Giro di vite

Di

Editore: Einaudi (Scrittori tradotti da scrittori, 11)

3.8
(3949)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Portoghese , Catalano , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806579762 | Isbn-13: 9788806579760 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fausta Cialente

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Mistero & Gialli

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    Fra le molte ragioni per cui Henry James è giustamente passato alla storia della letteratura, non si annovera il suo essere l’anima della festa: i romanzi di James sono infatti tutti senza speranza, l ...continua

    Fra le molte ragioni per cui Henry James è giustamente passato alla storia della letteratura, non si annovera il suo essere l’anima della festa: i romanzi di James sono infatti tutti senza speranza, lucidi e spietati nel giudizio dell’uomo e della società, con personaggi dal percorso inevitabilmente infelice. Anche le sue ghost-stories, piuttosto emblematiche di come il genere è stato sviluppato in Inghilterra fra l’800 e il ‘900, hanno una venatura di disperazione barocca che a volte quasi surclassa l’aspetto più squisitamente orrorifico. Io confesso – ma suppongo si sia intuito – di non averlo mai amato, e di essere una di quelli che prenderebbero la protagonista di Ritratto di Signora, Isabel Archer, e la obbligherebbero alla lettura forzata di Jane Austen finché non si dà una svegliata. Sono quindi arrivata abbastanza tardi alla lettura del celeberrimo Giro di vite, e ho il terribile sospetto di esserci arrivata dopo una citazione dello stesso in CSI – Crime Scene Investigation, ma l’amor proprio mi suggerisce caldamente di non andare a controllare l’informazione e procedere oltre.

    Giro di vite è universalmente definito come una delle più belle storie dell’orrore di sempre, ma ancora una volta la mia prima lettura fu piuttosto deludente. La voce iniziale è quella di Douglas che legge il manoscritto lasciatogli da un’amica ormai morta, e vero narratore onnisciente della storia, la governante senza nome assunta da un ricco londinese perché si occupi dei due nipoti rimasti orfani. La giovane raggiunge l’isolata villa nel paesino di Bly, dove vive Flora e dove poco dopo arriva anche Miles, espulso dalla scuola cui è iscritto per ragioni vaghe, su cui l’istitutrice non ha il coraggio di indagare.

    La vita scorre serena e quieta, la donna è incantata dai ragazzini così educati e gentili, ma l’idillio viene infranto da due misteriose figure che solo l’istitutrice sembra vedere: la governante della casa, Mrs. Grose, le racconta che si tratta degli spettri della precedente educatrice e del suo amante, anch’egli impiegato presso la villa, che prima di morire si erano molto legati ai bambini. A poco a poco l’istitutrice si convince che anche questi ultimi possano vedere i due fantasmi, e anzi sono in combutta con essi per compiere qualcosa di orribile, pertanto non ne parlano con nessuno: quando cerca di costringere Flora a confessare, la bimba viene colta da febbri epilettiche e condotta altrove dalla governante. L’istitutrice rimane quindi sola con Miles, e finalmente riesce a farsi raccontare cos’è successo a scuola, ma in quel momento compare uno dei due fantasmi e, sebbene la donna cerchi di proteggere il bambino, questi vede lo spettro e le muore fra le braccia.

    Fine.

    Ai tempi lo trovai un finale molto deludente, che mi ricordava in qualche misura il moralismo latente di Zola in Il sogno, con questa morte improvvisa e molto risolutiva per l’autore più che per i protagonisti. Intendiamoci, il romanzo faceva paura, che è quanto ci si aspetta da una buona ghost-story, ma gli mancava il mordente per il guizzo finale.

    9613260460_0f6b32e829_bEro talmente delusa, anzi, che – in maniera per me abbastanza inconsueta – mi misi a leggere la post-fazione, giusto per vedere se sarei riuscita ad appagarmi, e sorpresa!, scoprii che esisteva una nutrita corrente di critici che leggevano Giro di Vite al contrario.

