Germinale

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar classici; 643)

4.4
(1353)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 573 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Portoghese , Turco

Isbn-10: 8804599456 | Isbn-13: 9788804599456 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elisabetta Minervini ; Postfazione: Henry James

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Nel calendario della Francia rivoluzionaria, Germinale è il mese della fioritura, del rinnovamento della natura. Un titolo ricco di delicate suggestioni, quindi, per il tredicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart, che sembra però cozzare con l'ambientazione cupa e dolorosa e con i toni a tratti di feroce polemica della narrazione. Étienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart, trova impiego nelle miniere del Nord della Francia, all'epoca della prima rivoluzione industriale. Sconvolto dalle durissime condizioni di vita dei minatori, Étienne organizza la resistenza, ma lui stesso, insieme alla ragazza di cui è innamorato e al rude amante di lei, finirà per rimanere intrappolato in una galleria. In apparenza un fallimento, l'eccidio di lavoratori con cui lo sciopero si chiude è in realtà il primo seme di quella primavera della giustizia e dell'uguaglianza tra gli uomini evocata dal titolo. Pubblicato nel 1885, Germinale è uno dei romanzi più celebri di Zola, se non di tutta la letteratura francese dell'Ottocento; un accurato affresco storico ma soprattutto un esempio indimenticabile della potenza narrativa di Zola. Lo disse Oscar Wilde: "In Germinale c'è qualcosa di epico". La postfazione è di Henry James.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Molti spunti di attualità

    Incipit:
    "Nella rasa pianura, sotto la notte senza stelle, scura e spessa come l'inchiostro, un uomo solo seguiva lo stradone che andava da Marchienne a Montsou, dieci chilometri di selciato diritto c ...continua

    Incipit:
    "Nella rasa pianura, sotto la notte senza stelle, scura e spessa come l'inchiostro, un uomo solo seguiva lo stradone che andava da Marchienne a Montsou, dieci chilometri di selciato diritto che tagliava un campo di barbabietole. Davanti a sé, non vedeva neanche la terra nera, e soltanto i soffi del vento di marzo, dalle raffiche ampie come in pieno mare, gelide per aver spazzato intere leghe di paludi e terre nude, gli dava la sensazione dell'immenso orizzonte piatto. Nessuna ombra di albero si stagliava sul cielo, il selciato si stendeva con la precisione di una gettata, in mezzo all'oscurità accecante delle tenebre.
    L'uomo era partito da Marchienne verso le due. Camminava a passi ampi, tremando sotto il cotone sottile della sua giacca e del suo pantalone di velluto. Un pacchettino, annodato in un fazzoletto a quadri, gli dava molto fastidio; e lo stringeva contro i suoi fianchi, talvolta con un gomito, talatra con l'altro, per far scivolare in fondo alle tasche entrambe le mani, delle mani rosse che le lamine del vento facevano sanguinare. Un'unica idea occupava la sua testa vuota di operaio senza lavoro e senza alloggio, la speranza che il freddo sarebbe stato meno intenso dopo il sorgere del giorno. Da un'ora camminava così, quando sulla sinistra, a due chilometri da Montsou, scorse dei fuochi rossi, tre bracieri brucianti all'aria aperta, e come sospesi. Inizialmente esitò, preso dalla paura; poi, non poté resistere al bisogno doloroso di scaldarsi un po' le mani".

    Incomincia un questo paesaggio scuro e desolato, questo romanzo dagli innumerevoli personaggi che descrive le condizioni di vita e di lavoro di una comunità di minatori di carbone nella Francia del nord, negli anni di fine '800, quando una nuova classe, il proletariato, si affaccia alla ribalta della storia.
    Zolà descrive questo mondo con la precisione che gli deriva dalla scelta del "naturalismo" e dall'influsso della cultura positivistica.
    Le descrizioni del lavoro nella miniera sono precise ed efficaci: producono, nel lettore, sensazioni claustrofobiche, sensazioni di freddo e di caldo, facendolo partecipe, quasi fisicamente, di una vita dura, nella quale predomina il buio e la difficoltà di respirare.
    Poi c'è il mondo parallelo, al piano superiore, della borghesia, che spesso è cieca di fronte alla sofferenza, che la circonda: prevale l'indifferenza o, nel migliore dei casi, il paternalismo (personaggio di Gregoire).
    Quello che più mi ha colpito e sorpreso, è la profonda attualità di questo libro sotto vari aspetti.

