Eugenia Grandet

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Publisher: RBA, 1991.

3.8
(2166)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , French , English , Italian , Catalan , Hungarian , Polish

Isbn-10: 8487634206 | Isbn-13: 9788487634208 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    Potrebbe essere la storia di papà Goriot se lui non avesse mai lasciato la provincia con le figlie.Balzac ci mostra un'impeccabile ritratto di una famiglia di media borghesia provinciale, in cui spicc ...continue

    Potrebbe essere la storia di papà Goriot se lui non avesse mai lasciato la provincia con le figlie.Balzac ci mostra un'impeccabile ritratto di una famiglia di media borghesia provinciale, in cui spiccano due tra i personaggi principali: papà Grandet, un borghese con un ottimo fiuto per gli affari e avaro all'inverosimile, e la giovane figlia, Eugeniè Grandet, una ragazza innocente e sensibile; si aggiunge al quadro un giovane ragazzo di città, Charles, che irrompe nella vita monotona dei Grandet, e la trama è presto fatta. Balzac ancora una volta vuole offrirci il peggio dell'essere umano, mostrandoci la nuda realtà senza veli né commenti. Le sue storie lasciano una forte sensazione di amarezza, ma spesso mostrano che non tutto è perduto, e che se spesso in questo mondo crudele l'ingenuità e l'innocenza vengono calpestati, i buoni sentimenti fioriranno ancora nonostante le avversità.

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  • 4

    -"È vero, signore, che i corvi mangiano i morti?".
    -"Sei una stupida, Nanon! Mangiano, come tutti, quello che trovano. Forse che anche noi non viviamo di morti? Che altro sono le eredità?" ...continue

    -"È vero, signore, che i corvi mangiano i morti?".
    -"Sei una stupida, Nanon! Mangiano, come tutti, quello che trovano. Forse che anche noi non viviamo di morti? Che altro sono le eredità?"

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  • 4

    edizione Sugar Dalai pessima

    Troppi errori morfosintattici ed ortografia per una casa editrice nota, ma soprattutto per macchiare così un grande classico.
    !!!

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  • 5

    Un piccolo capolavoro della letteratura ottocentesca. Una costruzione perfetta, equilibrata, con tocchi brevi ma trancianti di analisi sublime nel "gioco di ruolo" della commedia umana. Era l'Ottocent ...continue

    Un piccolo capolavoro della letteratura ottocentesca. Una costruzione perfetta, equilibrata, con tocchi brevi ma trancianti di analisi sublime nel "gioco di ruolo" della commedia umana. Era l'Ottocento dei "personaggi". Da leggere senza indugio!

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  • 5

    C'è chi attende l'amore, chi un nuovo affare.

    Siamo a Saumur, dov’è quella strada “calda d’estate, fredda d’inverno, buia in certi punti, è notevole per la sonorità del selciato, sempre pulito e asciutto, per la strettezza della carreggiata tortu ...continue

    Siamo a Saumur, dov’è quella strada “calda d’estate, fredda d’inverno, buia in certi punti, è notevole per la sonorità del selciato, sempre pulito e asciutto, per la strettezza della carreggiata tortuosa, per il silenzio delle case che appartengono alla città vecchia e sulle quali incombono i bastioni”.

    Scudo dopo scudo, lenta scorre la vita a Saumur, in casa Grandet, dove Felix è prigioniero della sua avidità e la figlia Eugénie vittima del suo sogno d’amore.
    Papà Grandet è avido e avaro. E ricco. Molto ricco. Solo lui sa quanto. Specula, guadagna. Arricchisce. Ricco di averi e povero di sentimenti. Non conosce amore se non quello dettato dagli interessi. Ama la sua “figlietta” perché custode di tante monete d’oro che splendono come soli, una moneta donata a ogni capodanno e festa del padre. Fruttano una piccola rendita di quasi cento scudi, e Grandet non può che godere a tal pensiero.
    A completare il quadro, la rassegnata Madame Grandet e Nanon, serva fedele. Anch’esse piegate al tirannico egoismo del capofamiglia.
    E poi c’è lui, l’angelico Charles, il cugino che ruba il più puro e completo dei baci, nonché il cuore alla povera Eugénie, prima di diventare ciò che lo renderà “degno” del cognome che porta.

