Guerra e pace

Di

Editore: Aldo Palazzi

4.5
(4440)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1075 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Russo , Olandese

Isbn-10: A000212967 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Enrichetta Carafa d'Andria

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Ed. f.c
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  • 4

    Non si può negare che la mole e la fama inducano timore, eppure questo è un libro dal quale è facile farsi avvolgere, trascinati dalla scrittura leggera e non di rado arguta (almeno per quanto riguard ...continua

    Non si può negare che la mole e la fama inducano timore, eppure questo è un libro dal quale è facile farsi avvolgere, trascinati dalla scrittura leggera e non di rado arguta (almeno per quanto riguarda la parte narrativa) in un mondo lontano abitato da personaggi che vengono raccontati esprimendo un’umanità tale che è impossibile rimanere insensibili ai loro destini. Un simile coinvolgimento riesce a rendere minima la seccatura dei dialoghi in francese – la lingua della aristocrazia russa del tempo che costringe spesso a correre alle traduzioni poste a fondo volume – e in pratica a ignorare quelli che altrove sarebbero difetti, come i personaggi abbandonati quando non servono più (la signorina Bourienne, Vera Rostova e il marito Berg, i Drubeckoj, il caso macroscopico di Héléne Bezuchova) oppure le forzate coincidenze che iniziano a contraddistinguere molte svolte mentre ci si avvicina alla conclusione. Lo scrittore dipinge così un grande affresco che rievoca un passato per lui recente, intrecciando le vicende di alcune famiglie della piccola e media nobiltà (i cui componenti riecheggiano sovente i consanguinei dell’autore) sullo sfondo dei tragici avvenimenti che contrassegnano le guerre napoleoniche di principio Ottocento raggiungendo il proprio apice e l’inizio della propria fine nella presa di Mosca. Nei libri iniziali, c’è una netta distinzione tra le parti dedicate al fiume tranquillo della vita quotidiana e alla concitazione dei campi di battaglia: nel prosieguo, al contrario, i due aspetti si alternano in modo più dinamico man mano che gli eventi bellici si avvicinano fino a toccare l’esistenza dei protagonisti. Il complesso contribuisce a creare una tensione crescente che neppure le pedanti dissertazioni sulla storia riescono a rovinare: da un certo punto in poi, difatti, Tolstòj si fissa sull’esigenza di dimostrare la sua teoria sull’ineluttabilità degli accadimenti nei confronti delle azioni del singolo, sia pure egli Napoleone o la zar, e alcuni capitoli, per non parlare del secondo epilogo, finiscono per risultare avulsi dal resto oltre che pesanti da digerire. Si tratta però, sebbene l’autore la pensasse in maniera diversa, di un aspetto secondario al confronto della vera forza del romanzo che sta nella costruzione di psicologie a tutto tondo che vengono definite più attraverso l’azione che la riflessione: prendono vita per questa via persone con i loro pregi e i loro difetti in una galleria di ‘gente comune’ da cui sono banditi ogni protagonismo o elevazione al disopra del gruppo. Il discorso vale per le figure minori, tra le quali spicca il ‘buon contadino’ Platon Karataev, come per le molte principali, tutte impegnate alla ricerca di un senso della vita che solo le incombenze della vita stessa finiranno per fornire: gli idealismi di Andrej, i tormenti più terra-terra di Nikolaj, la tortuosa vicenda umana di Pierre (ovvero ‘anche i soldi non danno la felicità’), l’ingenuo entusiasmo di Nataša e l’atteggiamento sottomesso di Maria trasformati dallo scorrere del tempo sono solo gli esempi più in evidenza, giacchè una volta iniziato l’elenco si rischierebbe di non vederne la fine. All’inizio i caratteri preminenti sono adolescenti o poco più alle prese con una generazione di padri assai poco accomodante (solo l’amabile ma debole conte Rostov fa da contrappeso ai dispotici vegliardi Bezuchov e Bolkonskij) mentre in conclusione abbiamo di fronte degli adulti intenti a discutere il futuro proprio e del proprio mondo: in mezzo ci sono amori fortunati e sfortunati (o semplicemente rubati), incroci sentimentali, personaggi arrivisti o arroganti, ricevimenti e lunghi viaggi per le campagne dominate ancora dalla servitù della gleba nonché un imponente numero di scene madri distribuite con una certa equanimità. Le morti di giovani e vecchi, la rivolta dei contadini, Pierre nella Mosca invasa tra incendi e fucilazioni fanno parte di una ben più lunga lista, affiancati peraltro da alcuni ‘larghi’ di pari efficacia, come la vacanza in campagna, natalizia e innevata, dei ragazzi Rostov oppure il lungo episodio della caccia; a fare da contrasto, vi sono le grandi scene di massa delle battaglie di Austerlitz e Borodino, con la dolente umanità dei soldati sacrificata alla trombonaggine della maggior parte dei loro comandanti, con quasi la sola eccezione di Kutuzov, impegnato a navigare sottotraccia affinchè gli eventi lavorino per lui. Nella narrazione dell’invasione del 1812 si avverte più di un pizzico di orgoglio nazionalistico, ma il giudizio sulla guerra rimane netto: l’impressione è però che ciò che importa davvero a Tolstòj siano gli esseri umani, le loro interazioni e il loro sviluppo (o non-sviluppo) spirituale, argomenti qui analizzati con una profondità e una vastità difficile da trovare altrove senza che questo vada mai a scapito del piacere di raccontare.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto qui?

