Floating Opera

(A Panther book)

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Publisher: Panther

4.1
(730)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish

Isbn-10: 0586054227 | Isbn-13: 9780586054222 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 3

    Surfin' USA

    Ho rischiato più volte di affondare nella lettura, ma qualcosa, bene o male, mi ha tenuta a galla.
    Qualche guizzo nella metafiction che questa volta, a differenza de 'La fine della strada', mi ha dive ...continue

    Ho rischiato più volte di affondare nella lettura, ma qualcosa, bene o male, mi ha tenuta a galla.
    Qualche guizzo nella metafiction che questa volta, a differenza de 'La fine della strada', mi ha divertito e intrattenuto.
    E poi qualcosa nella storia.
    Sì, non male, questa volta.

    said on 

  • 4

    Sciolta, anche un'opera galleggiante affonda.

    Ho trascorso gli ultimi quattro giorni tappato in casa per colpa di un'influenza intestinale mentre fuori pioveva a dirotto,
    (Pioveva "a lunghi fili d'argento", come non vedevo cadere da anni da ques ...continue

    Ho trascorso gli ultimi quattro giorni tappato in casa per colpa di un'influenza intestinale mentre fuori pioveva a dirotto,
    (Pioveva "a lunghi fili d'argento", come non vedevo cadere da anni da queste parti, dove ormai piove solo a "goccioline" d'inverno o a "goccioloni" d'estate, ma piu' a goccioline e in alcuni casi "a sassate")
    finché alla tv hanno iniziato a parlarne (della pioggia).

    Prima di scrivere queste righe qui sopra credevo di essere un buon compositore di incipit. Insomma, nella maggior parte dei casi pensavo di riuscire senza troppi tentativi a cominciare in maniera efficace una narrazione, indifferentemente che si trattasse di una recensione o di una lettera di minacce di morte che sto scrivendo a qualcuno.
    Le parole le trovo e scivolano, a volte giuro che scivolano proprio come il testo di All my loving cantata dai Beatles.
    Sulla composizione invece vado a fasi alterne, A volte mi riesce, altre no. (come è naturale che sia, altimenti scriverei romanzi e sceneggiature anziché starmene qui a proteggere le spalle ai principi) .
    Gli exit invece li trovo spesso telefonati, banali, retorici, stucchevoli. Tranne in alcuni casi dove mi sono riusciti incredibilmente perfetti. Presumo si tratti della vecchia regola dei grandi numeri.
    Ma il punto è un altro. Il punto è "Santo cielo! Come si fa a scrivere un romanzo? (o una vera recensione) Voglio dire, come è possibile non perdere il filo del racconto, se si è anche solo minimamente sensibili al significato delle cose? Come si fa, quando ogni periodo che scrivete è pieno di divagazioni e complicazioni che tanto volentieri inseguireste ma che facendolo implicherebbe nuove divagazioni e nuovi inseguimenti, in modo che di certo non riuscireste mai a dare inizio al vostro racconto, nè tantomeno a terminarlo?

    Si fa come ne L'opera Galleggiante di John Barth. Mescolando dialoghi filosofici, humor irresistibile, intense descrizioni di scene di guerra, goliardie studentesche, norme giuridiche, interventi su se stessi nel bel mezzo di una narrazione e tanto altro che paradossalmente da romanzo minimalista lo trasformano in romanzo sociale.
    Scritto nel 1956, L'opera galleggiante è una lettura godibile che ha perso poco o nulla della brillantezza con cui deve aver folgorato la sonnacchiosa letteratura americana ai tempi in cui fu pubblicato questo eccentrico romanzo.

    E ora la mia natura mi avrebbe portato a divagare ancora con la pioggia e la mia influenza e il fatto che sono rimasto sorpreso dal fatto che l'influenza non mi ha aiutato come pensavo a leggere di più, a guardarmi qualche bel film o a giocare un po' più di tempo con mio figlio, poiché erano anni che non avevo una semplice influenza e ne avevo il ricordo da ragazzo, quando me ne stavo un paio di giorni a letto con le coperte rimboccate con la mia brava influenza e mi leggevo un bel libro o mi guardavo qualche bel film e pian piano miglioravo fino a tornare ad uscire e a respirare l'aria fresca a pieni polmoni sentendomi un po' stordito ma guarito, guarito, guarito.

