Freedom

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Publisher: HarperCollins Publishers

4.0
(3112)

Language: English | Number of Pages: 570 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Dutch , German , Italian , Portuguese , French , Danish , Catalan , Spanish

Isbn-10: 0007269757 | Isbn-13: 9780007269754 | Publish date: 

Also available as: Audio CD , Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Political

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Book Description
The new novel from the author of The Corrections. Patty and Walter Berglund were the new pioneers of old St. Paul - the gentrifiers, the hands-on parents, the avant-garde of the Whole Foods generation. Patty was the ideal sort of neighbour who could tell you where to recycle your batteries and how to get the local cops to actually do their job. She was an enviably perfect mother and the wife of Walter's dreams. Together with Walter - environmental lawyer, commuter cyclist, family man - she was doing her small part to build a better world. But now, in the new millennium, the Berglunds have become a mystery. Why has their teenage son moved in with the aggressively Republican family next door? Why has Walter taken a job working with Big Coal? What exactly is Richard Katz - outre rocker and Walter's old college friend and rival - still doing in the picture? Most of all, what has happened to poor Patty? Why has the bright star of Barrier Street become "a very different kind of neighbour," an implacable Fury coming unhinged before the street's attentive eyes? In his first novel since The Corrections, Jonathan Franzen has given us an epic of contemporary love and marriage.
Freedom comically and tragically captures the temptations and burdens of too much liberty: the thrills of teenage lust, the shaken compromises of middle age, the wages of suburban sprawl, the heavy weight of empire. In charting the mistakes and joys of Freedom's intensely realized characters, as they struggle to learn how to live in an ever more confusing world, Franzen has produced an indelible and deeply moving portrait of our time.
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  • 5

    sì sì sì sì sì

    Non riesco a smettere di pensarci, che meravigliosa esperienza questa "Libertà", attraverso la storia di Patty e Walter si entra in un universo dalle mille sfaccettature, insomma si potrebbe parlare p ...continue

    Non riesco a smettere di pensarci, che meravigliosa esperienza questa "Libertà", attraverso la storia di Patty e Walter si entra in un universo dalle mille sfaccettature, insomma si potrebbe parlare per ore del concetto di libertà, del messaggio che l'autore ha voluto dare (sempre se l'ha dato).
    Non so se mi sarà mai chiaro il concetto di Libertà che Franzen vuole trasmettere nel suo libro, quello che so è che pochi come lui riescono a descrivere noi miseri, patetici e teneri abitanti di quest'epoca. Un romanzo importante, una conferma ulteriore del talento di Franzen. Detto questo vado a cercarmi un buon psicoterapeuta, grazie J.

    said on 

  • 3

    Libertà e la metafora della famiglia borghese progressista

    Il libro scorre agevolmente ma di questa "Libertà" non sono sicuro di aver compreso molto.

    ”Tutto gira intorno allo stesso problema, le libertà personali, disse Walter. – La gente è venuta in questo ...continue

    Il libro scorre agevolmente ma di questa "Libertà" non sono sicuro di aver compreso molto.

    ”Tutto gira intorno allo stesso problema, le libertà personali, disse Walter. – La gente è venuta in questo paese per cercare soldi o libertà. Se non hai soldi, ti aggrappi ancora più rabbiosamente alle tue libertà. Anche se il fumo ti uccide, anche se non puoi permetterti di nutrire i tuoi figli, anche se i tuoi figli vengono ammazzati da un pazzo armato di fucile d’assalto. Sarai anche povero, ma l’unica cosa che nessuno ti potrà mai togliere è la libertà di sputtanarti la vita come ti pare e piace.” (p. 395)

    "La personalità incline al sogno di una libertà senza limiti è anche propensa, nel caso in cui il sogno si infranga, alla misantropia e alla rabbia" (p. 490)

    E' qui il nocciolo? La libertà personale della classe media (progressista), la scoperta degli inevitabili limiti della stessa, la disillusione e la conseguente rabbia? O c'è dell'altro? Ad ogni modo, non lo trovo un romanzo così riuscito come si dice.

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  • 5

    Non so perché mi aspettavo un mattone invece è stata una lettura molto piacevole nonostante la "pesantezza" dei temi: libertà dell'individuo, scelte familiari, depressione, figli, ambiente... Capisco ...continue

    Non so perché mi aspettavo un mattone invece è stata una lettura molto piacevole nonostante la "pesantezza" dei temi: libertà dell'individuo, scelte familiari, depressione, figli, ambiente... Capisco perché Franzen venga considerato uno dei migliori scrittori contemporanei.