    Rapporto massa/potere, moto dei popoli e degl'animi: le prime 1000 pagine propedeutiche al capolavoro delle ultime 400.
    Tutto qui?
    Sì, tutto qui, null'altro da dire, tutto da leggere. ...continua

    Rapporto massa/potere, moto dei popoli e degl'animi: le prime 1000 pagine propedeutiche al capolavoro delle ultime 400.
    Tutto qui?
    Sì, tutto qui, null'altro da dire, tutto da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    corrispondenze

    "(...) un essere impermeabile agli influssi del mondo esterno, che si trova fuori del tempo e non dipende da cause, non è più un uomo" Guerra e Pace, p. 1991 ed. Garzanti.

    "Le mie azioni non mi conta ...continua

    "(...) un essere impermeabile agli influssi del mondo esterno, che si trova fuori del tempo e non dipende da cause, non è più un uomo" Guerra e Pace, p. 1991 ed. Garzanti.

    "Le mie azioni non mi contaminano, perché non desidero il loro frutto"
    Bhagavadgītā, Canto IV, 14.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho timore a scrivere un giudizio su questo romanzo. Poiché a guardarlo da vicino ne appare una pagina splendidamente scritta mentre da lontano si plasma una pietra angolare della letteratura.
    Posso af ...continua

    Ho timore a scrivere un giudizio su questo romanzo. Poiché a guardarlo da vicino ne appare una pagina splendidamente scritta mentre da lontano si plasma una pietra angolare della letteratura.
    Posso affermare che è l’unico libro che dopo più di 100 pagine mi ha fatto cambiare idea. Questo romanzo mi ha infatti sorpresa; dopo una lunga descrizione di un paesaggio piatto, monotono, Tolstoj comincia a smuovere piano la terra, finendo con lo scavare a mani nude nel fango di cui è fatto l’uomo.
    Ho odiato e amato questo romanzo. Ho odiato l’indifferenza di Andrej, la superficialità di Nataša, l’inettitudine di Pierre, la devozione esasperata di Mar’ja. E poi, sconvolta dalla scoperta della loro anima, ho amato il loro amore, il loro attaccamento alla vita, ai fiori, alle nuvole, e al cielo. E’ semplicemente incredibile come Tolstoj riesca a dare nome a certi misteri, a certe increspature degli umori dei suoi personaggi.
    Mi sono lasciata sorprendere dalla lenta incarnazione del titolo, anno dopo anno, pagina dopo pagina. Tolstoj combatte tra l’inevitabilità del destino e la libera scelta dell’uomo. In mille capitoli cerca di provare che la Storia è l’insieme dei grandi eventi a cui partecipa il popolo mentre la narrazione si intesse dei mutamenti indefinibili dell’anima di ogni uomo. Lotta con la sua stessa penna; la volontà di descrivere eventi storici si scontra con la non-volontà di scavare nell’intima vita dei personaggi. E così, in maniera palpabile si vengono a creare su carta simultaneamente la guerra e la pace.
    Tuttavia, dopo questo commento non riesco ancora ad esprimere completamente l’effetto che questo romanzo ha prodotto in me. Mi sento come un giovane uomo che, nell’esaltazione del primo amore, confessando alla propria amata il proprio amore, acchiappa tante parole nella speranza che una minestra di suoni e vocaboli si possa avvicinare al sentimento che lo muove dentro. Vuole dire cosa si prova, vuole rendere a pieno le farfalle nello stomaco, la gola secca, gli occhi che brillano, la mano che trema; ma non può, non riesce. E’ un terremoto di sentimenti, la cui vicinanza all’epicentro è proporzionale alla rovina.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ difficile commentare un capolavoro così assoluto: un libro immenso che, nonostante la mole, mi ha davvero coinvolto e appassionato. Credevo che le parti sulla guerra mi avrebbero annoiata, invece ...continua

