Fondamenta degli incurabili

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 259)

4.1
(665)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 108 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845908089 | Isbn-13: 9788845908088 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gilberto Forti

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura

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    Isif Brodskij scrive bene. La sua prosa è arguta, raffinata e lievemente ironica. Questo libro è una dichiarazione d'amore per Venezia, città che lui colloca "tra Erode e Il Faraone", nella quale ha t ...continua

    Isif Brodskij scrive bene. La sua prosa è arguta, raffinata e lievemente ironica. Questo libro è una dichiarazione d'amore per Venezia, città che lui colloca "tra Erode e Il Faraone", nella quale ha trascorso tanti inverni (a suo dire, la stagione migliore per goderla pienamente) ed è anche un viaggio metafisico nelle viscere più segrete di questa meravigliosa "città narcisista".

    ha scritto il 

  • 5

    Quest'uomo mi innamora un pò per volta. Piano piano mi innamora. Sarà che e' "tutt'occhi". Sarà questa prosa poetica forse non cercata. Sarà il riflesso dell'acqua immaginata in una Venezia che non sa ...continua

    Quest'uomo mi innamora un pò per volta. Piano piano mi innamora. Sarà che e' "tutt'occhi". Sarà questa prosa poetica forse non cercata. Sarà il riflesso dell'acqua immaginata in una Venezia che non sarà più la stessa. Viottolo per viottolo, "la bellezza e' eterno presente"

    ha scritto il 

  • 3

    Se la parola calligrafia può avere un significato positivo, questo è un esercizio di calligrafia di alto livello. E' un libro che va letto lentamente, cinque pagine alla volta, massimo dieci. Allora s ...continua

    Se la parola calligrafia può avere un significato positivo, questo è un esercizio di calligrafia di alto livello. E' un libro che va letto lentamente, cinque pagine alla volta, massimo dieci. Allora si apprezza in pieno l'inventiva di Brodskij, pur su un tema così frequentato (Venezia), la sua malinconia (a Venezia non insolita, ma raccontata in modo spesso spiazzante), il suo distacco, la sua ironia. Metafore e iperboli sorprendenti e a volte stupefacenti, come queste: "Di tanto in tanto, dall'altra parte di un canale, due o tre grandi finestre ad arco ben illuminate [...] rivelano un lampadario simile a un polipo, la pinna laccata di un pianoforte a coda, doviziose scaglie di bronzo intorno a quadri fulvi o rubescenti, la lisca dorata delle luci sul soffitto - e allora hai la sensazione di guardare dentro un pesce attraverso le sue squame, ed è un pesce che dà una festa".

    ha scritto il 

  • 4

    Poesia in forma di prosa dedicata a Venezia. E agli occhi senape-e-miele.

    "In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione dell ...continua

    Poesia in forma di prosa dedicata a Venezia. E agli occhi senape-e-miele.

    "In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione della luce, quella più congeniale alla retina, una lacrima è il modo in cui la retina - come la lacrima stessa - ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza. In generale, l'amore arriva con la velocità della luce; la separazione con quella del suono. Ciò che inumidisce l'occhio è questo deterioramento, questo passaggio da una velocità superiore a una inferiore."
    [...]
    "La lacrima [...] è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all'uomo. Lo stesso vale per l'amore, perché anche l'amore è superiore, anch'esso è più grande di chi ama."

    ha scritto il 

  • 2

    Inutile. C'è poco di Venezia (e troppo di B.) se non lo stupore normale di chiunque la veda e la viva. Non aggiunge nulla all'esperienza e alla comprensione.
    Avrà aggiunto qualcosa al conto in banca d ...continua

    Inutile. C'è poco di Venezia (e troppo di B.) se non lo stupore normale di chiunque la veda e la viva. Non aggiunge nulla all'esperienza e alla comprensione.
    Avrà aggiunto qualcosa al conto in banca di B. visto che gli era stato commissionato.

    ha scritto il 

  • 4

    Amava l’acqua Josif Brodskji. Amava l’acqua e l’odore delle alghe.
    Nativo di San Pietroburgo, aveva trovato in Venezia la città ideale, l’unica capace di calmarlo e distenderlo. Città sinonimo d’incan ...continua

    Amava l’acqua Josif Brodskji. Amava l’acqua e l’odore delle alghe.
    Nativo di San Pietroburgo, aveva trovato in Venezia la città ideale, l’unica capace di calmarlo e distenderlo. Città sinonimo d’incanto, bellezza, pace.
    Per diciassette anni vi soggiornò, e sempre d’inverno, approfittando della sospensione del suo lavoro all’università e ritenendo che fosse proprio l’inverno l’unico periodo possibile per viverla: la nebbia gli consentiva di dimenticarsi di sé, in una città che aveva smesso di farsi vedere.