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  • 3

    Poderosi romanzi - 01 nov 16

    Chissà perché, le mie amiche libropeute consigliano questo ponderoso libro per chi soffre di tinnito. Che non è una malattia del vino, ma quella specie di fischio di sottofondo che si manifesta in fon ...continue

    Chissà perché, le mie amiche libropeute consigliano questo ponderoso libro per chi soffre di tinnito. Che non è una malattia del vino, ma quella specie di fischio di sottofondo che si manifesta in fondo all’orecchio, alterando la percezione uditiva. A volte, provocando dei veri e propri fastidi dell’attenzione, nonché, può capitare, anche sensazioni di sordità selettiva (gli acufeni coprono e si sostituiscono ad alcuni suoni, rendendo il portatore sano di questa malattia impermeabili ad alcune sollecitazioni uditive). Certo, ne soffre il nostro Richard, uno dei protagonisti del ponderoso romanzo di Franzen. Ma mi sembra una scusa quanto meno labile, e poco in linea con un romanzo che, in linea generale, non mi è particolarmente piaciuto. Anche se, per la scrittura e per alcune parti di testo e contesto, non posso portarlo sotto la soglia della sufficienza. Il primo elemento meta testuale che rilevo, dalla prima riga del testo, è che uno dei protagonisti principali si chiama Walter Berglund. No comment. Ricordo solo che il padre di Franzen è di origini svedesi. Ed è probabile, come spesso accade, che ci sia molta meta-autobiografia nel libro (come in quasi tutti i libri). Dove vediamo ancora una volta Franzen alle prese con una saga familiare a più voci (rimando a “Le correzioni” per chi lo avesse letto e gradito, non come a me che non è che sia piaciuto gran che). Proprio perché si parla di ambiti familiari, inoltre, consiglierei il libro come manuale terapeutico so come (non) si devono educare i figli e su come si dovrebbe avere un rapporto con loro. Riprendo anche l’aggettivo ponderoso sopra utilizzato, che questo è un libro di oltre 600 pagine, che il buon critico americano James Wood etichetta come appartenente al genere di “realismo isterico”. Una scrittura prolissa, come molte digressioni dalla trama principale, nonché inserti nella vita reale. Questo infatti fa Franzen, narrandoci la storia della famiglia Berglund, saltabeccando avanti ed indietro nella saga familiare sia della radice “Walter”, sia dei rami Emerson, quelli della moglie Patty. Mescolando narrazione, finta autobiografia e capitoli incentrati sui vari personaggi, quasi fossero delle storie autosostenentesi. Con l’intento di dare uno spaccato di vita americana, magari prendendo anche in giro alcuni elementi maniacali della vita d’Oltreoceano: puritanesimo pruriginoso, ambientalismo, musica e successo. Il tutto come detto seguendo le vicende della famiglia Berglund, composta da Walter (il padre), Patty (la madre), Joey e Jessica (i figli). Con l’aggiunta di Richard (l’amico musicista) e di Lalitha (factotum dell’ambientalismo). La meno trattata nella lunga narrazione è Jessica, mai intervenuta in prima persona, sempre brava a scuola, vicina idealmente alle aspirazioni ambientaliste paterne, ma sempre a supporto della madre. Joey, invece, è ben presente, con la sua lunga parabola tipicamente americana. Si innamora della sedicenne vicina di casa andandoci a vivere e scatenando la crisi familiari che andrà a ridefinire gli spazi di ognuno. Avrà una lunga storia di vicinanza ed allontanamento con Connie, fino a sposarla segretamente, farà immeritatamente soldi a palate, svilupperà un’anima repubblicana in contrasto con il “sanderismo” del padre. E sarà eletto da Patty suo confidente primario, anche non volendolo essere. Ma alla fine, tutto torna nel flusso normale delle cose, con Joey e Connie che si avvieranno verso la seconda decade del millennio fiduciosi e danarosi. Lalitha entra per un breve periodo nella storia, entusiasta dell’ambientalismo di Walter, coinvolta con