Gender Trouble

Feminism and the Subversion of Identity (Routledge Classics)

By

Publisher: Routledge

4.1
(49)

Language: English | Number of Pages: 236 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Japanese , Italian

Isbn-10: 0415389550 | Isbn-13: 9780415389556 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Softcover and Stapled , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Gay & Lesbian , Philosophy

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Book Description

Since its publication in 1990, Gender Trouble has become one of the key works of contemporary feminist theory, and an essential work for anyone interested in the study of gender, queer theory, or the politics of sexuality in culture. This is the text where Judith Butler began to advance the ideas that would go on to take life as "performativity theory," as well as some of the first articulations of the possibility for subversive gender practices, and she writes in her preface to the 10th anniversary edition released in 1999 that one point of Gender Trouble was "not to prescribe a new gendered way of life [...] but to open up the field of possibility for gender [...]" Widely taught, and widely debated, Gender Trouble continues to offer a powerful critique of heteronormativity and of the function of gender in the modern world.

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    Per sostenere le sue argomentazioni, Butler si rifà alla French Theory, soffermandosi particolarmente sulle posizioni di Michel Foucault, Jacques Lacan, Julia Kristeva, Claude Levi-Strauss, Simone de ...continue

    Per sostenere le sue argomentazioni, Butler si rifà alla French Theory, soffermandosi particolarmente sulle posizioni di Michel Foucault, Jacques Lacan, Julia Kristeva, Claude Levi-Strauss, Simone de Beauvoir, Luce Irigaray, Monique Wittig.
    Butler propone di destabilizzare quelle categorie dell’identità naturalizzate dal sistema binario, uomo/donna. Con la tesi della realtà di genere mostra come, attraverso atti ripetuti costantemente, ciò che consideravamo essenza interiore del genere venga esteriorizzata e marcata sul corpo, attraverso gesti ormai “naturalizzati”. Il genere performativo, costituisce l’identità che è supposto essere. L'essere del genere finisce come marcatura ed è costruito culturalmente, suggerendo un certo determinismo dei suoi significati iscritti sui corpi. Così il genere finisce per apparire fisso e determinato e il corpo come un medium passivo marchiato dal genere e dalla cultura in cui si rafforza.
    La sessualità che viene considerata culturalmente costruita all'interno di relazioni di potere, non lascia spazio all'ipotesi di una sessualità normativa all'infuori di queste. Butler si concentra a ripensare le possibilità sovversive che si aprono per la sessualità e l’identità entro i termini del potere ma il suo tentativo di de-naturalizzare il genere nasce dalla “radicata” assunzione dell’eterosessualità come presupposto naturale e norma obbligatoria su cui si costruisce l’identità e la sessualità. La sua tesi, ripresa da Foucault, vede che il sesso non è una causa originaria, per cui vale la regola nel dire che se si è di un sesso non lo si è di un altro, ma va inteso come effetto di un processo storico in cui l’identità si costruisce.
    Il potere etero-sessista, basandosi sulla ripetizione della sua logica, suggerisce che tale ripetizione possa persistere, quale riproduzione culturale dell’identità; così il genere rimane essere una serie di atti ripetuti che si svolgono nel tempo per produrre l’apparenza di una sostanza, o meglio l’illusione di un certo essere naturale. Butler si chiede perciò quale ripetizione sovversiva potrebbe mettere in questione la pratica che regolamenta l’identità stessa. Per l’autrice una risposta può essere indicata da Simone de Beauvoir: Donna non si nasce, ma lo si diventa, in cui “donna” sta ad indicare un termine in progress, un divenire e un costruire continuo e che, in quanto pratica discorsiva, sempre in corso, è aperta all'intervento.
    Per poter andare a fondo alla questione di come il genere sia stato costruito, Butler ricorre allo sguardo strutturalista di Levi-Strauss e alle prospettive psicoanalitiche di Freud e Lacan, con cui dimostra il passaggio da una sessualità libera ad una realizzazione artificiosa di eterosessualità. Utilizza l’antropologia di Levi-Strauss per spiegare come la dicotomia natura/cultura abbia influenzato nella determinazione dei ruoli sociali uomo/donna: così come la cultura impone un significato alla natura e la trasforma in Altro per appropriarsene, successivamente, la natura viene identificata nel sesso femminile e perciò subordinata alla cultura, associata al sesso maschile. Nel sistema di parentela di Levi Strauss è l’istituzione del matrimonio che consolida e lega i diversi clan nel sistema esogamico. La donna perciò non viene considerata come identità, ma come oggetto di scambio. Tutto questo perché alla base del sistema vi è una legge che proibisce l’incesto, e quindi anche l’omosessualità, permettendo l’allargamento familiare. Segue un’analisi del discorso di Lacan che verte sull’essere e l’avere il fallo. Egli parla di “mascherata”, ovvero il sembrare di avere, che funge da protezione e da mascheramento della mancanza. In Lacan, la maschera è incorporazione della melanconia, ovvero l’assunzione di attributi di un oggetto/Altro perduto. Tanto che Freud basa la formazione dell’io e del carattere proprio sul meccanismo della melanconia: la perdita dell’altro viene superata attraverso un atto di identificazione, acquisendo una vera e propria identità. Nel tabù dell’incesto il divieto gioca un ruolo fondamentale per l’identificazione: la perdita dell’oggetto amato è dettato dal divieto, e tale perdita viene colmata dal meccanismo della melanconia.
