Gullivers reisen

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3.9
(4179)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 85 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Japanese , Italian , French , Chi traditional , Greek , Portuguese , Latvian , Catalan , Dutch , Polish , Czech , Croatian , Romanian

Isbn-10: 3401060767 | Isbn-13: 9783401060767 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Audio CD , Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Swift narra le avventure dell'avventuriero Gulliver... Gli accade di tutto: prima va in un paese dove gli abitanti sono piccoli come formiche, poi viaggia in un'isola volante dove tutte le convenzioni ...weiter

    Swift narra le avventure dell'avventuriero Gulliver... Gli accade di tutto: prima va in un paese dove gli abitanti sono piccoli come formiche, poi viaggia in un'isola volante dove tutte le convenzioni sociali sono ribaltate, poi va in un paese dove sono tutti giganti, poi va in un popolo di primitivi... Lo scrittore narra tali vicende fantasiosie come pretesto per prendere in giro ed ironizzare sul modo in cui l'uomo, nella storia, domina gli altri con la forza della politica, della religione, dello sfruttamento per proprio tornaconto. Molto interessante, soprattutto perchè è possibile leggerlo in varie chiavi sociologiche.

    gesagt am 

  • 5

    Grulliver negli States.

    “Chi ha vinto le elezioni negli Usa?”; la domanda degli occhi appena scollati. Scoperta la risposta (Trump, ma come…) ho pensato a una azione pratica e utile da intentare, e siccome non me ne è sovven ...weiter

    “Chi ha vinto le elezioni negli Usa?”; la domanda degli occhi appena scollati. Scoperta la risposta (Trump, ma come…) ho pensato a una azione pratica e utile da intentare, e siccome non me ne è sovvenuta nessuna lì per lì, sono andato a sfogliare “I viaggi di Grulliver”, nella traduzione di Vincenzo Gueglio – ci ho messo più di cinque anni per trovare questo volume della Collana I classici classici della Frassinelli, e quando, dopo almeno tre tentativi falliti, sono riuscito a metterci su le mani, è stato il più irriperibile e tra i pochi a non essere stato ripubblicato presso altre case editrici, neanche il tempo di gioirne che mi sono ricordato di aver perso, perché prestato, altri due volumi della stessa Collana, quelli di Apuleio e quello di Malot: mi manca la stoffa, ovvero la severa intransigenza del collezionista.

    “Adesso che la vicinanza delle fiamme e la fatica durata nel tentativo di domarle mi avevano scaldato per bene, il vino cominciava a far sentire i suoi effetti, insomma, avevo urgente bisogno di andare d’urina; ne feci con tale abbondanza e dirigendone il getto così abilmente nei punti giusti che tempo tre minuti l’incendio fu completamente spento e il resto di quel nobile palazzo, eretto con la fatica di tante generazioni, fu sottratto alla distruzione.”

    Oh, ecco come salvare il Nordamerica da una sua eventuale autocombustione.

    Swift, conservatore misogino e vieppiù misantropo e con una avanzante sindrome di Ménière che da un po’ sospetto di avere anche io, resta un’ottimo rimedio contro questa epoca di populismi e rancori degli ex-primi che primi non lo sono mai stati per merito ma per circostanza storica e di schiacciante superiorità tecnologica se non numerica, con l’aiutino di manganelli e rastrellamenti più sì che no, ma in tempi più recenti basta avere tutt’e due piedi nella comunicazione e sbraitare come un guappo di cartone, alla Salvini per intenderci, per ricordarci che ragionevole proposta swiftiana sia diventata la democra così com’è.

    Bisogna viaggiare nella stupidità umana, nella propria innanzitutto, nella speranza di riuscire a fare ritorno prima o poi nel porto di una intelligenza condivisa e abitabile.

    “(…) in ogni caso gli errori commessi per ignoranza da una persona virtuosa e in buona fede non potranno mai avere le conseguenza disastrose per il bene pubblico che invece hanno i maneggi dell'uomo corrotto e straordinariamente abile, per giunta, nell’organizzare, moltiplicare e difendere le proprie malefatte.”