lui nella costruzione di una grande riserva per la “dendroica coronata”, un uccello nativo americano a rischio estinzione. I due dovranno fare compromessi con le industrie carbonifere per raggiungere il loro scopo, compromessi che Walter non regge per lo stress di avere un rapporto sempre più deteriorata con Patty e un’attrazione sempre maggiore verso Lalitha. Purtroppo, nel momento del culmine della loro felicità (comunque apparente) Lalitha avrà la peggio, e ci vorranno 6 anni per Walter per elaborarlo. Richard è l’amico musicista di Walter, suo compagno di università, quello che scopa come un riccio e suona come Eric Clapton (e non viceversa). Richard che presenta Patty a Walter, Richard che ha quasi un rapporto omo con Walter, venerandolo come più intelligente, e decidendo prima di non toccare Patty quando da ventenni ne avrebbe l’occasione. Poi, venti anni dopo, quando anche il successo gli arride, decidendo invece di fare quel passo, e scatenando tutta la serie di avvenimenti che portano alla separazione tra Patty e Walter, alla sua convivenza con Patty, al loro lasciarsi. Fino a perderlo nelle nebbie del New Jersey. Inciso: Richard è quello che soffre di tinnito, avendo abusato dei suoni musicali quando era leader della mitica band “Walnut Surprise”. Walter è quello che a me piace di meno. Non per il suo impegno ambientalista. Ma perché è sempre irrisolto. Impiega mesi e mesi per dichiararsi a Patty, non affronta mai il proprio antagonismo verso Richard, non prende posizione sulla vicenda Joey, si piega a compromessi sapendo bene a cosa va incontro, per poi scagliarsi come un toro nel momento che la pressione lo sommerge. Soprattutto quando capisce che Patty ha molte più facce di quelle che pensava, che potrebbe averlo scelto proprio non riuscendo ad andare a letto con Richard. E non ha neanche la forza, se non veramente costretto, di dichiararsi e di avere un rapporto felice con Lalitha. Inoltre non sembra capire nessuna delle persone a lui intorno, chiudendo le orecchie a qualsiasi discorso lo metta in difficoltà. Solo quando capirà (implicitamente) che deve anche ascoltare, potrà perdonare tutti e, forse, avviarsi ad una vecchiaia più serena. Patty è il motore primo di tutta la storia, che lei si oppone agli amori di Joey scatenando la prima tempesta. Poi è lei che ripercorre la sua vita, i motivi e le mosse per cui scelse Walter e non Richard. L’idea che amare Walter sia anche comprendere le sue debolezze (cosa che Walter non capirà mai). Il ritorno di fiamma verso Richard, la delusione, il difficile rapporto con la ricca famiglia Emerson, e con i suoi squinternati fratelli. Al solito, sono sempre perplesso quando vedo un maschio cercare di calarsi a fondo in un personaggio femminile. E ritengo che Franzen ne abbia leggermente abusato, tanto che scatenò a suo tempo fior di polemiche. Tuttavia complessa viene rappresentata la vita di Patty, complessi i suoi sentimenti, incomprensibile il suo imperituro amore per Walter. Bene, ho cercato di dare i caratteri primari che mi ha rimandato questa storia, senza entrare nel dubbio di fondo che mi attanaglia dalle prime righe: libertà? Ma quale? Certo non ne capisco il senso in queste 600 pagine, forse dovrei fare un salto logico. Libertà di amare, di fare sesso, di fare soldi, di vivere nella natura, di suonare, di fregarsene di tutto e di tutti. Potrei continuare per pagine, ma non ne capisco bene il suono (ricordate Jacopo Ortis e la sua ricerca di libertà così cara). Certo è un romanzo di relazioni, e le relazioni si fondano sul grado di indipendenza che riescono a creare reciprocamente. Tant’è che più che libertà, qui vedrei meglio il titolo “Vincoli”. Cioè tutti quei legami (consci ed inconsci) che negano di fatto la nostra libertà. Tuttavia, ho parlato troppo di questo libro e di questo autore. Vediamo se qualcuno riesce anche a farmi capire meglio qualcosa di lui e di questo scritto.

