Figli del Nilo

Di

Editore: TEA

3.9
(1676)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 654 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Olandese , Portoghese , Polacco , Ungherese

Isbn-10: 8850207026 | Isbn-13: 9788850207022 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Perria

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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  • 4

    Seguito de "Il Dio del fiume" e "Il settimo papiro", in "Figli del Nilo" ritroviamo ancora protagonista il saggio eunuco Taita che, ormai vecchio, si prodiga per istruire Nefer il giovane figlio del f ...continua

    Seguito de "Il Dio del fiume" e "Il settimo papiro", in "Figli del Nilo" ritroviamo ancora protagonista il saggio eunuco Taita che, ormai vecchio, si prodiga per istruire Nefer il giovane figlio del faraone Tamose. Lo sfondo storico è la guerra tra il Basso Egitto dove regna Tamose e l’Alto Egitto ormai governato dai temibili Hyksos, popolo guerriero specializzato nella guerra con i carri trainati da cavalli. Il popolo egizio dovrà vedersela non solo con i pericolosi rivali ma anche con determinati nemici interni come il comandante Naja, ambizioso a tal punto di voler spodestare il faraone. Egli trama contro il Dio in terra e lo fa uccidere approfittando dell’assenza del saggio Taita e di Nefer che si sono ritirati in solitudine nel deserto per formare il fisico ed il coraggio del ragazzo. Che dire, Smith resta il maestro dei romanzi di avventura.

    ha scritto il 

  • 3

    Wilbur e l'Egitto - 21 ago 16

    Del ciclo egizio di Smith, questo è senz’altro il meglio riuscito, di poco sopra il primo, e di abbastanza sul secondo. Anche se, come ho già rilevato, mi sarei aspettato qualcosina in più. Come avrei ...continua