    Iniziai una prima volta a leggere “I viaggi di Gulliver” molti anni fa, da bambino (non credo me lo abbiano regalato, quindi non so da dove saltò fuori quel cofanetto con dentro un libro di Jack London e uno di Salgari e uno di Kipling e questo di Swift; London lo amai immediatamente, raccontava di un cane, Salgari mi ha regalato una adolescenza bassa di immaginazione fatta recitare a occhi aperti agli altri amici di marciapiede; Kipling non mi prese per niente e Swift: non riuscii a superare la piccola Lilliput: troppo grande la fantasia che richiedeva quella microscopicità), e mi tirai indietro, non ero ancora capace di ricreare quei paesi, quei mondi, nella mia testa. Passi un cane lupo nella foresta, passi una masnada di pirati, ma io gigante in mezzo ai lillipuziani era troppo per me, non sapevo divertirmi per il ribaltamento delle proporzioni, e delle logiche del mondo, di cui non ne sapevo, e verso le quali Swift mi mise sull’avviso, senza neanche me ne accorgessi.

    A leggerli adesso: quanto durano poco i viaggi di Grulliver! Molto più assennati di quelli che specie durante le estati ho fatto io. I suoi viaggi attorno all’eterno ora e all’eterno qui della stupidità umana, eterna proprio perché sempre uguale a sé stessa, noiosissima, esaspertante, letale.

    Di Trump non so molto ma non faccio nessuna fatica a credere non abbia mai letto il romanzo di Swift. Trump ne è tutt’al più un potenziale personaggio, e è questo l’angosciante destino che tocca a chi non affronta i romanzi epocali: non scampare al ridicolo del ripeterne il tipo già individuato e smascherato. Diventare il colpevole di sciagure già previste e raccontate centinaia di volte, sciagure sempre tremende e sempre più imperdonabili. Essere stupidi ma esserlo in un modo nuovo sarebbe comunque un buon risultato, ma non c’è mai niente di nuovo nella stupidità, proprio per questo è così stupida.

    Grulliver dovrebbe spiegarmi alcuni proporzioni che mi hanno lasciato dubbioso (“le oche sono grandi all’incirca come un nostro passero” dice a Lilliput, quindi o le oche di Lilliput erano molto più grosse di quanto lo siano le nostre oche rispetto a noi, oppure i passeri di cui era a conoscenza Grulliver erano molto più piccolo di quanto non lo siano i nostri passeri con noi, o è Gueglio che ha fatto una bellissima traduzione ma avrà scambiato un moscone per un passero) e come mai sua moglie e i suoi figli dopo ogni sua assenza dalla durata di anni se lo riprendessero in casa in maniera acritica e addirittura affettuosa. Molto probabilmente la moglie di Grulliver era sempre la stessa, ma i suoi figli suoi-suoi non devono esserlo mai stati.

    Grulliver viaggia tra i minuscoli e i maiuscoli, tra i cavalli saggi (tra di loro è di uso corrente il modo di dire “matto come un umano”) e “a Laputa, Balnibarbi, Luggnagg, Glubbdubdrib e Giappone”. Che bugiardone, Swift, come non lo sapessimo tutti che il Giappone non esiste, e che Trump non potrebbe mai diventare il 45mo presidente gliuessé.

    gesagt am 

  • 4

    Dire la propria...

    ...su un classico è sempre difficile, dire qualcosa su I viaggi di Gulliver ancora di più, visto che dal suo libro abbiamo tratto e usiamo svariate parole, prima fra tutte proprio lillipuziano per ind ...weiter

    ...su un classico è sempre difficile, dire qualcosa su I viaggi di Gulliver ancora di più, visto che dal suo libro abbiamo tratto e usiamo svariate parole, prima fra tutte proprio lillipuziano per indicare qualcosa di estremamente piccolo. La storia è nota, Gulliver è un medico di bordo prima e capitano poi, che nel corso di naufragi e ammutinamenti si ritrova gigante a Lilliput, minuscolo a Brobdingnag, in volo su di un'isola a Laputa, a colloquio con scienziati e negromanti, passa per il Giappone fino ad approdare nel saggio mondo dei cavalli Houyhnhnm. Intervallando tra un viaggio e l'altro brevi soggiorni nella natia Inghilterra, Gulliver è un viaggiatore infaticabile anche se a volte sembra un po' ottuso. L'incontro con i cavalli saggi lo segnerà per sempre e, una volta tornato a casa, farà fatica a riabituarsi alla barbarie degli esseri umani. Raccontando le sue impressioni e gli strani popoli che incontra Swift fa una satira feroce dell'Inghilterra del suo tempo, attirandosi infatti non pochi guai, e anche se un buon apparato di note rende alcuni riferimenti più chiari a noi lettori moderni, in generale le avventure patite da Gulliver riescono divertenti anche dopo quasi 3 secoli.