    - Etienne, il protagonista, è colui che diviene leader della lotta, riuscendo a conquistare inizialmente la completa fiducia degli altri minatori. Eppure Zolà fa capire che non è l'eroe senza macchia e senza paura e che anche in lui ci sono delle debolezze comuni a tutti coloro che, pur partendo da buone e disinteressate motivazioni in nome degli ideali, poi si fanno ammaliare dal fascino del potere e aspirano ad un salto di condizione. "Si imborghesiscono", come avrebbero detto i vecchi sessantottini che di queste vicende se ne intendono.

    "Ormai Etienne era il capo incontrastato. Nelle conversazioni serali egli stava diventando una specie di oracolo, man mano che lo studio lo dirozzava. [...] La sua popolarità crescente lo inebriava di una dolcezza deliziosa, Tenere una estesa corrispondenza, discutere della sorte dei lavoratori ai quattro angoli della provincia, dar pareri a tutti i lavoratori del Voreux, e, soprattutto diventare un centro, sentire la gente agitarsi e muoversi intorno a lui, rappresentava un eccitamento per la sua vanità di antico meccanico, di minatore dalle mani grosse e nere. Egli saliva di un gradino, entrava a far parte di quella borghesia esecrata, con soddisfazioni d'intelligenza e di benessere, che non osava neppure confessare a se stesso."

    "E il suo sogno di capo popolo lo cullava di nuovo, vedeva Montsou ai suoi piedi, Parigi in un nebuloso avvenire, chi sa? la deputazione, un giorno, la tribuna ed una sala ricca, di dove egli avrebbe fulminato i borghesi, col primo discorso pronunciato da un operaio in un Parlamento."

    - Ad Etienne si contrappone il "riformista" Rasseneur, che non condivide la lotta ad oltranza, che porterà poi ad una dura sconfitta e alla perdita di credibilità di Etienne, di fronte alla delusione dei minatori

    - L'altra via è quella anarchica di Souvarine, la via nichilista e individualista che mira alla palingenesi totale, attraverso la distruzione e la violenza. Un fondamentalismo che rivive anche nel nostro tempo, in forme diverse, secondo il quale tutti gli altri sono nemici da abbattere, senza alcun compromesso possibile.

    "Lasciatemi in pace con la vostra evoluzione! Date fuoco ai quattro angoli della città, falciate i popoli, atterrate tutto, e quando non rimarrà più nulla di questa società imputridita, forse se ne costruirà una migliore."

    - Un altro elemento "attuale" è rappresentato dalla figura Deneulin. E' Un padrone indipendente dalla impersonale Società delle miniere, che come in Dio invisibile e lontano, da Parigi governa e determina i destini dei minatori. Cercherà di resistere ai tentativi della Società di incorporare la sua miniera, ma proprio la lotta dei minatori lo porterà alla rovina e, da proprietario, diventerà un semplice dipendente.
    Niente di nuovo, dunque. Come ora, anche allora, il potere dei grossi monopoli con la loro forza finanziaria risultava vincente! Anche allora, tra l'altro, c'era la globalizzazione.
    "Tutto è concatenato e una scossa, anche lontana, basta a scuotere il mondo" - dice proprio Deneulin,

    Tra l'altro, nella lotta proletaria, una mossa intelligente, in una logica riformista, sarebbe stata quella di non alienarsi i padroni piccoli come Deneulin, concentrando gli sforzi contro la Società. Indebolendo Deneulin e portandolo alla rovina, si faceva l'interesse proprio della Società, permettendole di realizzare i propri scopi e di acquisire la miniera de proprietario fallito.
    "Come! cinque centesimi! Perché questa richiesta! Io non mi lamento del vostro rivestimento, né voglio imporvi alcuna nuova tariffa come la Società di Montsou" - protesta Deneulin, di fronte alle richieste dei minatori che circondano la sua casa.

    Infine, nel corso della lotta, c'è una efficace descrizione della violenza, della brutalità e dell'irrazionalità della folla, quando nessuno è in grado di guidarla. Prevale la violenza gratuita, il desiderio represso di vendetta e le passioni non hanno più argine, lasciando libero campo all'esasperazione e alla crudeltà.

