Fiesta

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

3.9
(3937)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Portoghese , Danese , Catalano

Isbn-10: 8852018743 | Isbn-13: 9788852018749 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ettore Capriolo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1926, "Fiesta" è il libro che ha consacrato il suo autore ventisettenne tra i più importanti scrittori americani della "generazione perduta". Basato su una materia ampiamente autobiografica (i viaggi compiuti da Hemingway con la moglie e alcuni amici in Spagna a partire dal 1923), il romanzo narra le vicende di un gruppo cosmopolita di giovani espatriati, con le loro burrascose inquietudini esistenziali e sentimentali. In queste pagine lo scrittore raggiunge uno stile già maturo, calibrato tra cronaca e poesia, asciutto, essenziale, con dialoghi che riescono a mettere a nudo l'anima dei suoi personaggi, e a infondere loro la vita.
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    fiesta è il mio libro preferito di Ernest Hemingway fino ad ora letto. il racconto di questi annoiati bohemien che si credono dei vincenti ma che, alla fine, così tanto giulivi e leggeri non sono. ...continua

    fiesta è il mio libro preferito di Ernest Hemingway fino ad ora letto. il racconto di questi annoiati bohemien che si credono dei vincenti ma che, alla fine, così tanto giulivi e leggeri non sono.

    ha scritto il 

  • 4

    Cuando lei hace ya un tiempo El Viejo y el Mar el estilo de Hemingway ya me causó un gran impacto. Fiesta ha sido la confirmación de Hemingway como uno de mis escritores predilectos. Y es que su estil ...continua

    Cuando lei hace ya un tiempo El Viejo y el Mar el estilo de Hemingway ya me causó un gran impacto. Fiesta ha sido la confirmación de Hemingway como uno de mis escritores predilectos. Y es que su estilo sencillo y elegante engancha y mucho.

    En Fiesta nos ofrece una serie de relatos semiautobiográficos sobre un grupo de Norteamericanos que viven en Francia y sus aventuras durante unos días de vacaciones en Pamplona, durante los San Fermines. Un bonito reflejo de la España rural de principios del siglo XX, de sus tradiciones y peculiariedades, y sobre todo de las fiestas de pamplona, donde se juntan amores, borracheras y tauromaquia.

    Un libro altamente recomendable para quienes busquen un libro entretenido, como bonitas descripciones y dialogos brillantes. Un libro sobre España de un enamorado de España como era Hemingway.

    ha scritto il 

  • 4

    the sun also rises

    riletto in lingua originale, era uno dei miei libri favoriti da giovane. lo spirito bohemien, la trasgressione e la decadenza mi avevano fatto sognare. mi ha acceso l'interesse per la tauromachia, sic ...continua

    riletto in lingua originale, era uno dei miei libri favoriti da giovane. lo spirito bohemien, la trasgressione e la decadenza mi avevano fatto sognare. mi ha acceso l'interesse per la tauromachia, sicuramente Pamplona deve tanto al vecchio Ernst, ora la sua festa di San Fermin è conosciuta in tutto il mondo. questo romanzo e ancora di più "morte nel pomeriggio" aiutano a capire quest'antica e controversa arte.
    nonostante il tempo, mantiene un grande fascino, la penna usata con agilità ed eleganza come fosse la muleta di Pedro Romero.

    ha scritto il 

  • 0

    Hemingway è uno scrittore un po' strano per me. Tutti ne dicono un gran bene, ma non riesco ad apprezzarlo fino in fondo. Non riesco a capire se sono io che non colgo la bellezza di uno stile scarno e ...continua

    Hemingway è uno scrittore un po' strano per me. Tutti ne dicono un gran bene, ma non riesco ad apprezzarlo fino in fondo. Non riesco a capire se sono io che non colgo la bellezza di uno stile scarno e diretto, oppure è lui che avendo un background da giornalista non si perde in chiacchiere e fa un interminabile elenco di cose che fa, luoghi che visita e persone di passaggio intercambiabili. Ai posteri l'ardua sentenza.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno spaccato di vita di un gruppo di giovani espatriati in cerca di emozioni forti che, per quanto parzialmente ambientato in Spagna, non mi ha entusiasmato troppo.

    ha scritto il 

  • 3

    Meno brillante

    Forse il meno brillante dei suoi capolavori, ma resta tale. Un po' lento, un po' macchinoso nella lettura. Rimane un gran libro, assolutamente da leggere

    ha scritto il 

  • 4

    Un caposaldo

    Fiesta è probabilmente uno di quei romanzi che dettano la storia. Prima e dopo Fiesta. Letto adesso può mostrare i segni del tempo, ma è da considerarlo nella sua forza primitiva all'epoca.
    Non mi ha ...continua

    Fiesta è probabilmente uno di quei romanzi che dettano la storia. Prima e dopo Fiesta. Letto adesso può mostrare i segni del tempo, ma è da considerarlo nella sua forza primitiva all'epoca.
    Non mi ha entusiasmato, molte scene sono poco utili alla storia specialmente nel primo periodo parigino. quando arrivano a Pamplona il ritmo si alza e si imparano molte cose sulla corrida.
    Una lettura obbligata per chi vuole conoscere l'evoluzione della letteratura, da evitare per chi legge un libro all'anno

    ha scritto il 

  • 4

    - Reading Challenge 2016, un libro che parli di amicizia

    Fiesta (Il sole sorgerà ancora) è il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1926.
    Un libro doloroso, potente, vero, dannato, che parla di amici ...continua

