Grande sertão

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(269)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 499 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: A000036881 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 5

    Illumina a mina escura e fùnda o trem da minha vida

    La dolcezza del buttar nel dimenticatoio una quantità di cose – le cose stupide in cui la gente nel pensare e nel fare vive imprigionata, solo per necessità, ma senza nobiltà. Diadorim, quando era sic ...continua

    La dolcezza del buttar nel dimenticatoio una quantità di cose – le cose stupide in cui la gente nel pensare e nel fare vive imprigionata, solo per necessità, ma senza nobiltà. Diadorim, quando era sicuro di star solo, canticchiava, e credo con buona voce.
    “Hai nostalgia di quando eri bambino, Riobaldo?” mi domandò, mentre io stavo spiegando quale era il mio sentire. Veramente no. Non avevo nessuna nostalgia. Quel che io desideravo era essere bambino, ma adesso, in quel momento, se fosse possibile.Fin da quel tempo, io già pensavo che la vita doveva essere come quella nella sala del teatro, ognuno facendo intero con forte gusto la propria parte, disimpegno.
    https://www.youtube.com/watch?v=4dICbRi3QsY
    https://www.youtube.com/watch?v=vJCzA2FP5to

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere è una faccenda molto pericolosa

    Confesso di aver preso tra le mani questo ponderoso libro un po’ per caso, dopo un acquisto di qualche tempo fa dettato da un equivoco, ovvero l’idea di trovarmi davanti ad uno dei soliti romanzi del ...continua