    Non si tratterebbe quindi di una storia di fantasmi, ma delle proiezioni psicotiche dell’istitutrice, malata di mente, forse repressa sessualmente (siamo sempre in epoca vittoriana), e che non è dunque la narratrice onnisciente e affidabile che abbiamo creduto fino a quel momento, ma una donna in preda al delirio: lette in quell’ottica, improvvisamente alcune note stonate tornavano al loro posto, ad esempio lo stranimento sempre crescente della giovane verso la bontà dei bambini, che accusa a più riprese di essere falsi ma senza mai portare nessuna evidenza a suffragare l’ipotesi. Sono bambini che si comportano da piccoli adulti, ma in modo dolce e spontaneo; ogni ambiguità, anche nel rapporto con la precedente istitutrice e il suo amante, viene sempre sottintesa solo dalla narratrice e mai dagli eventi, mentre il lettore esterno ne percepisce altra laddove ella non la vede, e cioè nel suo modo di fare verso i bambini, specie Miles, con cui ci sono scambi al limite dell’interazione seduttiva.

    Sia chiaro, la critica è tutto fuorché concorde su questa interpretazione. James ha scritto molte altre storie di fantasmi, pertanto non si vede perché questa dovrebbe essere in qualche modo diversa, viene obiettato. Ma qualcuno risponde che è stato anche un acuto narratore della società sua contemporanea, e non si vede perché non avrebbe potuto congiungere i due temi in un’unica storia: l’istitutrice povera che in qualche maniera protegge e “salva” i ricchi rampolli abbandonati a se stessi, gli strani rapporti che si intessono fra padroni e servitori, l’assenza morale e affettiva dei nobili contro la cura e l’affetto dei popolani, sono anche queste critiche più o meno velate a una società che James non condivideva.

    Impossibile oggi sapere quale fosse la vera intenzione dell’autore, ed è pertanto con un pizzico di licenza poetica che abbiamo inserito il Giro in questa rubrica, ma la chiave di lettura “scettica” lo rende decisamente più intrigante di quella “al dritto”, semplice e lineare. Se James ha davvero voluto raccontare la paranoia di una donna folle, ha saputo ricreare con una maestria impressionante il lento progredire di questa pazzia, dettaglio dopo dettaglio, ombra dopo ombra, lasciando insoluta la domanda sulla sorte di Miles (l’ha ucciso lei?).

    Con questa chiave in mano, tuttavia, la seconda lettura del Giro vi lascerà esterrefatti, incapaci di distinguere voi stessi se e dove finisce la storia di fantasmi e dove inizia la psicosi, chi siano i colpevoli e chi le vittime.

    Per una volta, anche le riduzioni cinematografiche sono state all’altezza dell’opera originale: consigliamo in particolare Suspense, del 1961, con Deborah Kerr, e The Others, con Nicole Kidman, del 2001 (quest’ultimo ispirato più che tratto).

    ha scritto il 

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    Fra le molte ragioni per cui Henry James è giustamente passato alla storia della letteratura, non si annovera il suo essere l’anima della festa: i romanzi di James sono infatti tutti senza speranza, l ...continua

    Fra le molte ragioni per cui Henry James è giustamente passato alla storia della letteratura, non si annovera il suo essere l’anima della festa: i romanzi di James sono infatti tutti senza speranza, lucidi e spietati nel giudizio dell’uomo e della società, con personaggi dal percorso inevitabilmente infelice. Anche le sue ghost-stories, piuttosto emblematiche di come il genere è stato sviluppato in Inghilterra fra l’800 e il ‘900, hanno una venatura di disperazione barocca che a volte quasi surclassa l’aspetto più squisitamente orrorifico. Io confesso – ma suppongo si sia intuito – di non averlo mai amato, e di essere una di quelli che prenderebbero la protagonista di Ritratto di Signora, Isabel Archer, e la obbligherebbero alla lettura forzata di Jane Austen finché non si dà una svegliata. Sono quindi arrivata abbastanza tardi alla lettura del celeberrimo Giro di vite, e ho il terribile sospetto di esserci arrivata dopo una citazione dello stesso in CSI – Crime Scene Investigation, ma l’amor proprio mi suggerisce caldamente di non andare a controllare l’informazione e procedere oltre.

