Fondazione anno zero

Di

Editore: Club degli editori

4.1
(2342)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 370 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Olandese , Polacco , Russo , Thai , Svedese , Finlandese , Ceco

Isbn-10: A000017536 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La vicenda di “Fondazione Anno Zero” si svolge ancora a Trantor, il pianeta capitale dell’Impero Galattico, negli ultimi anni di regno di Cleon I e in quelli successivi alla sua morte (interregno di una Giunta militare e poi un nuovo imperatore). E protagonisti sono ancora Hari Seldon, Dors Venabili divenuta sua moglie, Yugo Amaryl il cistermista di Dahl che Seldon ha conosciuto nel corso della sua esperienza di fuggiasco per i vari settori trantoriani e divenuto il suo più valido e fidato collaboratore. Poi c’è Raych il monello (una specie di Gavroche ma dal destino indubbiamente più fortunato) che Seldon e Dors hanno adottato.
Seldon e Amaryl stanno continuando la loro messa a punto , sia teorica che pratica, della Psicostoria. Ma contemporaneamente devono fare i conti con una situazione piuttosto complessa, sia da punto di vista politico che da quello sociale. E Seldon, aiutato ancora per breve tempo dal primo ministro Eto Demerzel, di cui lui conosce la vera natura e identità (e col cavolo che qui ve lo scrivo!), si ritrova sbalzato dal quasi comodo posto di rettore dell’Università di Streeling (la cittadella universitaria imperiale) a quello di Primo Ministro. E ad affrontare le turbolenze che l’ormai inarrestabile decadenza dell’Impero continuamente provoca.
Ma ciò che interessa Seldon è la Psicostoria, la sua capacità di influire sui destini dell’unamità. E questo interesse non tarda a manifestarsi anche in altri ambienti. Che pensano di poter usare, anzi sfruttare, a proprio vantaggio, la nuova scienza. Sarà una lotta durissima che costerà a Seldon un prezzo altissimo. Un complotto volto ad eliminarlo, viene sventato ma un'altra minaccia più grave ancora si presenterà e sarà Dors (anche lei un personaggio di cui non posso dire ciò che …meglio mi fermi!) a sventarlo ma… E’ al culmine di queste vicende che prende forma in Seldon la consapevolezza che non basterà la psicostoria a rendere meno traumatico e lungo il periodo tra la decadenza dell’Impero e la sua rinascita. E alcune circostanze, cui non saranno estranei Amaryl e la nipote di Seldon Wanda (figlia di Raich) forniranno a Seldon la chiave decisiva da cui nascerà la seconda Fondazione.
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  • 4

    IL SOTTO-CICLO DELLA PSICOSTORIA

    LETTO IN E-BOOK (TTS)---- I romanzi “Preludio alla Fondazione” (Prelude to Foundation, 1988) e “Fondazione anno zero” (Forward the Foundation, 1993) raccontano la vita di Hari Seldon, l’ideatore della ...continua