    Balzac non giudica, descrive. Guarda in faccia la “bourgeoisie francaise”; ha le sembianze di papà Grandet. Colui che ruberebbe anche il crocifisso d’oro per portarselo laggiù, nel regno degli avidi e degli avari.
    È la rappresentazione di una realtà che va ben oltre il più fosco dei melodrammi.
    È La Comédie humaine, bellezza!

    Caro Honoré, i segni del tuo vissuto hanno reso grandi gli occhi per scandagliare l’abisso dell’animo umano. E, forse, l’amore che non hai ricevuto, ha esasperato certa sensibilità. Chissà.
    Ti voglio bene.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    Nel 1833 Honoré de Balzac dà alle stampe Eugénie Grandet, un romanzo oggi difficilmente proponibile ad un editore: la storia si svolge quasi totalmente in provincia, gli avvenimenti sono scarsi, molti ...continue

    Nel 1833 Honoré de Balzac dà alle stampe Eugénie Grandet, un romanzo oggi difficilmente proponibile ad un editore: la storia si svolge quasi totalmente in provincia, gli avvenimenti sono scarsi, molti facilmente intuibili, i personaggi sono marginali, il loro percorso psicologico non conosce grosse mutazioni di sorta e sono tutti, in larga misura, antipatici o stupidi. Non so, magari mi sbaglio, ma nel 2016 nessuno vorrebbe pubblicare un romanzo come E.G.: niente colpi di scena mirabolanti, nessun protagonista si trasforma in qualcosa di diverso da quello che era, nessun amore descritto con frasi che poi possono finire su un post di facebook con una rosa scarlatta sotto, niente sesso, nessun omicidio, nessun commissario con problemi alcolico-filosofici che indaga. Eugénie è una donna pia e succube, come la madre, di un padre – un ricchissimo e spilorcio commerciante di un paesino, Samour, immerso nella provincia – che tiranneggia la vita delle due donne e della domestica che vivono nella grande casa dei Grandet. Dato che la ragazza erediterà l'immensa fortuna di M.Grandet, ben due famiglie di Samour cercano di maritare i loro figli con essa. Un giorno a casa Grandet giunge il nipote, Charles, un parigino affascinante abituato al lusso e alle luci della città, Eugénie, che in vita sua non ha visto altro che il focolare dove ricama con la mamma, le messe in paese, un abito modesto per ogni inverno e i due spasimanti che tutte le sere vengono a casa sua a proporsi, si innamora del cugino con ovvia facilità. Gli avvenimenti che seguono fanno parte dell'impianto tipico di una novella tragica, che vedrà mano a mano tutti i personaggi andare incontro al loro destino. Al di là della vicenda in sé, appare evidente che tutti i personaggi sono vittime delle loro ossessioni e fantasmi(M.Grandet dei soldi, della cupidigia, della sua avarizia; la moglie e la figlia sono succubi inermi di lui, Eugénie è così stupida da credere che il cugino, lontano anni in luoghi lontanissimi, possa essere ancora innamorato di lei per qualche casto bacio che si sono scambiati anni prima sotto un albero del cortile; lo stesso Charles diventerà un cinico uomo di affari, volgare e ignorante che cerca di rifarsi un nome sposando una nobile decaduta)o della incapacità di ribellarsi e affrontare la vita. Il luogo in cui si svolgono i fatti è la casa fredda del ricco commerciante, la sua stanza-forziere, tutto è ammantato di un buio compatto nel quale danzano lampade fioche, i pranzi sono frugali, le parole che si scambiano poche, l'infelicità sembra aleggiare stagnante ovunque. Insomma EG pare un romanzo anni luce lontano dai nostri canoni. Eppure Balzac, sorretto da una scrittura asciutta ma al limite della perfezione( si leggano ad es.le splendide pagine con le quali descrive la grande Nanon – la domestica dei Grandet)ci para davanti una crudele novella sulle meschinità umane, le ossessioni, le frustrazioni e la repressione di un'educazione ferrea(Eugénie ci appare da una parte una vittima costante, ma anche una donna troppo ingenua se non smaccatamente stupida, da non provare niente nella vita, finendo addirittura per accettare un matrimonio al patto che non venga consumato), sull'anaffettività genitoriale, sull'avidità umana e sul tranquillo buco nero che può, talvolta, assumere pacifica vita di campagna.