    Per Brodskji acqua e tempo si collegano, si fondono e Venezia, che dall’acqua è toccata, “migliora l’aspetto del tempo”.
    “Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo. In più esiste indubbiamente una corrispondenza – se non un nesso esplicito – tra la natura rettangolare delle forme di quel pizzo –ossia degli edifici veneziani –e l’anarchia dell’acqua, che disdegna la nozione di forma. È come se lo spazio, consapevole – qui più che in qualsiasi altro luogo – della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza”.

    Il primo approccio a Venezia avviene una sera di dicembre, alla stazione. Il viaggiatore straniero arriva da solo ed è atteso dall’unica persona che conosce in tutta la città: una donna. Una bella donna, incontrata per la prima volta parecchi anni prima in Russia.
    E’ dalla stazione che, attraverso brevi capitoletti, comincia a narrarla. Poi i canali, i campielli, gli interni abitativi, marmi, statue, capitelli… Una città labirintica dove lo spostarsi sull’acqua significa anche perdere l’orientamento (quindi perdere se stessi) ed il principio d’orizzontalità, trasformando anche i piedi in organi di senso.

    Il libro si rivela una lunga, continua dichiarazione d’amore per una città unica al mondo, “la città dell’occhio” perché “lo scopo comune di tutte le cose, qui, è sempre lo stesso: farsi vedere”.
    ..................
    Il titolo deriva da un curioso episodio.
    Durante uno dei suoi soggiorni veneziani, Brodskji, insieme a un’amica, fece visita all’anziana vedova di Ezra Pound. La donna durante tutto l’incontro non fece altro che difendere le idee e le azioni del marito. Non un ripensamento, non un dubbio.
    Usciti da casa Pound, i due visitatori si ritrovarono sulle Fondamenta degli Incurabili, “nome che ben si adattava alle caratteristiche della signora, incapace di muovere una critica agli errori antisemiti del consorte”.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho aspettato di visitare Venezia prima di leggere questo libro. A parte per avere un'immagine mentale quando leggevo di Brodskij fuori dalla stazione o quando veniva nominato Rialto, però, potevo anch ...continua

    Ho aspettato di visitare Venezia prima di leggere questo libro. A parte per avere un'immagine mentale quando leggevo di Brodskij fuori dalla stazione o quando veniva nominato Rialto, però, potevo anche non aspettare: la Venezia di questo libro ha poco a che vedere con quella reale che ho vissuto io, quella chiassosa e strapiena di turisti; mi ha ricordato piuttosto quella letteraria di Non voltarti e de Il carteggio Aspern, una Venezia che dal vivo sono riuscito a intravedere solo in qualche angolo tranquillo e isolato.
    Brodskij, ritornando spesso sull'acqua e sul riflesso degli edifici, descrive una Venezia onirica. Direi, quindi, che non è poi così importante aver visitato Venezia per leggere e apprezzare Fondamenta degli incurabili. Quel che conta è avere salda in mente una Venezia immaginaria, fatta di suggestioni, altrimenti la differenza tra le due nuocerebbe sia la città ideale che quella reale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il rapporto che l'A. ha con la città lagunare - acquatico regno di specchi profondi, di pizzi, di vicoli, esperienza della vista innanzitutto con i suoi palazzi su cui sfavilla questa luce quasi astra ...continua

    Il rapporto che l'A. ha con la città lagunare - acquatico regno di specchi profondi, di pizzi, di vicoli, esperienza della vista innanzitutto con i suoi palazzi su cui sfavilla questa luce quasi astratta, che vibra nel freddo decembrino come una rivelazione - è meraviglioso. Lo stesso Brodskij ricorda che "La vita viene vissuta con una buona percentuale di noia." E' la condizione esistenziale dell'uomo, che oscilla fra sensazioni forti come anche il dolore e sensazioni deboli come la noia. L'immagine che ne viene fuori di Venezia è stupenda, quasi come una nebulosa che non puoi identificare con esattezza che sfugge a qualsiasi cliché, in una tensione di pacata gioia, di memorabile dolore e di imprecisabile noia.

    ha scritto il 

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