    Del ciclo egizio di Smith, questo è senz’altro il meglio riuscito, di poco sopra il primo, e di abbastanza sul secondo. Anche se, come ho già rilevato, mi sarei aspettato qualcosina in più. Come avrei pretesto qualcosa in più dai maghi dei titoli della Longanesi e della Tea, per evitare di trasformare questo libro intitolato “Lo Stregone” in un banale “Figli del Nilo”. Va bene il fiume, ma lo stregone ha un duplice impatto sulla storia: perché c’è quello buono, Taita, che tira le fila cercando di riportare l’Egitto in situazioni di pace e stabilità che da tempo mancano, e quello cattivo, Ishtar, alleato dei Faraoni usurpatori e forte del dio Mardock alle sue spalle. Pur essendoci pagine sulla lotta tra i due maghi, non è quello il motivo centrale, rimanendo “stregone” il solo appellativo di Taita. Fortunatamente, comunque, dopo la fuga nel mondo moderno per scoprire i misteri delle tombe scavate da Taita in Etiopia, torniamo nell’Egitto della XV dinastia, Egitto diviso nei due tronconi Alto e Basso, Egitto in gran parte occupato dagli Hyksos invasori. Per oltre 600 pagine assistiamo alla presa del poter dei cattivi, ed alla lunga e costante rivincita, con finale vittorioso, dei buoni. Naja, falso amico di Tamose padre di Nefer, ha sangue hyksos nelle vene, si accorda con il cugino Trok, un hyksos “puro”, uccide fraudolentemente il Faraone, e, vista la tenera età di Nefer, si fa nominare reggente. Per crearsi una coperta di salvataggio, sposa le due sorelle di Nefer, Heseret, arrivista come lui che lo asseconderà per tutto il libro, e Merykara, piccola e buona, che cercherà di riunirsi al fratello lontano. Sul versante Alto Egitto, Trok stermina la dinastia degli Apepe, lasciando in vita la sola Mintaka, di cui è follemente preso. Ma non riuscirà a farla sua. Taita, infatti, prima riesce a far fuggire Nefer dalle grinfie di Naja fingendo sia morto. Poi scappa nel deserto, dove scatenando un violento “khamsin” (il vento dei cinquanta giorni) fa perdere le tracce sue e di Nefer, e con lui si rifugia nel deserto a ricostruire, lentamente ma con costanza, una parvenza di opposizione a Naja e Trok. Riesce anche, con le sue arti trasformiste, a liberare Mintaka ed a portarla nel deserto, dove dovrebbe unirsi a Nefer. Costui non è ancora maggiorenne, ed allora, secondo la legge egizia, o aspetta o ingaggia una lotta quasi mortale, che si chiama “la Via Rossa”. Se sopravvive, potrà decidere il suo futuro. Assistiamo quindi per pagine e pagine a questa lotta. Immaginate già come finisce. A questo punto, prima affronta e stermina gli hyksos dell’Alto Egitto, uccidendo Trok. Poi, con più fatica e con una perdita pesante (non vi dico quale) affronta ed uccide anche Naja ed i traditori del Basso Egitto. Nefer, alla fine, aiutato da Taita, senza il quale, probabilmente, non ce l’avrebbe fatta, riunisce per la prima volta le due corone egiziane. Credo che, anche se con qualche sballo temporale, siamo verso l’inizio del Nuovo Regno, quello che in pochi anni (per la storia, ovviamente, che sulla carta saranno circa duecento) porterà al regno di Tutankhamon, nome che ovviamente voi tutti conoscete. Solo alcuni appunti finali. Taita, eroe in prima persona del primo libro, e forte comprimario in questo terzo (anche se poi nel secondo, si parla solo di lui e non dei faraoni da lui serviti) rischia di avere qualcosa come ottanta anni alla fine del libro. E salta, corre, e lotta come un grillo. Certo, sarà un mago, come si ostinano a sostenere le quarte di copertina, ma caro Smith, vogliamo rendere anche un po’ di verosimiglianza storica alle vicende? Vero che siamo in Egitto, e che l’Egitto, come tutti i luoghi africani, ha una forte componente magico-simbolico. Però preferisco quando, pur utilizzando le strutture dell’epoca, i romanzi si attengono ad una struttura più solida e meno favolistica (ripeto, vediamo i magistrali libri di Christian Jacq su Ramsete). I conoscitori di Smith, infine, mi dicono che qui lo scrittore rhodesiano (che ora ha mutato il nome in Zambia, ma che Smith sembra ritrovare solo come ex-colonia, uno dei motivi che mi lasciavano un po’ freddo nei suoi confronti) ritorna alle sue classiche scene di sesso. Ne abbiamo ben quattro, descritte abilmente, e che portano nelle quattro direzioni opposte. Ci sono Naja e Heseret, i due cattivi, sesso ardente, ma poi vanno in bolla di sapone. Ci sono Trok e Mintaka, con tentativo di stupro non riuscito. Ci sono Meren e Merykara, che non consumano, benché d’amore vero, e avrete letto le conseguenze. Ci sono infine Nefer e Mintaka, i due buoni, con una scena di grande passione e di grande avvenire (almeno per questo romanzo). Tuttavia, complessivamente parlando, ribadisco che mi è sembrato, ad ora, il migliore dei romanzi egizi del nostro. Ma la sua presa su un lettore come me, è, ripeto, inferiore e di molto ai libri della “Cussler factory”.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro da spiaggia

    Terzo libro del Ciclo egizio, anche se in realtà nel 2014 l'autore ha inserito Il Dio del deserto prima di questo. Si torna a una storia ambientata nell'antico Egitto come il primo volume, Il dio del ...continua

    Terzo libro del Ciclo egizio, anche se in realtà nel 2014 l'autore ha inserito Il Dio del deserto prima di questo. Si torna a una storia ambientata nell'antico Egitto come il primo volume, Il dio del fiume, ma il ritmo e la qualità della storia è certamente inferiore così come lo è per il secondo volume, Il settimo papiro.

    ha scritto il 

  • 0

    Pubblicato in Italia nel 2001 da Longanesi, Figli del Nilo è il terzo di quattro romanzi che Wilbur Smith ha ambientato in Egitto. L’intero ciclo è composto da Il dio del fiume (1993), Il settimo papi ...continua