    E’ difficile commentare un capolavoro così assoluto: un libro immenso che, nonostante la mole, mi ha davvero coinvolto e appassionato. Credevo che le parti sulla guerra mi avrebbero annoiata, invece paradossalmente sono state le pagine più interessanti sia per la ricostruzione storica e sia per le profonde riflessioni pacifiste di Tolstoj che ben evidenzia la stoltezza e l’inutilità di questi massacri. Un aspetto molto interessante, poi, è l’idea che le battaglie non avvengono secondo schemi collaudati o tattiche geniali: quasi sempre è il caso, l’errore o la smania di poche persone che decide una battaglia, quindi una guerra e quindi un nuovo assetto territoriale e politico.
    Libro maestoso, da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima di parlare del romanzo in sè voglio sottolineare il pregio di questa edizione degli Oscar Mondadori: ho parecchi libri di questa collana e apprezzo tantissimo la cura della traduzione, delle not ...continua

    Prima di parlare del romanzo in sè voglio sottolineare il pregio di questa edizione degli Oscar Mondadori: ho parecchi libri di questa collana e apprezzo tantissimo la cura della traduzione, delle note e gli approfondimenti forniti dalle introduzioni o dai saggi allegati. In questo caso in particolare l'edizione è superba, fondamentali l' "Elenco dei personaggi e dei luoghi" e il "Sommario del contenuto dell' opera".
    Il romanzo in sè è un mondo a tutti gli effetti, un mondo in cui Tolstoj ci lascia dei precisi messaggi, condivisibili o meno.
    Ammetto di aver provato nel corso della lettura dei grandi sentimenti di antipatia verso molti (tutti?) i protagonisti. Mi irritavano l' apatia di Pierre, l' inettitutidine di Natasha (che ho più volte teneramente definito "un' ochetta"), la bigottaggine di Maria. Tifavo per Sonia, andando allla ricerca di un eroe. Solo alla fine - anche grazie all' ottima introduzione di Igor Sibaldi - ho capito quale fosse il senso ultimo di queste figure.
    Comprendo che qualcuno potrebbe trovare questa lettura "pesante", è però importante secondo la mia esperienza non interrompere la lettura per troppo tempo al fine di non perdere la visione d' insieme. Io purtroppo non sono sempre riuscita a farlo e sento senz'altro di aver perso qualcosa. Fondamentale una edizione con la traduzione del francese, abbondantemente presente nel romanzo, e un' adeguata contestualizzazione storica per i meno esperti.

    ha scritto il 

  • 5

    IL ROMANZO

    È sempre difficile scrivere una recensione su qualcosa che ci è piaciuto particolarmente, soprattutto se questo qualcosa è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Non so quale sia il ...continua

    È sempre difficile scrivere una recensione su qualcosa che ci è piaciuto particolarmente, soprattutto se questo qualcosa è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Non so quale sia il mio libro preferito, ma questo è nella top 3. Un mattone russo dell’ottocento, uno pensa subito-chissà che palle (quando lo presi in biblioteca un paio d’anni fa la bibliotecaria mi guardò sorpresa e mi chiese se ero sicura di voler prendere proprio questo libro). E invece io l’ho trovato appassionante, tanto da leggerlo tutto d’un fiato, per quanto un libro di più di mille pagine possa essere letto d’un fiato, naturalmente.

