Haunted

By

Publisher: Vintage

3.5
(3708)

Language: English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Chi traditional , Chi simplified

Isbn-10: 0099458373 | Isbn-13: 9780099458371 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , Horror , Humor

Do you like Haunted ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Haunted is a novel made up of stories: twenty-three of the most horrifying, hilarious, mind-blowing, stomach-churning tales you'll ever encounter. They are told by the people who have all answered an ad headlined 'Artists Retreat: Abandon your life for three months'. They are led to believe that here they will leave behind all the distractions of 'real life' that are keeping them from creating the masterpiece that is in them. But 'here' turns out to be a cavernous and ornate old theatre where they are utterly isolated from the outside world - and where heat and power and, most importantly, food are in increasingly short supply. And the more desperate the circumstances become, the more desperate the stories they tell - and the more devious their machinations to make themselves the hero of the inevitable play/movie/non-fiction blockbuster that will certainly be made from their plight.
Sorting by
  • 1

    Il fatto che io abbia impiegato più di un anno per leggere questo libro la dice lunga su quanto mi sia piaciuto... L'ho iniziato senza particolari aspettative e dopo qualche capitolo ho deciso di legg ...continue

    Il fatto che io abbia impiegato più di un anno per leggere questo libro la dice lunga su quanto mi sia piaciuto... L'ho iniziato senza particolari aspettative e dopo qualche capitolo ho deciso di leggere un racconto ogni libro finito finchè non mi è così venuto a noia che l'ho mollato.. Che impresa! Personaggi psicopatici, storie senza senso, poesie inutili... Non mi è piaciuto neanche un pò... Non che gli altri libri di questo autore mi abbiano fatto impazzire ma non ho fatto tutta questa fatica per leggerli.. Ora ho ancora un altro libro di Chuck in libreria, ma perchè ne ho comprati 4 di botto tutti insieme? Forse anche io sono pazza, a questo punto. Sconsigliatissimo.

    said on 

  • 4

    Cavie: o cannibali? O zombie? "Haunted"- il titolo originale - è molto più bello ed evocativo, più adeguato. Cavie sono i protagonisti. Aspiranti scrittori dal passato torbido, allucinato, che si lasc ...continue

    Cavie: o cannibali? O zombie? "Haunted"- il titolo originale - è molto più bello ed evocativo, più adeguato. Cavie sono i protagonisti. Aspiranti scrittori dal passato torbido, allucinato, che si lasciano attirare dall'annuncio "Ritiro per scrittori: abbandona la tua vita per tre mesi", come altri prima di loro.

    Una cornice, quella del ritiro, grottesca, assurda, comica, a tratti anche avventurosa, misteriosa, triste. Proprio come lo sono i racconti che questi aspiranti scrittori partoriscono durante questo isolamento, durante questi tre mesi di torture auto-inflitte e di ossessioni: vogliono il successo, vogliono un film basato sulla loro esperienza, vogliono guadagnarci e sono pronti a fare qualsiasi cosa per ottenere ciò. Sono pronti a diventare vittime e proclamare un carnefice, perché come viene detto da uno dei protagonisti: l'umanità ha bisogno dell'uomo nero.

    Sia la linea conduttrice che i ventitré racconti contengono immagini forti, squallide, molte volte anche eccessive, volutamente esagerate, come lo sono i diciannove protagonisti. Protagonisti estranei, costretti a vivere insieme, chiusi in questo teatro in disuso, con scorte di cibo, vestiti di scena, camerini e la loro fantasia sfrenata. Ed è questa convivenza forzata che fa uscire non solo gli scheletri dai vari diciannove armadi, ma tira fuori anche il peggio della loro natura.

    Un romanzo in cui la parola "eccessivo" è quella d'ordine.
    Vale la pena leggerlo anche solo per il piacere dato dallo stile di Chuck Palahniuk.

    Nota di gusto personale: i vari racconti sono coinvolgenti, ma quelli che, secondo me, sono veramente degni di nota sono quelli della "Signora Clark", soprattutto perché danno vita ad una storia (una sotto-trama) intrigante, per nulla grottesca, infinitamente triste.

    said on 

  • 1

    no, non ci siamo.
    va bene che sei palaniuk ma quando è troppo è troppo.
    azzeccati i racconti dei protagonisti, ma la storia del perchè sono lì è davvero esagerata.
    comportamenti oltre ogni limite anch ...continue

    no, non ci siamo.
    va bene che sei palaniuk ma quando è troppo è troppo.
    azzeccati i racconti dei protagonisti, ma la storia del perchè sono lì è davvero esagerata.
    comportamenti oltre ogni limite anche per un "esagerato" come palaniuk.
    ho letto di meglio da lui.

    said on 

  • 4

    Il Decameron moderno

    Il romanzo è una sorta di Decameron. Avete presente quei dieci ragazzi che, nel Trecento, si rifugiano fuori Firenze per scappare dall'epidemia di peste e che per passare il tempo si raccontano storie ...continue

    Il romanzo è una sorta di Decameron. Avete presente quei dieci ragazzi che, nel Trecento, si rifugiano fuori Firenze per scappare dall'epidemia di peste e che per passare il tempo si raccontano storie? Ecco. In Cavie succede la stessa cosa ma in una versione moderna, più grottesca e pulp. Questa volta il motivo della reclusione non è la peste ma un ritiro intensivo per aspiranti scrittori che vogliono scrivere la storia delle storie che li porterà alla fama (che si rivelerà fame).

