Falling Man

A Novel

By

Publisher: Scribner

3.6
(742)

Language: English | Number of Pages: 256 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Norwegian , Spanish , French , German , Italian , Catalan

Isbn-10: 1416546022 | Isbn-13: 9781416546023 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others , Paperback , Audio CD , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    "Non erano solo i giorni e le notti passate a letto. Il sesso era ovunque, all'inizio, nelle parole e nelle frasi, nei gesti appena accennati, nei minimi indizi di alterazione dello spazio. Lei posava ...continue

    "Non erano solo i giorni e le notti passate a letto. Il sesso era ovunque, all'inizio, nelle parole e nelle frasi, nei gesti appena accennati, nei minimi indizi di alterazione dello spazio. Lei posava un libro o una rivista, e intorno a loro si adagiava una piccola pausa. Anche quello era sesso. Camminavano per strada insieme e si vedevano riflessi in una vetrina polverosa. Era sesso una rampa di scale, il modo in cui lei avanzava rasente il muro e lui subito dietro, toccarsi o meno, sfiorarsi leggermente o premere forte, sentire lui che la incalzava dal basso, passandole una mano intorno alla coscia, bloccandola, per poi superarlaa e piazzarsi davanti a lei, che gli stringeva il polso. In che modo lei si abbassava gli occhiali da sole voltandosi a guardare, lui o il film alla TV, quando la donna entra nella stanza vuota e non importa se risponde al telefono o si toglie la gonna, fintantoché è sola e loro la stanno guardando.
    Era sesso la casa che affittavano sulla spiaggia, entrarci di notte dopo il lungo viaggio spossante, le sembrava di avere le articolazioni fuse in una massa unica, e sentiva il gonfiarsi dei flutti al di là delle lune, il tonfo e poi la fuga all'indietro, ed era quella la linea di demarcazione, quel suono che dal buio là fuori imprimeva al flusso sanguigno una pulsazione terrestre."

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  • 3

    Ni

    Inizialmente non mi ha convinto, poco ritmo, parte lento, volutamente lento nello svilupparsi di queste vite bloccate in un fermoimmagine dell'esistenza dopo il crollo delle torri. Un evento che ir ...continue

    Ni

    Inizialmente non mi ha convinto, poco ritmo, parte lento, volutamente lento nello svilupparsi di queste vite bloccate in un fermoimmagine dell'esistenza dopo il crollo delle torri. Un evento che irrompe e congela i protagonisti in un limbo, capaci di vivere unicamente in un ristretto segmento della propria coscienza.
    La ricerca di un senso, l'analisi dei segnali che accompagnano le vicissitudini di una quotidianità che non riesce a sbloccarsi. Vicende che ruotano attorno, nei rispettivi capitoli, a personaggi al confine tra il reale e l'irreale.
    Una volta entrati in questa dimensione, nel romanzo tutto acquisisce una direzione più distinta.

    Ottimo libro, sicuramente.
    Forse non completamente il mio genere.

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  • 5

    Sentirsi meno soli

    Tutto è cominciato una notte che non avevo molta voglia di leggere, in un periodo in cui non avevo molta voglia di leggere. Il libro l'ho tenuto lì, sul comodino, per giorni, una pagina ogni tanto, gi ...continue

    Tutto è cominciato una notte che non avevo molta voglia di leggere, in un periodo in cui non avevo molta voglia di leggere. Il libro l'ho tenuto lì, sul comodino, per giorni, una pagina ogni tanto, giusto per approcciarmi un po' con i personaggi. Poi, quando ero a pagina 90, qualcosa mi ha catturato e in 3 giorni e mezzo l'ho finito, divorato.
    Nessuno come Delillo, almeno tra gli scrittori che ho letto, riesce ad entrare così bene nella mente dei suoi personaggi, a invaderti con i loro pensieri, le loro paure, le loro insicurezze. Con questo romanzo ti trascina in una dimensione ansiogena e quasi claustrofobica, in cui nessuna parola è buttata lì a caso, nessuna frase è banale. L'uomo che cade è una metafora di una paura che non risparmia nessuno, di una certezza, anzi, perché tutti prima o poi cadiamo, perfino i newyorchesi e gli americani che dovrebbero controllare il mondo. E non tutti riescono a rialzarsi. E se anche si rialzano, non possono più essere gli stessi di prima.
    Non lo consiglio a chi in questo momento cerca qualcosa di leggero per l'estate, ma lo consiglio a chi ha bisogno di leggere qualcosa di più profondo, a chi vuole sentirsi meno solo con le sue ansie e le sue paure.