    Fiesta (Il sole sorgerà ancora) è il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1926.
    Un libro doloroso, potente, vero, dannato, che parla di amicizia e di amore, oltre che del viaggio, e del rapporto con l’uomo con la terra.
    Fiesta racconta del viaggio di un gruppo di amici espatriati americani e britannici che intraprendono un percorso di vita da Parigi fino a Pamplona per assistere alla famosa fiesta di San Fermìn, una ricorrenza annuale che in sé fa rivivere canti, balli, riti religiosi, ma soprattutto porta con sé la famosa corrida che, ormai da innumerevoli anni, attrae tantissimi turisti che tra divertimento e curiosità si dibattono per assistere a questo tragico-comico avvenimento.
    L’armonia iniziale però che anima l’inizio del viaggio di questi sei amici con il passar del tempo viene meno e tra gli amici vengono fuori sentimenti negativi: gelosia, invidie, vizi e scaramucce che animate da alcool e superamento dei piaceri amplificano le liti.
    La causa di tutti questi litigi, disarmonie e fraintendimenti sono date da Lady Brett Ashley, una donna divorziata, promiscua, alcolizzata e ninfomane nonché bellissima che attira su di sé gli interessi di tutti gli uomini.
    Liti che prendono vita tra Mike Campbell, futuro sposo della donna, Jake Barnes, che è il protagonista del romanzo e che segna l’amore platonico di Brett e Robert Cohn, ricchissimo ebreo che non perde ogni occasione e motivo per importunare la donna.
    La donna a chi darà il suo amore?
    Ma non contenta la donna piena del suo ego, e del suo infinito senso di insazietà si innamora di un altro uomo, o meglio del giovanissimo matador Romero, con cui scapperà due volte, la prima con lui alla fine della fiesta e la seconda da lui quando gli viene offerta una proposta di matrimonio.

    In finale non voglio svelarlo, ma si pone agli occhi del lettore a metà tra il dolce e l’amaro, tra ciò che poteva essere e non è stato. Tra ciò che l’amore ti porta a fare, non chiedendo nulla indietro, tra il rifiuto palese dei sentimenti e la spietata soddisfazione di esserci sempre, anche quando numerose porte, bottiglie, litigi fanno smarrire chi sei, e credi che forse solo con l’altro puoi diventare.

    Le descrizioni sono mirabili, dettagliate, e non annoiano (mi ha ricordato vagamente Tabucchi in “Sostiene Pereira”).

    Il romanzo segna l’emblema della “generazione perduta” o “lost generation”, definizione coniata dalla scrittrice statunitense Gertrude Stein per indicare i giovani scrittori statunitensi emigrati in Francia fra il 1920 e il 1930, accomunati dalla delusione e dal disincanto.
    Si tratta di uomini che, privati di ogni fede nei valori morali, conducono un'esistenza cinica, attenti soltanto a soddisfare le proprie istanze emotive, sullo sfondo stavolta, dello spettacolo cruento della corrida.

    Un piacevole scoperta, un Hemingway che al primo suo romanzo che leggo si fa piacevolmente apprezzare.

    «Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era».

    «Andare in un altro paese non cambia niente. Io ho provato. Non si può sfuggire se stessi solo spostandosi da un posto all’altro. Non c’è rimedio a questo».

    «Tu sei un gran bravo tipo e io sono più affezionato a te che a chiunque altro sulla terra. A New York non potrei dirtelo. Significherebbe che sono una checca. È per questo che è scoppiata la Guerra Civile. Abraham Lincoln era checca. Era innamorato del generale Grant. E anche Jefferson Davis. Lincoln liberò gli schiavi per scommessa. Il caso Dred Scott fu montato dalla Lega antialcolica. Col sesso si spiega tutto. La Colonel’s Lady e Judy O’Grady sono lesbiche mascherate».

    ha scritto il 

  • 3

    Esperimento coraggioso di trash letterario in epoca ancora post vittoriana. In realtà melodramma antisemita, apre la season dei romanzi mondani del secolo scorso, da Parigi a Biarritz, da Pamplona a R ...continua

    Esperimento coraggioso di trash letterario in epoca ancora post vittoriana. In realtà melodramma antisemita, apre la season dei romanzi mondani del secolo scorso, da Parigi a Biarritz, da Pamplona a Roma. Vita di caffè, sputtanamento goliardico e alcoolico in un ambiente di élite cenciose, dove un cognome nobiliare aveva ancora un certo prestigio: "lady" Ashley - troietta inglese che la promette a chi non può darla - viene divinizzata dal cognome del marito, 8° baronetto britannico, nel cui letto - non sappiamo come - è riuscita a infilarsi. Un mondo idilliaco, in cui la droga si chiamava assenzio e la fiesta sembrava dovesse durare per sempre. Nonostante le estasi di Pivano & friends, H. rimane uno scrittore pop, come il suo predecessore D'Annunzio, iscritto a ragione da Dwight Macdonald tra i letterati masscult, come mentore di tutte le Liale.

    ha scritto il 

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