    Giro di vite è universalmente definito come una delle più belle storie dell’orrore di sempre, ma ancora una volta la mia prima lettura fu piuttosto deludente. La voce iniziale è quella di Douglas che legge il manoscritto lasciatogli da un’amica ormai morta, e vero narratore onnisciente della storia, la governante senza nome assunta da un ricco londinese perché si occupi dei due nipoti rimasti orfani. La giovane raggiunge l’isolata villa nel paesino di Bly, dove vive Flora e dove poco dopo arriva anche Miles, espulso dalla scuola cui è iscritto per ragioni vaghe, su cui l’istitutrice non ha il coraggio di indagare.

    La vita scorre serena e quieta, la donna è incantata dai ragazzini così educati e gentili, ma l’idillio viene infranto da due misteriose figure che solo l’istitutrice sembra vedere: la governante della casa, Mrs. Grose, le racconta che si tratta degli spettri della precedente educatrice e del suo amante, anch’egli impiegato presso la villa, che prima di morire si erano molto legati ai bambini. A poco a poco l’istitutrice si convince che anche questi ultimi possano vedere i due fantasmi, e anzi sono in combutta con essi per compiere qualcosa di orribile, pertanto non ne parlano con nessuno: quando cerca di costringere Flora a confessare, la bimba viene colta da febbri epilettiche e condotta altrove dalla governante. L’istitutrice rimane quindi sola con Miles, e finalmente riesce a farsi raccontare cos’è successo a scuola, ma in quel momento compare uno dei due fantasmi e, sebbene la donna cerchi di proteggere il bambino, questi vede lo spettro e le muore fra le braccia.

    Fine.

    Ai tempi lo trovai un finale molto deludente, che mi ricordava in qualche misura il moralismo latente di Zola in Il sogno, con questa morte improvvisa e molto risolutiva per l’autore più che per i protagonisti. Intendiamoci, il romanzo faceva paura, che è quanto ci si aspetta da una buona ghost-story, ma gli mancava il mordente per il guizzo finale.

    9613260460_0f6b32e829_bEro talmente delusa, anzi, che – in maniera per me abbastanza inconsueta – mi misi a leggere la post-fazione, giusto per vedere se sarei riuscita ad appagarmi, e sorpresa!, scoprii che esisteva una nutrita corrente di critici che leggevano Giro di Vite al contrario.

    Non si tratterebbe quindi di una storia di fantasmi, ma delle proiezioni psicotiche dell’istitutrice, malata di mente, forse repressa sessualmente (siamo sempre in epoca vittoriana), e che non è dunque la narratrice onnisciente e affidabile che abbiamo creduto fino a quel momento, ma una donna in preda al delirio: lette in quell’ottica, improvvisamente alcune note stonate tornavano al loro posto, ad esempio lo stranimento sempre crescente della giovane verso la bontà dei bambini, che accusa a più riprese di essere falsi ma senza mai portare nessuna evidenza a suffragare l’ipotesi. Sono bambini che si comportano da piccoli adulti, ma in modo dolce e spontaneo; ogni ambiguità, anche nel rapporto con la precedente istitutrice e il suo amante, viene sempre sottintesa solo dalla narratrice e mai dagli eventi, mentre il lettore esterno ne percepisce altra laddove ella non la vede, e cioè nel suo modo di fare verso i bambini, specie Miles, con cui ci sono scambi al limite dell’interazione seduttiva.

