Hacia rutas salvajes

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Publisher: Ediciones B

4.0
(4800)

Language: Español | Number of Pages: 321 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Italian , Finnish , French , Japanese , German , Portuguese , Catalan , Dutch

Isbn-10: 844067984X | Isbn-13: 9788440679840 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
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  • 3

    La storia di Chris McCandless è affascinante a prescindere, da qualsiasi parte la si osservi. Questo libro però non mi è molto piaciuto, sia perché è molto confuso e salta da un argomento all'altro, s ...continue

    La storia di Chris McCandless è affascinante a prescindere, da qualsiasi parte la si osservi. Questo libro però non mi è molto piaciuto, sia perché è molto confuso e salta da un argomento all'altro, sia perché inframezza storie di altre persone e dell'autore stesso che non c'entrano nulla (il ragazzo è un unico come tutti quanti e la sua vicenda pure) e che non sono neanche molto interessanti.

    said on 

  • 4

    La libertà coincide con la verità, secondo Chris

    Ho scoperto questo libro guardando il film. Stupendo. Una parola sola chiede Christopher Johnson McCandless: datemi la verità (citando Thoureau). E questo giovane ragazzo, non appena diplomato, decide ...continue

    Ho scoperto questo libro guardando il film. Stupendo. Una parola sola chiede Christopher Johnson McCandless: datemi la verità (citando Thoureau). E questo giovane ragazzo, non appena diplomato, decide di dare un taglio alla sua monotona (e decisa dai suoi genitori) vita e scappa via con la sua utilitaria. Abbandona tutto e vive per strada, come un antico pellegrino, per un pellegrinaggio laico. Chris è semplicemente alla ricerca del senso della vita, vuole riscoprire se stesso, il vero se stesso. Vuole "chiamare ogni cosa col suo vero nome", desidera "girare il mondo: niente telefono, niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette. Libertà estrema, un'estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada". Consigliatissimo, inoltre l'autore, un giornalista che ricostruisce tutto il vagabondaggio di Chris, cita anche altre storie di altri giovani che come lui hanno deciso di vivere in pienezza la vita, facendola diventare una meravigliosa ed imprevedibile avventura on the road.

    said on 

  • 4

    Un libro per veri viaggiatori

    Questo libro è “pericoloso” per i veri viaggiatori. Jon Krakauer scrive in una maniera tale che si comprende provi empatia nei confronti di Chris e della sua storia drammatica. E i lettori o i viaggia ...continue

    Questo libro è “pericoloso” per i veri viaggiatori. Jon Krakauer scrive in una maniera tale che si comprende provi empatia nei confronti di Chris e della sua storia drammatica. E i lettori o i viaggiatori attenti e sensibili agli argomenti trattati percepiscono bene questo sentimento. I veri viaggiatori amano “Nelle terre estreme” o, più in generale, la storia di Chris perché sentono essi stessi dentro di sé:

    - una smania di immensità che solo la natura può fornire;

    - la brama di immergersi completamente in una terra selvaggia, mai toccata dalla mano dell’uomo;

    - quella marcata misantropia che coglie quando il futuro si fa incerto;

    - la voglia irresistibile di rischiare la vita gettandosi in un’impresa più grande di sé;

    - quel celato coraggio che si vuole a ogni costo dimostrare a se stessi;

    - l’aspirazione a voler vivere fuori dagli schemi e al diavolo la società;

    - il capriccio di voler rivelare a ogni costo il lato umano più primitivo e arcaico, che ormai nell’essere moderno sembra recondito e assopito;

    - quel particolare desiderio di emarginazione e isolamento per provare a se stessi che soli si è più che sufficienti.