    gesagt am 

  • 4

    . Se pensate di trovare le avventure proiettate nel grande schermo, rimarrete delusi. Questo romanzo è una condanna all'umanità, odio puro e viscerale verso il genere umano , condito da sarcasmo e da ...weiter

    . Se pensate di trovare le avventure proiettate nel grande schermo, rimarrete delusi. Questo romanzo è una condanna all'umanità, odio puro e viscerale verso il genere umano , condito da sarcasmo e da disgustose descrizioni . Non riesco a descrivervi la sensazione che mi ha dato questo libro , lo si può capire solo leggendolo. Due parole sull'autore le voglio dire però , non ho mai incontrato nel mondo della lettura un uomo tanto misantropo come lui ( e spesso e volentieri non si può contraddire ) . Poi, cosa si sia fumato per fare questi viaggi non ne ho idea , ebbene sì , credo fortemente nella loro percezione reale. Caro Jonathan, nel tuo ultimo capitolo accennavi alla paura di entrare nell'oblio , bè ti assicuro che 290 anni dopo sei ancora tra noi, e che tu sia stato allora un vero profeta , lo dimostrano le righe che hai scritto , perché nel 2016 non solo non è cambiato nulla , ma la situazione è peggiorata dastricamente! P.s. ora capisco perché nel film , il protagonista impazzisce , mi ero sempre chiesta perché un così divertente viaggio tra lillibuziani lo abbia reso una persona depressa e allucinata . Ma questa è un'altra storia. A voi lettori non mi resta che dirvi , Buona lettura!

    gesagt am 

  • 1

    Ad Alta Voce Radio 3 RAI

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-dd267460-26b5-4c6e-900d-98b576beee4c&type=A#

    Lo stile è abbastanza lontano dal gusto di ...weiter

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-dd267460-26b5-4c6e-900d-98b576beee4c&type=A#

    Lo stile è abbastanza lontano dal gusto di oggi. La critica sociale sottesa non sono riuscita a coglierla. L'elemento fantastico (pur ammettendo l'abilità di Swift) non sono mai riuscita ad apprezzarlo. E poi Chiara Guidi legge davvero male (e non è la prima volta che lo noto). E' faticoso seguirla con la sua andatura a singhiozzo e i suoi continui cambiamenti di tono. Non fa per me. Mi dispiace.

    gesagt am 

  • 0

    Mondi possibili e impossibili. Ovvero: meglio rinascere Cavallo

    (spoiler, ok: ma tanto la storia dovrebberlo conoscerla anche i muri)

    Ci sarebbe troppo da dire su un testo a tal punto celeberrimo; e tanto, in effetti, è già stato detto. Ma a quanto pare, non abbas ...weiter

    (spoiler, ok: ma tanto la storia dovrebberlo conoscerla anche i muri)

    Ci sarebbe troppo da dire su un testo a tal punto celeberrimo; e tanto, in effetti, è già stato detto. Ma a quanto pare, non abbastanza, poiché ancora oggi su un geniale romanzo satirico settecentesco di tale portata si abbatte l'ombra del "libro per ragazzi" o "per bambini": cosa che di per sé non rappresenterebbe un punto a suo sfavore, vista l'eccellenza rappresentata da certa letteratura per la gioventù.
    Il fatto è che "I viaggi di Gulliver" - che continuerò a chiamare GULLIVER malgrado sia consapevole della corretta pronunzia ɡəlɪvə(r) - non è affatto un libro per ragazzi; o magari potrebbe esserlo a una prima, basilare lettura, cosa che senza dubbio toglierebbe all'opera di Swift il suo reale peso politico, sociale o che dir si voglia.

    "Travels into Several Remote Nations of the World, in Four Parts. By Lemuel Gulliver, First a Surgeon, and then a Captain of Several Ships", questo il titolo originale, è prima di tutto una parodia dei romanzi di viaggio che spopolavano tra i coevi dell'autore irlandese: è dunque una satira, che personalmente metterei senza problemi accanto al meraviglioso "Candido" di Voltaire. Inoltre, viene da molti indicato come anticipatore della Fantascienza, affermazione che ha un suo senso e un suo perché, se ci si riferisce ai "mondi possibili" e a tutte quelle menate lì, che lascio volentieri a teorici più colti e raffinati del sottoscritto. È pur vero che si tratta di una "fantascienza" per forza di cose allegorica, che già ha in sé alcuni stilemi di tale poetica, proprio a partire dal viaggio del protagonista attraverso vari mondi (possibili), ma ancora lontana dal genere che tutti oggi conosciamo.

