Frankenstein

ossia il moderno Prometeo

Di

Editore: Mondadori (Oscar classici)

4.0
(8627)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Coreano , Greco , Svedese , Olandese , Ceco , Galego

Isbn-10: 8804508450 | Isbn-13: 9788804508458 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Caretti , Chiara Zanolli ; Contributi: Muriel Spark

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
L'angosciante storia di uno studente che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. L'opera più celebre della Shelley (1797-1851).


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  • 3

    Come sanno anche i sassi, Mary Shelley scrisse Frankenstein quando aveva solo diciannove anni. Anche Foscolo, quando aveva la sua età, scriveva opere destinate a passare alla storia. Ne parlammo a lez ...continua

    Come sanno anche i sassi, Mary Shelley scrisse Frankenstein quando aveva solo diciannove anni. Anche Foscolo, quando aveva la sua età, scriveva opere destinate a passare alla storia. Ne parlammo a lezione con la mia insegnante di lettere. Chiese quanti di noi all'epoca avessero la stessa età - io e un altro ragazzo - e ci ricordò ancora quanto Foscolo fosse precoce e geniale. L'altro diciannovenne interruppe la sviolinata.
    "Io ho diciannove anni" Disse "E monto teloni."
    La prof. convenne che una poesia, a differenza di un telone, non ripara dal sole.

    Come la prof. non voleva sminuire il lavoro del mio compagno, io non voglio sminuire il lavoro di Mary Shelley. Scrivere un classico a quell'età non è un'impresa da tutti, affatto. Ma alla fine della lettura di Frankenstein - anzi, della rilettura - sono giunta alla conclusione che sia proprio l'inesperienza dell'autrice ad aver impedito al romanzo di far breccia nel mio cuore.
    La storia del Prometeo moderno e del mostro richiede da parte del lettore una notevole sospensione dell'incredulità. Il lettore o accetta di credere che si possa ricreare la vita dalla materia morta oppure non legge il libro. Semplice. La sospensione dell'incredulità però non può essere, ehm, un telone per ricoprire ogni singola mancanza, buco della trama o situazione implausibile, che qui abbondano. Il lettore è come se venisse in continuazione catapultato fuori dalla storia per porsi delle domande che non dovrebbe assolutamente porsi: come fa il narratore (un inutile capitano a cui Frankenstein racconta la sua storia) a riportare con tale dovizia di particolari quello che gli viene riferito? Come fa il mostro a parlare come un nobile dell'Ottocento? Come fa il mostro a risalire all'identità di Victor da un pugno di pagine del suo diario personale? Come mai nessuno nota un gigante di circa otto piedi? E così via. Potrei essere più indulgente, lo riconosco, se solo Mary Shelley non mi avesse messo a dura prova con una narrazione molto lenta e un po' troppo puntuale nel descrivere i paesaggi dove la storia è ambientata.
    So anche che molti, se non tutti, dei difetti sopracitati non sono davvero colpa dell'autrice: nel 1818 i romanzi si scrivevano così, con le cornici snervanti, i personaggi che avevano tutti la stessa voce, e un pubblico molto meno intransigente sulla sospensione di incredulità. Ma insomma, voi accetereste con un sorriso un telone bucato, anche se il suo design fosse splendido?

    ha scritto il 

  • 5

    "Ahimè! Perché l'uomo si vanta di una sensibilità superiore rispetto agli animali? Questo li rende solo degli esseri con più necessità. Se i nostri impulsi fossero limitati a mangiare, bere, desiderare, saremmo quasi liberi, ma..."

    "...noi siamo mossi da ogni vento che soffia e da una parola casuale o da una scena che quella parola trasmette. Dormiamo; un sogno ha il potere di avvelenare il sonno. Ci alziamo; un pensiero vagante ...continua

    "...noi siamo mossi da ogni vento che soffia e da una parola casuale o da una scena che quella parola trasmette. Dormiamo; un sogno ha il potere di avvelenare il sonno. Ci alziamo; un pensiero vagante contamina il giorno. Sentiamo, comprendiamo, o ragioniamo; ridiamo o piangiamo, accettiamo con amore il dolore o gettiamo via i nostri affanni; è lo stesso: perché, che sia gioia o sofferenza, il sentiero della sua partenza è ancora libero. Lo ieri dell'uomo non potrà mai essere come il suo domani; niente può durare, tranne la mobilità."

