Héros et tombes

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Editeur: Seuil

4.3
(530)

Language: Français | Number of pages: | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Spanish , English , Italian

Isbn-10: 2020281376 | Isbn-13: 9782020281379 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy

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Description du livre
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  • 5

    “sogni, abissi, abissi insormontabili, solitudine solitudine solitudine, tocchiamo ma siamo a distanze incommensurabili, tocchiamo ma siamo soli”

    Romanzo da leggere e poi rileggere.
    Sopra eroi e tombe è innanzi tutto storia di storie: da quella di Alejandra e Martìn, a quelle dei membri della famiglia di Alejandra, da quelle di Cicìn e Humberto ...continuer

    Romanzo da leggere e poi rileggere.
    Sopra eroi e tombe è innanzi tutto storia di storie: da quella di Alejandra e Martìn, a quelle dei membri della famiglia di Alejandra, da quelle di Cicìn e Humberto J. D’Arcangélo detto Tito a quella di Fernando e alle altre mille che popolano il racconto. Ma non solo, è anche un romanzo dove si alternano i registri e che, soprattutto, presenta un’architettura straordinariamente moderna. Parlo di quell’alternanza di generi che ho ritrovato in diverse opere recenti: romanzo classico, storico, poliziesco, cronaca, diario, riflessioni letterarie… il tutto perfettamente tenuto insieme da una trama che, pur perdendo un po’ di linearità tra la prima e la seconda parte, regge perfettamente il peso del romanzo.
    Un libro con una prima parte di stampo dostoevskijano (la storia di Alejandra e Martìn mi ha richiamato alla memoria quella di Nastas’ja Filippovna e del principe Myškin) e una seconda quasi kafkiana, con riferimenti anche a Platone (penso alla Caverna), che per certi aspetti mi ha fatto pensare a Gombrowicz e che deve aver influenzato non poco anche autori contemporanei come Cărtărescu.
    Sopra eroi e tombe è un romanzo che partendo dalla storia di un amore contrastato si apre in mille direzioni diverse: c’è l’aspirazione all’Assoluto di Martìn, il ragazzo che coltiva la folle idea di arrivare attraverso Alessandra alla Bellezza più pura e c’è anche la rappresentazione della medesima aspirazione declinata alla maniera di Fernando, che trasformerà la sua indagine in un’ossessione, finendone travolto. E c’è l’abisso, il mare profondo che separa le nostre vite e ci rende simili a isole (abitanti solitari di due isole vicine, ma separate da insondabili abissi). Anche quando i personaggi di Sopra eroi e tombe provano a instaurare rapporti interpersonali, questi non riescono quasi mai ad essere equilibrati: Martìn/Alejandra, Fernando/Georgina, Fernando/Bruno… c’è sempre una situazione di dipendenza, di squilibrio che condiziona la relazione. Ognuno di noi è solo, ha bisogno dell’altro, lo cerca, può riuscire anche a stabilire con lui una forma di contatto, ma si tratterà solo di un legame equivoco e limitato nel tempo, perché in realtà non riusciamo mai ad aprirci completamente e rimaniamo chiusi dentro la nostra torre con i nostri ricordi. E d’altra parte come sarebbe possibile mostrarci per quello che siamo se neppure noi conosciamo la nostra vera identità (come ricordava Bruno, «persona» vuol dire maschera e ognuno ha molte maschere: quella di padre, quella di professore, quella di amante. Ma qual era la vera? E ce n’era realmente una vera? In alcuni momenti pensava che l’Alejandra che ora vedeva lì che rideva alle battute di Quique, non era, non poteva essere la stessa che conosceva lui e, soprattutto, non poteva essere la più intima, meravigliosa e terribile Alejandra che lui amava. Ma spesso (e col passare delle settimane se ne convinse sempre di più) tendeva a pensare, come Bruno, che tutte le maschere erano vere e che anche quel viso-boutique era autentico e in qualche modo esprimeva una delle anime di Alejandra)?
    Il dramma dell’uomo (moderno): siamo isole che non possono fare a meno di cercare di gettare ponti verso l’altro, nonostante siamo consapevoli che i nostri tentativi sono destinati a fallire. Forse è proprio l’abisso quello che ci attrae (mi affascinava – dice Martìn a proposito di Alejandra – come un abisso tenebroso), un’attrazione che nasce “dentro” e che non si può spiegare, che è frutto più della necessità, di un bisogno, piuttosto che dell’amore (penso che farei bene a non rivederti mai più. Ma ti rivedrò perché ho bisogno di te. – dice Alejandra a Martìn). La contraddizione dunque è parte della nostra natura, perché siamo spirito ma anche carne, e lo spirito per salvare se stesso dovrebbe stare solo, ma ha bisogno, si esprime attraverso la carne. Contraddizione che Sabato esprime molto bene anche attraverso le parole di Bruno quando dice che “la pura verità non si può dire quasi mai quando si tratta di esseri umani, perché provoca solo dolore, tristezza e distruzione. Credo che la verità vada benissimo in matematica, in chimica, in filosofia. Non nella vita. Nella vita è più importante l’illusione, l’immaginazione, il desiderio, la speranza. Inoltre, sappiamo forse che cos’è la verità? Se io le dico che quel pezzo di finestra è azzurro, dico una verità. Ma è una verità parziale, quindi una specie di bugia. Perché quel pezzo di finestra non è solo, è in una casa, in una città, in un paesaggio. È circondato dal grigio di questo muro di cemento, dall’azzurro chiaro di questo cielo, da quelle nuvole allungate, da infinite altre cose. E se non dico tutto, assolutamente tutto, sto mentendo. Ma dire tutto è impossibile, anche in questo caso della finestra, di un semplice pezzo di realtà fisica, della semplice realtà fisica. La realtà ha infinite sfumature, e se dimentico una sola sfumatura, mento. Allora puoi immaginare com’è la realtà degli esseri umani, con le loro complicazioni e tortuosità e contraddizioni. Che cambia, infatti, ad ogni istante che passa, e ciò che eravamo un momento fa non lo siamo piú. Siamo, forse, sempre la stessa persona? Abbiamo, forse, sempre gli stessi sentimenti? Si può voler bene a qualcuno e improvvisamente disprezzarlo e perfino detestarlo. E se quando lo disprezziamo commettiamo l’errore di dirglielo, quella è una verità, ma una verità molto parziale, che non sarà piú verità fra un’ora o il giorno dopo o in altre circostanze. E invece la persona alla quale la diciamo penserà che quella sia la verità, la verità per sempre e da sempre. E sprofonderà nella disperazione.
    Romanzo duro quindi, apparentemente senza speranza, se non fosse per il finale, con l’apparizione (quasi da deus ex machina) di Hortensia, la donna che forse riuscirà a salvare Martìn dalla catastrofe mostrandogli come nonostante tutto nel mondo esista anche la bellezza. Una bellezza senza maiuscola, limitata alle piccole cose, ai piccoli gesti. Lontana da quel concetto di Assoluto a cui lui aveva dedicato la sua vita, ma magari sufficiente per tirare avanti.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    All'inizio sembrava la solita storia d'amore tra il bravo ragazzo e la "figa secca" intervallata da riflessioni interessanti da parte di Bruno ( terzo "protagonista") , la storia tra Martin ed Alejan ...continuer