    Confesso di aver preso tra le mani questo ponderoso libro un po’ per caso, dopo un acquisto di qualche tempo fa dettato da un equivoco, ovvero l’idea di trovarmi davanti ad uno dei soliti romanzi del “realismo magico” sudamericano. E invece che sorpresa! Poco conosciuto in occidente, questo romanzo non sfigurerebbe affatto accanto ai capolavori della letteratura epica di tutti i tempi, ma con caratteristiche tutte sue che ne fanno, a che io sappia, un caso unico, difficilmente classificabile. E’ un romanzo, innanzitutto; ma definirlo prosa sarebbe sbagliato, talmente lirica ed evocativa è la lingua, che il traduttore (nell’edizione da me consultata Edoardo Bizarri) rende costringendo la lingua italiana a flessioni sintattiche ardite eppure plausibili (“Dico che andai, dico che mi piacque. Dopo le lunghe tappe, il vitto pronto, i buoni riposi, il cameratismo. Ci si distraeva bene. Ci si svegliava in un posto, s’entrava nella notte in un altro, tutto quello che ci poteva essere di rancido o in discordia con noi, restava alle nostre spalle. Era l’infine, Era”, sono le parole con cui il protagonista, Riobaldo, descrive al suo anonimo interlocutore l’atmosfera di tempo sospeso della sua vita da jagunço). C’è un eroe, che a tratti diventa però anche un anti-eroe, capace di un personalissimo modo di venire a patti con il male: un eroe suo malgrado: Riobaldo, l’orfano, nella sua parabola da maestro di scuola a bandito dalla mira infallibile, Tatarana, a capo di una schiera di banditi, l’Urutu Bianco, all’inseguimento di una vendetta che è in realtà una prova ordalica, la rivelazione visibile delle forze in campo nell’esistenza umana, dello scontro tra il bene e il male. C’è una voce collettiva, quella dei compagni e dei nemici, senza che il confine tra gli uni e gli altri sia fissato una volta per tutte. C’è l’amore, ma anche questo mobile, mutevole nel suo profilo.
    Ma c’è soprattutto il paesaggio, non sfondo ma vero protagonista del romanzo: il sertão, lo sconfinato altopiano battuto dal sole spietato e dalle notti gelide (“Lì non c’è nessuna acqua – solo quella che uno si porta con sé. …. Picchia il sole, in onda forte, picchia a tutt’andare, tanta luce che ammacca. …. Di notte, se è sereno, il cielo è tutto un lucore di sfere luminose ... Com’è bello vistoso, il cielo stellato, verso la metà di febbraio! Ma, a luna spenta, quando è buio fatto, c’è un’oscurità che impastoia e prende. E’ notte di molto volume”), che sfocia nelle veredas, le strette vallate dalla vegetazione rigogliosa e dai melodiosissimi uccelli.
    La vicenda è ricostruita a ritroso, con numerosi salti temporali, da un Riobaldo ormai anziano, ritiratosi al vivere civile di proprietario terriero dopo il matrimonio con la fidanzata di sempre, Otacilia, a beneficio di un anonimo quanto colto uditore. Dopo la morte della madre e una fallita convivenza con il suo padrino che probabilmente è il vero padre, viene arruolato come maestro da un ricco possidente, Ze Bebelo, che mette su la propria banda di jagunços in nome di un personale senso della legalità. Ne fugge per unirsi ad un altro movimento di jagunços capeggiata dal leggendario Joca Ramiro: qui ritrova un giovane che era stato un tempo suo compagno di giochi, Diadorim. Tra i due rifiorisce l’amicizia, un legame esclusivo che sempre di più somiglia all’amore: un amore impossibile, causa di frustrazione, dubbi e gelosie, che fa fiorire in Riobaldo il sospetto che il diavolo in persona si sia insinuato nella sua vita.
    Quando Joca Ramiro viene vigliaccamente ucciso da un ex compagno d’armi, Riobaldo decide di venire a patti con il diavolo, perché gli conceda la forza di uccidere l’Ermogene e così sbloccare lo stallo in cui è rimasto intrappolato. Il diavolo risponde a questo patto? O meglio, esiste poi il diavolo (“E poi, se uno si mette a fare la vita del jagunço, è già per qualche entrante competenza del demonio”)? Di fatto, da quel momento il comportamento di Riobaldo cambia, diventa il nuovo, spietato o ciecamente determinato capo della banda, torturato dal dubbio di ospitare il diavolo in sé, ansioso di portare a termine la sua missione per sfuggire a quell’indeterminatezza, a quell’assenza di punti saldi che è la vita del sertão.
    E la vendetta avrà, o meglio la avrà Diadorim sull’assassino di colui che era in realtà suo padre: ma nell’uccidere in duello Ermogene, viene ferito mortalmente. La morte dell’amico sarà per Riobaldo la rivelazione di un inatteso segreto e anche lo scioglimento delle sue angosce e dei suoi dubbi: “il diavolo vige dentro l’uomo, nelle increspature dell’uomo – o è l’uomo rovinato, o l’uomo degli occulti. Sciolto, di per sé, libero cittadino, è che non esiste diavolo nessuno”. E’ semplicemente che, come Riobaldo ripeterà spesso, “vivere è una faccenda molto pericolosa”.

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso e poetico

    Di non facile lettura. Un libro per animi sensibili che sappiano cogliere alcune sfumature che danno il senso ad un linguaggio di non immediata lettura. Per chi legge ed ha letto molto è un libro impe ...continua

    Di non facile lettura. Un libro per animi sensibili che sappiano cogliere alcune sfumature che danno il senso ad un linguaggio di non immediata lettura. Per chi legge ed ha letto molto è un libro imperdibile, a mio avviso, perchè ha un linguaggio differente da qualsiasi altro scrittore. A tratti non è scorrevolissimo, forse perchè è davvero tanto denso, contiene interi mondi. Io lo ho amato e lo rileggerei.

    ha scritto il 

  • 5

    "Grande sertão" di João Guimarães Rosa

    Come mi sono imbattuta in questo romanzo strepitoso? Grazie ad un'intervista televisiva a Claudio Magris, che apprezzo notevolmente, durante la quale citò questo libro come imperdibile.
    Un libro che i ...continua