    Personaggi:
    - Etienne Lanier, 21 anni, "eroe" del romanzo, leader della lotta dei minatori, rivale di Caval, innamorato di Catherine anche se non vuole ammetterlo
    - Catherine Maheu, 15 anni, innamorata di Etienne, compagna di Chaval
    - Antoine Chaval, 25 anni, amante violento di Catherine, brutale e geloso
    - Souvarine, anarchico russo, sabotatore della miniera

    I minatori
    - La famiglia Maheu, composta da:
    il padre Maheu, detto Bounemort, 58 anni, molto malato di silicosi, impazzirà e strangolerà la povera Cecile Gregoire
    il figlio Toussant Maheu, 42 anni, coraggioso, bravo lavoratore, muore ucciso dai soldati nel corso della lotta
    Constante Maheu, detta la Maheude, moglie di Toussant, 39 anni, donna forte e coraggiosa, dopo la morte del marito e dei sei figli, lavorerà nella miniera
    I sette figli:
    Zacharie (21 anni), amante di Philomene Levaque, muore per un'esplosione di grisou, cercando di salvare la sorella Catherine ed Etienne, intrappolati nella miniera
    Catherine (15 anni), amante di Chaval, poi innamorata di Etienne al quale si donerà prima di morire nella miniera inondata
    Jeaulin (11 anni), maltratta i suoi giovani amici Lydie e Hebert che utilizza per piccoli furti, aiuta Etienne, dopo la lotta sfortunata e sarà l'assassino del giovane soldato Jules. Tornerà a lavorare in miniera con la madre
    Alzire, la piccola malata, che morirà di fame, 9 anni
    Lenore, 6 anni
    Henri, 4 anni
    Estelle, 3 mesi.

    - I Levaque (vicini dei Maheu)
    Jerome Levaque, 40 anni, brutale e poco intelligente
    Angelique, La Levaque, 41 1nni
    Philoméne, la figlia, 18 anni, sposa Zacharie
    Hebert, figlio, amico maltrattato di Jeaulin, 12 anni
    Lous Bouteloup, 35 anni, amante della Levaque

    - I Pierron
    Françoise Pierron, 30 anni
    Suzanne, La Pierronne, 28 anni, amante di Danseart
    Lydie, 10 anni
    Danseart, amante della Pierronne, 40 anni
    La Brulé, 50 anni, madre della Pierronne

    - I Mouque
    Mouque, il padre, 50 anni
    Mouquet, 22 anni
    La Moquette, per un periodo amante di Etienne, 18 anni

    Rasseneur, ex minatore, socialista moderato, proprietario di una taverna

    La borghesia

    - Gli Hennebeau
    Philippe Hennebeau, direttore generale delle miniere di Montsou, 48 anni
    Blanche Hennebeau, la moglie, amante dell'ingegner Negrel, 40 anni
    Paul Negrel, ingegnere, amante di Blanche, fidanzato di Cecile Gregoire, 18 anni

    - I Gregoire (miniera di Montsou)
    Leon Gregoire, 60 anni
    Amelie Gregoire, la moglie, 58 anni
    Cecile Grégoire, la figlia, fidanzata di Paul Negrel, 18 anni

    - I Deneulin
    Victor Deneulin, proprietario di miniere, 50 anni
    Lucie, figlia musicista, 22 anni
    Jeanne, figlia pittrice, 19 anni

    ha scritto il 

  • 3

    Al mio primo approccio con Zola ho faticato un po'. Soprattutto per l'ambientazione nel mondo dei minatori, a cui ho fatto fatica ad appassionarmi, soprattutto nelle prime due parti. Poi si incomincia ...continua

    Al mio primo approccio con Zola ho faticato un po'. Soprattutto per l'ambientazione nel mondo dei minatori, a cui ho fatto fatica ad appassionarmi, soprattutto nelle prime due parti. Poi si incomincia ad ingranare, ed anche ad interessarsi maggiormente ai vari personaggi delle miniere, dagli inizi dello sciopero al disastro finale.
    Il modo quasi chirurgico di scrivere di Zola resta un po' difficile al primo impatto, ma si fa apprezzare per la completa assenza di barocchismi, orpelli inutili ed abbellimenti vari.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro!
    Si soffre e si spera con i minatori di Montsou, le descrizioni sono così "reali" che sembra di essere veramente là a lottare per i propri diritti di lavoratori!

    ha scritto il 

  • 5

    Penso che Germinale sia un libro che bisogna leggere da giovani, perché fondamentale per procedere nella vita, ma che sia opportuno rileggerlo in età più avanzata, dopo avere vissuto un bel pezzo dell ...continua

