Far from the Madding Crowd

By

Publisher: Random House USA Inc

3.9
(499)

Language: English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Chi traditional , Spanish , German , Chi simplified , Basque , Catalan

Isbn-10: 037575797X | Isbn-13: 9780375757976 | Publish date:  | Edition Modern Library

Also available as: Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Romance , Teens

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Book Description
Far from the Madding Crowd, Hardy’s passionate tale of the beautiful, headstrong farmer Bathsheba Everdene and her three suitors, firmly established the thirty-four-year-old writer as a popular novelist. According to Virginia Woolf, “The subject was right; the method was right; the poet and the countryman, the sensual man, the sombre reflective man, the man of learning, all enlisted to produce a book which . . . must hold its place among the great English novels.” Introducing the fictional name of “Wessex” to describe Hardy’s legendary countryside, this early masterpiece draws a vivid picture of rural life in southwest England. This Modern Library Paperback Classic is set from the 1912 Wessex edition and features Hardy’s map of Wessex.
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  • 3

    Mi aspettavo una storia d’amore e così è stata, carina e scorrevole ma a tratti scontata. Tutta la storia è ambientata nella campagna inglese e vi si trovano qui gli impeti di Bathsheba (donna che avr ...continue

    Mi aspettavo una storia d’amore e così è stata, carina e scorrevole ma a tratti scontata. Tutta la storia è ambientata nella campagna inglese e vi si trovano qui gli impeti di Bathsheba (donna che avrei preso a schiaffi in varie occasioni) e tre uomini particolari e diversi tra loro. I personaggi sono ben delineati e la storia ha i suoi intrecci amorosi e non ma sono un po' deboli, appunto scontati, peccato.

    -- I refusi e la traduzione Garzanti lasciano a desiderare --

    said on 

  • 3

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo con le migliori intenzioni, perché… beh perché quando si parla di storie d’amore travagliate ecchime!!! Ma credetemi quando vi dico che “Via dalla pazza folla” ...continue

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo con le migliori intenzioni, perché… beh perché quando si parla di storie d’amore travagliate ecchime!!! Ma credetemi quando vi dico che “Via dalla pazza folla” è tutt’altro che una passeggiata!! L’ho abbandonato e ripreso più volte nell’arco di due mesi.

    Fine 800, come vi dicevo, classica storia d’amore travagliata, questa volta non vissuta dalla parte femminile, ma da quella maschile. Il giovane Oak, fittavolo di professione, fessacchiotto di cuore, un giorno incontra la bella e selvaggia Bathsheba Everdene (e la scena del loro primo incontro già preannuncia cuori spezzati!) e se ne innamora follemente. Quello che il povero Oak non sa è che Bathsheba è un’esaltata, se la crede come se ce l’avesse solo lei e ricoperta di diamanti e pietre preziose. Chiede di sposarlo e lei lo rifiuta con “non potrei mai sposarla, voi siete troppo poco per me!” Come se non bastasse l’esser stato rifiutato, dopo questo episodio, inizierà una serie di disavventure per il giovane fittavolo (tra cui un tristissimo episodio con delle povere pecorelle su di un promontorio che vi consiglio di saltare perché mi ha sconvolta profondamente!) che lo costringerà a vendere quel poco che gli resta e trasferirsi altrove in cerca di un nuovo lavoro.
    Nel frattempo Bathscheva comincia, invece, la sua scalata sociale ed economica grazie all’eredità di uno zio, il quale le ha lasciato una fattoria.
    Sarà proprio in questa fattoria che i due si incontreranno di nuovo.

    Bathscheba è entrata ufficialmente nella categoria “personaggi femmnili della letteratura che odio a morte e che desidero prendere a schiaffoni”! Anche se a dire il vero, verso la fine del romanzo si rivela già un personaggio più fragile di quello degli esordi, una donna che si piega alle scelte sbagliate della gioventù e che cerca in tutti i modi di riprendere la retta via. Per questo forse lo considero un personaggio molto controverso: non possiamo non ammirare la sua forza d’animo nell’affrontare le avversità della vita; è una donna caparbia che lavora sodo per ottenere dei risultati (consideriamo poi il fatto che essere proprietaria di una fattoria non era un lavoro “femminile”, ma era riservato esclusivamente agli uomini), allo stesso tempo, però, è una snob, nessun uomo è adatto a lei (o troppo povero o troppo vecchio). Fortunatamente ci penserà la sua vanità a darle la giusta punizione per tanta strafottenza.