    Pubblicato in Italia nel 2001 da Longanesi, Figli del Nilo è il terzo di quattro romanzi che Wilbur Smith ha ambientato in Egitto. L’intero ciclo è composto da Il dio del fiume (1993), Il settimo papiro (1995), Figli del Nilo (2001) e Alle fonti del Nilo (2007). Il romanzo si apre con un conflitto: la guerra tra il Basso Egitto, dove regna Tamose e l’Alto Egitto, ormai governato dai temibili Hyksos. Su questo movimentato sfondo Smith, allestisce un tradimento.
    Capitoli intensi, pieni di avventure mozzafiato difficili da dimenticare. Come al solito Wilbur Smith dipinge una trama non solo scorrevole e gradevole ma anche istruttiva. Figli del Nilo si propone come un “piccolo manuale” di cultura egiziana ricco di notizie, aneddoti storici, usi e costumi di questa affascinante civiltà.
    (recensione tratta da http://www.libri-da-leggere.com/ )

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Finalmente un libro decente di Smith!

    In confronto agli altri libri precedenti della saga, questo è sicuramente il migliore: la trama è ben scritta, anche se spesso e volentieri prevedibile, la scrittura non è ampollosa come nel secondo l ...continua

    In confronto agli altri libri precedenti della saga, questo è sicuramente il migliore: la trama è ben scritta, anche se spesso e volentieri prevedibile, la scrittura non è ampollosa come nel secondo libro (orribile!), ma ci sono delle poche, non indifferenti. Innanzitutto la svolta magica di Taita: non volevo leggere un fantasy, fa cadere le braccia (ed il quarto libro inizia ancora peggio); secondo, ma questa non è una pecca dell'autore: la TRADUZIONE!!! La traduttrice è Lidia Perri e vi assicuro che dovrebbe andare a zappare o quantomeno leggersi un bel libro di grammatica e lessico!!! Consecutiones temporum messe a caso, congiuntivi spesso sbagliati ed una parola... questa ha scritto CANCRENA: si scrive GANGRENA!!! Prima di tradurre in italiano, la lingua imparala!!! Nel complesso, un bel libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Di base un buon libro, si legge bene, scorre (un po lineare va detto).

    Ma c'è un difetto: il protagonista (Taita) che è troppo perfetto. Sa tutto, vede tutto, rimedia a tutto e non viene mai messo in ...continua

    Di base un buon libro, si legge bene, scorre (un po lineare va detto).

    Ma c'è un difetto: il protagonista (Taita) che è troppo perfetto. Sa tutto, vede tutto, rimedia a tutto e non viene mai messo in difficoltà. Non aiuta il lettore a essere coinvolto.

    E troppa magia

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto ai precedenti questo libro ha un taglio decisamente fantasy, usando come ambientazione l'antico Egitto. Taita non è solo un uomo che ha delle conoscenze profonde in campo medico, architettoni ...continua

    Rispetto ai precedenti questo libro ha un taglio decisamente fantasy, usando come ambientazione l'antico Egitto. Taita non è solo un uomo che ha delle conoscenze profonde in campo medico, architettonico e ingegneristico, ma diventa una sorta di mago esoterico, che è in grado di fare delle cose inverosimili legate più a un contesto fantasy. In complesso il libro è scritto bene, la storia è bella, avvolta da un alone epico tipico fantasy, che però porta a rendere delle scene esagerate in modo da renderle spettacolari, ma allontanandole da un contesto più realistico.

    ha scritto il 

  • 1

    Il romanzo si apre fra le antiche rovine di Gallala, già luogo di un'importante vittoria degli Egizi sugli Assiri. Il faraone Tamose ha radunato lì le sue truppe e si sta preparando allo scontro con A ...continua

    Il romanzo si apre fra le antiche rovine di Gallala, già luogo di un'importante vittoria degli Egizi sugli Assiri. Il faraone Tamose ha radunato lì le sue truppe e si sta preparando allo scontro con Apepi, re dei temibili Hyksos. A Gallala, però, si trovano anche il principe Nefer (figlio di Tamose) e Taita, l'eunuco che ha fatto da tutore a Lostris, nonna di Nefer, e che, dopo aver trascorso quattordici anni nel deserto ad affinare le sue arti magiche, è diventato un potente stregone. Su indicazione di Lostris (che gli è apparsa in sogno), Taita è tornato alla civiltà, diventando il tutore del principe, e adesso si appresta a condurre il giovane in una località misteriosa per completarne la formazione...

    ha scritto il