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  • 4

    “Dio è la voce che dice: «Io non ci sono».”

    Qui la recensione completa: http://lalibreriadietrolangolo.blogspot.it/2016/03/il-problema-non-e-la-caduta-luomo-che.html

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  • 4

    Cosa c'è dopo l'America?

    Primo libro che leggo di Don Delillo, dopo averne apprezzato il film Cosmopolis, ero molto curiosa di avvicinarmi a questo scrittore. Sono letteralmente rimasta di stucco dalla profondità e, nello ste ...continue

    Primo libro che leggo di Don Delillo, dopo averne apprezzato il film Cosmopolis, ero molto curiosa di avvicinarmi a questo scrittore. Sono letteralmente rimasta di stucco dalla profondità e, nello stesso tempo, dal distacco emotivo necessario per raccontare una storia ambientata (o meglio, successiva) ai fatti dell'undici settembre 2001. Necessario e, a mio avviso, fondamentale, perché in tanti film e romanzi si è raccontato con estremo trasporto di famiglie divise, mariti morti, parenti che erano sugli aerei o nelle torri che sono spariti per sempre. Qui no, qui si cerca di raccontare una storia come un altra, dove però il crollo delle TT ha necessariamente e irrimediabilmente influito: Keith lavorava nelle torri ed è riuscito ad uscire in tempo salvandosi; deciderà poi di tornare dalla moglie dopo un periodo di separazione e dal figlio, che passa le sue giornate con gli amici a guardare col binocolo in cielo, nella "speranza" di vedere gli aerei di Bin Laden.
    Nessuna posizione in merito ai fatti di politica internazionale o a quello che verrà successivamente all'attacco; nessun riferimento ai morti né alla loro commemorazione che ancora persiste nell'immaginario mediatico americano: dove tutto prima rimandava al Vietnam, adesso tutto rimanda a quelle due torri, al primo vero attacco nel cuore degli Stati Uniti.
    Un libro totale, bellissimo, che ci insegna veramente a trattare una tragedia così forte nel modo più rispettoso e vero possibile.

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  • 4

    "L'uomo che cade" di Don DeLillo è un romanzo incentrato sul tragico attentato dell' 11 settembre 2001 e come tale trovo difficile giudicarlo per il rispetto nei confronti di un dolore che ogni americ ...continue

    "L'uomo che cade" di Don DeLillo è un romanzo incentrato sul tragico attentato dell' 11 settembre 2001 e come tale trovo difficile giudicarlo per il rispetto nei confronti di un dolore che ogni americano ha vissuto intimamente e la cui portata probabilmente sfugge a chi non è un cittadino statunitense. Confesso, comunque, di non aver particolarmente apprezzato la lettura del libro che ho trovato abbastanza pesante, seppure decisamente interessante. Spesso mi è capitato di trovarmi a pensare ad altro mentre leggevo perchè faticavo a seguire il flusso dei pensieri dell'autore, ma probabilmente a causa di miei limiti.