    All'inizio sembrava la solita storia d'amore tra il bravo ragazzo e la "figa secca" intervallata da riflessioni interessanti da parte di Bruno ( terzo "protagonista") , la storia tra Martin ed Alejandra mi annoiava , invece mi hanno interessata le parti "storiche" , le riflessioni di Bruno, e certi episodi accaduti a Martin ( come quando è andato a parlare con Molinari, trovarsi davanti ad una negazione ad un rifiuto ed in più essere usato come cassa di risonanza per riflessioni idiote ... situazione umiliante e irritante contemporaneamente il non aver la prontezza di spirito di mandare a cagare (e poi andarsene) uno che deliberatamente e senza dispiacere ti nega aiuto e in più però appunto vuole che tu stia lì a far conversazione e assentire su argomentazioni che sono critiche su te ....) , sarà che una volta mi capitò la stessa cosa....
    Poi arriva il "Rapporto sui ciechi" e li capisci che Alejandra aveva i suoi bei problemi ... avere un padre totalmente mentecatto e avere gli stessi sintomi della sua malattia non dev'essere il massimo, ma però anche lei subisce il fascino del padre ( tanto che mi par proprio che anche se non esplicitato abbia avuto anche rapporti sessuali con Fernando ... infatti Martin la vede entrare in "quella casa" la stessa notte che Fernando dopo l'avventura nell'altro mondo ha rapporti sessuali con una donna......in quella stessa casa...)..
    Fernando ... un demente totale, pure pericoloso , per gli animali ( stronzo son contenta tu sia bruciato vivo!) e per le persone ( non scherziamo coincidenza un cavolo , è stato lui a far esplodere quel bunsen e far diventare cieco quel poveretto !) il rapporto sui ciechi è il delirio di uno squilibrato, non trovo nemmeno una perla di saggezza nella sua follia, Fernando è un demente come suo cugino anche se di tipo che si mimetizza......Però sia chiaro mi è piaciuto tutto il "Rapporto" una lettura che mi ha coinvolta, la curiosità di sapere , di seguirlo nei suoi deliri ... c'era eccome !
    Poi ultima parte Bruno , Fernando & Co. visti da lui ... ( di nuovo riflessioni stimolanti ) ... , spiegazione più ampia del ritiro del combattente utopico e valoroso ( bellissima parte) , Martin e L'Argentina ....
    Sopra tutto quella parte di mondo ... se avessi saputo non dico di più perché non ne so mezza, se avessi saputo la storia dell'Argentina mi sarei goduta meglio il romanzo che mi pare sia fatto proprio per chi appartiene a quella terra e alla sua storia appunto, comunque anche così ti rimanda certe atmosfere certi caratteri davvero stimolanti/ interessanti/ famigliari .....
    Son contenta d'averlo letto ! :-)