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  • 4

    Muy interesante

    Titular en letras mayúsculas ; "JONATHAN FRANZEN, EL NUEVO GRAN ESCRITOR NORTEAMERICANO". Uno siempre cae en el deseo de leer lo que haya escrito aquél al que le cuelgan la coletilla; "EL NUEVO GRAN E ...continue

    Titular en letras mayúsculas ; "JONATHAN FRANZEN, EL NUEVO GRAN ESCRITOR NORTEAMERICANO". Uno siempre cae en el deseo de leer lo que haya escrito aquél al que le cuelgan la coletilla; "EL NUEVO GRAN ESCRITOR NORTEAMERICANO", y revivir a Hemingway, Kerouac, Steinbeck...etc. Este año he caído en la novela de Franzen y en la de Garth Risk Hallberg, dos jóvenes promesas de la literatura yankee que no me han decepcionado para nada.

    Centrándome en "Libertad" de Franzen, me ha parecido un libro turbador, inquietante y sobre todo interesante. La historia de una familia de clase media norteamericana durante tres generaciones en la que cada uno de los personajes está, si cabe, más desquiciado que el otro. No es una novela que dote a sus protagonistas y secundarios de emotividad ni sentimentalismos, a diferencia de los grandes escritores americanos predecesores ( o al menos yo lo percibo así), sino que todos ellos se mueven bombardeados por todas las presiones de hoy en día; el medio ambiente, la religión, Oriente medio, los medios de comunicación, apple etc...Es imposible no sentirse identificado con nada que afecte a los Berglund o su entorno porque sufren situaciones parecidas a las que sufrimos todos por vivir en este tiempo.

    Respecto a que la gente critica el final feliz de la novela, he de decir que me ha parecido un final perfecto...Recorriendo tantas páginas de insatisfacciones y frustraciones, la gente tiene derecho a ser feliz y a rehacer su vida, lo que hace que el final sea genial para la desazón que experimentas a través de las páginas de "Libertad" (Eso es, entre comillas).

    Un buen libro, sin duda alguna.

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  • 5

    un titolo che non vale una cippa per un romanzo grandioso, quasi al pari de "Le correzioni". Cosa aspettarsi da uno che ha come hobby il birdwatching? In teoria niente di niente, al limite una noiosis ...continue

    un titolo che non vale una cippa per un romanzo grandioso, quasi al pari de "Le correzioni". Cosa aspettarsi da uno che ha come hobby il birdwatching? In teoria niente di niente, al limite una noiosissima gita alla ricerca del picchio di stocazzo, e invece questo tizio sa scrivere, eccome.

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/07/24/liberta-jonathan-franzen/

    “Ed ecco una grave mancanza di Walter: non riuscire ad accettare che Joey fosse diverso da lui. Se Joey fosse stato timido e di ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/07/24/liberta-jonathan-franzen/

    “Ed ecco una grave mancanza di Walter: non riuscire ad accettare che Joey fosse diverso da lui. Se Joey fosse stato timido e diffidente con le ragazze, se Joey si fosse trovato a suo agio nel ruolo del bambino, se Joey avesse voluto un padre che gli insegnava tante cose, se Joey fosse stato irrimediabilmente onesto, se Joey si fosse schierato dalla parte dei diseredati, se Joey avesse amato la natura, se Joey fosse stato indifferente ai soldi, lui e Walter sarebbero andati d’amore e d’accordo. Ma Joey, fin dall’infanzia, si era rivelato più simile a Richard Katz - cool per natura, rude e sicuro di sé, concentrato sui propri obiettivi, indifferente alla morale, intrepido con le ragazze - e così Walter aveva deposto ai piedi di Patty ogni frustrazione e delusione nei confronti del figlio, come se fosse lei la colpevole di tutto. Era da quindi anni che la implorava di appoggiarlo nei suoi tentativi di mettere in riga Joey, di aiutarlo a far valere la proibizione domestica di videogiochi, tv in eccesso e musica degradante per donne, ma Patty non poteva fare a meno di amare Joey così com’era.”
    (Jonathan Franzen, “Libertà”, ed. Einaudi)

