Grande numero

Testo polacco a fronte

Di

Editore: Libri Scheiwiller

4.5
(46)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 102 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876444998 | Isbn-13: 9788876444999 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Con questo volume, l'ottavo, la Libri Scheiwiller prosegue la pubblicazioneintegrale delle raccolte della poetessa polacca Premio Nobel 1996. Unaproduzione particolarmente apprezzata oper l'ironia e la leggerezza, lacapacità disincantata di comprendere e insieme di prendere le distanze, daisentimenti, dalle illusioni come dalle delusioni.
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  • 4

    Salmo

    Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
    Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
    quanta sabbia del deserto passa da un paese all'altro,
    quanti ciottoli di montagna rotolano su terre alt ...continua

    Salmo

    Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
    Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
    quanta sabbia del deserto passa da un paese all'altro,
    quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
    con provocanti saltelli!

    Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano
    che si posano sulla sbarra abbassata?
    Foss'anche un passero - la sua coda è già all'estero,
    benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

    Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
    che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
    non si sente tenuta a rispondere alle domande «Da dove?» e «Dove?».

    Oh , afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
    su tutti i continenti!
    Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
    contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
    E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
    viola i sacri limiti delle acque territoriali?

    Come si può parlare d'un qualche ordine,
    se non è nemmeno possibile scostare le stelle
    e sapere per chi brilla ciascuna?

    E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
    E la polvere che si posa su tutta la steppa,
    come se non fosse affatto divisa a metà!
    E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell'aria:
    quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

    Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
    Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

    ***

    Visto dall'alto

    Su un viottolo giace uno scarabeo morto.
    Tre paia di zampette ripiegate con cura sul ventre.
    Invece del disordine della morte — ordine e pulizia.
    L'orrore di questo spettacolo è moderato,
    la sua portata locale, dalla gramigna alla menta.
    La tristezza non si trasmette.
    Il cielo è azzurro.

    Per nostra tranquillità — gli animali non muoiono
    ma crepano d'una morte per così dire più piatta,
    perdendo — vogliamo crederlo — meno sensibilità e mondo,
    uscendo — così ci pare — da una scena meno tragica.
    Le loro animucce mansuete non ci ossessionano la notte,
    mantengono la distanza,
    conoscono i mores.

    E così questo scarabeo morto sul viottolo
    brilla non compianto verso il sole.
    Basta pensarci per la durata di uno sguardo:
    sembra che non gli sia accaduto nulla d'importante.
    L'importante, pare, riguarda noi.
    Solo la nostra vita, solo la nostra morte,
    una morte che gode d'una forzata precedenza.

    ***

    Sorrisi

    II mondo vuol vedere la speranza sul viso.
    Per gli statisti diventa d'obbligo il sorriso.
    Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
    Anche se il gioco è complesso, l'esito incerto,
    gli interessi contrastanti - è sempre consolante
    che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

    Devono mostrare una fronte rasserenata
    sulla pista e nella sala delle conferenze.
    Un'andatura svelta, un'espressione distesa.
    Quello dà il benvenuto, quest'altro si accomiata.
    È quanto mai opportuno un volto sorridente
    per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

    La stomatologia in forza alla diplomazia
    garantisce sempre un risultato impressionante.
    Canini di buona volontà e incisivi lieti
    non possono mancare quando l'aria è pesante.
    I nostri tempi non sono ancora così allegri
    perché sui visi traspaia la malinconia.

    Un'umanità fraterna, dicono i sognatori,
    trasformerà la terra nel paese del sorriso.
    Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
    non dovrebbero sorridere il giorno intero.
    Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
    non c'è fretta alcuna, né tensione in viso.
    Gli esseri umani sono tristi per natura.
    È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

    ***

    La cipolla

    La cipolla è un'altra cosa.
    Interiora non ne ha.
    È completamente cipolla
    fino alla cipollità.
    Cipolluta di fuori,
    cipollosa fino al cuore,
    potrebbe guardarsi dentro
    senza provare timore.

    In noi ignoto e selve
    di pelle appena coperti,
    interni d'inferno,
    violenta anatomia,
    ma nella cipolla – cipolla,
    non visceri ritorti.
    Lei più e più volte nuda,
    fin nel fondo e così via.

    Coerente è la cipolla,
    riuscita è la cipolla.
    Nell'una ecco sta l'altra,
    nella maggiore la minore,
    nella seguente la successiva,
    cioè la terza e la quarta.
    Una centripeta fuga.
    Un'eco in coro composta.

    La cipolla, d'accordo:
    il più bel ventre del mondo.
    A propria lode di aureole
    da sé si avvolge in tondo.
    In noi - grasso, nervi, vene,
    muchi e secrezione.
    E a noi resta negata
    l'idiozia della perfezione.

    ha scritto il 

  • 5

    IL TERRORISTA, LUI GUARDA

    La bomba esploderà nel bar alle tredici e venti.
    Adesso sono appena le tredici e sedici.
    Alcuni fanno in tempo a entrare,
    alcuni a uscire.

    Il terrorista ha già attraversato la strada.
    Questa distanza ...continua

    La bomba esploderà nel bar alle tredici e venti.
    Adesso sono appena le tredici e sedici.
    Alcuni fanno in tempo a entrare,
    alcuni a uscire.

    Il terrorista ha già attraversato la strada.
    Questa distanza lo protegge da ogni male,
    e poi la vista è come al cinema:

    Una donna con il giaccone giallo, lei entra.
    Un uomo con gli occhiali scuri, lui esce.
    Ragazzi in jeans, loro parlano.
    Le tredici e diciassette e quattro secondi.
    Quello più basso è fortunato e sale su una vespa,
    quello più alto invece entra.

    Le tredici e diciotto.
    La ragazza non c'è più.
    Se è stata così stupida da entrare, oppure no,
    si vedrà quando li porteranno fuori.

    Le tredici e diciannove.
    Più nessuno che entri, pare.
    Invece esce un grassone calvo.
    Sembra che si frughi nelle tasche e
    alle tredici e venti meno dieci secondi
    rientra a cercare quei suoi miseri guanti.

    Sono le tredici e venti.
    Il tempo, come scorre lentamente.
    No, non ancora.
    Sì, ora.
    La bomba,lei esplode.

    ha scritto il 

  • 5

    2 febbraio 2012: in memoria di te

    Le parole meritano di esistere solo quando sono migliori del silenzio.
    Silenzio, dunque.
    L'unico modo per ringraziarti di ciò che mi hai lasciato.

    ha scritto il 

  • 3

    Una piacevole scoperta.

    "Come è possibile parlare d'un qualche ordine,
    se non è nemmeno possibile scostare le stelle
    e sapere per chi brilla ciascuna?

    Una lettura che merita. ...continua

    Una piacevole scoperta.

    "Come è possibile parlare d'un qualche ordine,
    se non è nemmeno possibile scostare le stelle
    e sapere per chi brilla ciascuna?

    Una lettura che merita.

    ha scritto il