    Il fittavolo Oak è una di quelle poche persone che non perde mai la sua integrità. Rifiutato, umiliato, messo da parte, lui non cambia mai, al contrario di tutti gli altri personaggi del romanzo che, invece, subiscono un’evoluzione… anzi, involuzione!!

    In definitiva non è un romanzo brutto. Sicuramente è una voce fuori dal coro rispetto ai romanzi d’amore della stessa epoca: per la serie non è sempre tutto rosa e fiori, lo trovo più “vero” rispetto a tanti altri. Il punto debole, però, sta nelle descrizioni didascaliche e alcuni passi che sembrano non avere nulla a che fare con il racconto alla lunga annoiano un po’ e si fa fatica a seguire il tutto.

    said on 

  • 4

    A distanza di molti anni riprendo in mano un romanzo di Hardy, il fatto che il primo incontro con Tess dei D'Uberville non fosse andato molto bene ha fatto in modo che passasse parecchio tempo prima ...continue

    A distanza di molti anni riprendo in mano un romanzo di Hardy, il fatto che il primo incontro con Tess dei D'Uberville non fosse andato molto bene ha fatto in modo che passasse parecchio tempo prima di avventurarmi nuovamente nel suo mondo. Sono abbastanza certa che il mio apprezzamento sia dovuto in parte anche al fatto che il libro si discosti un po' dal classico romanzo hardiano: di tragedia vera e propria c'è poco.
    Il tema trattato è sì l'amore tragico ma non nel senso più letterale: non c'è quell'amarezza cupa e oscura che mi ricorda gli eventi che caratterizzano per esempio la vita di Tess , il fatto che poi sia un romanzo a lieto fine mi sembra che confermi questa mia sensazione.