    LEGGI TUTTO: https://roadnroll.it/blog/nelle-terre-estreme-di-jon-krakauer-libro-per-veri-viaggiatori

    said on 

  • 4

    Un libro toccante, che entra prepotentemente nella vita del lettore . Una storia vera con cui fare i conti. Perchè Christopher è stato capace di entrare nella mia vita in maniera autentica con la sua ...continue

    Un libro toccante, che entra prepotentemente nella vita del lettore . Una storia vera con cui fare i conti. Perchè Christopher è stato capace di entrare nella mia vita in maniera autentica con la sua storia straordinaria, raccontata da uno scrittore, capace di una tale empatia con questo ragazzo da sorprendermi. Un romanzo che segna la coscienza , commuove e strazia il cuore e lascia aperto un debito nei suoi confronti.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Christopher McCandless è un giovane dotato e intelligente che ama Dostojevskj, Thoreau, Gogol, è brillante negli studi, ha un rapporto difficile con i propri genitori, un carattere un po’ bipolare, m ...continue

    Christopher McCandless è un giovane dotato e intelligente che ama Dostojevskj, Thoreau, Gogol, è brillante negli studi, ha un rapporto difficile con i propri genitori, un carattere un po’ bipolare, misantropo e selvatico.
    Sogna con i Racconti del Grande Nord di Jack London, sogna la vastità della natura selvaggia quella che non fa sconti, che ti obbliga a contare solo e solamente su te stesso, che ti mette alla prova con i suoi elementi.
    Dopo la laurea all’età di ventidue anni e, senza resocontare nessuno circa le sue precise intenzioni, parte in solitaria per l’Alaska, l’Ultima Frontiera; ahimè con scarso equipaggiamento, ahimè pensando che il tempo più adatto per affrontare l’Alaska sia l’estate mentre è vero il contrario e l’estate la stagione che cela le maggiori insidie, è sprovvisto di mappe e bussole, intende alimentarsi solo con ciò che la natura gli offrirà selvaggina, caccia, pesca, radici, bacche, frutti, qualche chilo di riso portato da casa.
    John Krakuaer invece è un giornalista appassionato di montagna natura e alpinismo che avevo già avuto modo di incontrare in un altro suo libro Aria sottile, scrive un articolo sulla tragica scomparsa di Chriss, articolo che poi prenderà respiro e corpo dilatandosi in questo libro inchiesta cronaca.
    Il giornalista americano intende prendere le difese di Chriss innanzi i suoi numerosi detrattori che gli rimproverano l’azzardo di essersi arrischiato in una impresa più grande di lui con una disinvoltura adolescenziale e arrogante, con una preparazione inadeguata, perchè la foresta non perdona e dei sogni e dei desideri anche più puri non sa che farsene.
    E infatti McCandless morirà tragicamente, secondo la tesi sostenuta da Kerouac non tanto per la sua avventatezza, ma a causa di una forma di avvelenamento provocata da una radice che ordinariamente è commestibile e che Chriss ben conosceva ma che in determinati periodi dell’anno diventa tossica.
    Non mi azzardo a dare un giudizio su questo genere di imprese estreme.
    Fondamentalmente ammiro chi ha il coraggio di rompere gli schemi, di abbracciare una esistenza diversa, chi non si allinea, chi riesce a fare dei propri sogni la sua esistenza, alla ricerca di una purezza assoluta e di quella solitudine quasi claustrale che ha come specchio solo la proprio anima, e a quell’età tutto ciò forse è contemplabile come una possibilità di vita.
    Posso però dire che partire disequipaggiato, privo collegamenti esterni, di mappe del luogo può essere veramente da sprovveduto.
    Con una semplice banale cartina forse Chriss non sarebbe morto e avrebbe saputo che il torrente impraticabile e diventato tumultuoso che gli sbarrava il cammino poteva essere agilmente aggirato qualche km più a nord, dove all’uopo era posizionata una fune per attraversarlo.
    E mi ha fatto molto riflettere quando Krakauer dice che oggi è quasi impossibile scoprire luoghi incontaminati o terre che non hanno mai visto impronta umana, ogni metro quadro o quasi del globo è morfologicamente catalogato e le mappe soccorrono, in ogni istante si può sapere l’esatta posizione e avere una ipotesi di tracciato da perseguire.

    Viceversa un mondo non interpretato, letto chiarificato da coordinate geografiche ritorna uno spazio originario, aurorale preistorico, terra da conquistare, non nella sua accezione negativa, ma come possibilità di sfogare i propri ardori di ignoto e ci si può smarrire anche nel bosco dietro casa dove si va a castagne, non superare la notte per il freddo e morire stupidamente congelati a poca distanza da un centro abitato.