    In breve. Gulliver è un medico che di frequente s'imbarca sulla navi, sia come ufficiale sia come dottore di bordo. Il libro è suddiviso dalle terre che il viaggiatore si ritrova a visitare, sempre per naufragi o casini assortiti, e si comincia con Lilliput, la più famosa tra le storie qui raccontate.
    Ad ogni viaggio, il nostro narratore ci dà le sue impressioni sul luogo e sui suoi abitanti, ci fornisce le sue impressioni sulla cultura, sulle usanze, sulle leggi e sulla morale, ponendole a confronto con quelle inglesi da lui incarnate; e per inglesi, potremmo aggiungere occidentali o umane: cambierebbe poco ai fini del discorso.
    Dopo Lilliput, si susseguono altre popolazioni, come quella dei Giganti o quella che abita sull'isola sospesa in aria. Ma l'episodio più significativo rimane a mio avviso quello dei cavalli (Houyhnhnms), non a caso posto come capitolo conclusivo, a rivelare in maniera ancor più potente il senso e la natura del romanzo.
    I cavalli sono evoluti, dotati di raziocinio; sono un popolo pacifico, privo di esercito, che non conosce la guerra, e si rivelano essere, tra i popoli narrati, quelli più distanti dagli esseri umani; umani che non sono assenti in questo mondo.
    Sono proprio loro, infatti, ad essere relegati al ruolo di animali, bestie abominevoli degne di poca considerazione, trattati come inferiori quali sono. Qui, si chiamano Yahoo; e anche Gulliver viene scambiato al principio per uno di loro, benché lui cammini su due zampe e non su quattro, abbia la pelle pulita e rosea, indossi degli abiti e sia dotato d'intelletto.
    Dopo diverso tempo, egli riesce a convincere il Suo Signore sulla sua differente natura rispetto agli yahoo, pur facendo parte della stessa specie dal punto di vista biologico. Anche il medico, a lungo andare, comincia a disprezzarli, e di conseguenza a provare sincero ribrezzo per la stessa razza umana.
    Significative sono poi le pagine finali, nelle quali il Nostro, fatto ritorno al suo paese, non potrà più sopportare "la puzza di yahoo" proveniente dai propri figli e dalla moglie, arrivando quindi a isolarsi da tutto e da tutti, prole compresa, e interagendo solo con i cavalli nella sua stalla, lasciando agli umani solo i contatti essenziali e un (quasi) eterno rifiuto.

    Bellissima lettura, "I viaggi di Gulliver"; bruttissimo constatare che le storture umane evidenziate e superbamente raccontate da Jonathan Swift, a distanza di tre secoli, non siano poi troppo cambiate.
    Non resta che sperare di trovare sempre qualcuno pronto a metterci alla berlina, così da poter provare a essere migliori di chi ci vorrebbe vedere come tanti, sudici yahoo.

    gesagt am 

  • 5

    Si può criticare un capolavoro come questo per il fatto di essere a volte un po' ripetitivo e magari (magari) eccessivamente misantropo?
    No.
    Si può solo leggerlo scoprendo quanto siamo vicini agli uom ...weiter

    Si può criticare un capolavoro come questo per il fatto di essere a volte un po' ripetitivo e magari (magari) eccessivamente misantropo?
    No.
    Si può solo leggerlo scoprendo quanto siamo vicini agli uomini di trecento anni fa.
    La razza umana fa davvero una gran fatica a cambiare.

    gesagt am 

  • 5

    Sempre divertente, sarcastico, implacabile, in un inglese limpido e ricco di inflessioni bibliche. Un giudizio definitivo sulla razza umana, sulle imprese coloniali, sull'uso distorto della religione ...weiter

    Sempre divertente, sarcastico, implacabile, in un inglese limpido e ricco di inflessioni bibliche. Un giudizio definitivo sulla razza umana, sulle imprese coloniali, sull'uso distorto della religione , con spirito inventivo ed un umor nero che ristorano.

    gesagt am 

  • 5

    Un capolavoro per fantasia ed avventura.
    Incredibile come Swift sia riuscito a creare mondi così diversi ed interessanti.
    Ed ognuno di noi dovrebbe fare tesoro delle critiche che il protagonista deve ...weiter

    Un capolavoro per fantasia ed avventura.
    Incredibile come Swift sia riuscito a creare mondi così diversi ed interessanti.
    Ed ognuno di noi dovrebbe fare tesoro delle critiche che il protagonista deve sopportare, quando spiega come vanno le cose nel mondo...

    gesagt am 

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