    Sia chiaro, la critica è tutto fuorché concorde su questa interpretazione. James ha scritto molte altre storie di fantasmi, pertanto non si vede perché questa dovrebbe essere in qualche modo diversa, viene obiettato. Ma qualcuno risponde che è stato anche un acuto narratore della società sua contemporanea, e non si vede perché non avrebbe potuto congiungere i due temi in un’unica storia: l’istitutrice povera che in qualche maniera protegge e “salva” i ricchi rampolli abbandonati a se stessi, gli strani rapporti che si intessono fra padroni e servitori, l’assenza morale e affettiva dei nobili contro la cura e l’affetto dei popolani, sono anche queste critiche più o meno velate a una società che James non condivideva.

    Impossibile oggi sapere quale fosse la vera intenzione dell’autore, ed è pertanto con un pizzico di licenza poetica che abbiamo inserito il Giro in questa rubrica, ma la chiave di lettura “scettica” lo rende decisamente più intrigante di quella “al dritto”, semplice e lineare. Se James ha davvero voluto raccontare la paranoia di una donna folle, ha saputo ricreare con una maestria impressionante il lento progredire di questa pazzia, dettaglio dopo dettaglio, ombra dopo ombra, lasciando insoluta la domanda sulla sorte di Miles (l’ha ucciso lei?).

    Con questa chiave in mano, tuttavia, la seconda lettura del Giro vi lascerà esterrefatti, incapaci di distinguere voi stessi se e dove finisce la storia di fantasmi e dove inizia la psicosi, chi siano i colpevoli e chi le vittime.

    Per una volta, anche le riduzioni cinematografiche sono state all’altezza dell’opera originale: consigliamo in particolare Suspense, del 1961, con Deborah Kerr, e The Others, con Nicole Kidman, del 2001 (quest’ultimo ispirato più che tratto).

    ha scritto il 

  • 4

    Un buen libro que nos plantea varios juegos argumentales y lingüísticos, de los que Henry James era experto. Libro dentro de un libro, historia oral contada por un personaje, es un juego ambiguo de es ...continua

    Un buen libro que nos plantea varios juegos argumentales y lingüísticos, de los que Henry James era experto. Libro dentro de un libro, historia oral contada por un personaje, es un juego ambiguo de esconder y mostrar.
    Es una historia de fantasmas?, Está loca la niñera?, es, acaso , el lector el que no entiende bien lo que está pasando? . O es el narrador que nos manipula poniendo el relato en primera persona y creemos ver cosas que no nos dicen?.
    Sutil y ambigua, es una historia que quizás se vea resentida por su lenguaje decimonónico y laberíntico pero que si la lees con paciencia te encuentras con literatura de la buena, más allá del argumento.

    ha scritto il 

  • 4

    Per una volta penso di aver fatto bene a leggere alcuni pareri sul romanzo per capire cosa aspettarmi. Il fatto è che, se non avessi letto qualcosa prima, forse mi sarei aspettata una classica storia ...continua

    Per una volta penso di aver fatto bene a leggere alcuni pareri sul romanzo per capire cosa aspettarmi. Il fatto è che, se non avessi letto qualcosa prima, forse mi sarei aspettata una classica storia di fantasmi, soprattutto leggendo la trama. I fantasmi ci sono, ma bisogna definirli.

    Giro di vite è un racconto nel racconto, la cui storia ci viene raccontata da un certo Douglas, il quale a sua volta apprende questa storia da una donna che fu l'istitutrice della sorella.
    La protagonista è proprio Miss Giddens, una giovane istitutrice che viene assunta da un ricco signore per fare da istitutrice ai suoi due nipotini, Miles e Flora. La signorina riceve poche istruzioni, tra queste c'è il fatto che avrà carta bianca sui due bambini e non dovrà interpellare lo zio per nessun motivo, in quanto questi bambini vivono con pochi servitori in una casa in campagna, lontano dallo zio.