    McCandless ora è diventato un’icona di un ritorno ad una vita basica e solitaria , dentro la natura madre e anche matrigna che può diventare autosussistente, perché non è detto che la vera felicità ci venga sempre e solo dalle relazioni umane.
    E ogni anno decine di suoi seguaci spirituali, in una sorta di turismo anche macabro, compiono pellegrinaggi nel luogo dove venne rinvenuto cadavere che poi, quasi per una beffa del destino, quel luogo rappresenta un retaggio proprio della modernità e della tecnologia che lui voleva tanto rifuggire: un autobus abbandonato che fu la sua ultima dimora.
    Nelle terre estreme è un libro che ho amato moltissimo, non so se più perché ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale ma del tutto vero o per altro, so di sicuro che non andrò a visitare l’autobus di Chriss McCandless ma so che per onorarne la memoria non mi resta che leggere I Racconti del Grande Nord del suo amato Jack London.

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  • 3

    Beautiful but...

    only if you have seen the movie before.
    I truly loved this story, and every single time I watch the movie, it is like the first time.
    But whereas the movie is overwhelming, it captures your attention ...continue

    only if you have seen the movie before.
    I truly loved this story, and every single time I watch the movie, it is like the first time.
    But whereas the movie is overwhelming, it captures your attention since the first minute, it makes you feel part of Christopher’ s story, you see him crying, struggling for life, reading and reaching his purpose, the book gives a distant sight of the events and in certain situations I found it a little bit “cold”.
    It is also fair to say that John Krakauer did an excellent job with the description of the nature noting names of plants, rivers, flowers, mountains and so on (it gives a substantial help for those interested on retracing the same route), but it also helps you knowing something more about the series of events that happened, adding letters and some testimonials of people who had the luck to meet Chris.
    Personally speaking I think that the book is a little bit slow, it took me lot of time to finish it (it is partly down to the fact that I gave a particular attention to the details).
    Generally speaking I found this book pleasant and I learned to love it after a while, but I still recommend it.

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  • 5

    Anni fa ho ricevuto in dono un’icona, un’icona di San Paolo. Pare che queste immagini sacre non abbiamo mai un destinatario casuale. Si fanno presenti per compiere un’opera nelle persone che le accolg ...continue

    Anni fa ho ricevuto in dono un’icona, un’icona di San Paolo. Pare che queste immagini sacre non abbiamo mai un destinatario casuale. Si fanno presenti per compiere un’opera nelle persone che le accolgono. Mi sono convinto, nel tempo, che in tutto ciò vi sia qualcosa di vero … Altrettanto non casuale è l’incontro con un libro, un autore, un film che sembrano affacciarsi nella nostra vita per essere colti, afferrati, divorati, per diventare parte di un nostro percorso e orientare, in modo deciso, tutte le nostre cellule … Così è stato per il best-seller “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer ed il film “Into the wilde” di Sean Penn, ispirati alla storia vera di un ragazzo cresciuto in un ricco sobborgo di Washington, laureato con lode all’Emory University, all’improvviso sparito dalla circolazione e ritrovato morto, dopo due anni, nella foresta dell’Alaska. Cosa può aver spinto Chris McCandless, questo è il suo nome, ad abbandonare il mondo cosidetto civilizzato per vivere, in completa solitudine, nelle terre selvagge e inospitali a ridosso del monte McKinley? Sul suo conto se ne sono dette davvero di tutti i colori: c’è chi lo ha definito un eroe romantico, chi uno sprovveduto e disadattato, chi un novello Kerouac, chi l’ultimo esemplare del movimento hippie. Eppure, molte sono le similitudini tra il giovane Chris e quei cristiani che nei primi secoli scelsero di vivere l’esperienza del “secum esse” e si inoltrarono, soli ma non da soli, nel deserto egiziano, la terra estrema di quei tempi. Chris, come loro, prima di iniziare la grande avventura aveva dato i suoi beni ai poveri e a sigillo della nuova vita si era dato un altro nome, Alexander Supertramp. Non bisogna credere che la vita nel deserto fosse meno pericolosa che nei paraggi dell’Alaska: scorpioni, serpenti e predoni di ogni genere rendevano le giornate tutt’altro che noiose. Gli eremiti egiziani, poi, non avevano in grande simpatia l’acqua: magri fino all’osso, ricoperti di stracci e luridi, più o meno come Alex. Ma cosa ronzava nella testa di questo ragazzo? Quali le emozioni, i pensieri, i sentimenti? Lui si definiva un estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora era la strada, e la cosa ce lo rende alquanto simpatico! Prosegue dicendo di essere giunto all’apice della battaglia per uccidere l’essere falso dentro di sé e concludere vittoriosamente il suo pellegrinaggio spirituale nelle terre estreme. Anche sfogliando i libri ritrovati nel bus 142 di Fairbanks, il suo romitorio di metallo, è possibile farsi un’idea. Uno di questi è Walden di Thoreau. Nella pagina dove era scritto: “datemi la verità, invece che amore, denaro o fama” Alex aveva annotato a caratteri cubitali la parola “VERITA'”, anatema del nostro tempo, declinata dai satrapi contemporanei al plurale per neutralizzarne la sua forza dirompente: le verità infatti non sono “la Verità” … Sempre nel Walden di Thoreau, nel capitolo “le leggi più alte” il ragazzo aveva cerchiato le seguenti parole: “la castità è la fioritura dell’uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa”. Insomma, il nostro non rispondeva proprio allo stereotipo dell’americano medio, tutto hamburger e pornotube, bisognava cercare altrove, su altre sponde, la scaturigine di questo smisurato desiderio di avventura. Per Krakauer la storia di McCandless ricorda quella dei primi monaci irlandesi che sfidavano l’Oceano a bordo di piccole imbarcazioni fatte di cuoio e vimini chiamate curraghs, sospinti dalla sete di infinito e dall’inguaribile desiderio di scovare posti solitari. Come un monaco questo ragazzo se ne è andato in cielo, un’istantanea lo ritrae mentre saluta con una mano il mondo e con l’altra rivolge il suo biglietto d’addio con sopra scritto “Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi Benedica!”