    Oggetto libro :
    Ottimo, il mio ideale, rilegato filo- rete , ottima carta, ottimo tutto, pagine e copertina morbide, si tiene in mano e si legge da dio :-) ,Veramente un buon prodotto!

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  • 4

    "Bruno dice sempre che purtroppo la vita la facciamo solo in brutta copia. Se uno scrittore fa una pagina imperfetta può buttarla nel cestino. La vita, no, quello che si è vissuto non c’è modo di ria ...continuer

    "Bruno dice sempre che purtroppo la vita la facciamo solo in brutta copia. Se uno scrittore fa una pagina imperfetta può buttarla nel cestino. La vita, no, quello che si è vissuto non c’è modo di riaggiustarlo, di pulirlo, di buttarlo via."

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  • 5

    capolavoro

    Cosa si può dire di Sopra eroi e tombe...posso solo dispiacermi di non averlo letto prima. E' una di quelle magnifiche creazioni che vorresti non finissero mai e che, terminata l'ultima pagina, inseri ...continuer

    Cosa si può dire di Sopra eroi e tombe...posso solo dispiacermi di non averlo letto prima. E' una di quelle magnifiche creazioni che vorresti non finissero mai e che, terminata l'ultima pagina, inserisci nell'elenco dei libri da rileggere. E' un viaggio tormentato nell'abisso più oscuro della realtà: "E così, a poco a poco, con forza paradossale, simile a quella che in un incubo ci fa muovere incontro all'orrore, andai penetrando nei proibiti territori in cui comincia a regnare l'oscurità metafisica"; è un viaggio struggente e poetico fra i tanti immigrati che hanno fatto l'Argentina: "...e i vecchi emigranti sognando anche loro un'altra realtà, una realtà fantastica e remota, come il vecchio D'Arcangelo, che guardava verso quella terra ormai irraggiungibile e mormorava, Addio patre e matre addio sorelli e fratelli. Parole che qualche poeta aveva mormorato nel momento in cui la nave si allontanava dalle coste di Reggio o di Paola..." lo stesso Sabato d'altronde è figlio di emigranti calabresi; è un viaggio dentro il cuore di Buenos Aires: "La più grande città spagnola del mondo. La più grande città italiana del mondo. E così via. Più pizzerie che a Napoli e Roma messe insieme. Dio mio! Cosa significa essere argentino? Oh, Babilonia"; è un viaggio nella vita: "Credo che la verità vada benissimo in matematica, in chimica, in filosofia. Non nella vita. Nella vita è più importante l'illusione, l'immaginazione, il desiderio, la speranza". E' tutto questo e tanto altro ancora, è un libro indispensabile, da leggere, assaporare e assorbire.