    Posso dire che questo libro è un mix tra l'opera di Boccaccio e Saw l'Enigmista, giusto per dare l'idea di quanto sia contorta la mente di Palahniuk e dei viaggi (malati) che fa fare a noi lettori. La scrittura è affilata come una lama. Non si preoccupa della forza dell'impatto sulla sensibilità del lettore, l'autore colpisce, colpisce, al punto che se non sei dello stato d'animo giusto questa strafottenza ti potrà anche infastidire al punto da decidere di voler abbandonare il libro. A me è successo, ma sono andata avanti, avanti, avanti, al punto che non potevo più farne a meno.

    Palahaniuk non usa la violenza, la sessualità, il macabro in modo gratuito per catturare lettori e far parlar di sé. Usa questi ingredienti in modo consapevole per attirare l'attenzione accentuando aspetti disfunzionali della collettività e del singolo. È un romanzo ricco di spunti di riflessioni sulla società moderna, sulle sue assurdità, sulla sua violenza, ma non solo è anche un'analisi dell'animo umano, della sua continua ricerca di attenzione, di approvazione e di amore. E per arrivare allo scopo, il dolore, la sofferenza sono il passpartout immediato.

    Consigliato a … Chi piace leggere tra le righe
    Sconsigliato a … Chi è troppo sensibile alla violenza
    Note
    Titolo originale: Haunted
    Anno: 2005
    Editore: Mondadori

    Se sei interessato ad altri miei pareri libreschi ti invito a visitare il mio blog Sale e Parole (www.saleeparole.webly.com)

    said on 

  • 3

    Non si può negare che il libro sia bello, e anche significativo ai fini sociali. Sicuramente la storia tiene, pur nella sua irrealtà, e ha quella struttura che le conferisce una tale suspence da tener ...continue

    Non si può negare che il libro sia bello, e anche significativo ai fini sociali. Sicuramente la storia tiene, pur nella sua irrealtà, e ha quella struttura che le conferisce una tale suspence da tenere il lettore sulla corda ed incentivarne la lettura. Una prosa scorrevole, facilità di linguaggio, uso sintattico di espressioni leit-motiv che rendono fresca e sarcastica la prosa di un soggetto tutt'altro che scontato. La trama è ricca e ben organizzata, non si sente il peso della relativa lunghezza della narrazione (una delle più corpose di questo autore). Il grosso punto a sfavore di questo buon libro è a mio parere la scelta di inframmezzare regolarissimamente al racconto della vicenda i sotto-racconti che i personaggi si fanno l'un l'altro. Pur essendo questi, infatti, elementi importantissimi per la fruizione dell'opera, in quanto chiariscono la natura dei protagonisti e gettano luce non secondaria su molte sfumature della narrazione, mi pare che spezzettino troppo il racconto dell'intreccio, dandogli uno sgradevole effetto "a singhiozzo" che mi ha affaticato non poco nella lettura, costringendomi spesso a ritornare sulle pagine lette per riprendere il filo della narrazione (cosa che non mi capita spesso). Il prodotto risulta così un ibrido fra un romanzo e una raccolta di racconti, e forse è più vicino a questa seconda modalità narrativa che alla prima, perché in termini di economia del testo il peso dei sotto-racconti è davvero notevole, finendo per schiacciare la trama primcipale riducendola a una sorta di maxi-racconto di raccordo, e privandola non poco del respiro che a mio parere meriterebbe.

    said on 

  • 5

    L'esperimento siamo noi

    Figlio anacronistico tra "Decameron" e "Dieci piccoli indiani", "Cavie" è l'ennesima trovata geniale di Chuck Palahniuk, deliziata come al solito da un finale a sorpresa che sconvolge la comprensione ...continue

    Figlio anacronistico tra "Decameron" e "Dieci piccoli indiani", "Cavie" è l'ennesima trovata geniale di Chuck Palahniuk, deliziata come al solito da un finale a sorpresa che sconvolge la comprensione di tutto ciò che è stato letto fino a quel momento.
    Verosimiglianza e assurdità fanno l'amore in ognuna di queste storie partorendo in noi ansietà e piacere al contempo.
    Ad ogni pagina siamo noi il suo esperimento.
    Esperimento riuscito !