    said on 

  • 4

    Molto bello come libro.
    Lo stile è postmoderno, quindi il narratore vi ricorderà continuamente che state leggendo un libro, che non è reale, ma reale sono i pensieri fatti pensare al protagonista, Tod ...continue

    Molto bello come libro.
    Lo stile è postmoderno, quindi il narratore vi ricorderà continuamente che state leggendo un libro, che non è reale, ma reale sono i pensieri fatti pensare al protagonista, Tod Andrews, e postmoderno vuol dire anche che la trama del libro la dovete mettere insieme voi mano a mano che leggete-
    In ogni caso, la storia mi è piaciuta molto, mentre il protagonista, nonostante leggendolo mi sono resa conto di essere cinica anche io, non miè piaciuto granchè, non mi aspettavo per niente che cambiasse idea riguardo al suicidio con l'episodio narrato, ho trovato orribile il suo gesto, ma lasciando stare cosa fa cambiare idea al protagonista, questo libro è veramente tanta roba, da da riflettere, riflessioni che personalmente mi hanno fatto litigare con il protagonista, o con Barth? Ma comunque riflessioni

    said on 

  • 0

    «La letteratura di John Barth — come buona parte della letteratura postmoderna, dagli anni Sessanta ai suoi eredi massimalisti di oggi — parla espressamente di se stessa. È autoreferenziale. È metana ...continue

    «La letteratura di John Barth — come buona parte della letteratura postmoderna, dagli anni Sessanta ai suoi eredi massimalisti di oggi — parla espressamente di se stessa. È autoreferenziale. È metanarrativa» scrive Martina Testa nell'introduzione. Autoreferenziale, nell'accezione più positiva del termine: non è una letteratura piena di sé, ma che riguarda, di fatto, anche se stessa.

    http://www.scratchbook.net/2015/09/opera-galleggiante-barth.html

    said on 

  • 4

    Non c’è alcuna ragione ultima per vivere (o per suicidarsi). (p. 316)

    "Riconoscere che in ultima analisi niente fa differenza è qualcosa di sconvolgente: ma se uno non va oltre e diventa per principio un santo, un cinico o un suicida, vuol dire che non ha portato a term ...continue

    "Riconoscere che in ultima analisi niente fa differenza è qualcosa di sconvolgente: ma se uno non va oltre e diventa per principio un santo, un cinico o un suicida, vuol dire che non ha portato a termine il ragionamento. La verità è che niente fa differenza, compresa quella stessa verità. La domanda di Amleto è assolutamente priva di significato." (p. 317)

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  • 5

    L’opera Galleggiante, scritto a 25 anni da un autentico “maestro” poco noto in Italia, è il racconto di un’epifania - se non vi sono ragioni per vivere, non ve ne sono nemmeno per morire; niente fa d ...continue

    L’opera Galleggiante, scritto a 25 anni da un autentico “maestro” poco noto in Italia, è il racconto di un’epifania - se non vi sono ragioni per vivere, non ve ne sono nemmeno per morire; niente fa differenza, nemmeno questa stessa verità - ma anche è il racconto caustico e divertito della gaudente borghesia americana d’inizio secolo, ritratta un attimo prima che il secondo conflitto mondiale ne cancelli per sempre la spensierata american way of life per sostituirla con quella più cupa e manichea della Guerra Fredda. Barth lo sperimentatore, Barth il divagatore a la Sterne del Tristam Shandy. Il dialogo costante con il lettore è un premuroso modo di avvertirlo degli avvenimenti fondamentali e, nello stesso tempo, una tecnica di rottura postmoderna dei confini del testo. Si scorge dappertutto la profonda conoscenza dell’autore di quello che c’è stato prima di lui. Barth non si prende sul serio, consapevole dell’impossibilità di scrivere qualcosa di mai scritto nella storia millenaria della letteratura, appena reduce peraltro dalle magnifiche innovazioni moderniste di Joyce, Kafka, Musil e Borges, sceglie di rimescolare ingredienti già noti, preoccupandosi di svelare continuamente la ricetta: “ehi lettore, guarda che questo è uno stratagemma narrativo”. Soluzioni grafiche spaesanti (ad esempio la descrizione di un medesimo fatto da due prospettive diverse che si sviluppano in colonne parallele) ribadiscono l’immanenza intellettuale della struttura narrativa sulla narrazione stessa. Il tutto senza mai risultare pedante. Al contrario, il registro parodistico e l’estro narrativo (impagabile la digressione della battaglia delle Argonne, con il protagonista rinchiuso in una fangosa trincea col nemico tedesco) fanno della lettura dell’opera galleggiante un’esperienza assolutamente divertente. Ma è anche il primo passo per chi volesse capire di più della narrativa post moderna.