    Penso che Germinale sia un libro che bisogna leggere da giovani, perché fondamentale per procedere nella vita, ma che sia opportuno rileggerlo in età più avanzata, dopo avere vissuto un bel pezzo dell'esistenza, per poterlo apprezzare e soffrire pienamente. L'ho riletto nella nuova traduzione di Stefano Valenti, eccellente, e sono stata stordita dalle emozioni e dalla bellezza della narrazione. Molte volte mi sono accorta di piangere mentre leggevo. Uno di quei libri che io chiamo "necessari".

    ha scritto il 

  • 5

    Dagli studi scolastici mi ero dipinta un'immagine molto fredda di Zola, una sorta di scienziato puntiglioso tutto preso a dissezionare la realtà attraverso la lente e il bisturi del rigore. Lo ritenev ...continua

    Dagli studi scolastici mi ero dipinta un'immagine molto fredda di Zola, una sorta di scienziato puntiglioso tutto preso a dissezionare la realtà attraverso la lente e il bisturi del rigore. Lo ritenevo noioso senza conoscerlo davvero. Ecco perché dopo aver iniziato Germinale quasi per caso sono rimasta colpita: perché questo romanzo è potente, è terribile ed epico, è una salva di pugni alla bocca dello stomaco. Attuale e universale. Capace di farti sollevare la testa e palpitare il cuore di speranza dopo 500 pagine di miseria e disperazione con uno dei finali più emozionanti di sempre. Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo molto forte. Zola si cala all'interno di una miniera di carbone e disegna i tratti di una realtà sommersa, di un tempo precedente alla piena autocoscienza di classe dei lavoratori. Pochi, i pi ...continua

    Romanzo molto forte. Zola si cala all'interno di una miniera di carbone e disegna i tratti di una realtà sommersa, di un tempo precedente alla piena autocoscienza di classe dei lavoratori. Pochi, i più istruiti, cercano d'instillare nelle masse lavoratrici (i minatori, in questo caso) il germe della giustizia sociale e della ribellione alla borghesia sfruttatrice. La vicenda ci narra proprio uno dei primi vagiti rivoluzionari, terminato in una sconfitta, ma, nelle difficoltà e nelle disgrazie, portatore di un esempio, di un precedente, che germoglierà nelle future coscienze e che permetterà future vittorie. Il sacrificio dell'antesignano che vede al di là del suo tempo, per la gloria di chi lo segue, a cui basterà voltarsi indietro per imparare e, infine, vincere.

    ha scritto il 

  • 5

    potente

    Potente è la prima parola che mi viene in mente quando si tratta di descrivere "Germinale". Veramente bellissimo. Lo lessi ai tempi della scuola, vale a dire più di una decina di anni fa per letteratu ...continua

    Potente è la prima parola che mi viene in mente quando si tratta di descrivere "Germinale". Veramente bellissimo. Lo lessi ai tempi della scuola, vale a dire più di una decina di anni fa per letteratura francese (dunque in lingua originale) e ricordo che ne rimasi abbagliata, e naturalmente avvinta. E' un grande romanzo sociale. La parte del disastro in miniera è qualcosa che mi ha lasciato col fiato sospeso, come potrebbe accadermi guardando un film. Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Azioni e sentimenti umani sono narrati magistralmente e forse l'attualità del libro è proprio per questi motivi. Perché fino a quando esisteranno esseri umani su questa terra, ritroveremo sempre i com ...continua

    Azioni e sentimenti umani sono narrati magistralmente e forse l'attualità del libro è proprio per questi motivi. Perché fino a quando esisteranno esseri umani su questa terra, ritroveremo sempre i comportamenti e le passioni qui descritti.

    ha scritto il 

  • 4

    8/10

    Il mio primo Zola, snobbato fino ad ora per colpa della filosofia alle superiori.
    Ebbene sì, ho studiato Zola alle superiori sia in francese che in filosofia ma poi non ho mai letto niente di suo, per ...continua