    Miss Giddens si sente felice di questo compito, perché i due bambini sono degli angeli nell'aspetto e nei modi e si sente onorata da tanta responsabilità. L'idillio finisce presto però, in quanto un giorno, al ritorno da una passeggiata, Miss Giddens vede una losca figura dentro la casa e ci vorrà poco per capire che si tratta di un ex cameriere della casa, morto prima dell'arrivo della signorina. Insieme a lui, presto avvisterà anche una donna, anch'essa morta, in strane circostanze. Il perché lei veda queste figure non è chiaro, ma si sa che sono due figure negative. Lo stupore è tanto quando scopre che queste due figure sono viste anche dai bambini e iniziano così le congetture.

    Come ho detto, i fantasmi ci sono, ma non è chiaro se questi siano dei fantasmi reali o dei fantasmi della protagonista. Esistono due scuole di pensiero, alcuni credono che il tutto sia immaginato dalla protagonista, che in qualche modo influenza anche i bambini, e alcuni pensano invece che sia tutto vero.
    Io non so ancora cosa pensare. A volte propendo per la seconda tesi, ma penso che la prima sia molto più interessante, perché il terrore di Miss Giddens in certi momenti è così palpabile che non so più se si tratti di congetture o deliri.
    Non è un libro eccessivo, nel senso che non succede nulla del classico racconto di fantasmi, ma in qualche modo l'immaginazione vola lo stesso.

    La prosa è fantastica e il fatto che sia un romanzo breve agevola la scorrevolezza. Il finale è un finale in sospeso, che dà il via anche questo a varie interpretazioni.
    Henry James è sicuramente da leggere, ma penso che prima di approcciarsi a questo libro sia importante non aspettarsi la classica storia dell'orrore.

    ha scritto il 

  • 4

    Fantasmi?

    La storia è raccontata attraverso la lettura dei diari della protagonista, da parte di un certo Douglas, nei confronti di alcuni ospiti.
    Una giovane istitutrice, miss Giddens, risponde ad una offerta ...continua

    La storia è raccontata attraverso la lettura dei diari della protagonista, da parte di un certo Douglas, nei confronti di alcuni ospiti.
    Una giovane istitutrice, miss Giddens, risponde ad una offerta di lavoro da parte di un ricco uomo di affari di Londra. Il lavoro è semplice, anche se non privo di responsabilità. La donna infatti dovrà prendersi cura dei due nipoti dell'uomo, Miles di nove anni e Flora di otto, rimasti orfani e consegnati alle cure dello zio, che però non avendo né il tempo né l'esperienza per crescere i due ragazzi, li ha stabiliti nella sua dimora a Bly sotto le cure di una istitutrice, morta però in circostanze misteriose. L'istitutrice accetta l'incarico, nonostante la curiosa condizione impostale dall'uomo: qualunque cosa succeda, lui non vuole essere contattato per nessun motivo, ed ogni obbligo a Bly deve essere risolto da lei. Nell'unico incontro dell'istitutrice con l'uomo, la donna rimane talmente affascinata dal suo datore di lavoro, da andare avanti nello svolgersi della vicenda per via dell'unico pensiero di non deludere le sue aspettative.
    Giunta nella stupenda dimora di Bly, l'istitutrice fa la conoscenza della piccola Flora e qualche giorno dopo di Miles, di ritorno dal collegio. In realtà Miles è stato espulso dal collegio, ma l'argomento verrà affrontato solo in seguito per via di un strano fatto e delle sollecitazioni da parte di Miss Giddens, che nella propria immaginazione farà decine di congetture. Il suo lavoro si dimostra più gratificante del previsto. I due bambini sono adorabili, educati e di buone maniere, oltre che dotati di una intelligenza e di una ricettività fuori dal comune. Tuttavia la quiete di Miss Giddens a Bly viene turbata da alcune sinistre apparizioni che riguardano un uomo con i baffi ed i capelli rossi, ed una donna dal viso bianchissimo e vestita a lutto. Dopo essersi confidata con la sua unica amica, la signora Grose, ingenua e semplice governante a Bly, l'istitutrice scopre che le due figure corrispondono a quelle di Miss Jessel, colei che l'aveva preceduta nell'incarico di istitutrice dei ragazzi e di Peter Quint, maggiordomo e suo amante, entrambi morti in circostanze misteriose. Quindi erano due fantasmi... Ma il peggio dovrà ancora avvenire...

