Grandi speranze

Di

Editore: Mondadori

4.1
(3164)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 656 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Greco , Danese

Isbn-10: 8804534397 | Isbn-13: 9788804534396 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Caesara Mazzola ; Contributi: Giuseppe Tomasi di Lampedusa ; Prefazione: Alessandro Monti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Philip, detto Pip, avviato a diventare fabbro del villaggio, si trova a possedere una ingente somma di denaro, donatagli da un misterioso benefattore che lui crede essere Miss Havisham, una donna eccentrica che da quando vive a Londra va talvolta a trovare. La Havisham ha come protetta una ragazza, Estella, che educa con lo scopo di far soffrire gli uomini per vendicarsi di essere stata abbandonata il giorno delle nozze, ragazza di cui Pim si innamora. Si scopre che il vero benefattore è il forzato Magwitch che un giorno Pip aveva aiutato che è anche il padre di Estella. La ragazza farà poi un infelice matrimonio, mentre il denaro di Magwitch sarà incamerato dallo stato. Pip fa ritorno al villaggio dove riprende a frequentare una Estella molto cambiata.
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  • 0

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un p ...continua

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un po’ rovinato da Pip: tanto era un bambino adorabile, tanto crescendo diventa irritante. Una volta divenuto ricco e appena un po’ raffinato, si vergogna di Joe, che per lui è stato come un padre (e di suo Joe o è l’uomo più santo mai venuto al mondo, oppure il più cretino), spende e spande senza criterio, non si preoccupa di crearsi una posizione, per anni non va a trovare Biddy e Joe, e poi trova anche il coraggio di piangersi addosso, lamentando di quanto sarebbe stato più felice se la sua ‘fortuna’ non gli fosse mai capitata e fosse rimasto sempre e solo al suo paesello, a fare il fabbro. Nessuno gli impedisce di tornarci e rimanerci, eh, ma lui si lamenta soltanto.
    M’ha pure schifato il suo contegno iniziale con Magwitch (altro personaggio che non ho ben capito. Mi pare esagerato votare l’esistenza alla ricchezza di un ragazzino perché, solo in quanto terrorizzato, t’ha aiutato mentre eri fuggiasco, e poi per lui rischiare la forca tornando in patria), e non ho capito le ragioni del suo grande amore per Estella, che non vedo come potrebbe coinvolgere ed emozionare il lettore, visto che si basa sul nulla.
    Di contro, tutta l’evoluzione psicologica di Pip, la sua maturazione, è realistica, proprio perché è molto credibile che i soldi diano alla testa, spingendo alla presunzione e all’ingratitudine, e che poi le avversità portino a riconsiderare il proprio comportamento e a redimersi.
    Ciò non toglie che Pip avrebbe meritato una cura a base di schiaffoni, e che non brilli certo per memorabilità. Restano più impressi vari personaggi di contorno, come la folle signorina Havisham, persa nel suo rancore, il temibile avvocato Jaggers, o Wemmick, così rigido sul lavoro e amabile in privato (magnifico, il suo matrimonio!).

    L’edizione che ho letto, Einaudi, contiene il finale rimaneggiato, quello lieto, che mi ha dato un’idea di posticcio; l’ideale sarebbe stato, credo, inserirli entrambi e lasciare libero il lettore di decidere quale preferisse.

    ha scritto il 

  • 4

    bello ma il peso si sente

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol ...continua

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol prodigo, visto che lui decide di accettare la fortuna che gli è piovuta addosso per trasformarlo in un "signore" londinese da un misterioso benefattore che cacciava li sordi (i soldi). Ma ben presto scoprirà l'amara verità e ritornerà pian piano sui suoi passi. Favolosa e proverbiale la descrizione e l'evoluzione psicologica e relazionale di Pip in tutta la storia, una delle migliori che ho letto fino ad oggi. Consigliatissimo, soprattutto in estate visto che ci vuole un bel po' per terminarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno f ...continua

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno folgorato: l'infanzia di Pip è insieme esilarante, sorprendente ma anche rassicurante come un vecchio film visto mille volte. Tutto il seguito scorre veloce e consegna personaggi memorabili (l'avvocato Jaggers e il suo impiegato sono i miei preferiti), ma diluisce molto l'azione ed a tratti cede alla noia. Il colpo di scena centrale mi è sembrato molto telefonato, ma del resto dalla pubblicazione del romanzo sono passati 150 anni di storie raccontate.

    PS - Ho scoperto di avere letto il finale rimaneggiato da Dickens e non quello originale (vedere https://it.wikipedia.org/wiki/Grandi_speranze ).