    L’identificazione del genere, perciò, è un certo tipo di melanconia, in cui il sesso dell’oggetto proibito viene interiorizzato come divieto. Questo divieto regola l’identità di genere: se la risposta malinconica alla perdita dell’oggetto dello stesso sesso consiste nell’incorporare e anche diventare quell’oggetto, allora l’identità di genere non è altro che l’interiorizzazione di un divieto, che si rivela come ciò che dà forma all’identità. Seguendo la favola edipica si può vedere come si possa creare un legame omosessuale che va man mano rimosso. Omosessualità e bisessualità, considerate due predisposizioni libidiche primarie, non sono qualcosa di esterno alla nostra cultura, anzi ne fanno parte ma con l’unica differenza che vengono collocate nella “zona invivibile e inabitabile della vita sociale”, come Butler descriverà successivamente nel suo libro Corpi che contano, perdendo così ogni rilevanza all’interno della cultura dominante. Pertanto l’eterosessualità non è altro che la graduale costruzione basata sulla rimozione della bisessualità e dell’omosessualità.
    Una volta che Butler realizza che il sesso non è altro che una significazione attuata in modo performativo, passa alla considerazione del corpo non come superficie che attende la significazione ma come serie di confini, individuali e sociali, capace di sovvertire i significati del genere. I corpi, i ruoli sessuali e le differenze consistono in atti e gesti ripetuti e nel ripeterli ed assorbirli noi stessi veniamo da essi prodotti, “performati”. In questo contesto però i modelli “naturali” e “normali” di sessualità possono venire contestati da strategie di travestimento e di parodia. Butler menziona la performance del drag, presentando la doppia illusione interno/esterno che Esther Newton descrive nel suo libro Mother Camp: Female Impersonators in America (Chicago, 1972): l’aspetto esteriore è femminile, mentre l’essenza interiore, (il corpo) è maschile; allo stesso tempo è simbolo dell’inversione opposta: l’aspetto esteriore, (il corpo) è maschile, ma l’essenza interiore, (il mio sé) è al femminile. Il drag ci dice che l’apparenza è illusione e allo stesso tempo, nell’imitare il genere, rivela la struttura imitativa del genere stesso. Si approda all’ultima battuta della trattazione in cui si afferma che il genere non sia altro che un’imitazione senza un’origine.
    Per quanto Questione di genere sia un testo che fa parte del femminismo, rappresenta allo stesso tempo una sovversione dello stesso: la critica, che Butler rivolge al femminismo, consiste nel fatto che la differenza sessuale non è un dato, né premessa né fondamento su cui costruire una teoria femminista; il suo errore più grande sta nel considerare il genere un’identità stabile e non un’identità costruita debolmente nel tempo attraverso atti ripetuti. È questo il concetto su cui Butler vuole far leva per un primo passo verso il cambiamento: una ripetizione sovversiva che distrugga ciò di cui le identità si sono alimentate finora. La soluzione quindi non va trovata esternamente al problema o in contrapposizione al problema, ma all’interno della discussione stessa.
    Rimane però in sospeso cosa e quali strategie siano necessarie per denaturalizzare il genere. Butler ha sicuramente fornito un vasto supporto al suo pensiero e non solo grazie alla letteratura femminista, ma anche grazie alle sue intuizioni e alla sua esperienza diretta. Con questo libro ha colto nel segno conquistando un pubblico vasto, grazie soprattutto alla sua scrittura che sconvolge radicalmente la persona e cattura la sua attenzione, nonostante l’argomento sia di per sé complesso. Nel suo intento di voler ri-concettualizzare l’identità come effetto, cioè come prodotto di una cultura, apre la possibilità a considerare le categorie dell’identità non come fisse né fondative, ma come un processo e un atto che non si conclude mai. Sicuramente, all’interno del testo, i temi e gli argomenti che Butler ha presentato non sembrano venir totalmente chiariti dall’autrice, lasciando quindi al lettore la curiosità e l’amaro in bocca; ma d’altro canto il suo “non voler mai concludere” un pensiero rappresenta anche quell’essere in continua “costruzione” e aperto alle possibilità che sembra essere il punto nodale dell’identità secondo il pensiero butleriano.