    “Guerra e pace” per me è IL ROMANZO. In questo libro c’è tutto: amore, guerra, denaro, balli, ambizione, incesto (forse), tradimento, fede, duelli, matrimoni, morte…

    La caratterizzazione e l’evoluzione dei personaggi, complessi ma coerenti, è magistrale. Tolstoj riesce a farti affezionare ai personaggi; li descrive così bene, ti fa entrare così tanto nei loro pensieri che alla fine ti sembra non solo che siano veri, ma anche di conoscerli veramente. Io ho adorato Pierre e soprattutto Andrej e, sarò strana, mi sono piaciute le “seghe mentali” dei personaggi.

    E poi, quanto è bravo a scrivere Lev? Troppo, così tanto da farsi ampiamente “perdonare” i capitoli, che comunque a me non hanno dato particolarmente fastidio, in cui invece di andare avanti nella vicenda parla del significato della storia, della strategia delle battaglie o si chiede se Mosca l’hanno davvero bruciata i russi per fare un scherzetto ai francesi o si è bruciata da sola perché era una città di legno senza più pompieri: insomma tutte questioni che non tolgono il sonno al lettore medio. Tolstoj è la prova che se uno esprime in modo ragionevole e convincente, come lui fa con il provvidenzialismo e la messa in crisi del libero arbitrio, io posso leggere pagine e pagine su cose che non condivido, e con piacere.

    Sì, è un libro impegnativo che va letto quando si ha tempo e voglia di leggere qualcosa di corposo, ma ne vale veramente la pena.

    Certe volte vorrei non averlo letto per poterlo leggere di nuovo per la prima volta; di sicuro, un giorno o l’altro, lo leggerò per la seconda.

    ha scritto il 

  • 5

    Il mattone per eccellenza

    In una puntata della quarta stagione della serie tv Breaking Bad, la scaltra consorte del protagonista, in vista delle spiegazioni che dovranno alla sorella e al cognato sulla loro recente e repentina ...continua

    In una puntata della quarta stagione della serie tv Breaking Bad, la scaltra consorte del protagonista, in vista delle spiegazioni che dovranno alla sorella e al cognato sulla loro recente e repentina fortuna economica (illecitamente conquistata), inventa di sana pianta una storia piuttosto convincente da recitare per fugare qualsiasi sospetto. Alla vista del copione (saranno suppergiù una ventina di pagine), definito da lei “un elenco puntato”, Walt protesta: < Un elenco puntato? Questo è Guerra e pace! >
    Un po’ più vicino della finzione televisiva, nella mia realtà quotidiana, invitato da un amico a testare i piaceri della sua azzurrissima piscina gonfiabile, e consapevole che ad un certo punto avrei lasciato i presenti a rosolarsi al sole per condurre la mia pallida persona in ombrosi rifugi, ho portato con me il cartaceo compagno in questione. Un’amica, scorgendo la copertina, commenta arricciando il naso: < Tolstoj… Perché ti leggi ‘sti libri pesanti? >.