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  • 5

    ad un terzo del libro, senza fiato, decido che ricomincio da capo. Intensità e potere d'analisi direi denudanti
    In queste pagine fitte, senza interlinee che alleggeriscano il pensiero, si ha la sensaz ...continuer

    ad un terzo del libro, senza fiato, decido che ricomincio da capo. Intensità e potere d'analisi direi denudanti
    In queste pagine fitte, senza interlinee che alleggeriscano il pensiero, si ha la sensazione che Sabato abbia inserito con ordine e consapevolezza e con la volontà e quasi necessità di condividere comunicando, tutto ciò che aveva da dire, ciò che ha pensato in una vita. Sabato è vissuto cent’anni - 1911-2011 - e "Sopra eroi e tombe" è stato pubblicato nel 1961, giusto nel mezzo del cammino della sua vita.
    Si trovano splendide riflessioni sui più svariati argomenti che riguardano l’animo umano e tributi diretti di stima a grandi analisti di interni quali Proust, Dostoevskij, Faulkner, Borges. La narrazione non trascura però fatti e accadimenti. C’è la storia completa dell’Argentina, il desiderio di indipendenza, le guerre civili, l’anarchia e il comunismo, la repressione dittatoriale, la fame, la povertà, il significato che può assumere il concetto di patria in un paese così commisto. Poi la storia di amore totale e acerbo di Martìn, le stranezze, le manie, la realtà alternativa e proibita di Fernando e Alejandra, il viaggio onirico, il passato eroico, il presente scialbo, e poi il dramma, la sensazione di pace e amarezza.
    Lettura impegnativa e appassionante, un viaggio nelle pieghe dell’animo e nella storia di un popolo.

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  • 5

    Sopra Eroi e Tombe è uno di quei rarissimi libri che cambiano, sconvolgendole, le scale di valori ed i punti di riferimento, assoluti e relativi, che ciascuno di noi, consciamente o inconsciamente, ...continuer

    Sopra Eroi e Tombe è uno di quei rarissimi libri che cambiano, sconvolgendole, le scale di valori ed i punti di riferimento, assoluti e relativi, che ciascuno di noi, consciamente o inconsciamente, utilizza durante e dopo la lettura di un opera per valutarne il proprio gradimento e cercare conseguentemente di esprimere un giudizio in proposito.

    Sopra Eroi e Tombe è molte cose, è quasi tutto.

    E’ storia d’amore, impossibile e disperato, tra gli adolescenti Alejandra e Martìn, e di odio, tra Martìn e la madre-fogna e tra Alejandra e il padre Fernando, paranoico manipolatore, pieno di disprezzo per le donne e per la società costituita, rapinatore e assassino.
    E’ romanzo storico e sociologico, pieno di amore/odio per Buenos Aires, l’Argentina e per il drammatico e sanguinoso cammino percorso fino all’indipendenza dalla Spagna (e soprattutto dopo), di cui la famiglia di Alejandra è prova vivente e la cui storia è ripercorsa in un lasso temporale di 150 anni.

    E’ testimonianza di doloroso affetto per il destino e la vita dei milioni d’immigrati che raggiunsero l’Argentina nel XIX e XX secolo, di cui l’autore, Ernesto Sàbato, è uno dei figli. E’ digressione critica sulla letteratura argentina e sudamericana, in cui l’odiato (da Sàbato) Borges diventa persino uno dei personaggi del libro.

    Sopra Eroi e Tombe è un viaggio negli abissi e negli inferi del Male Assoluto insito nella condizione umana e da essa inscindibile, rappresentato attraverso la discesa fisica, metafisica e metaforica nei meandri della Buenos Aires sotterranea, compiuta da Fernando nella sua ossessiva ricerca dei capi e della verità sulla Setta dei Ciechi che, secondo la paranoica ossessione da cui è afflitto, governerebbe il mondo avendo sconfitto anche (e soprattutto) Dio: tutto ciò accade e si compie nel terzo e celeberrimo capitolo del libro, il “Rapporto sui Ciechi”, sorta di monolite nero kubrickiano conficcato nel cuore del libro e nell’anima del lettore.