    Che libro maestoso, straziante, intenso!
    Una forte riflessione sui limiti della scienza e dello stesso uomo, che quando cerca di sostituirsi del tutto a Dio o alla Natura non può che creare orrori e seminare distruzione.
    Io ho sempre amato tantissimo il periodo romantico, e questo romanzo lo rispecchia in pieno: l'ardore giovanile, l'attrazione per l'esotico e per il viaggio, il brivido dell'orrido e dell'oscuro, l'emozione Sublime provata di fronte alla magnificenza della natura... Come non rivedersi in tutto questo?
    Già dall'introduzione si ha la possibilità di entrare appieno nell'atmosfera del testo, immersi come si è nei paesaggi dei ghiacci polari. La narrazione in prima persona permette di immedesimarsi al massimo grado nel protagonista, ma anche (grazie al suo breve discorso diretto e al racconto della sua storia) nello stesso Mostro, e di provare uguale pietà per il creatore e la creatura, per la vittima e per il carnefice.
    Erano ben quattro anni che aspettavo il momento adatto per leggerlo, e sono contentissima di averlo fatto ora! Lettura consigliata a chiunque.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi ha veramente sorpreso... Me lo aspettavo completamente diverso: segno che la cinematografia ha, ormai, rovinato il vero messaggio del romanzo. Ricordo che durante la lettura non sapevo da che parte ...continua

    Mi ha veramente sorpreso... Me lo aspettavo completamente diverso: segno che la cinematografia ha, ormai, rovinato il vero messaggio del romanzo. Ricordo che durante la lettura non sapevo da che parte schierarmi, se da quella del mostro o da quella di Victor: può la crudeltà essere giustificata dal disprezzo umano? I momenti di confessione del mostro erano, a tratti, commoventi: l'immedesimazione dava i brividi... vedersi rifiutato e disprezzato da tutto e da tutti... era difficile biasimare le sue azioni successive! Ma, allo stesso tempo, il dolore provato da Victor, impotente di fronte alla morte, il quale aveva solo perseguito il sapere e la conoscenza, senza minimamente immaginarne le conseguenze...

    ha scritto il 

  • 4

    Che sorpresa, questo Frankenstein!

    Come Dracula, è un libro che è stato del tutto "rimescolato" dal cinema: oltre al "mostro" c'è di più. Oltre ai fulmini e al laboratorio, c'è di più. Credo sia un tipico "classico moderno", che per ta ...continua

    Come Dracula, è un libro che è stato del tutto "rimescolato" dal cinema: oltre al "mostro" c'è di più. Oltre ai fulmini e al laboratorio, c'è di più. Credo sia un tipico "classico moderno", che per tantissimi concetti andrebbe riletto da tutti oggi: si capisce che l'autrice era contraria agli esperimenti alla Frankenstein e ne mostra i lati oscuri; è interessante come mescola scienza e religione, come "inzuppa" tutta la vicenda in un sentimento di Romanticismo vividissimo. La natura, con le sue forze e le sue turbolenze, è descritta con efficacia visiva, le emozioni analizzate con attenzione, e alla fine ti chiedi: c'è più umano nel mostruoso o mostruoso nell'umano?
    Bella lettura, bella scoperta (sì ok, dovete portare pazienza per lo stile, molto molto molto ottocentesco).

    ha scritto il 

  • 3

    Devo dividere questa recensione in due parti.
    La prima, riguarda lo stile narrativo che, pur risentendo un po' del tempo passato, è comunque ineccepibile, davvero bello e di un'eleganza rara.
    La secon ...continua

    Devo dividere questa recensione in due parti.
    La prima, riguarda lo stile narrativo che, pur risentendo un po' del tempo passato, è comunque ineccepibile, davvero bello e di un'eleganza rara.
    La seconda, ahimè, riguarda la storia in sé e per sé, che io onestamente credevo più 'dark'. Obiettivamente, vedo solo personaggi che sanno piangersi addosso. Abbiamo un Victor Frankenstein che non fa che ripetere ossessivamente - stancando, alla fine - quanto lui odi la sua creatura, quanto si senta in colpa per tutto, e altro ancora.
    Poi abbiamo la Creatura che, pur con tutte le attenuanti (abbandonato, odiato dal suo creatore e da tutti, lasciato solo a maturare una propria coscienza), è logorroico e ripetitivo.
    Mi spiace dire che mi aspettavo qualcosa di meglio, da un Classico tanto decantato negli anni. Invece, pur apprezzandone lo stile - su cui non si può dire nulla - non posso altrettanto apprezzare i personaggi, resi odiosi da questo eccessivo tornare, e ritornare, sugli stessi logori problemi esistenziali.
    Un po' va bene, insomma, ma il troppo stroppia.
    Un vero peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Se si è disposti a sopportare qualche espressione d’altri tempi e una visione del mondo poetica e disinicantata, Frankenstein si rivela una storia davvero inquitante e piena di spunti di riflessione. ...continua

    Se si è disposti a sopportare qualche espressione d’altri tempi e una visione del mondo poetica e disinicantata, Frankenstein si rivela una storia davvero inquitante e piena di spunti di riflessione.

    ha scritto il 

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