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  • 5

    Libro magnifico. Lo punto da quanto ho visto "Into the wild" (6 o 7 anni fa...) e questa estate finalmente mi sono deciso a prenderlo in biblioteca. Rispetto al film in cui il focus è tutto sulla vice ...continue

    Libro magnifico. Lo punto da quanto ho visto "Into the wild" (6 o 7 anni fa...) e questa estate finalmente mi sono deciso a prenderlo in biblioteca. Rispetto al film in cui il focus è tutto sulla vicenda (blandamente romanzata) del protagonista, il libro passa dalla ricostruzione dell'esperienza del protaginosta alle interviste ai genitori e alle persone che lo hanno incontrato lungo il suo cammino, fino a racconti della vita dello scrittore in cui cerca di mettere a fuoco qualcosa del perché si sente affine questa storia e ad ipotizzare cosa passasse per la testa di Chris Mc Candless.

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  • 3

    Mi avevano parlato un gran bene di questo libro, ma sono decisamente rimasta delusa. A tratti noioso, nel complesso poco coinvolgente. Gli do tre stelle solo perché ritengo possa essere di una qualche ...continue

    Mi avevano parlato un gran bene di questo libro, ma sono decisamente rimasta delusa. A tratti noioso, nel complesso poco coinvolgente. Gli do tre stelle solo perché ritengo possa essere di una qualche utilità per chi non conosce minimamente le regole della natura e quanto questa possa essere cruda e implacabile. A contribuire al mio voto, di poco positivo, è di sicuro quel poco delle avventure personali che l'autore racconta cercando un qualche parallelo con Chris, quelle sono state delle pagine piacevoli.

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  • 2

    Usare come scusa la storia di un altro per raccontare la propria

    Questo libro mi ha annoiata a morte. L'autore racconta la storia di Chris McCandless che un bel giorno parte per l'alaska senza prendersi la briga di avvisare la sua famiglia, perchè considerati mater ...continue

    Questo libro mi ha annoiata a morte. L'autore racconta la storia di Chris McCandless che un bel giorno parte per l'alaska senza prendersi la briga di avvisare la sua famiglia, perchè considerati materialisti, capitalisti e bla bla bla. Pazzesco. Ho odiato ogni singola pagina, il protagonista nella sua totalità e lo scrittore che ovviamente ci ha piazzato il racconto della sua gita in alaska, per dire al mondo che anche lui ha scalato una montagna. Yuppi. Sono felicissima di averlo finito dato che non mi ha interessato neanche un pò conoscere cosa pensava la gente che ha conosciuto McCandless nè tutto il resto. Bocciatissimo.

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