Girl, Interrupted

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Publisher: Virago Press Ltd

3.7
(981)

Language: English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Portuguese , German , Italian , French , Japanese

Isbn-10: 1860497926 | Isbn-13: 9781860497926 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Library Binding , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Health, Mind & Body

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Book Description
In 1967, after a session with a psychiatrist she'd never seen before, eighteen-year-old Susanna Kaysen was put in a taxi and sent to McLean Hospital.  She spent most of the next two years on the ward for teenage girls in a psychiatric hospital as renowned for its famous clientele--Sylvia Plath, Robert Lowell, James Taylor, and Ray Charles--as for its progressive methods of treating those who could afford its sanctuary. Kaysen's memoir encompasses horror and razor-edged perception while providing vivid portraits of her fellow patients and their keepers. It is a brilliant evocation of a "parallel universe" set within the kaleidoscopically shifting landscape of the late sixties. Girl, Interrupted is a clear-sighted, unflinching documnet that gives lasting and specific dimension to our definitions of sane and insane, mental illness and recovery.
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  • 2

    LA RAGAZZA INTERROTTA

    LA RAGAZZA INTERROTTA DI SUSANNA KAYSEN
    La scrittrice statunitense Susanna Kaysen ci racconta in questo libro l’episodio della sua vita che l’ha maggiormente e profondamente segnata: la sua esperienza ...continue

    LA RAGAZZA INTERROTTA DI SUSANNA KAYSEN
    La scrittrice statunitense Susanna Kaysen ci racconta in questo libro l’episodio della sua vita che l’ha maggiormente e profondamente segnata: la sua esperienza durante il ricovero presso il McLean Hospital, una clinica psichiatrica per persone più che abbienti, nel lontano 1967, quando era ancora una ragazza che frequentava il liceo. Con una diagnosi di disturbo borderline della personalità, fatta da un “medico frettoloso”, Susanna vi rimase rinchiusa per ben due anni: un evento che fece di lei una “ragazza interrotta” perché la sua vita ebbe facile accesso all’universo parallelo della follia, un universo dove anche le leggi della fisica sono sospese, da dove è facile riuscire a scorgere anche il mondo da cui si proviene, senza possibilità di poterlo ignorare né in ogni sua bellezza né in ogni sua bruttezza. Nel famoso quadro di Vermeer “Ragazza interrotta mentre suona”(1660) che l’autrice vide per la prima volta esposto al Frick di New York, mentre era con il suo professore d’inglese con il quale ebbe una breve relazione, ella riuscì a scorgere un monito nella luce degli occhi della ragazza del dipinto, un monito a non darsi così facilmente, a non sprecare la sua vita, come molto probabilmente la suonatrice interrotta fece. Susanna sente che anche la sua vita è stata interrotta, è stata interrotta “la musica dei suoi diciassette anni”, così come quella vita antica “strappata e fissata per sempre alla tela, un momento reso immobile, per tutti gli altri momenti, qualsiasi cosa fossero o avrebbero potuto essere”. Insieme a lei tante altre ragazze interrotte, affette da molteplici patologie, dipendenti dai farmaci, tutte di alta estrazione sociale, sono le ospiti di quel manicomio di lusso famoso per aver ospitato personaggi noti come Silvia Plath o Ray Charles. Nel 1999 dal libro è stato tratto un film “Ragazze interrotte” per la regia di James Mangold con due splendide attrici: Winona Ryder e Angelina Jolie vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista. Non ho mai visto il film ma mi riprometto di farlo se me ne capiterà l’occasione visto che molti lettori asseriscono la sua superiorità rispetto al libro. Il libro, considerato un best seller e conosciuto in tutto il mondo, è stato deludente, nonostante contenga interessanti informazioni sulle malattie mentali e sulla società di quegli anni. La scrittura è fredda, distaccata, le storie delle compagne dell’autrice sono brevi, sconclusionate, non approfondite, nessuna emozione, nonostante la tragedia della sofferenza, ha attraversato le pagine per arrivare a mostrarsi capace di colpire i miei sentimenti. Lo stile è scarno, asettico, da sala operatoria, e non ho trovato quella scrittura raffinata che molti hanno ravvisato tra le righe. Resta solo la storia di questa ragazza e delle sue compagne, chi asociale, chi anoressica, chi bugiarda impenitente, chi autolesionista, chi aspirante suicida, alla luce di una società pregiudizievole come quella degli anni 60, infarcita di perbenismo sessista e poco avvezza alla comprensione del disagio e della diversità. Vorrei tanto poter dire che, da allora, le cose sono migliorate, ma in un mondo dove è tutto apparenza, anche l’accettazione verbale o scritta delle diversità potrebbe nascondere un differente e avverso pensiero per tutte le sfaccettature della personalità umana che non sono uniformate a ciò che viene considerato, nel luogo comune, la normalità.