    Come mi sono imbattuta in questo romanzo strepitoso? Grazie ad un'intervista televisiva a Claudio Magris, che apprezzo notevolmente, durante la quale citò questo libro come imperdibile.
    Un libro che io considero un capolavoro immortale e ancora troppo poco conosciuto , non è la prima volta che lo dico e nemmeno la seconda, è Grande sertão di Guimarães Rosa, che è uno dei libri più belli, in cui c'è tutto l'avventura, l'amore, la morte, l'epicità e così via.
    Non amando, no, non è vero... non avendo letto molti autori latinoamericani, ho pensato fosse una buona occasione. Anche perché si era a ridosso del periodo natalizio ^_^ E infatti il titolo finì nella lista-Babbo 2006.
    Come aveva detto Magris, in Grande sertão c'è tutto: imprese e battaglie, amore e morte, dio e satana, il bene e il male.
    E sì, è proprio così, c'è tutto *__*
    [...]
    http://lanostralibreria.blogspot.it/2015/05/libro-grande-sertao-di-joao-guimaraes.html#more

    ha scritto il 

  • 3

    ...

    flusso narrativo (tutto in prima persona) tortuoso, incessante e di rara intensità.
    il grande sertao di Guimares Rosa è un luogo selvaggio, magico, violento; con le sue leggi e i suoi banditi
    Difficil ...continua

    flusso narrativo (tutto in prima persona) tortuoso, incessante e di rara intensità.
    il grande sertao di Guimares Rosa è un luogo selvaggio, magico, violento; con le sue leggi e i suoi banditi
    Difficile ma degno di essere letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il sertão è un luogo fisico reale: lo sconfinato territorio del Brasile centro-settenrionale; le veredas sono i sentieri che lo intersecano.
    La salienza geografica si fonde, qui, con l'interiore, imme ...continua

    Il sertão è un luogo fisico reale: lo sconfinato territorio del Brasile centro-settenrionale; le veredas sono i sentieri che lo intersecano.
    La salienza geografica si fonde, qui, con l'interiore, immensità - o vacuità - del nostro ego, le scelte che lo caratterizzano, ne mutano l'aspetto, vi creano circuiti e cortocircuiti nel corso dell'esistenza.
    In questo territorio si muovono sparute bande di jagunços perennemente in lotta fra loro in un agire che rappresenta e coglie tutte le sfumature dell'umano: perché tradiamo, cosa ci spinge a vivere esistenze dimezzate, in quale modo i sensi di colpa erodono la possibilità di essere un intero, quali i motivi per cui, sotto un palese narcisismo, non ci piaciamo o, nonostante i nostri sforzi, veniamo ostracizzati dal simile, e assieme e per contro, mediante personaggi minori, segnacoli impalpabili, percepiamo in maniera tangibile, quanto percorrere veredas di pulizia interiore (generosità e giustizia per usare termini desueti) ci renda sempre presenti a noi stessi, nella mutevolezza della fantasia e della trasformazione.
    Questo profondo ed altissimo ricorso alla metafora esplode letteralmente nel linguaggio: Guimarães Rosa nell'oralità fra locale e virtuale amplia le possibilità del portoghese sino a concretizzare l'impossibile, elabora sintesi filosofiche epifaniche che traducono l'apprendistato esistenziale dei suoi personaggi, crea neologismi, conia alliterazioni, attua mistioni poetiche: un autentico carnevale del "verbo", tratto pertinente dell'uomo.
    Parola e persone si dispongono in righe di un pentagramma, la cui nota dominante è il sertão, assurto a mondo (esso sta dappertutto...) e dove la multiformità di azioni e pensieri, riflessioni e comportamenti si configura come terrena, immanente, umanissima bibbia.

    ha scritto il 

  • 5

    Il sertao, dove invecchia il vento

    “Coraggio è quel che il cuore batte; se no, batte falso”.

    A dire di cosa parla questo romanzo, direi che è un'epica del coraggio. E' la storia di un uomo che si forma nell'esperienza di una banda di ...continua

    “Coraggio è quel che il cuore batte; se no, batte falso”.