    said on 

  • 3

    Ci sono sempre critiche interessanti su vari temi sociali nelle le storie volgari, fuori di testa o inverosimili che l’autore propina in quasi ogni libro, anche qui non è da meno, solo che lo fa in m ...continue

    Ci sono sempre critiche interessanti su vari temi sociali nelle le storie volgari, fuori di testa o inverosimili che l’autore propina in quasi ogni libro, anche qui non è da meno, solo che lo fa in maniera lenta, ripetitiva e a volte noiosa, contando che ci sono parti che veramente potrebbero essere tagliate, inserite tanto per far brodo.
    A me piace come autore, quindi consiglio comunque la lettura di questo libro, sono interessanti le tematiche implicite che tocca, però non come primo libro.

    said on 

  • 0

    Le circostanze? Un alibi usurato

    "Abbandona la tua vita per tre mesi. Scompari. Dimentica tutto ciò che ti impedisce di creare il tuo capolavoro. Lavoro, famiglia, casa, obblighi e distrazioni: metti tutto in stanby per tre mesi. Tre ...continue

    "Abbandona la tua vita per tre mesi. Scompari. Dimentica tutto ciò che ti impedisce di creare il tuo capolavoro. Lavoro, famiglia, casa, obblighi e distrazioni: metti tutto in stanby per tre mesi. Tre mesi durante i quali sarai circondato da gente affine in un contesto che favorisce l'immersione totale nel lavoro. Vitto e alloggio garantiti e gratuiti per chi supererà la selezione. Investi una minuscola porzione della tua vita sulla possibilità di crearti un futuro nuovo come poeta, romanziere, sceneggiatore professionista. Prima che sia troppo tardi, vivi la vita che hai sempre sognato. Posti limitatissimi."
    Tre mesi, anche molto di più che tre mesi saremmo disposti per un'occasione strepitosa come questa. Perché siamo quasi tutti fermamente convinti che l'impedimento a fare e, soprattutto a concludere, sia la vita reale. La vita reale ci distoglie dalla nostra opera, ci succhia troppa energia. E la differenza (secondo l'autore dell'annuncio), tra chi sarà padrone della propria vita e gli altri, la farà la capacità di non farsi influenzare dalle circostanze, tra chi andrà dritto per la sua strada a portare a termine il programma che ha promesso a se stesso e chi rimarrà prigioniero delle preoccupazioni, distrazioni e relazioni della vita quotidiana, destinato a fare parte per sempre della "massa informe". Peccato che la vita reale purtroppo sia anche l'unico argomento interessante dell'eventuale nostro capolavoro: la nascita, la morte, il lavoro, il successo, il fallimento, i soldi, la fama, la malattia, dimenticavo il sesso, la famiglia, i figli, il potere, la politica, le guerre, il razzismo, il reddito di base incondizionato.

    said on 

  • 4

    L'obiettivo che sta dietro l'obiettivo che sta dietro l'obiettivo

    Ci sono storie, direbbe il signor Whittier, che quando le racconti si consumano. Altre storie, invece, consumano te.

    Queste storie non si consumano, in realtà non consumano neanche il lettore per for ...continue

    Ci sono storie, direbbe il signor Whittier, che quando le racconti si consumano. Altre storie, invece, consumano te.

    Queste storie non si consumano, in realtà non consumano neanche il lettore per fortuna ma di certo nel bene o nel male provocano e scombussolano e poi come per tutti i romanzi c'è chi ne rimane affascinato, chi schifato o chi non ce la fa. Certo non è questo il libro per iniziare a conoscere questo autore, io stessa che più di una volta sono rimasta folgorata dai suoi libri devo riconoscere che qui è andato oltre, davvero oltre ogni immaginazione. Truce, cattivo, splatter potrei scrivere aggettivi all'infinito non solo per descrivere l'atroce e l'assurdo dei racconti (alcuni davvero notevoli) di questi personaggi in cerca di gloria ma anche e soprattutto di quello che riescono a farsi partecipando a questo raduno per scrittori, chiusi in un teatro abbandonato, pur di far parlare di se il giorno in cui e se verranno liberati. Più dolore e sofferenza si vedrà nei loro visi e nei loro corpi o di quello che rimane, più risplenderanno alle luci della ribalta. Folle Palahniuk. O si ama o si odia.

    Ci sono storie, diceva, che quando le racconti si consumano. Sono quelle in cui il pathos si appanna, e ogni versione suona più sciocca e vuota della precedente. Altre storie, invece, consumano te. Più le racconti, più acquisiscono forza. Quel tipo di storie non fa che ricordarti quanto sei stato stupido. Quanto lo sei ancora. E quanto la sarai ancora.

    Se riusciamo a perdonare ciò che gli altri ci hanno fatto...
    Se riusciamo a perdonare ciò che noi abbiamo fatto agli altri...
    Se riusciamo a prendere congedo da tutte le nostre storie. Dal nostro essere carnefici o vittime.
    Solo allora, forse, potremo salvare il mondo.

    said on 

Sorting by