...continua

    Nori alla penna, Gilberti al pennino, per un libro che non è estivo, nient’affatto, almeno nel senso che non è fatto per svagarsi e rilassarsi. E fra l’altro non è nemmeno recente. Ve lo segnaliamo, però, perché immaginiamo molti di voi in giro per la Polonia e i suoi tantissimi nuovi musei. Ecco, questo è un discorso fatto a Cracovia durante il Giorno della Memoria. E parla di come l’eugenetica fosse una disciplina diffusa capillarmente in Europa e negli Stati Uniti ben prima che i nazisti se ne interessassero.

    http://www.artribune.com/2015/07/letture-estive-seconda-settimana-narrazioni-ad-arte/

    ha scritto il 

  • 4

    Discorso sulla razza di Paolo Nori (Cracovia 26 gennaio 2009)

    "Perché quando mi hanno invitato, un anno fa, a fare sto giro, in occasione del giorno della memoria, io mi ricordo che avevo pensato , e detto a Silvia, che mi aveva invitato, che a me questi giorni ...continua

    "Perché quando mi hanno invitato, un anno fa, a fare sto giro, in occasione del giorno della memoria, io mi ricordo che avevo pensato , e detto a Silvia, che mi aveva invitato, che a me questi giorni della memoria non piacciono mica tanto. Che mi ricordano un po' le notti bianche. Che le notti bianche, è come se ci fosse uno, da qualche parte, sopra la nostra testa, che ci dice di uscire, quella notte lì. Che ci dà un po' l'ordine e un po' il permesso, e che dà un po' l'ordine e un po' il permesso ai negozi di tenere aperto.

    E noi, come se fossimo tutti agli ordini di quello lì, sopra la nostra testa, usciamo. E i negozi sono aperti. E andiamo in giro. E c'è un gran casino. E poi andiamo a letto. Ecco, il giorno della memoria è uguale. C'è una voce, sopra la nostra testa, che ci dice di ricordarci della Shoah. Ci dà un po' l'ordine, e un po' il permesso. In quel giorno lì si può, e si deve, parlare della Shoah."

    ha scritto il 

  • 4

    La capacità di Nori è di farti sorridere anche mentre leggi qualcosa di terribile come la questione eugenetica. Ciò non significa sminuire l'argomento ma dare una valenza terrena ai tanti mali che aff ...continua

    La capacità di Nori è di farti sorridere anche mentre leggi qualcosa di terribile come la questione eugenetica. Ciò non significa sminuire l'argomento ma dare una valenza terrena ai tanti mali che affliggono la storia.
    Breve. Scorrevole. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo piccolo libro (di pagine, non di contenuti) Nori riporta un discorso sulla razza pronunciato il 26 gennaio 2009 a Cracovia, nell'ambito della manifestazione Un treno per Auschwitz.
    Si inseri ...continua

    In questo piccolo libro (di pagine, non di contenuti) Nori riporta un discorso sulla razza pronunciato il 26 gennaio 2009 a Cracovia, nell'ambito della manifestazione Un treno per Auschwitz.
    Si inserisce in maniera degna nel filone della "banalità del male" (Arendt) e degli "uomini comuni" (Browning), sostenendo come sia difficile pensare con la propria testa e disobbedire al potere quando siamo invece condizionati dalla nostra educazione, dalle informazioni che ci vengono fornite e dalle innumerevoli spinte al conformismo.
    Certo spegnere la televisione aiuterebbe...

    ha scritto il 

  • 4

    «prendi uno schiaffo. non lo meriti e lo sai. la rabbia è così grande che guardi in faccia chi ti ha schiaffeggiato, torni indietro e noti, solo ora noti, che stava ridendo dolcemente»

    Razza.
    r a z z a.

    è evidente, te l'hanno inculcato sin dai primi vagiti di storia insegnata e ascoltata come fosse la cosa più vicina a calmare ogni sete di curiosità.
    fatti, posti, ...continua

    Razza.
    r a z z a.

    è evidente, te l'hanno inculcato sin dai primi vagiti di storia insegnata e ascoltata come fosse la cosa più vicina a calmare ogni sete di curiosità.
    fatti, posti, locazioni, numeri, persone, ancora persone e poi occhi, occhi di gente che vorrebbe scappare ma non ne avrà il tempo, occhi di chi ha visto il tempo sbriciolarsi, bruciare. occhi di chi ha insegnato ai propri occhi la pietà inutile, inutilizzata. e poi dall'altra parte occhi di chi crede, occhi di chi crede così forte che spara più forte. quel forte, roboante e fortissimo che serve a non rimpicciolirsi dinnanzi al rigurgito di coscienza di quel dubbio che a quel punto, ma neanche prima, neanche prima non si poteva, che all'unisono gridava la stessa cosa confortato da chi aveva il suo stesso sorriso sgargiante, gelato e impreciso.

    a quanto pare e non ne avevo né memoria, né dubbio, ai primi del novecento, nell'occidente che contava (e conta) nella noia del troppo agio e delle troppe possibilità che accentuano non solo l'intelligenza ma anche un cocktail delle migliori qualità veniali, si scriveva, si sottoscriveva e si legiferava la necessità della sterilizzazione delle donne e degli uomini in qualche maniera non allineati con la virtù (intesa in senso lato e totale). e viene istantaneamente alla memoria l'uso degli spartani di gettare dalla rupe i figli deformi.