    Bel racconto horror, godibilissimo e stile impeccabile, consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    VERO, GRANDE CLASSICO

    Storia di fantasmi? Ad una prima analisi potrebbe anche sembrare così, senza ulteriori spiegazioni. Ma James sembra suggerire un' altra possibilità, ossia che l' istitutrice (voce narrante di tutta la ...continua

    Storia di fantasmi? Ad una prima analisi potrebbe anche sembrare così, senza ulteriori spiegazioni. Ma James sembra suggerire un' altra possibilità, ossia che l' istitutrice (voce narrante di tutta la vicenda) o, meglio, la sua mente instabile, sia la fonte di tutta una serie di equivoci che conducono al tragico epilogo. L' abilità dell' autore risiede nel fatto di essere riuscito a intersecare gli avvenimenti e le visioni tra di loro, in modo da far apparire che i due bambini vedano cose che agli altri sfuggono e che, in virtù di questo loro "potere", riescano a tenere in pugno gli adulti, vittime di questo gioco di illusioni. In realtà non si è minimamente certi di quello che succede davvero. E alla fine, il dubbio che i due bambini siano rimasti vittime delle allucinazioni della persona che si sarebbe dovuta occupare di loro è davvero forte. Ma si tratta, per l' appunto, di un dubbio. Per me si tratta di un capolavoro che, seppur con variazioni sul tema, continua ad influenzare la letteratura e il cinema contemporanei

    ha scritto il 

  • 4

    Lei, vent’anni, figlia di un umile parroco di campagna si reca a Londra dopo aver risposto a un annuncio.
    Lui, l’inserzionista, è un gentiluomo, scapolo, bello come solo i personaggi dei romanzi posso ...continua

    Lei, vent’anni, figlia di un umile parroco di campagna si reca a Londra dopo aver risposto a un annuncio.
    Lui, l’inserzionista, è un gentiluomo, scapolo, bello come solo i personaggi dei romanzi possono essere. Ardito, cortese e affascinante. La giovane rimane così colpita dall’uomo che accetta di occuparsi dell’educazione dei due nipotini a patto di non disturbarlo. Mai e per nessuna ragione.
    Al suo arrivo a Bly incontra Flora, bella e pura come un angelo, educata e intelligente.
    Il fratello, più grande di Flora, arriverà a breve dal collegio. Il suo rientro è anticipato da una lettera proveniente dall’istituto che ne annuncia l’espulsione. Il signorino “può esser di danno ai suoi compagni”. La notizia è terribile. Il fanciullo non ha ancora dieci anni. Miles è un bambino bellissimo, dai modi garbati, intelligente, attento e premuroso. Possibile che possa essere cattivo?
    La mente dell’istitutrice corre a “lui”. Vorrebbe che sapesse che sta rispettando la sua richiesta. Chissà se la pensa. È la riflessione costante che l’accompagna durante le sue passeggiate solitarie, finché egli compare lassù, proprio sulla cima della torre; ma non è lui, si tratta di uno sconosciuto. Ne parla alla signora Grose, la vecchia domestica. La descrizione corrisponde a Peter Quint, cameriere personale del padrone. O meglio, al suo fantasma. A sconvolgere ulteriormente la giovane donna è la notizia che Quint si prendeva “troppe libertà con tutti”. Anche con Miles? La sua morte è avvolta dal mistero, la sua vita segnata da “strane traversie e pericoli, eccessi segreti, vizi non soltanto sospettati”. Poi compare “lei”, la donna in nero, inquietante, orrenda nella sua apparizione. E bella. Si tratta della signorina Jessel, l’istitutrice che l’ha preceduta. Anche lei è morta. Erano amanti il signor Quint e la signorina Jessel. Lei era una signora, lui terribilmente al di sotto. Infami. E i bambini erano spesso con loro. Devono sapere. Certamente sanno. E sicuramente li “vedono”.
    L’attenzione e la protezione si fanno serrate. Flora e Miles vanno difesi. La loro purezza, salvata. Davvero sono così innocenti? L’istitutrice cerca di strappare la verità ai due piccoli. Le domande non hanno risposte, o ne hanno a metà.
    Il detto genera sospetto; il non detto, ambiguità. L’ambiguità stimola pensieri corrotti. I pensieri corrotti creano tensione. La tensione provoca paura. Paura che ha radici nel torbido dell’anima. Rimestare nel torbido è pericoloso, spaventa e genera fantasmi. Che cosa si nasconde nell’anima della giovane istitutrice? Quali fantasmi? Desideri sottaciuti e inappagati? L’inquietudine del desiderio può rendere così morbosi da distorcere la realtà, da rendere impuro il puro, sudicio il pulito?
    Quint e Jessel.
    Il padrone e l’istitutrice.
    Il limite delle differenze che i canoni impediscono di oltrepassare può portare a estreme conseguenze. Fino a guastare la mente. Fino a intorbidare la vita.
    Chiuso un cerchio, si prepara un nuovo e terrifico giro. La brama di possesso domina e ottenebra lo spirito.
    Il sipario si leva, il sipario cala. La rappresentazione teatrale si ripete nell’assoluta oscurità.