    Aneddoti simili si sprecano e sono pressoché uguali per toni e contenuti. Il concetto è chiaro: Guerra e Pace, gravoso termine di paragone, campeggia sopra i blocchi di carta stampata, decorato di una spigolosa corona di piombo, come il sovrano supremo e indiscusso dei mattoni. Passeranno i secoli e con esso scorreranno torrenti di inchiostro, ma quando la moglie bistrattata, rapita da un veemente desiderio di vedovanza, passerà in rassegna la popolosa libreria alla ricerca di un oggetto contundente, sarà Guerra e Pace che i malfermi polsi solleveranno sul cranio del discutibile consorte – ignaro in vestaglia e pantofole nella sua poltrona preferita - nella certezza della micidialità del colpo. Nessun detergente all’avanguardia può lavare via questa macchia. Eppure, dovessimo giudicare dalla sola mole, vi sono candidati nettamente più adatti a ricoprire l’infamante carica; primo che verrebbe in mente a chiunque La Recherche di Proust che con le sue quasi 4.000 pagine ha meritato addirittura una menzione da parte Guinnes dei Primati. Dunque, con tutto il rispetto per le 1.500 pagine di Tolstoj, da dove trae origine un simile pregiudizio? Be’, forse non siamo altro che gente frivola e pigra che, nonostante la convinzione del nostro discernimento, ricusiamo usare il cervello, unico mezzo per penetrare le apparenze, preferendo il responso facile e immediato dei sensi. Il titolo, ad esempio: Tolstoj era una frana nella cernita dei titoli; Guerra e Pace suona tanto altisonante, minacciosamente biblico quanto Anna Karenina sembra leziosamente adatto ad un romanzetto rosa. E poi l’ottocento, gesù santo, perché risalire a un’epoca tanto remota in cui si compiacevano di fare le cose difficili? E poi perché proprio un librone “russo”, la sola parola trasmette l’austerità e il gelo delle steppe. E come se non bastasse, un romanzo storico scritto 150 anni fa, imperniato su eventi bellici di oltre cinquant’anni addietro. Insomma, se mai venisse rilevata una formula per la noia Tolstoj ne verrebbe designato come l’inventore.
    Forse l’insieme di questo e di quell'altro. Forse… forse… bla bla bla, ma che ne so!, che diavolo me ne frega dei motivi! Quel che so è che questo romanzo può essere definito un mattone solo nel caso si concepisca la letteratura come un maestoso edificio, e allora sì!, da mattone, occuperebbe uno dei punti più alti della costruzione.

    Non un semplice romanzo storico, ma una lucida, metodica, acuta riflessione sulla Storia e la storiografia. Scienza inaffidabile a causa della pretensione degli storiografi (me li immagino arrossire e impallidire di vergogna) di normare i moti che muovono gli eventi astraendoli da fattori contingenti e tuttavia essenziali, di racchiudere nei limiti dell’umano sguardo la vita dei popoli nella sua interezza, col risultato di consegnare ai posteri dei totem smaltati, iperboliche volontà propulsive divinizzate dalle suggestioni e purgate di ogni freno corporeo. Falso!, tuona su tutto ciò lo strenue cercatore della Verità, la Storia così non dissimila dal pettegolezzo che di bocca in orecchio si discosta dalla veridicità quanto più prende il largo. Dunque Tolstoj ridimensiona, semplicemente arricchendoli di spessore umano, figure magnificate o deprezzate come Napoleone e Kutuzov, pesciolini che per quanto annaspino soggiacciono al flusso delle acque del Caso e del Caos.
    Grande patriottista qual era non avrebbe potuto che scegliere la catastrofica sconfitta, fin ad allora ritenuta impossibile, delle truppe di Napoleone ad opera dei tenaci russi (di lì lo scricchiolare di quella ammirevole neutralità che raggiungerà la perfezione solo con Anna Karenina).