    Sopra Eroi e Tombe è, soprattutto, capolavoro assoluto. E’ vertice indiscutibile e incontestabile, che lascia il lettore con lo stesso senso di straniato stupore e fascino che si prova davanti a una meraviglia naturale o ad un opera d’arte, che si percepisce come unica e irripetibile.

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  • 5

    "Sopra eroi e tombe": a un titolo così, come si può resistere? un titolo a dir poco epico, che promette tutto, tutta la verità sulla grandezza e sulla miseria, sui nobili sentimenti e il nero dell'ani ...continuer

    "Sopra eroi e tombe": a un titolo così, come si può resistere? un titolo a dir poco epico, che promette tutto, tutta la verità sulla grandezza e sulla miseria, sui nobili sentimenti e il nero dell'animo umano, sulla loro indistricabile unità.
    Mantiene quello che promette? In effetti mi aspettavo qualcosa di diverso, prima di leggerlo, ma questo non significa che sia rimasta delusa, tutt'altro.
    Di certo l'autore sembra prodigasi molto a sondare tenebre, incubi, abissi, follia - in particolare nell'enigmatica parte "Rapporto sui ciechi".

    Come il titolo, anche il romanzo è esagerato. Esageratamente onirico o esoterico in alcune parti, esageratamente misterioso in alcune atmosfere. E la narrazione, una volta che si sia riusciti a immergersi in questa atmosfera inquietante e appiccicosa, e in questo modo di raccontare un po' contorto, scorre e trascina come un fiume in piena, con una prosa impeccabile, elegante, evocativa.
    La cornice del romanzo è fornita da una storia d'amore tra il romantico Martin e la misteriosa Alejandra; per lui sarà una sorta di cammino d'iniziazione alla vita, per lei uno degli ultimi episodi prima di sprofondare denitivamente negli abissi. E in questa cornice, è dell'uomo che si parla.

    Do la parola a Sabato:
    [...]l'uomo, da quando si è sollevato sulle due gambe posteriori, ha cominciato a gettare le fondamenta della propria grandezza, ma anche della propria angoscia. Avrebbe costruito quell'edificio strano e potente che si chiama cultura, smettendo di essere un animale, ma senza speranza di diventare il dio che il suo spirito prefigurava. Un essere addolorato e malato, condannato a vivere tra la terra degli animali e il cielo degli dei, che avrà perso il paradiso dell'innocenza senza guadagnare il paradiso della redenzione, che si farà domande, per la prima volta, sul senso dell'esistenza. L'uso delle mani e del fuoco, e poi la scienza e la tecnica, scaveranno l'abisso sempre più profondo che separa l'uomo dalla specie originaria e dalla felicità zoologica.
    E la grande città sarà l'ultima tappa della sua corsa impazzita, l'espressione più alta del suo orgoglio e la forma estrema della sua alienazione.

    L'animo umano rimarrà definitivamente inconoscibile mediante la semplice ragione; come afferma Fernando, una sorte di eroe del male, il folle ma lucido protagonista del rapporto sui ciechi:

    Molte stupidaggini hanno l'aria di impeccabili ragionamenti. Certo, ragioniamo bene, magnificamente, sulla base delle premesse A, B e C. Solo che non avevamo considerato la premessa D, e neanche E o F. Tutto un abbecedario. Dinamica in virtù della quale gli astuti inquisitori della psicoanalisi si sentono con l'anima in pace pensando di aver tratto conclusioni corrette partendo da basi rachitiche.

    E' l'arte invece ciò che permette di sondare e conoscere l'uomo; come si legge nell'introduzione di Ernesto Franco:

    Se si arriva alla scienza per ansia di verità e conoscenza [...] si può scoprire presto che i suoi strumenti dànno accesso a verità parziali e che la totalità dell'uomo è conoscibile solo attraverso il contraddittorio percorso dell'arte, «perché i grandi problemi della condizione umana non sono adatti alla coerenza, ma sono accessibili unicamente a quell'espressione mitopoietica, contraddittoria e paradossale, affine alla nostra esistenza»

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