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  • 2

    Ragazza Interrotta

    Scritto sotto forma di diario non riesce a catturare del tutto il mio interesse.
    La ragazza racconta le vicende in un manicomio psichiatrico degli anni 60 però non mi ha soddisfatto del tutto!
    Uno dei ...continue

    Scritto sotto forma di diario non riesce a catturare del tutto il mio interesse.
    La ragazza racconta le vicende in un manicomio psichiatrico degli anni 60 però non mi ha soddisfatto del tutto!
    Uno dei pochi casi in cui il film supera la penna! ;)

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  • 4

    Non esistono parole per esprimere quanto abbia amato questo libro; non c'è nemmeno bisogno che l'autrice specifichi che la storia è vera, che lei stessa l'ha vissuta, il racconto semplicemente esprime ...continue

    Non esistono parole per esprimere quanto abbia amato questo libro; non c'è nemmeno bisogno che l'autrice specifichi che la storia è vera, che lei stessa l'ha vissuta, il racconto semplicemente esprime la realtà, la realtà della pazzia, della malattia e dell'emarginazione, dell'angoscia e del senso della vita e della normalità. In poche pagine l'autrice crea un quadro dell'uomo così autentico del quale non si può dubitare. Spinge a compiere molte riflessioni su di noi e sulla nostra definizione di normalità e pazzia. L'unica ragione per quale sono 4 e non 5 stelle è che a tratti si ha l' impressione che l'unico intento dell'autrice sia dimostrare la sua sanità mentale, e in questo sembra lei stessa cadere nell'errore che che questo libro denuncia, cioè voler distinguere la normalità dalla pazzia, loro da noi, a tutti i costi.

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  • 4

    "Il rasoio fa male
    il fiume è troppo basso
    l'acido è bestiale
    la droga dà il collasso
    la corda si spezza
    la pistola è proibita
    il gas puzza e allora...
    viva la vita." ...continue

    "Il rasoio fa male
    il fiume è troppo basso
    l'acido è bestiale
    la droga dà il collasso
    la corda si spezza
    la pistola è proibita
    il gas puzza e allora...
    viva la vita."

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  • 3

    Letto in un pomeriggio, profondo ma piacevole. Fa riflettere su molte cose.

    Uno spaccato di vita. Una riflessione sulla "malattia mentale" e su come viene facilmente indicata, ma difficilmente capita nel profondo. Una scrittura lineare, consigliato.

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  • 3

    A tratti profondo, profondo come il dolore che si percepisce attraverso le parole di Susanna... Altre volte però rimane troppo in superficie.
    Ritengo sia comunque un libro da leggere per chi interessa ...continue

    A tratti profondo, profondo come il dolore che si percepisce attraverso le parole di Susanna... Altre volte però rimane troppo in superficie.
    Ritengo sia comunque un libro da leggere per chi interessato al tema.

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  • 5

    Ragazza interrotta mentre suona

    Un libro di una forza eccezionale.
    "Non si è mai così forti come quando si sa di essere deboli", scriveva Sarah Kane.
    Quanto sono labili i confini, quanto è vero che "capire" non è mai abbastanza. ...continue

    Un libro di una forza eccezionale.
    "Non si è mai così forti come quando si sa di essere deboli", scriveva Sarah Kane.
    Quanto sono labili i confini, quanto è vero che "capire" non è mai abbastanza.

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  • 2

    Scritto in modo semplice e lineare, racconta con freddo e analitico distacco i due anni in una clinica psichiatrica degli anni '60 di una ragazza "interrotta". Per quanto Susanna continui a ribadire c ...continue

    Scritto in modo semplice e lineare, racconta con freddo e analitico distacco i due anni in una clinica psichiatrica degli anni '60 di una ragazza "interrotta". Per quanto Susanna continui a ribadire che la diagnosi iniziale fosse sbagliata, io vedo molti elementi disturbanti nel suo carattere, non ultimo il suo tentativo di suicidio. Siamo negli anni '60, qualsiasi cosa fuori dall'ordinario era considerata follia, persino l'omosessualità, quindi gli errori dei medici erano gli errori della scienza dell'epoca. Ma Susanna aveva bisogno di aiuto, sono convinta di questo.

    Ho dato due stelline perché non ho avuto nessuna epifania empatica, non ho legato con nessuno dei personaggi, tutto era troppo freddo e distaccato. L'ironia in alcuni momenti era tagliente al punto giusto, ma troppo poco per amarlo.
    Ho preferito il film.

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  • 0

    Commento: Una lettura scorrevole e carina. Anche se leggendo la frase che si trova sotto il titolo del libro...cioè: "Due anni in una clinica psichiatrica. Per una visita sbagliata". Contando che in q ...continue

    Commento: Una lettura scorrevole e carina. Anche se leggendo la frase che si trova sotto il titolo del libro...cioè: "Due anni in una clinica psichiatrica. Per una visita sbagliata". Contando che in quegli anni c'era ancora l'elettroshock. Anche se a lei non gli era stato fatto. Io mi chiedo come riuscivano a fare una cosa del genere alle persone.

    Citazioni:

    1. Noi una volta o l'altra potevamo anche uscire, lei invece era rinchiusa per sempre dentro quel corpo.

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