Frankenstein ovvero il moderno Prometeo

Di

Editore: Studio Tesi

4.0
(8704)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Coreano , Greco , Svedese , Olandese , Ceco , Galego

Isbn-10: 8876924426 | Isbn-13: 9788876924422 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nella mostruosa creatura a cui uno scienziato dona la vita si riflette come inun gioco di specchi un fitto intreccio simbolico: l'ambiguità dell'atto dellacreazione, la ribellione della creatura verso chi l'ha generata, il diversoche ci somiglia, l'orrore dell'"altro" che prende vita dall'inanimato. Frankestein è tutto questo e altro ancora, ma soprattutto annuncia un genere letterario che deve ancora nascere. La modernizzazione del tema faustiano è l'animadi questo romanzo che ritrae compiutamente la duplice natura dell'individuo eil suo conflitto con una società che ormai vive dentro la scienza.
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  • 0

    Che meraviglia! Un libro tutto giocato su saliscendi emotivi, paesaggi bucolici e atmosfere gotiche, picchi paradisiaci e infernali abissi che mai posano piede nell'umile, e limbica, realtà.
    La morsa ...continua

    Che meraviglia! Un libro tutto giocato su saliscendi emotivi, paesaggi bucolici e atmosfere gotiche, picchi paradisiaci e infernali abissi che mai posano piede nell'umile, e limbica, realtà.
    La morsa di un lessico tanto caro al più puro stile romantico non lascia la sua presa mai: nessun rigo ne è esente...volente o nolente, si è trasportati nel vortice della "tempesta e dell'istinto".
    E che importa se certi passi narrativi sono più che opinabili; che importa se certe scelte sono così stereotipe da suscitare un sorriso (in fondo, è da libri come questo che nacque il mito romantico); quel che importa - il tema dominante - è la volontà di dare adito alla voglia di una vita vissuta con inappellabile, e quasi dolorosa, intensità.
    Ahhh, che meraviglia!!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha preso particolarmente. La storia di Frankenstein e della sua creatura mi è piaciuta, avvicente e stimolante (se l'armonia della narrazione non fosse stata interrotta da tutte quelle storiell ...continua

    Non mi ha preso particolarmente. La storia di Frankenstein e della sua creatura mi è piaciuta, avvicente e stimolante (se l'armonia della narrazione non fosse stata interrotta da tutte quelle storielle derivate l'avrei preferito). Ho trovato invece insopportabile il tono della narrazione, in particolare i dialoghi alla Mulino Bianco: capisco fosse il periodo in cui si scriveva e parlava così, però mi suonano troppo calcati e artificiosi.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante la lettura odierna di questo libro sia logicamente diversa da quella fatta da un lettore del secolo nel quale fu scritto Frankenstein, si riconosce senza difficoltà la bravura dell'autrice. ...continua

    Nonostante la lettura odierna di questo libro sia logicamente diversa da quella fatta da un lettore del secolo nel quale fu scritto Frankenstein, si riconosce senza difficoltà la bravura dell'autrice.
    Sia per la parte introspettiva nei personaggi; sia per la costruzione della storia non banale e articolata; e sia per il ritmo narrativo (forse in alcune parti eccessivamente) romantico (e un po' teatrale).
    Ovviamente era un altro modo di scrivere, che oggi potrebbe non piacere e annoiare. Sicuramente un classico della letteratura gotica da leggere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    www.scaffalivirtuali.altervista.org

    É certamente particolare il modo, quasi scherzoso, in cui quest'opera così famosa è nata, ed è altrettanto particolare leggerla duecento anni dopo la sua pubblicazione. Nell'immaginario collettivo, in ...continua