    A dire di cosa parla questo romanzo, direi che è un'epica del coraggio. E' la storia di un uomo che si forma nell'esperienza di una banda di jaguncos, attraverso la lotta, l'imitazione, la sfida e la partecipazione, arrivando a divenire un capo, facendo emergere le proprie qualità e la virtù necessaria in quelle terre desertiche e tra vicende di guerra. Il sertao è luogo di tristi inganni, sempre in movimento, altopiano dello spirito; è specchio selvaggio e onda di memoria. Un mondo di astuzia e di malizia, di malandros e cavalieri, di pistole, frutti e cavalli, di oasi e piante e giungla: un'inestricabile visione di metafisica potenza. Ciò che più attrae tra archetipi e mitologie, racconti e storie, è la forza del linguaggio, l'espressività della prosa, la concretezza materiale della parola, in una narrazione di respiro omerico. La figura del jagunco (antico soldato del fazendeiro) ha analogie con quella del gaucho e del pistolero: sono capitani di ventura, mercenari, banditi intelligenti e leggendari. Sono religiosi guerrieri, cavalieri feroci; uomini da spietate maledizioni e processi sull'onore. Il jagunco è un diavolo dal volto dipinto di nero. Ed è come se elemento umano e ambiente geografico potessero fondersi in un unico colore, in un paesaggio poetico e immaginario: i confini si fanno invisibili, la natura e il cielo abbracciano ogni cosa, sono notti di luna e giorni di sangue. Ad ogni lettore fortunato spetta così l'avventura di incontrare il senso misterioso e nostalgico di un libro straordinario.

    ha scritto il 

  • 5

    Tipi di Sertão

    La “ Carta de creencia” è la lettera che si custodisce per essere creduti da persone sconosciute,il lasciapassare e, in senso lato, si può anche intendere come una dichiarazione di tutto quello in cui ...continua

    La “ Carta de creencia” è la lettera che si custodisce per essere creduti da persone sconosciute,il lasciapassare e, in senso lato, si può anche intendere come una dichiarazione di tutto quello in cui crediamo.

    Per leggere Grande Sertão è necessaria la carta de creencia.
    Non saprei dire dove un lettore può procurarsela.
    Forse da altre letture? Forse dalla strada che ha percorso leggendo? Forse perché è curioso, un lettore curioso.
    Forse perché desidera confrontarsi e vivere una scrittura che lo porta su sentieri sconosciuti?

    Il Grande Sertão è la carta de creencia del Brasile, il lasciapassare per incontrare Riobaldo il jagunço.

    La scrittura di João Guimarães Rosa zampilla parole di una lingua antica che si perde nel tempo del ricordo e del mito.
    Il racconto autobiografico si trasforma in una cadenza di cascatelle e fontane,giochi d’acqua che inondano la terra riarsa e formano pantani che il sole implacabile prosciuga in scenari di terracotta.

    E la scrittura zampillo ritorna, cavalcando le colline d’intorno, inoltrandosi nel buio primordiale delle foreste, nella luce enorme del mezzogiorno, evaporando nel cielo per scrosciare sul Sertão- Mondo e mischiarsi ancora e ancora alla polvere dei sentieri.

    Dalla terra madre al cielo-sertão che pulsa immenso, solcato dal brontolio dei tuoni, dall’acciaio dei lampi,
    bianco di sole e sferzato dal vento, trapuntato di stelle nei fruscii notturni del corpo-sertão.
    Il fuoco che avvampa o brilla, come nido caldo negli accampamenti.
    Fuoco di battaglia, fatuo nella terra-Sertão.

    Un racconto vagabondo, Vossignoria, veda un po’: “la cosa più bella e importante, nel mondo, è questa:che le persone non rimangono sempre uguali,ancora non sono state terminate- ma vanno sempre mutando. Migliorano o peggiorano. E’ quel che la vita mi ha insegnato. E questo mi rallegra, un sacco”.