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  • 4

    Scrivere coi paroloni il concetto che il genere è generato socialmente (politicamente) e non biologicamente. Anzi che la politica (società) arriva a distruggere il sesso, cancellando quello che ci app ...continue

    Scrivere coi paroloni il concetto che il genere è generato socialmente (politicamente) e non biologicamente. Anzi che la politica (società) arriva a distruggere il sesso, cancellando quello che ci appartiene biologicamente.
    Di cosa stiamo parlando? Con chi stiamo parlando? A me sembra che ci diciamo sempre le stesse cose vecchie quarant'anni (vecchie vent'anni alla pubblicazione di Gender Trouble) mentre i maschi selvatici continuano a vivere impuniti.

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  • 3

    Abbiamo un problema: non problematizziamo abbastanza.

    L'affermazione Io-sono va integrata con "diventata/o" e ripennellata con un per-ora finale. Ho una cotta per l'intelligenza della Butler.

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  • 4

    Lasciate ogni certezza, o voi ch'entrate.... Pensavate di sapere distinguere chiaramente cos'è maschile e cos'è femminile, credevate che la distinzione tra sesso e genere fosse cosa da niente, robetta ...continue

    Lasciate ogni certezza, o voi ch'entrate.... Pensavate di sapere distinguere chiaramente cos'è maschile e cos'è femminile, credevate che la distinzione tra sesso e genere fosse cosa da niente, robetta da anagrafe, eravate pressoché certi di sapere cosa significa essere gay o lesbiche, e financo bisessuali, e l'Edipo, be', quello poi, eravate sicuri di saperlo raccontare facile facile come la storia di Biancaneve... beh, davvero, mettete tutto da parte, ripartite da zero, e lasciatevi travolgere da questo turbinio di idee riflessioni intuizioni - con annesso bombardamento di Freud, Lacan, Foucault, Wittig, de Beauvoir ecc ecc - che metteranno in discussione ogni luogo comune legato alla sessualità (e se pensate di essere in grado di dare una definizione precisa di sessualità, ohibò, iniziate subito a leggerlo...)

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  • 4

    The abinding gendered self will then be shown to be structured by repeated acts that seek to approximate the ideal of a substantial ground of identity, but which, in their occasional discontinuity, re ...continue

    The abinding gendered self will then be shown to be structured by repeated acts that seek to approximate the ideal of a substantial ground of identity, but which, in their occasional discontinuity, reveal the temporal and contingent groundlessness of this "ground". The possibilities of gender transformation are to be found precisely in the arbitrary relation between such acts, in the possibility of a failure to repeat, a de-formity, or a parodic repetition that exposes the phantasmatic effect of abiding identity as a politically tenuous construction.

    J. B.

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