    ha scritto il 

  • 5

    Un horror speciale

    do raramente 5 stelle, ma in questo caso l'ho fatto volentieri, il libro mi è piaciuto moltissimo, pieno di suspence , senza una goccia di sangue, un omicidio o episodi raccapriccianti.
    Eppure mette ...continua

    do raramente 5 stelle, ma in questo caso l'ho fatto volentieri, il libro mi è piaciuto moltissimo, pieno di suspence , senza una goccia di sangue, un omicidio o episodi raccapriccianti.
    Eppure mette un'ansia incredibile che diventa a volte vera e propria paura!
    Ho un unico rammarico, non sono sicura di aver propri "capito" tutto. La signorina Jessel e l'uomo (ora mi sfugge il nome) erano davvero degli spettri o li vedeva solo l'istitutrice ? L'istitutrice era una sensitiva? Lo zio ha un ruolo più importante di quello che appare? Insomma dopo tanta attesa non a tutte le mie domande ho trovato delle risposte, ma lo consiglio vivamente a tutti, anche a chi come me , di solito non ama igli horror!!

    ha scritto il 

  • 4

    Giro di vite è un lungo racconto lontano dalle mie corde, ma ne sono stata catturata. Quest'opera sembra precorrere gli psico-thriller poiché la narrazione è tutta basata su un gioco di vedo-non vedo ...continua

    Giro di vite è un lungo racconto lontano dalle mie corde, ma ne sono stata catturata. Quest'opera sembra precorrere gli psico-thriller poiché la narrazione è tutta basata su un gioco di vedo-non vedo da parte della voce narrante. Le visioni dell'istitutrice sono un parto di una mente malata o c'è del vero in quanto racconta? James costruisce volutamente dialoghi e descrizioni tali da non poterlo appurare e il lettore viene trascinato in una lettura da suspence, ben sapendo che gli altri protagonisti non esplicitano conferme di alcun tipo. La tensione è proprio dovuta a questo dubbio latente e all'enigma che la mente umana possa arrivare alla follia, ritenendola lucidità.
    La parte critica, corposa, che precede il romanzo è interessante e utile a comprendere maggiormente lo stile di un autore ante-litteram, che ha utilizzato la scrittura come un divertimento nel quale sentirsi libero di far intervenire il lettore con le sue ipotesi.
    La prosa è molto semplice e scorrevole, forse per giungere ad un pubblico più ampio.
    Lettura carina ma non memorabile per me.

    ha scritto il 

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