    Ascolto.

    Questa voce, il timbro di questa voce, l’inflessione e il registro, non è possibile classificarla con sicurezza.
    Maschile e femminile sono registri che restringono il territorio acustico del Sertão.
    Voce che prende vita dalla pancia, artiglia roca e nasale, speziata di dolcezza. Mi viene in mente una frase molto intensa che lo scrittore Josè Saramago ha scritto nel romanzo La Caverna a proposito delle relazioni:” …è così che dev’essere la vita, quando uno si scoraggia, l’altro si aggrappa alle proprie budella e ne fa un cuore.”

    La pancia come una caverna che rimbomba di echi- nella caverna non c’è nessuno, né Dio né il Diavolo, solo fucili nascosti e pipistrelli-.
    Dia-do-rim, mistero sillabico.

    ha scritto il 

  • 4

    «Vivere è pericoloso» … e leggere questo libro è faticoso, vossignoria sappia!

    Riobaldo poi Tatarana poi L’Urutù-Bianco e, infine ancora Riobaldo, ormai vecchio, racconta a vossignoria la storia della sua vita nel tentativo di capirci qualcosa. Si rivolge a quest’uomo colto ed i ...continua

    Riobaldo poi Tatarana poi L’Urutù-Bianco e, infine ancora Riobaldo, ormai vecchio, racconta a vossignoria la storia della sua vita nel tentativo di capirci qualcosa. Si rivolge a quest’uomo colto ed intelligente convinto che possa capire e aiutarlo a comprendere i misteri della vita, il dualismo fra il bene e il male, Dio e il Diavolo - alla cui esistenza, però, dice più volte di non credere. Il linguaggio usato da Riobaldo è quello parlato, il ricorso a termini gergali propri del sertão è continuativo. Vossignoria ascolta e basta, vossignoria è ogni lettore che si sia trovato per le mani questo libro fittissimo, quasi infinito, come il sertão. Vossignoria sa, direbbe Riobaldo ma vossignoria, più volte nel corso della lettura, si è chiesto: “Ma quanto manca ancora?”. Pagine che fanno gridare al capolavoro, alle quali, anobiiescamente parlando, avresti assegnato senza esitazione 5stelle, si alternano a brani che ti portano a volergliene dare anche 10, ma in testa!

    «Vivere è pericoloso» ripete in continuazione Riobaldo mentre racconta, attraverso salti temporali, della sua vita nel sertão insieme ai Jagunços. I Jagunços sono una via di mezzo fra il bandito e il cavaliere, il mercenario e l’avventuriero, l’arrivista e il disperato. Nel vasto sertão si muovono diverse bande, alcune delle quali in lotta fra loro per il controllo del territorio. Finire in una banda piuttosto che in un’altra, uccidere o essere uccisi è un fatto del tutto casuale, vossignoria sa.

    Raccontare la trama di un libro del genere richiederebbe uno spazio troppo vasto per poterlo racchiudere in una simil-recensione, dirò soltanto che Riobaldo, insieme all’amico Diadorim, entra a far parte di una banda che ha come unico obbiettivo quello di vendicare l’uccisione del vecchio e stimatissimo capo Joca Ramiro per mano dell’Ermogene, un ex luogotenente dello stesso Joca Ramiro che, si dice, abbia contratto un patto con il Diavolo. Riobaldo, che lungo il peregrinare per il vasto sertão ha incontrato una giovane e bella fanciulla di nome Otacilia, alla quale ha chiesto di aspettarlo poiché ha intenzione di prenderla in moglie, nutre nei confronti di Diadorim un’amicizia molto speciale. Diadorim è un Jagunço sui generis, è delicato nell’aspetto e particolarmente sensibile alla bellezza della natura, non approfitta delle donne dopo una scorreria ma, ciononostante, ha un coraggio fuori dal comune che lo rende un combattete straordinario e senza pietà. Riobaldo ama Diadorim di un amore “sbaglaito”, si perde in quegli occhi verdi, vorrebbe persino stringerlo a sé e baciarlo, ma non può, vossignoria sa.