    É certamente particolare il modo, quasi scherzoso, in cui quest'opera così famosa è nata, ed è altrettanto particolare leggerla duecento anni dopo la sua pubblicazione. Nell'immaginario collettivo, influenzato anche da decine di film, si hanno visioni molto diverse della creatura di Frankenstein, spesso citata come mostro. Lo stesso Frankenstein viene spesso rappresentato come uno scienziato pazzo, quando in realtà semplicemente vive, per un terzo circa del libro, il sogno di creare la vita dal nulla, passando i restanti due terzi del libro a pentirsene. Frankenstein è una persona molto istruita, determinata, uno scienziato che sogna di creare qualcosa di epico, che lo renderà famoso nei secoli futuri. Non si interroga sulla correttezza etica dei suoi esperimenti e alla fine è sopraffatto dalla sua stessa creatura, che ripudia fin dal primo istante. La creatura è piena di umanità, ma il suo aspetto la rende odiata da tutti e ben presto questo affetto si trasforma in rabbia violenta. Cosa manca alla creatura? Se lo chiede e trova anche la risposta: una donna del suo stesso tipo. Ma è Frankenstein disposto a creargliela? Le minacce del mostro gli lasciano scampo? É troppo tardi per avere un ripensamento mettendoci quell'etica che è mancata in precedenza? La storia appassiona ed è abbastanza diversa da ciò che se ne apprende dai film per grande e piccolo schermo, anche se a tratti vi sono delle descrizioni troppo prolisse, come spesso accade per la narrativa dell'epoca. Però resta un bel libro, ed è facile capire perché sia diventato immortale, più della stessa creatura di cui parla.

    ha scritto il 

  • 3

    Lame!

    I was really exciting to start this book but I can't say to have enjoyed if not for 30/40 pages at half way. I consider it a well written book, but, in my opinion, too often is given priority to the ' ...continua

    I was really exciting to start this book but I can't say to have enjoyed if not for 30/40 pages at half way. I consider it a well written book, but, in my opinion, too often is given priority to the 'poetry' rather than the actual story. It is a book from another era, obviously; it is not my favourite kind.

    ha scritto il 

  • 3

    mi è piaciuto: secondo me è da leggere anche solo per capire quanto la società manipola le informazioni a proprio piacimentoperchè ha chiamato il mostro frankestein? ????

    ha scritto il 

  • 3

    Come sanno anche i sassi, Mary Shelley scrisse Frankenstein quando aveva solo diciannove anni. Anche Foscolo, quando aveva la sua età, scriveva opere destinate a passare alla storia. Ne parlammo a lez ...continua

    Come sanno anche i sassi, Mary Shelley scrisse Frankenstein quando aveva solo diciannove anni. Anche Foscolo, quando aveva la sua età, scriveva opere destinate a passare alla storia. Ne parlammo a lezione con la mia insegnante di lettere. Chiese quanti di noi all'epoca avessero la stessa età - io e un altro ragazzo - e ci ricordò ancora quanto Foscolo fosse precoce e geniale. L'altro diciannovenne interruppe la sviolinata.
    "Io ho diciannove anni" Disse "E monto teloni."
    La prof. convenne che una poesia, a differenza di un telone, non ripara dal sole.

    Come la prof. non voleva sminuire il lavoro del mio compagno, io non voglio sminuire il lavoro di Mary Shelley. Scrivere un classico a quell'età non è un'impresa da tutti, affatto. Ma alla fine della lettura di Frankenstein - anzi, della rilettura - sono giunta alla conclusione che sia proprio l'inesperienza dell'autrice ad aver impedito al romanzo di far breccia nel mio cuore.
    La storia del Prometeo moderno e del mostro richiede da parte del lettore una notevole sospensione dell'incredulità. Il lettore o accetta di credere che si possa ricreare la vita dalla materia morta oppure non legge il libro. Semplice. La sospensione dell'incredulità però non può essere, ehm, un telone per ricoprire ogni singola mancanza, buco della trama o situazione implausibile, che qui abbondano. Il lettore è come se venisse in continuazione catapultato fuori dalla storia per porsi delle domande che non dovrebbe assolutamente porsi: come fa il narratore (un inutile capitano a cui Frankenstein racconta la sua storia) a riportare con tale dovizia di particolari quello che gli viene riferito? Come fa il mostro a parlare come un nobile dell'Ottocento? Come fa il mostro a risalire all'identità di Victor da un pugno di pagine del suo diario personale? Come mai nessuno nota un gigante di circa otto piedi? E così via. Potrei essere più indulgente, lo riconosco, se solo Mary Shelley non mi avesse messo a dura prova con una narrazione molto lenta e un po' troppo puntuale nel descrivere i paesaggi dove la storia è ambientata.
    So anche che molti, se non tutti, dei difetti sopracitati non sono davvero colpa dell'autrice: nel 1818 i romanzi si scrivevano così, con le cornici snervanti, i personaggi che avevano tutti la stessa voce, e un pubblico molto meno intransigente sulla sospensione di incredulità. Ma insomma, voi accetereste con un sorriso un telone bucato, anche se il suo design fosse splendido?

    ha scritto il 

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