    LETTO IN E-BOOK (TTS)---- I romanzi “Preludio alla Fondazione” (Prelude to Foundation, 1988) e “Fondazione anno zero” (Forward the Foundation, 1993) raccontano la vita di Hari Seldon, l’ideatore della Psicostoria e l’ispiratore delle Fondazioni. S’inseriscono nella successione cronologica dei romanzi che narrano la storia della Galassia immaginata dallo scrittore americano di origine russa Isaac Asimov, tra il Ciclo dell’Impero e il Ciclo della Fondazione e vengono considerati parte del secondo. Scritti 35 e 39 anni dopo l’ultimo romanzo di tale Ciclo (1953) nella sua conformazione originaria e dopo un numero simile di anni dal Ciclo dell’Impero (1950-52) fanno parte del progetto asimoviano di collegare tra loro questi Cicli e quello dei Robot, descrivendo una storia globale della Galassia.
    I due romanzi si presentano però con una loro dignità letteraria e con una certa autonomia narrativa, dando spazio a un nuovo personaggio, Hari Seldon, descritto solo indirettamente nei romanzi cronologicamente successivi, e mostrando i suoi sforzi per realizzare le basi di quella dottrina nota come Psicostoria con la quale tenta di prevedere matematicamente il flusso della Storia e, per quanto possibile, orientarlo e la sua trovata per preservare la civiltà mediante la creazione delle Fondazioni.
    Asimov riesce comunque in pieno a realizzare il proposito di collegamento dei tre Cicli, facendo persino comparire due robot umanoidi (tipici del Ciclo dei Robot), nonostante che nell’epoca dell’Impero la loro presenza sia stata quasi del tutto cancellata e uno dei due è niente meno che A. Daniel Olivaw, il partner robotico dell’investigatore Elijah Baley protagonista del Ciclo dei Robot, che compare, fingendosi umano, con il nome di Eto Demerzel e il ruolo di saggio Primo Ministro, funzione nella quale, grazie alle sue doti telepatiche e al suo desiderio di aiutare l’umanità (come richiesto dalla Legge Zero della Robotica per la quale il bene dell’umanità prevale su ogni altro dovere), assisterà due Imperatori e aiuterà lo stesso Hari Seldon, mettendolo in condizione di proseguire i suoi studi di Psicostoria e lasciandogli, infine, il posto di Primo Ministro di un Impero di cui il grande matematico intuisce la decadenza, che vorrebbe arrestare con la sua Psicostoria e le Fondazioni.
    Oltre agli ampi riferimenti ai tre Cicli, in “Fondazione Anno Zero” c’è persino un accenno al romanzo “Nemesis”, che narra fatti antecedenti, sebbene in altra occasione Asimov, credo abbia dichiarato che questo romanzo non faccia parte della storia della Galassia. “Nemesis” descrive la colonizzazione del primo pianeta fuori dal Sistema Solare e presenta un personaggio con doti assai simili a quelle di A. Daniel Olivaw, della nipote del matematico Wanda, per non parlare del Mulo, il mutante di “L’altra faccia della spirale”. In “Nemesis” (1989) la quindicenne Marlene ha, infatti, doti telepatiche simili alle loro.
    Se in “Preludio alla Fondazione” incontriamo un Hari Seldon giovane, riscopriamo il robot A. Daniel Olivaw nei suoi doppi panni di Eto Demerzel e Chetter Hummin, e la futura moglie robotica del matematico Dors Venabili, il figlio adottivo della coppia Raych e il futuro collaboratore alla Psicostoria Yugo Amaril, in “Fondazione Anno Zero” tutti questi personaggi trovano lo spazio per essere sviluppati e descritti con maggiore profondità psicologica e temporale.
    Nonostante l’ampio numero di anni in cui si dispiega il romanzo, Asimov non rinuncia né al suo amore per le indagini di ispirazione poliziesca, né alle avventure rocambolesche, tra assassini e attentatori vari, creando un romanzo non solo utile al suo progetto narrativo, ma comunque vivace e appassionante, pur con una certa ripetitività, probabilmente segno della poca fiducia dell’autore nella memoria o costanza dei suoi lettori, cui troppo spesso ricorda fatti già narrati in altri libri se non nello stesso che si sta leggendo.
    Nei Cicli dei Robot e dell’Impero le grandi utopie asimoviane sono sviluppo della robotica, i viaggi spaziali, mondi dal clima e dalla criminalità controllata. In “Fondazione Anno Zero”, in un Impero in decadenza, in cui non solo il governo centrale non riesce più a controllare le province esterne, ma addirittura nello stesso pianeta Trantor, sede dell’Imperatore, questo è assassinato, in cui la cupola che regola il clima si va deteriorando, la criminalità cresce, il sogno di Hari Seldon di risolvere con la matematica questa crisi e di preservare la civiltà mediante le Fondazioni costituisce la preconizzazione di un universo utopico, confermando l’ottimismo asimoviano che anche in presenza di situazioni distopiche conserva una visione progressiva dell’umanità

    ha scritto il 

  • 5

    A volte, alcuni autori riescono a far affezionare i lettori ai personaggi dei propri racconti. Ecco, Asimov riesce perfettamente in questo. Dopo le figure di Elijah Baley e di R. Daneel Olivaw, anche ...continua

    A volte, alcuni autori riescono a far affezionare i lettori ai personaggi dei propri racconti. Ecco, Asimov riesce perfettamente in questo. Dopo le figure di Elijah Baley e di R. Daneel Olivaw, anche Hari Seldon è un personaggio al quale ci si affeziona facilmente nella lettura dei due romanzi che lo vedono protagonista, questo e il precedente "Preludio alla Fondazione". Ma anche gli altri elementi della famiglia, la moglie Dors Venabili e il figlio Raych.
    La storia di questo romanzo ha diversi colpi di scena che tengono alta l'attenzione. Fantapolitica, fantascienza, sociologia, psicologia del potere ecc., questo e tanto altro viene concentrato negli anni di vita di Seldon sul pianeta Trantor.
    Forse, l'unica nota debole è il frequente ricapitolare da parte di Asimov di alcuni fatti accaduti come un "nei capitoli precedenti". Solo che questo potrebbe avere senso in caso di riferimenti a fatti accaduti negli altri romanzi (ci sono anche questi comunque), ma qui si parla di eventi accaduti spesso solo poche pagine prima, quindi penso sia difficile che il lettore se ne possa essere già dimenticato! Comunque, nell'insieme questo non intacca l'alta qualità del romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ciclo della Fondazione