    La storia racconta la vita amorosa di Bathsheba Everdene, una giovane donna che improvvisamente, grazie ad una fortunata eredità, si ritrova ad essere proprietaria di una grande fattoria in un paese dell'immaginario Wessex. Questa inaspettata fortuna le sarà d'aiuto, a dispetto di ogni convenzione sociale, per amministrare personalmente la tenuta e gestire la propria indipendenza in modo da rifiutare il tanto odiato matrimonio. Imprevedibile però sarà il futuro che le metterà davanti ben tre pretendenti: il pastore Gabriel Oak, il fittavolo Boldwood e l'affascinante sergente Troy.
    Ma partiamo dalla protagonista, Bathsheba ha una personalità forte e testarda ma personalmente l'ho detestata dalla prima all'ultima pagina: può essere anche moderna e indipendente ma i suoi difetti caratteriali sono esasperanti. E' una ragazza consapevole del proprio fascino tanto da utilizzarlo per circuire ogni uomo su cui posa lo sguardo, usa la propria bellezza senza riguardo verso gli altri, la sua vanità e il suo orgoglio indispettiscono il lettore (o almeno hanno indispettito me) tanto che quando manda un biglietto inequivocabile all'unico uomo che ancora non l'ha degnata di uno sguardo le avrei dato volentieri una lavata di capo (per essere carina). E' una ragazza immatura e frivola che non fa che prendere in giro o usare per i propri scopi gli uomini che provano sentimenti per lei; per di più non mi è nemmeno piaciuto il cambiamento che subisce nella seconda parte del romanzo, da "femme fatale" a completo zerbino.
    Gabriel Oak invece è un personaggio che fin dall'inizio attira le simpatie del lettore, devo proprio ammettere di averlo adorato. All'inizio lo conosciamo con una posizione sociale sicura, è un fattore con un modesto gregge e un pezzo di terreno, purtroppo però la fortuna non sarà sua alleata e dopo essere stato rifiutato da un'altezzosa Bathsheba dovrà anche assistere alla perdita del proprio terreno. Qualche tempo dopo lo rincontriamo come pastore della protagonista, le parti si sono ribaltate ma l'amore per lei è sempre uguale. Quello che colpisce di Oak è la sua lealtà e la sua sincerità, lui c'è sempre per lei, per una parola di conforto o per svelare la verità, è sempre fedele all'amore che prova per lei. Anche quando lei farà finta di non conoscerlo e quando dirà di non aver bisogno di lui, anche nell'istante in cui la vedrà innamorarsi di un uomo diverso da sé stesso o quando capirà la sua natura ambigua, lui non la lascerà mai.
    E' un uomo nel vero senso della parola, come raramente se ne incontrano.
    Il secondo uomo folgorato da Bathsheba è il fittavolo Boldwood, il ricco proprietario del terreno confinante quello di lei: un uomo ormai maturo all'anagrafe ma che ha qualche problema nel campo sentimentale, è colui che viene istigato per non averla degnata di uno sguardo e quel maledetto bigliettino, spedito a San Valentino, sarà la rivelazione di un carattere che fino a quel momento sembrava pacato. Assistiamo infatti ad una trasformazione inaspettata: da uomo calmo e sprezzante lo vediamo diventare un uomo innamorato al primo sguardo, anzi ancora prima di conoscerla, preso da una passione irrefrenabile che sfocia presto in molteplici proposte di matrimonio. Boldwood è un personaggio preso in giro dall'autore e su cui, certamente, anche il lettore due risate se le fa: i suoi comportamenti sono esagerati e rasentano la follia e l'ossessione.
    Il sergente Troy invece è l'uomo che farà cadere in trappola la "furbetta": personalmente ritengo che i due personaggi si meritassero a vicenda ma Hardy purtroppo non mi ha accontentata. Troy è un bugiardo cronico, un giocatore incallito, un approfittatore e un bel furfante, la sua vera personalità salta subito all'occhio ma ovviamente l'unica a non accorgersene è proprio la bella Bathsheba che cadrà nella sua trappola. E' un uomo meschino che in passato ha già compromesso un'altra donna e la cui vicenda finale, dopo un'apparente redenzione che sembra quasi averlo portato sulla retta via, non fa che confermare la sua negatività. Si dimostra per quello che è fino alla fine.

    Hardy ha riunito personaggi diversi da loro ma quello che ha stonato sono sicuramente i facili innamoramenti: nella storia non c'è tempo per assistere al corteggiamento e poi all'innamoramento perchè tutto si riduce al minimo e vediamo uomini che cadono innamorati dopo un semplice sguardo o dopo un semplice colloquio formale. Capita con tutti e tre i pretendenti e purtroppo questi innamoramenti facili e veloci sono un punto debole del romanzo.
    Ma anche in questo romanzo Hardy si conferma un ottimo pittore: la capacità di dipingere la natura e i paesaggi in modo così vivido è qualcosa di sublime, è come se la realtà rurale del romanzo venisse sprigionata con pennellate leggere su una tela; ammiro sempre anche la sontuosità del suo stile, non sempre semplice o fluido ma a tratti poetico e comunque sempre evocativo.

    Via dalla pazza folla è un romanzo che ho apprezzato molto, nonostante ritenga che una protagonista così irritante sia un limite, mi ha catturata quasi dalle prime pagine e (grazie anche alla traduzione moderna della Bur) l'ho trovato coinvolgente e estremamente fluido, le immagini evocative della brughiera non posso far sognare ogni lettore appassionato di letteratura inglese. Il fatto però di un inaspettato lieto fine e che il lato più tragico della vicenda si faccia più presente nella seconda parte in modo da discostarsi un po' dal solito Hardy non può che rendermi ancora un pochino dubbiosa circa il mio apprezzamento verso l'autore.
    Certo è che un finale così Bathsheba proprio non lo meritava!

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  • 4

    Tutti possono essere buoni in campagna

    Dopo aver letto, anni fa, il tristissimo Tess d’Urbeville e aver abbandonato l’altrettanto triste Jude l’oscuro, avevo messo da parte Thomas Hardy. Poi però, tentata da qualche recensione anobiana sti ...continue

    Dopo aver letto, anni fa, il tristissimo Tess d’Urbeville e aver abbandonato l’altrettanto triste Jude l’oscuro, avevo messo da parte Thomas Hardy. Poi però, tentata da qualche recensione anobiana stimolante, ho deciso di riprovarlo e questa volta ho veramente apprezzato sia il libro che l’autore.