    Il mio primo Zola, snobbato fino ad ora per colpa della filosofia alle superiori.
    Ebbene sì, ho studiato Zola alle superiori sia in francese che in filosofia ma poi non ho mai letto niente di suo, perchè?
    Semplice, mi stava antipatico.
    La prima impressione, quando l'ho studiato durante le ore di francese, era che fosse uno di quegli intelletualoidi alla "so tutto io" che aveva scritto una miriade di libri noiosissimi, ma non avendo mai letto nessun estratto dai suoi libri avrei anche potuto interessarmene se non fosse che ci si è messa anche la prof di filosofia a parlarne.
    Premetto che la maggior parte dei filosofi non ha ricevuto da parte mia una particolare stima (nonostante filosofia, come materia, mi sia sempre piaciuta) ma Zola proprio non l'ho retto.
    Non ero d'accordo su niente, non vedevo l'ora di passare a qualcuno di più interessante.
    E, così, Zola è stato archiviato.
    Arrivata, ora, alla "veneranda" età di 25 anni ho, però, cambiato idea grazie alle molteplici recensioni positive che ho letto dei suoi libri e ho deciso di provare, pensando di aver sbagliato ad averlo accantonato così, senza nessuna possibilità.
    Tutta questa lunga e noiosa premessa per dirvi che, dopo la lettura di Zola, mi aspettavo o di esserne estasiata o di esserne schifata e, perciò, ci sono rimasta davvero male quando mi sono ritrovata a pensare "bello ma non sto granchè", cioè una tristissima via di mezzo.

    Partiamo dalla trama, elemento più importante per la maggioranza; è molto interessante. Tratta della vita in miniera e descrive magnificamente le condizioni, i problemi e la mentalità dei minatori di quei tempi. Sicuramente non è una trama che "acchiappa" ma, difficilmente, qualcuno cerca un classico per questo fine, perciò in quest'ambito sono più che soddisfatta.
    Lo stile, niente di che. Questo è uno degli elementi che più mi hanno fatto ricordare le mie idee pregresse su Zola. Trovo la tecnica dello scrivere come il personaggio pensa la migliore per far comprendere il personaggio stesso e per entrare in empatia con lui, in questo caso Zola non lo fa. Ho intravisto qualche tentativo qui e là ma, sicuramente, il libro è molto omogeneo e, per i miei gusti, fin troppo ampolloso per descrivere una condizione così misera.
    Questo si ricollega al punto di debolezza maggiore che ho riscontrato: l'empatia con i personaggi.
    Leggendo 650 pagine di un romanzo dove ai protagonisti succede di tutto e di più non si può rimanere indifferenti e, invece, a me è capitato. Questo perchè l'autore ogni volta che poteva entrare un po' di più nella mente del personaggio si allontava, invece, da essa per descrivere nuovi fatti. Questo non mi è piaciuto. Lungi da me elogiare i libri troppo sentimentali che si dilungano sulla tristezza e il pessimismo provati dai personaggi ma una buona via di mezzo l'avrei apprezzata maggiormente.
    E poi, diciamoci la verità, io ho la lacrima facile quando leggo, specie se leggo di animali maltrattati e qui invece nemmeno una gocciolina, nemmeno il dubbio e di motivi ne avrei dovuti avere, invece, a volontà data la trama molto dura.
    Tutto sommato lo trovo, perciò, un libro scritto bene (ma non nello stile che avrei prediletto) con dei personaggi ben caratterizzati ma poco profondi (e anche parecchio incoerenti, cosa che li rende verosimili ma al contempo odiosi) che sono contenta di aver letto perchè mi ha resa più informata ma non mi ha fatto provare alcuna emozione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un romanzo terribile

    Questo è un romanzo terribile. Ci si alza dalla sua lettura come ci si solleverebbe dal mucchio di macerie della casa disastrata che ci è crollata addosso. Non ho parole per esprimere la forza dirompe ...continua

    Questo è un romanzo terribile. Ci si alza dalla sua lettura come ci si solleverebbe dal mucchio di macerie della casa disastrata che ci è crollata addosso. Non ho parole per esprimere la forza dirompente che un romanzo come questo smuove nelle coscienze; come i discorsi di Stefano Lantier: non si può fare a meno di soccombervi.
    Eppure ho iniziato la lettura molto riluttante. Attraversando un periodo non facile della mia vita personale, più volte all'inizio ho maledetto questa miniera e le sue minuziose descrizioni come una maledizione di libro che mi faceva sentire ancora più opprimente l'angoscia che già respiravo. Ma di capitolo in capitolo questa si è tramutata in interesse, che cresceva man mano che cresceva la mia confidenza con questo popolo di Miserables... Alla fine non ho potuto fare a meno di condividere tutto ciò che i minatori provavano, dalla rabbia impotente all'esasperazione invocatrice di una giusta morte...anche questa terribilmente negata...
    Non sono solo sotto l'effetto della prima impressione: sono certa che questo è un romanzo che lascia inalterate le impressioni che produce.

    ha scritto il 

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