    said on 

  • 4

    "Dunque. Todd Andrews, mi chiamo. Lo potete scrivere con una d o con due [...]. Volevo quasi avvertirvi di non usare la grafia con una sola d, per paura che diceste: 'Tod in tedesco vuol dire morte: f ...continue

    "Dunque. Todd Andrews, mi chiamo. Lo potete scrivere con una d o con due [...]. Volevo quasi avvertirvi di non usare la grafia con una sola d, per paura che diceste: 'Tod in tedesco vuol dire morte: forse il nome è simbolico'. Personalmente adopero due d, in parte anche per evitare quel simbolismo. Però, capite, alla fine quell'avvertimento non l'ho fatto, perché mi è venuto proprio ora in mente che la doppia d è anch'essa simbolica, e il simbolismo è appropriato. Tod è morte, e in questo libro la morte non c'entra molto. Todd è quasi Tod, cioè quasi morte, e in questo libro, se mai sarà scritto, c'entra moltissimo la quasi-morte".

    Verrebbe da dirlo, gentilmente, a John Barth, che la sua umiltà, defatigante e ironica, sarebbe bastata a schiuderci i sipari arruffati su tutto il visibile intorno al suo Andrews.
    Viene da chiedersi quale vantaggio ossessivo lo abbia incalzato, mentre ci sminuzzava, in descrizioni interminabili, scene e scenografie parallele, fuori campo.
    La risposta arriva impetuosa (strano): era l'unico modo per eseguire le ultimissime volontà del suddetto protagonista, il quale, brindando con whisky da archivio (Sherbrook) alla salute dell'Amleto questionante e irriguardoso di sempre (evocato, in modo tutt'altro che servile, dall'autore, nella parte più lucidamente biografica) potrebbe rispondergli: è uguale.

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  • 4

    Grande romanzo ancora attuale nonostante i 60 anni

    Nel mio breve commento alla raccolta di racconti "la vita è un'altra storia" di J. Barth ho accennato allo stile di questo ottimo scrittore e al chiacchierato (e forse evanescente) postmodernismo di ...continue

    Nel mio breve commento alla raccolta di racconti "la vita è un'altra storia" di J. Barth ho accennato allo stile di questo ottimo scrittore e al chiacchierato (e forse evanescente) postmodernismo di cui è considerato uno degli esponenti più eminenti.
    Sul suo romanzo di esordio del 1955 - che è un grande romanzo - mi limito a qualche considerazione sui contenuti.
    Il protagonista Todd, con i suoi sbalzi di umori e di ideologie, con le sue risate incoerenti e buffonesche, con i suoi impeti e il suo cinismo, è una magnifica creazione letteraria e ricorda i grandi personaggi, i folli, gli idioti, i superuomini, i clown, della narrativa russa ottocentesca.
    Todd in definitiva mi interessa molto più del "triangolo" o del "progetto di suicidio" su cui ruota la struttura (destrutturata, ma non troppo) del romanzo.
    Lo showboat finale, l'opera galleggiante, mi riporta poi al circo o teatro naturale dell'Oklahoma di America..

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  • 4

    - è una questione di valori, e la vita stessa ha un valore in ogni circostanza. C'è un valore assoluto nella vita umana che non è possibile negare.
    - io lo nego. La domanda se suicidarsi o meno è la p ...continue

    - è una questione di valori, e la vita stessa ha un valore in ogni circostanza. C'è un valore assoluto nella vita umana che non è possibile negare.
    - io lo nego. La domanda se suicidarsi o meno è la prima a cui bisogna rispondere prima di risolvere i problemi della vita. Questo vale soltanto per chi vuole vivere in modo razionale. La maggior parte delle persone non si rende neanche mai conto che una tale domanda esiste e non vedo nessuna ragione perche sia necessario farglielo notare. Non dico che ognuno deve costruirsi una base razionale della propria vita, ma se qualcuno lo fa allora deve trovare una risposta alla questione del suicidio prima di cominciare.

    ...E Todd la trova la risposta, e la sintetizza in sei punti.

    C'è dell'altro poi chiaro, tanto e scritto bene, e quindi ecco, Barth è uno scrittore di un altro livello è un genio e bla bla bla...

    said on 

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