    Preludio alla fondazione
    Fondazione anno zero
    L'Orlo della fondazione
    Fondazione e Terra

    Questi quattro libri sono stati scritti da Asimov molti anni dopo la pubblicazione della famosissima "Trilogia ...continua

    Preludio alla fondazione
    Fondazione anno zero
    L'Orlo della fondazione
    Fondazione e Terra

    Questi quattro libri sono stati scritti da Asimov molti anni dopo la pubblicazione della famosissima "Trilogia della Fondazione" e dal punto di vista cronologico sono ambientati due prima e due dopo tale trilogia.

    Si sente la differenza di scrittura, qui abbiamo un Asimov sicuramente più maturo, però le storie raccontate non riescono ovviamente a raggiungere l'originalità data dalla trilogia precedente.

    In ogni caso sono degli importanti corollari, che portano emozioni ai lettori e che dirigono la saga galattica creata da Asimov verso nuovi orizzonti pieni di fascino.

    Peccato che Asimov se ne sia andato, sicuramente avrebbe potuto regalarci anche un magico seguito di "Fondazione e Terra".

    ha scritto il 

  • 5

    Ero talmente entrata nell'ottica della storia galattica (Impero o Fondazione che sia) da sentirmi un po' triste ora che è tutto finito. Anzi, mi sento abbandonata. Leggendo le ultime pagine, praticame ...continua

    Ero talmente entrata nell'ottica della storia galattica (Impero o Fondazione che sia) da sentirmi un po' triste ora che è tutto finito. Anzi, mi sento abbandonata. Leggendo le ultime pagine, praticamente ero con Seldon, in un ufficio vuoto che rimbomba del ricordo di anni di lavoro e secoli di storia futura.
    Confesso di aver pianto, un pochino.

    ha scritto il 

  • 4

    "Credo che a un occhio non allenato questo turbine multicolore sembrerebbe soltanto un guazzabuglio di numeri, figure e forme, ma per me questa è la Psicostoria sbocciata alla vita."

    Trovo che Asimov sia un autore fondamentale per un numero di ragioni talmente grande che, fantascientificamente parlando, neppure i trentamila anni di storia umana necessari per arrivare alle Fondazio ...continua

    Trovo che Asimov sia un autore fondamentale per un numero di ragioni talmente grande che, fantascientificamente parlando, neppure i trentamila anni di storia umana necessari per arrivare alle Fondazioni sarebbero sufficienti a esporle tutte e sviscerarle debitamente. Come è superfluo far notare, è uno scrittore di fantascienza: nei suoi libri ci sono gravitassì (suppongo che la traduzione sia alquanto datata), ascensori a repulsione gravitazionale, ipernavi, robot umanoidi; nei suoi libri, il particolare scientifico è curato al minimo dettaglio. Ma ciò che mi lascia sempre sorpresa e ciò che costituisce il motivo forse principale per cui io ritengo che la mia vita senza le storie di Asimov sarebbe più vuota è che, nei suoi libri, ad essere curata al minimo dettaglio è anche la componente umana.

    Non mi riferisco propriamente ai comportamenti, alle emozioni o ai sentimenti dei singoli, o al modo in cui parlano o gestiscono la loro vita privata -non mi riferisco, in poche parole, al quotidiano. Sarebbe inutile negare che molti personaggi asimoviani mancano di spessore, altri a volte si lanciano in spiegoni che stanno a sentire soltanto loro, quasi tutti spesso tendono a iper-reagire. Non si tratta di figure molto realistiche, ma paradossalmente questo le rende anche più vere. Asimov fa con i suoi umani quel che fa con i suoi robot: ne accentua l'emotività per mostrare la natura dell'animo umano, ne esalta l'ingegno per ridurre la tridimensionalità della mente alle sei facce di un cubo appiattite su un tavolo con il solo scopo di riassemblarle in qualcosa di diverso, per quanto l'impresa sembri impossibile. Entrambe queste operazioni, accidentalmente o volutamente, lo portano sempre a produrre delle storie eccellenti.