    Walter e Patty sembrano incarnare il modello perfetto di una coppia colta, educata, benestante, progressista, esponenti di una classe medio-alta e soprattutto del mito della libertà statunitense. Sotto questa patina dorata, però, si nasconde tutt’altro. Le loro teorie si scontrano con la cruda realtà, in particolare quando il concetto di libertà è declinato dai figli Jessica e Joey. Quest’ultimo, poi, se ne va a vivere in casa dell’insopportabile vicino di casa, avvinto dall’amore per Carol. Inoltre, a dispetto delle idee democratiche di Walter, Joey ben presto diventa un fervente repubblicano che per giunta lavora per un’ambigua società che specula sulla guerra in Iraq. Per conto suo Walter, animalista, ambientalista, finisce sui giornali perché coinvolto in altrettanto oscuri legami con una società del carbone che sta disboscando un’intera zona con la scusa di creare una riserva faunistica.
    Ambientato a cavallo tra la fine del ventesimo secolo e i primi anni 2000, “Libertà” non tratta solamente della famiglia Berglund, attorno alla quale pure ruota il tutto, bensì anche di temi più generali che inducono a riflettere su come, nel quotidiano ma anche nel macroscopico, quella parola, libertà, sia tanto bella quanto difficile da attuare, in un mondo globalizzato nel quale le decisioni individuali debbono (dovrebbero) tenere conto di quali conseguenze possono avere o almeno di cosa c’è dietro ciò che consumiamo, usiamo.
    Franzen è abile nel ricamare una trama di oltre seicento pagine senza che vi siano grandi momenti di stanca, alternando i registri, ma sempre con una vena ironica che rende scorrevole la lettura e ci fa appassionare alle beghe sentimentali di Walter, Patty, Jessica, Joey e di Richard, il cantante rock amico intimo di Walter, così diverso da lui, così legato eppure anch’egli “vittima” di una maldestra attuazione della parola libertà. Insomma il punto cruciale di tutto il romanzo è la domanda: ammesso e non concesso che si sia liberi di agire, come dobbiamo agire per assecondare la nostra brama di libertà senza ledere gli altri?

    “Non sapeva cosa fare, non sapeva come vivere. Ogni novità che incontrava nella vita lo spingeva in una direzione che lo convinceva in pieno, ma poi spuntava un’altra novità che lo spingeva nella direzione opposta, anch’essa in apparenza giusta. Non esisteva un filo conduttore: si sentiva una pallina da flipper puramente reattiva, in un gioco il cui unico obiettivo era rimanere in vita per il semplice gusto di farlo. Buttare via il proprio matrimonio per seguire Lalitha gli era parso irresistibile, finché non si era visto nei panni del collega più anziano di Jessica, un altro maschio bianco americano iperconsumista che si sentiva in diritto di possedere di più e di più e di più: finché non aveva visto l’imperialismo sentimentale insito nell’innamorarsi di un’asiatica giovane e fresca dopo aver esaurito le riserve domestiche. Lo stesso valeva per la rotta che aveva tracciato negli ultimi due anni e mezzo con la Fondazione, convinto della validità dei propri argomenti e della bontà della propria missione, per poi scoprire, quella mattina a Charleston, di aver commesso solo tremendi errori. E lo stesso valeva per l’iniziativa sulla sovrappopolazione: c’era forse un modo migliore di vivere che quello di buttarsi nella sfida più critica del proprio tempo? Ma gli era bastato pensare a Lalitha con le tube legate perché quella sfida gli sembrasse fasulla e sterile. Come vivere?”

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  • 4

    Un tema tipico

    “USA BENE LA TUA LIBERTA”
    Lo trova scritto la figlia della protagonista Patty, Jessica. Il romanzo, come da titolo, si incentra fortemente su un leitmotiv della vita di ognuno, ma soprattutto un agget ...continue

    “USA BENE LA TUA LIBERTA”
    Lo trova scritto la figlia della protagonista Patty, Jessica. Il romanzo, come da titolo, si incentra fortemente su un leitmotiv della vita di ognuno, ma soprattutto un aggettivo rivelatore dell’essenza dell’american way of life. Il problema è che nessuno o pochissimi dei protagonisti sa usare bene la sua libertà, ne soffre le infinite possibilità che offre e le scelte si rivelano spesso errate. Un romanzo che se letto in quest’ottica è molto interessante.
    Mi sono piaciuti persino gli inserti più ecologisti e politici, che fanno entrare nella realtà delle cose non solo americana (attuali per tutto il mondo contemporaneo).
    Devo ancora capire perché i personaggi che a primo acchito si possono considerare come più positivi, come Walter e Lalitha, alla fine sono quelli che mi hanno irritato di più, mentre i personaggi “sbagliati” (Patty e Richard) mi sono rimasti più dentro.
    Mi ha deluso un po’ il finale, mi ero chiaramente immaginato, leggendo, un'altra conclusione. Forse solo questo è stato l’unico neo di un libro comunque da leggere.

    said on 

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