    Per quanto riguarda tutto il resto… io non so come faccia questo autore, come riesca a replicare senza posa il miracolo della misura, a dare alla sua narrativa granitica solidità, non una sola parola fuori posto né di troppo. Fluido, lirico, preciso, capace di portarci ad alta quota per scrutare gli eventi dalla prospettiva delle creature alate per poi scendere in picchiata fino alla più intima adesione allo spirito dei protagonisti. Le pagine risplendono di una luce che riverbera sul lettore. Mi sono sentito trasportato nella vita dei protagonisti, ingenuamente coinvolto nelle loro gioie e disgrazie, ubriacato degli innumerevoli umori trasudati dalla scrittura per appiccicarmisi alle dita. Ho respirato gli inebrianti fumi solfurei della battaglia e contemplato l’esistenza nelle azzurre profondità del cielo di Austerlitz mentre attorno muti infuriavano i cannoni; ho bruciato di passione per la vivace Nastasa e ribollito d’indignazione per Anatol’; mi sono smarrito e ritrovato nel calore dell’amore universale con Bezuchov e ho visto la luce negli abissi della morte al capezzale di Andrej; ma soprattutto ho gioito, mi sono esaltato col sorriso a fior di labbra di ogni piccola felicità domestica di cui Tolstoj pare averne estrapolata l’essenza. Gioito come non mai correndo all'impazzata in slitta ridicolmente mascherati, in una notte argentea e cristallina colma di magie e meraviglie troppo incantevoli per essere raccontate.

    Ho ritrovato la febbre smarrita per la lettura, da mesi non mi accadeva di detestare le ore e la quotidianetà in esse contenute che mi separavano dal mio prezioso libro, da quando il nettare troppo delizioso offerto da Proust ha reso sciapo e incolore ogni altro sapore.

    Dunque, grazie mille signor Tolstoj.

    ha scritto il 

  • 5

    Ero praticamente vergine

    Ma come si fa a prescindere da Guerra e pace, mi sono chiesta spesso nel corso della lettura? Non è possibile, vi dico. E' come privarsi consapevolmente di certi altri piaceri estetici di cui la mente ...continua

    Ma come si fa a prescindere da Guerra e pace, mi sono chiesta spesso nel corso della lettura? Non è possibile, vi dico. E' come privarsi consapevolmente di certi altri piaceri estetici di cui la mente e gli occhi, se pronti, non dovrebbero mai privarsi: è come guardare per la prima volta Via col vento sul divano di casa, durante una bella mattina fresca d'agosto, e scoprirne tutto il valore in un solo fiato... Ci sono esperienze che, ahimè, non si potranno mai ripetere nel medesimo incanto dell'anima, e che tuttavia, proprio perché irripetibili quanto imprescindibili, non si scorderanno mai. Ecco, io considero una delle mie esperienze di vita più importanti e formative, adesso, la lettura di questo enorme, gigantesco capolavoro tolstojano. Il quale è un'immersione tanto inaspettatamente serena nei pensieri e nelle azioni di quattro personaggi unici e complementari (Pierre, Natasha, il principe Andrej ma anche il povero Nikolaj Rostov, che nessuno pare menzionare nelle quarte di copertina e che però è altrettanto presente e affascinante e ben caratterizzato), una lettura tanto inaspettatamente facile e perfino beata, nonché affatto costrittiva neppure lì nei lunghi paragrafi dedicati alla guerra, che separarsene, a poco a poco, comincia ad assumere - è inevitabile - la forma di un pensiero tragico e innaturale. Vi prego, non saltate a piè pari un classico che non è un classico ma un'opera straordinariamente moderna e anzi fuori tempo, insostituibile quanto essenziale come l'aria che respirate.

    ha scritto il 

  • 5

    Torno da un lunghissimo viaggio

    Duecentotrentadue giorni di lettura, al passo di un maratoneta zoppicante, sono la misura del mio lungo e straordinario viaggio tra le pagine di Tolstoj. Sì, è un ritmo di lettura lentissimo e non ne ...continua

    Duecentotrentadue giorni di lettura, al passo di un maratoneta zoppicante, sono la misura del mio lungo e straordinario viaggio tra le pagine di Tolstoj. Sì, è un ritmo di lettura lentissimo e non ne vado particolarmente fiero; tuttavia, se non altro, se ne deduce che anche a bassissimi giri si può scalare una montagna. E poi, in ogni viaggio, più lenti si va più particolari si possono cogliere...

    Se muori dalla voglia di sapere il resto, ti toccherà leggere sul mio blog
    http://unvisionario.blogspot.it/2016/08/guerra-e-pace-di-lev-n-tolstoj.html

    ha scritto il 

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