    fra le tante fonti da cui Nori attinge per parlare a un'insieme di giovani persone riunite davanti a lui a Cracovia in un giorno della memoria di qualche anno fa, un sottoinsieme che le unisce tutte parla della creazione nella realtà e in vitro di un esercito di persone perfette, senza difetti fisici né disallineamenti intellettuali rispetto a un potere che si da per scontato essere giusto, imparziale e quant'altro.
    e non so per quale diamine di ponte mentale, mi viene in mente pleasantville, il film. il rigore che impera. l'ordine che annienta l'eco del sentimento, del colore.
    sovvertire la regola è insito all'animo umano, anche in quella famiglia dove prospera virtù in sonanti bot(ti) bancari.

    poi penso a columbine (giusto per dirne una) e a come la normalità decide di distruggere decine di vite nel nome del normale non senso.
    roosevelt decretava la necessità di limitare in aree precise i malati di mente, gli imprecisi, gli sbagliati, nel nome di un credo decisamente troppo "si annienteranno da soli".

    poi ripenso e sento la mia fronte aggrottarsi e centrifugarsi più volte sulla frase di Nori che dice: «...il male derivato dall'obbedienza all'autorità è stato molto superiore rispetto a quello derivato dalla disobbedienza all'autorità, diffidare dell'autorità, ribellarsi all'autorità è esattamente il contrario di quel che ci insegnano fin da quando siamo piccoli».

    poi penso e penso forte. e so che non mi basta. ché davanti alla necessità e a un ordine preciso potrei anche io obliare la mente per un istante e compiere quello da cui non si torna indietro. o forse no. forse nel nome di qualcosa che non ha una bandiera né un effigie, né un reale ideale, potrei sacrificarmi e magari mi deriderebbero per "insufficienza di autostima". e mi viene così semplice sottolineare con il mio neurone più nero e professore, che in fondo essere giusti è solo un modo di scomporre in tempo reale la propria intelligenza e metterla su una posizione che non è migliore di altre ma può ergersi a essere equa.
    e questo pensiero mi fa sentire migliore esattamente come si sentivano migliori coloro che ruminavano nei semi più torbidi ed autoreferenziali della scienza e del sapere umano, ma mai e poi mai mi consegnerà il benché minimo diritto di decidere sull'annientamento delle possibilità di chi geneticamente o meno, possiede e vive sulla pelle difficoltà che non sta a me giudicare, né stroncare.

    e nel suo modo rispettoso, libero e sensato, Nori ha detto cose per cui vale la pena di rimediare la ristampa di questo discorso.

    e quando penso a ceffoni formativi, penso a una cosa così. uno schiaffo di 60 pagine con carta a buccia d'arancia e quella sapienza di chi se ne frega di mettersi l'altarino sotto i tacchi.

    e ci sono almeno un paio di termini che finiscono con "tà" che mi vengono in mente, ma braccia conserte, fronte aggrottata e una gran voglia di fare compagnia alla notte per un passeggiata amichevole, mi bastano e avanzano.

    ha scritto il 

  • 5

    Discorso sulla razza

    Leggere questo libro, ricordando le parole di Paolo Nori, di 3 anni fa, su quel palco, in una fredda serata, a Cracovia, dopo un lungo viaggio su quel treno. E' un qualcosa che non è facile da spiegar ...continua

    Leggere questo libro, ricordando le parole di Paolo Nori, di 3 anni fa, su quel palco, in una fredda serata, a Cracovia, dopo un lungo viaggio su quel treno. E' un qualcosa che non è facile da spiegare. Leggere un testo e sentire la sua voce, sempre di quella sera là, a tratti fa persino paura.
    Voto 10 e lode a questo discorso sulla razza, che fa riflettere, che fa chiedere: ma davvero sono così anche io?
    Illuminante, semplice ma profondo, a tratti angosciante. Per la tremenda consapevolezza che Paolo Nori non sta mentendo quando parla di (dis)obbedienza all'autorità.

    ha scritto il 

  • 3

    Insolito questo testo nella produzione di Paolo Nori, un discorso sulla razza pronunciato a Cracovia per la Manifestazione Un treno per Auschwitz, ma bislacco come tutti gli altri. Ci sono passaggi in ...continua

    Insolito questo testo nella produzione di Paolo Nori, un discorso sulla razza pronunciato a Cracovia per la Manifestazione Un treno per Auschwitz, ma bislacco come tutti gli altri. Ci sono passaggi incisivi, altri esilaranti; c'è ironia e il senso che un altro mondo è possibile; ma nel complesso il parlato emiliano di Nori non mi pare si presti bene al compito, complicato, di spiegare a dei ragazzi cos'è stato il razzismo del Novecento. Belle le illustrazioni di Fausto Gilberti.

    ha scritto il 

  • 4

    Trascrizione del discorso di Paolo Nori in occasione della manifestazione Un treno per Auschwitz. Come sempre l'autore fra digressioni, ripetizioni, esempi tratti dal quotidiano, citazioni che testimo ...continua

    Trascrizione del discorso di Paolo Nori in occasione della manifestazione Un treno per Auschwitz. Come sempre l'autore fra digressioni, ripetizioni, esempi tratti dal quotidiano, citazioni che testimoniano della sua vasta "cultura di base", come si diceva un tempo, porta il lettore, alla fine del discorso, a confrontarsi con la tesi del volumetto, ripresa da un lavoro di Stanley Milgram "Obbedianza all'autorità", espressa in un paio di frasi che possono fornire materia di lunghe riflessioni e lasciano sconcertati: "Nonostante sia chiaro, da qualsiasi analisi storica, che il male derivato dall'obbedienza all'autorità è stato molto superiore rispetto a quello derivato dalla disobbedienza all'autorità, diffidare dell'autorità, ribellarsi all'autorità è esattamente il contrario di quel che ci insegnano fin da quando siam piccoli"!

    ha scritto il 

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