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  • 4

    Il libro sbagliato nel momento sbagliato

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallen ...continue

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallentato la lettura fino a che il mio tran tran quotidiano, in cui i libri hanno un ruolo preponderante, e la lettura si sono incrociati con l’ennesimo attacco all’occidente, il mitico, trasparente, immacolato occidente.
    E' successo a pagina 141. Non solo si incrociavano i due fatti, l’11 settembre ( locuzione mitica che si è sostituita “ad attacco terroristico di matrice islamica” perché, come dice il panzone Ferrara, non tutti i musulmani sono terroristi ma i terroristi sono musulmani, e ne consegue che in Francia si è verificato un “11 Settembre”) tema dell’ “Uomo che cade” con la strage dei giornalisti a Parigi.
    Ma anche, coincidenza nella coincidenza, nel romanzo viene riesumato un libro di un aeronautico in pensione sempre rifiutato dalle case editrici e che prediceva l’accaduto come l’attentato francese ha una sua predizione attribuita dagli inviati allupati, è il caso di dire, al romanzo di Michel Houellebecq, “Sottomissione”.

    A quel punto ho capito che non era il caso di confondere l’oro (De Lillo) con il piombo (inviati, opinionisti, esperti che sparano cazzate). Che quei newyorchesi del romanzo incapaci di reazioni umane davanti ad un evento tanto disumano non sono oggetto della sua pietà. Che quel loro sembrare avviluppati da un disturbo post traumatico non è una reazione affettiva psichica “umana” ma piuttosto uno stato costante di uomini e donne, ormai virtuali, trasformati dal “moderno tecnologico” e dalla sua capacità di alterare i comportamenti umani.
    Non è un caso che reazioni emotive di rabbia o dolore le provano solo i partecipanti a un gruppo di riabilitazione per pazienti con i primi segni di Alzheimer, Nina madre della protagonista, affetta da decadimento psico- fisico e il suo vecchio compagno, un mercante d’arte ma con un passato di terrorista nella Germania degli anni settanta.
    Come dire che la cognizione umana, nel bene e nel male, ha origini prettamente culturali. Che anche “l’anima “ è un fatto culturale.

    Keith, che aveva un ufficio in una delle torri, sopravvissuto all’attacco decide di fare il giocatore di poker professionista; Lianne, la moglie, insegue un artista performativo che si lancia dai grattacieli simulando la caduta degli uomini dalle torri e alla fine cerca un senso alla vita, alla sua vita, in una chiesa cattolica senza troppo successo; il loro figlioletto Justin sta a scrutare il cielo con un binocolo, con due amici, in attesa dell’arrivo di Bin Laden e dei suoi aerei: tanto è un gioco.

    Come a dire che mentre mercoledì gli svergognati, cinici, facce di c…lo dei governanti centrali e periferici ci trituravano i cabbasisi con appelli all’unità contro le serpi che si sono allevate in seno ( leggi migranti musulmani di I, II e III generazione), con ipocrite e false parole per la difesa della libertà di stampa nostro patrimonio ( e non a caso gli invasati hanno scelto un giornale dalla satira dissacrante, nel senso letterale del termine, e per di più sull’orlo del fallimento per i tagli economici e non le Figaro o il nostro Corriere: si sa che liberi non sono e quindi non fanno paura), giovedì mattina le borse schizzavano in alto per dimostrarci che loro, quelli che hanno in pugno il destino “dell’innocente” occidente, se ne stracatafottono di quei giornalisti dissidenti del potere. Già quale potere?
    De Lillo, che mi aveva fatto torcere le budella per la rappresentazione, anche retorica, di quegli ectoplasmi che non sanno mettere a fuoco ciò che gli è capitato per deficit emozionale, essendo programmati da una struttura mentale e sociale rigida che li vuole sottomessi ai bisogni indotti , mi appare l’ultimo combattente per la difesa della specificità umana.
    Dolente e senza ironia segue i due relitti che disvelano la loro natura disumana proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi in tutta la sua forza con rabbia e rancore.
    Di contro, risalta l’umanità disumana del gruppo di terroristi che si addestrano prima l’attentato, la cui vita/morte fa da contraltare al nulla/niente degli americani, abitanti di una nazione destinata a diventare ininfluente e marginale dice Martin, il fu terrorista della banda Baader Meinhof .

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