    Fra combattimenti all’ultimo sangue, tradimenti, privazioni, baldorie, infinite attese, cavalcate sotto un sole implacabile, qualche scopata qua e là, risse dovute alla noia e superstizioni, il giovane Riobaldo detto Tatarana per la sua straordinaria abilità nel maneggiare la carabina, una notte, in prossimità dell’alba, si reca dalle parti di un crocicchio e invoca il Diavolo, con il quale ha deciso di stipulare un patto per diventare, per essere quell’uomo sicuro si sé che normalmente non è, condizionato com’è dalle sue tante domande senza risposta. Riobaldo si chiede perché sta conducendo la vita che sta conducendo: per un destino già scritto e al quale nulla può fare per opporsi, oppure a causa delle sue scelte scellerate? Invoca il Diavolo, non sente nessuna risposta ma, da quel momento in avanti, si sentirà diverso, più forte, deciso, grande. Diventa il Capo, l’Urutù-Bianco e, per assecondare il volere di Diadorim, si lancia all’inseguimento dell’Ermogene per vendicare Joca Ramiro. Va, vanno, soffrono, gioiscono, ammazzano, vengono ammazzati. Diadorim dagli occhi verdi, Diadorim sa. Otacilia, bella e costumata, aspetta. Lui, il Capo, ordina sperando di non dare il comando sbagliato e temendo di averlo contratto per davvero quel patto con Satana. Vossignoria sa che il Diavolo non esiste, Riobaldo lo sa, però, chissà, vivere è pericoloso e il sertão è grande, sterminato, inconoscibile.

    Inconoscibile? Sì, inconoscibile. Se il sertão è l’oceano sconfinato e l’Ergemone è Moby Dick, Riobaldo è Achab? No, Riobaldo non ha la sicurezza folle del comandante del Pequod e, per sua fortuna, può raccontare egli stesso la caccia alla balena/ jagunço-indemoniato, non ha bisogno di un Ismaele. Riobaldo è andato, c’è stato, ha visto ma poi è tornato … per raccontare, per tentare di capire e, più di ogni altra cosa, per espiare. Perché Diadorim, oh Diadorim. Quel segreto, il segreto di Diadorim … e lui lo amava, ma, però, Otacilia, la dolce Otacilia è stata, è, una moglie meravigliosa.

    Vossignoria sa, anche se di tanto in tanto avrebbe voluto prendere il libro e farlo in mille pezzi, vossignoria sa che ne è valsa la pena anche se, ahinoi, ahimè, la soluzione non c’è. Non c’è perché non può esserci, la vita va, la vita viene, il sertão è infinito e mai uguale a se stesso: vita, morte, fame, dolore, amore, gioia, sangue … e Diadorim. In pratica: Nonnulla!

    ha scritto il 

  • 5

    Grande Sertao

    Leggo parecchi libri, ed erano dieci anni che non mi capitava di trovarne uno che mi appassionasse così tanto.
    La narrazione ti trascina nel brasile selvaggio e romantico di quei tempi. Mi è piaciuto ...continua

    Leggo parecchi libri, ed erano dieci anni che non mi capitava di trovarne uno che mi appassionasse così tanto.
    La narrazione ti trascina nel brasile selvaggio e romantico di quei tempi. Mi è piaciuto tutto di questo libro: l'intreccio - appassionante e a tratti sorprendente - le scene - poetiche, surreali, affascinanti - il linguaggio - nuovo, originale, che non solo mostra un immagine di quel che succedeva allora, ma insegna anche un modo di parlare, di pensare, di vivere.
    Grande Sertao è uno di quei libri che ti viene voglia di riaprirlo dopo anni, anche solo per leggere un capitolo, per riassaporare le sensazioni che ti ha dato.

    ha scritto il 

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