    Tutti possono essere buoni in campagna, non ci sono tentazioni laggiù, direbbe Oscar Wilde, contemporaneo di Hardy (vittoriano come lui, ma ovviamente agli antipodi per mentalità e idee). In realtà le cose non stanno proprio così in questo romanzo ambientato nell’idilliaca campagna del Sud Ovest dell’Inghilterra: se è vero che è popolato perlopiù da persone in buona fede, non è del tutto vero che vi manchino le tentazioni. E va da sé che si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni.

    Ma non ho apprezzato il libro per via del lieto fine (evento, sembra, rarissimo nella produzione di Hardy). E’ per l’incipit che rende subito irresistibile l’altrimenti granitico Gabriel Oak, e per la presenza di Bathsheba, un personaggio femminile volitivo e pieno di contraddizioni. E soprattutto per una scrittura meravigliosa, di amplissimo respiro, anche se non sempre facile da seguire (non ha aiutato l’edizione in e-book scaricabile gratuitamente ma un po’ pasticciata): capace da un lato di regalare affascinanti visioni della natura - la campagna, gli animali, i colori delle stagioni - e dall’altro di calarsi nelle profondità dell’animo umano e scrutarne tutti i segreti, con occhio minuzioso ma comprensivo.

    said on 

  • 4

    Batsceba, protagonista di questo romanzo di Thomas Hardy, è una donna bella, forte ed intraprendente che riesce a raggiungere l’indipendenza economica grazie ad un lontano zio dal quale ha ereditato u ...continue

    Batsceba, protagonista di questo romanzo di Thomas Hardy, è una donna bella, forte ed intraprendente che riesce a raggiungere l’indipendenza economica grazie ad un lontano zio dal quale ha ereditato una fattoria grande e redditizia.
    Questa inaspettata fortuna le permetterà, a dispetto delle convenzioni sociali, di amministrare personalmente le sue ricchezze e di non sentirsi costretta a sposarsi.
    Intorno a questo personaggio femminile così carismatico non possono che gravitare quasi tutti gli uomini del romanzo, attratti dalla sua forza e dalla sua sfrontatezza (il parallelo con Scarlett O’Hara di “Via col vento” nasce spontaneo). Tra tutti, i più importanti nella vita di Batsceba saranno il pastore Oak, il fattore Boldwood e il sergente Troy, che nel corso della storia si contenderanno il suo amore.
    Via dalla pazza folla, dunque, è un romanzo che parla essenzialmente di amore non corrisposto, in tutte le sue possibili sfaccettature. È incredibile come tale tematica sia affrontata in modo così moderno in un libro pubblicato nel 1874. Sicuramente è scritto in un linguaggio piuttosto ricercato, per cui non si tratta - quantomeno all’inizio - di una lettura facile e scorrevole (di certo la pessima traduzione Garzanti non aiuta). Lo stile di Hardy, oltretutto, è minuziosamente descrittivo e, se da una parte ciò è positivo perché permette al lettore di immergersi totalmente nell’ambiente bucolico in cui si svolge la storia, dall’altra alcuni passi possono risultare un po’ ostici.
    Basta entrare nel vivo della storia, però, per dimenticare tutto questo, anche perché è impossibile non provare empatia per il riflessivo e pacato Gabriel Oak che, tra tutti i pretendenti di Batsceba, è di gran lunga il più meritevole, nonché quello la cui psicologia è maggiormente approfondita dall’autore.
    Insomma, vale la pena soprassedere alla pessima traduzione ed immergersi nel paesaggio agreste descritto da Thomas Hardy per conoscere la storia di Batsceba Everdene e dei suoi amori.
    "L’unica superiorità in una donna che il sesso rivale sopporti, è, generalmente, quella di carattere inconsapevole; ma una superiorità conscia di sé può qualche volta piacere col suggerire possibilità di conquista all’uomo soggiogato."

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    said on 

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