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  • 3

    "L'avaro si basa su due soli sentimenti, l'amor proprio e l'interesse. Ma poiché l'interesse è in qualche modo amor proprio concreto e inteso nella vera accezione del termine, continua dimostrazione d ...continue

    "L'avaro si basa su due soli sentimenti, l'amor proprio e l'interesse. Ma poiché l'interesse è in qualche modo amor proprio concreto e inteso nella vera accezione del termine, continua dimostrazione di una superiorità reale, amor proprio e interesse alla fine rappresentano due parti di un tutto unico che è l'egoismo. Da ciò forse deriva la curiosità enorme che suscita il personaggio dell'avaro quando è messo in scena con abilità."

    Nonostante il titolo dell'opera richiami la figlia, il vero protagonista di questo romanzo è papà padre padrone Grandet il cui comportamento influenza la vita dei personaggi coi quali entra in contatto. E Balzac, lo riconosco, lo ha saputo mettere in scena con abilità.

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  • 4

    Honore de Balzac - Eugenie Grandet

    Mi mancava Balzac, come mi manca Zola, lacuna che in futuro ho intenzione di colmare. Eugenie Grandet è un bell'affresco sulla vita di campagna francese dell'Ottocento, a partire dall'evocativa introd ...continue

    Mi mancava Balzac, come mi manca Zola, lacuna che in futuro ho intenzione di colmare. Eugenie Grandet è un bell'affresco sulla vita di campagna francese dell'Ottocento, a partire dall'evocativa introduzione descrittiva di rara bellezza, degna del miglior Victor Hugo mi verrebbe da dire, giusto per citare un altro grandissimo del periodo. Si respira a pieni polmoni l'aria della campagna grazie a descrizioni molto ispirate e ben costruite. In seguito Balzac si addentra nei meandri della vita del bottaio Grandet, fornendoci uno spaccato della vita di provincia francese, dai numerosi temi, su tutti quello dell'avarizia, con lo spirito della commedia, aspetto che si può evincere soprattutto nei dialoghi.

    Ma ovviamente la figura che emerge da questo romanzo è quella di Eugenie Grandet, attraverso numerosi aspetti, la devozione verso il cugino di cui è innamorata, la rinuncia iniziale alla ricchezza, il modo in cui successivamente fronteggia con dignità le sue pene d'amore. Insomma una vera “eroina” che non sfigurerebbe in un romanzo di Jane Austen, non tanto per la finezza ed i modi educati, quanto per la sobrietà e la purezza dei suoi modi e comportamenti. Un vero angelo verrebbe da dire. Il contrasto con l'avarizia di papà Grandet è fin troppo evidente ed acuisce di contro la purezza della figlia.

    Le uniche “pecche” le ho trovate riguardanti alcuni passaggi legati ai vari “magheggi” che papà Grandet compie, ma probabilmente perchè non sono un esperto del settore e poi in un finale sì molto ben fatto ma forse un po' troppo sbrigativo, nel senso che ho avuto quasi l'impressione che Balzac ad un certo punto accelerasse per concludere. Certi avvenimenti vengono quasi elencato uno dopo l'altro in maniera sbrigativa, dopo che per tutto l'arco del romanzo era stato mantenuto un certo livello narrativo per esporre le vicende, nel finale si galoppa quasi di anno in anno.

    A conti fatti un bel romanzo che non sente minimamente il peso del tempo, uno di quei libri che invecchia molto bene e che sicuramente si presterebbe molto bene ad un adattamento teatrale (che magari è già stato fatto). Sicuramente proseguirò con Balzac, forse con Papà Goirot.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Nelle circostanze solenni della vita, l'anima resta come legata ai luoghi ove piaceri e dolori ci colpiscono

    Quanta tristezza in queste pagine!
    Eugénie, nonostante il padre sia più che benestante, cresce come una pezzente, con derrate alimentari contate e sorvegliate, in una casa buia e non sufficientemente ...continue