    Gli episodi di Fondazione anno zero (benché l'ordine cronologico sia molto importante, le quattro parti in cui il romanzo è diviso possono considerarsi autoconclusive in sé) sono tra le storie più intelligenti che Asimov abbia mai scritto, specialmente il primo e il secondo, che vedono il geniale matematico Hari Seldon alle prese con i problemi che si incontrano nella gestione di un impero di venticinque milioni di mondi -normale amministrazione, insomma. Nel corso di queste avventure Seldon dà prova di un'astuzia e una scaltrezza di cui, basandomi sui miei ricordi di Preludio alla Fondazione, non l'avrei considerato capace. Lo stupore non ha fatto altro che aumentare il piacere e il divertimento che ho provato nel seguire la serie di stratagemmi, trucchi e manipolazioni di cui Seldon si rende, gioco forza, degnissimo artefice.

    Nella terza e nella quarta parte, invece, si fa chiaramente più consistente il fatto emotivo, e neanche qui Asimov si spreca. Non fosse stato per l'indiscutibile impenetrabilità del mio cuoricino -questa frase ha tanti buchi quanti un colabrodo- avrei pianto un paio di volte, e una di queste sarebbe stata per un robot. Esatto, quest'uomo è capace di far piangere la gente per il destino di una macchina. Spero che il mondo si renda conto di cosa questo significhi.
    E a questo proposito, avrei voluto più Demerzel. Quanto mi mancano i vecchi tempi in cui Daneel e Bailey se ne andavano in giro a braccetto a risolvere omicidi su pianeti random, quando ancora c'erano gli Spaziali che vivevano trecento anni e i mondi erano tutt'al più cinquanta.

    Ebbene sì. Asimov mi fa persino diventare nostalgica.

    ha scritto il 

  • 4

    Più denso del precedente (o forse è solo l'apparenza, data da una formattazione del testo diversa) ma altrettanto - se non più - appassionante. Il leitmotiv del primo è riassumibile con la parola "fug ...continua

    Più denso del precedente (o forse è solo l'apparenza, data da una formattazione del testo diversa) ma altrettanto - se non più - appassionante. Il leitmotiv del primo è riassumibile con la parola "fuga"; qui è "minaccia": minaccia che proviene da tutti i gruppi che cospirano contro l'impero e il lavoro portato avanti da Hari Seldon. Quello che mi ha convinto a dare un voto rotondo è stata la sensazione di perdita progressiva: l'impero che va sempre più in rovina, le persone attorno al protagonista che muoiono, Seldon stesso che invecchia. Proprio come la vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Ennesima conferma di aver avuto la fortuna di leggere i libri di questo Maestro della Fantascienza

    Parlando di Asimov e dei suoi libri ho paura di essere ripetitivo. I suoi lavori sono affascinanti. Per me è il maestro più importante della fantascienza. I suoi libri sono scritti in modo eccezionale ...continua

    Parlando di Asimov e dei suoi libri ho paura di essere ripetitivo. I suoi lavori sono affascinanti. Per me è il maestro più importante della fantascienza. I suoi libri sono scritti in modo eccezionale. I loro personaggi sono fantastici. Le trame bellissime. E questo capitolo della saga non fa sicuramente eccezione. Potrei riempire pagine e pagine di elogi per questo maestro della fantascienza.

    ha scritto il 

  • 4

    Fondazione delle Fondazioni

    Diciamo il meno bello dei romanzi del ciclo, và.. Però è superfluo dire che se ne sentiva il bisogno per chiudere il cerchio. Anche se, come sappiamo, "un circolo non ha un capo" heheheheh! "Fondazion ...continua

    Diciamo il meno bello dei romanzi del ciclo, và.. Però è superfluo dire che se ne sentiva il bisogno per chiudere il cerchio. Anche se, come sappiamo, "un circolo non ha un capo" heheheheh! "Fondazione anno zero" serve a capire molte cose. È evidente che su molti passaggi l'autore scorre frettoloso, e credo che, specialmente questo libro, debba essere letto alla luce degli altri sei, o perlomeno del Preludio alla Fondazione. Mi è piaciuta molto la parte centrale, che presenta un paio di colpi di scena stupefacenti, e il piccolo giallo riguardo alla "morte alla limonata", col suo tragico epilogo, vale da sè il romanzo. Si avverte una certa fretta e il rifiuto di approfondire molti personaggi che avrei voluto conoscere meglio, ad essere sincero. Anche appunto il rapporto tra Seldon e Dors. Resta comunque un'opera imponente, che mi ha folgorato, e solo provare a raccontare la trama a qualcuno che non la sappia già, risulta assai complesso, e si ha la sensazione chiara di quanto maestosa sia la storia di questo ciclo di romanzi.

    ha scritto il 

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