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto agli altri romanzi di Dickens questo mi è piaciuto un po' meno, anche se resta comunque un capolavoro per come è scritto.
    Non sono riuscita a simpatizzare con il personaggio di Pip quindi non ...continua

    Rispetto agli altri romanzi di Dickens questo mi è piaciuto un po' meno, anche se resta comunque un capolavoro per come è scritto.
    Non sono riuscita a simpatizzare con il personaggio di Pip quindi non c'è stata empatia, stavolta non mi sono immedesimata nella vicenda, come invece è successo con tutti gli altri romanzi letti finora. L'ho trovato un antieroe, un personaggio quasi negativo per come è cresciuto...
    Mentre la decadente figura di Lady Havisham, a mio parere, è quella che tiene viva l'attenzione del lettore, con la sua eccentricità nell'essere ferma nel passato.

    ha scritto il 

  • 2

    Un parto.

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente ...continua

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente era così, visto che pubblicava a puntate).

    ha scritto il 

  • 0

    Un grande compagno di viaggio: Grandi Speranze

    Un libro geniale, in cui ogni parte delle 486 pagine è necessaria, nessuna futile e che si legge speditamente e con enorme piacere.

    ha scritto il 

  • 1

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo ...continua

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo e per nulla coinvolgente, scritto ormai in uno stile e con una ricercatezza di termini troppo lontani dal mondo attuale, che rendono il tutto molto pomposo e la lettura davvero troppo poco scorrevole, ho trovato questo libro davvero noioso.
    Di solito io i libri particolarmente corposi in una settimana li finisco, ma questo proprio non ne vuole sapere di andare avanti. Anzi, va avanti solamente a sprazzi, rendendo la lettura davvero incasinata, senza una sequenza temporale adeguata. Collochi il lettore alla fine? d’accordo, ma allora rispetta il gioco e manda il resto in ordine. Che poi magari la storia era anche interessante, magari era anche originale. Si dice sempre che i classici, a differenza dei libri di ora, avevano idee sconvolgenti. Va bene, ma devi anche saperle esporre in modo da catturare il lettore.
    Non dico che Dickens sia uno scrittore pessimo, semplicemente questo non è uno dei suoi libri meglio riusciti. Non si dedica per nulla ad empatizzare con il lettore, rendendo la distanza sempre più ampia anche attraverso i personaggi. Personaggi che denunciano una situazione particolarmente cara all’autore, presente in ogni suo libro, che vede il contrapporsi della classe operaia a quella privilegiata. E lo fa in un modo tale da rendere il divario ottocentesco molto più grande di quanto in realtà probabilmente fosse: i ricchi sempre più adagiati sugli allori e i poveri a spaccarsi la schiena; questo sicuramente contribuisce allo stereotipo generale che abbiamo nella nostra cultura.
    Credo che vada bene denunciare la società, e farlo attraverso dei libri è assolutamente un modo ottimo. Però devono esserci dei personaggi molto caratterizzati, che soprattutto risultino amabili al pubblico. Qui invece troviamo un ragazzino un po’ troppo sopra le righe, un fabbro un po’ troppo goffo, una ragazzina un po’ troppo altezzosa. Insomma, questi personaggi sono tutti un po’ troppo ed è facile arrivare ad una assuefazione tale da essere costretti a cercare di ricrearli a proprio piacimento.
    Forse ho anche sbagliato il periodo in cui leggerlo, perché mi porta a rimuginare su cose che vorrei dimenticare con la lettura, e questo è sicuramente un ulteriore punto a suo svantaggio. Ma ahimè non è il solo. Ce ne sono talmente tanti che mi portano a pensare a questo libro con un forte senso di angoscia. Lo vedo come una grossa perdita di tempo, di fronte ad una tbr list pressoché infinita, e ciò mi rimarrà dentro in eterno, facendomi storcere il naso davanti ad ogni altra opera dell’autore.
    Un libro per essere considerato un classico dovrebbe dare un insegnamento, lasciarti qualcosa dentro che ti faccia aumentare il bagaglio culturale che ti porti dietro, almeno a detta di tanti. Questo libro non mi ha lasciato nulla, tanto che sono pronta a scommettere che tra una settimana già non ricorderò nulla. Forse questo è un classico caso del fare di tutte l’erba un fascio; forse opere di Dickens migliori esistono, ma non credo le leggerò.
    Ci sono molti pareri contrastanti su questo libro, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma a me proprio non è piaciuto. Saranno pregiudizi personali, saranno dati obiettivi, ma per me è bocciato su tutta la linea.

    ha scritto il 

  • 2

    Indigesto

    Dirò uno sfondone su un grande classico: ho trovato questo Dickens molto indigesto. Non tanto per il linguaggio, anche se desueto, né per la storia, classico esempio di redenzione tardiva, piuttosto p ...continua

    Dirò uno sfondone su un grande classico: ho trovato questo Dickens molto indigesto. Non tanto per il linguaggio, anche se desueto, né per la storia, classico esempio di redenzione tardiva, piuttosto per i suoi personaggi: tutti, proprio tutti (compreso Pip, il protagonista) poco affascinanti, a tratti odiosi, sempre sopra le righe. No, non ci siamo, non è il tipo di letteratura che prediligo. Riconosco le qualità ma non mi ha coinvolto.

    ha scritto il 

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