    Quanta tristezza in queste pagine!
    Eugénie, nonostante il padre sia più che benestante, cresce come una pezzente, con derrate alimentari contate e sorvegliate, in una casa buia e non sufficientemente riscaldata. Tutto questo per la smisurata avarizia di Papà Grandet. Le sue giornate sono tutte uguali e monotone, tra un ricamo e una preghiera in compagnia della mamma e della serva Nanon, è contesa dalle due famiglie più in vista del paese, che vedono in lei un ottimo partito per i rispettivi figli. Finché un giorno arriva da Parigi il cugino Charles. Il cuore di Eugénie inizia a battere per la prima volta, la ragazza si guarda intorno e nota il grigio della sua esistenza, l'avarizia del padre e spinta dal coraggio che l'amore infonde inizia a ribellarsi alle tristi abitudini familiari. Charles non può rimanere, suo padre si è suicidato lasciandolo pieno di debiti e con il nome infangato. E' costretto a partire per cercare fortuna altrove; i due ragazzi si promettono amore eterno, ma gli anni passano e al suo ritorno Charles ha dimenticato le promesse fatte a sua cugina, l'avidità e la fame di potere hanno preso il sopravvento e alla povera ragazza, nel frattempo rimasta orfana (e ricca!) non resta altro che contrarre un matrimonio di convenienze e condurre una vita senza amore e senza felicità.
    Balzac ha, secondo me, uno stile narrativo grandioso e una capacità unica nel tratteggiare i suoi personaggi. Eugénie e suo padre sono vittime delle proprie passioni o forse sarebbe meglio definirle ossessioni! Anche le loro saranno Illusioni perdute: Papà Grandet dovrà abbandonare con la morte ogni ricchezza senza mai essersela veramente goduta e la povera Eugénie dovrà rinunciare ai suoi sogni d'amore per l'avidità del cugino. A cosa serve quindi affannarsi tanto? Mettere la propria vita nelle mani degli altri? Avarizia e avidità esistono anche oggi, ma per fortuna le donne si sono fatte più furbe!

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  • 5

    La tristezza della provincia

    Che Balzac fosse un genio, l'avevo capito sin dal mio primo assaggio della sua Comédie Humaine, ovvero il poderoso Papà Goriot. Ma se quest'ultimo mescolava la tristezza intima del protagonista con le ...continue

    Che Balzac fosse un genio, l'avevo capito sin dal mio primo assaggio della sua Comédie Humaine, ovvero il poderoso Papà Goriot. Ma se quest'ultimo mescolava la tristezza intima del protagonista con le avventure galanti di Rastignac e il fascino della capitale francese, in Eugénie Grandet si è costretti invece a rimanere nello spazio claustrofobico di una casa diroccata nella provincia. La casa in questione è dunque povera e sordida, e non perché il proprietario sia un poveruomo privo di mezzi, ma perché è in realtà l'individuo più avaro, arido e calcolatore che si possa concepire, degno erede delle commedie molieresche. La protagonista del titolo, è una fanciulla incantevole ma sventurata, in quanto figlia e vittima del vecchio avaro, che le distruggerà l'esistenza con la sua sete di denaro. Sempre rimanendo fra le quattro mura della squallida dimora, Eugénie ama, spera, sogna, si illude e invecchia, sempre sospesa fra desiderio di fuggire dalla tirannia silenziosa del padre ma consapevole della sua impossibilità a farlo. Oltretutto, si ritrova circondata da un vicinato odioso e anch'esso avido, incapace di apprezzare le sue qualità per concupirla invece perché erede di una fortuna accumulata a spese della sua felicità. Il materialismo bieco e l'idolatria del dio denaro sono quindi al centro del romanzo, divenuti ormai le priorità della società di metà ottocento che sembra aver rinunciato agli ideali romantici di inizio secolo. Ma a farne le spese, è una giovane che di tali passioni e virtù interiori ne ha molte e vorrebbe viverne senza però averne la possibilità. E' inoltre doveroso rivolgere una lode smisurata allo stile di Balzac: pieno, vibrante e acuto, capace di avvolgere e penetrare ogni aspetto della vita dei personaggi ma anche gli ambienti che divengono parte integrante della storia e correlativi oggettivi dei caratteri dei protagonisti.

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