Herzog

(Penguin Classics)

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Publisher: Penguin Classics

3.9
(1111)

Language: English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , French , Portuguese , Czech , Hungarian

Isbn-10: 0142437298 | Isbn-13: 9780142437292 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
In one of his finest achievements, Nobel Prize winner Saul Bellow presents a multifaceted portrait of a modern-day hero, a man struggling with the complexity of existence and longing for redemption. Introduction by Philip Roth
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  • 5

    CINQUANTA SFUMATURE DI VERDE (ANZI, SETTANTASETTE)

    Bellow. Già. Un autore forse un pochetto trascurato ai giorni nostri. Anche dalla sottoscritta, che pur avendo in casa il suo romanzo da anni, gli ha sempre preferito altri autori. Il perché? Mah. Un ...continue

    Bellow. Già. Un autore forse un pochetto trascurato ai giorni nostri. Anche dalla sottoscritta, che pur avendo in casa il suo romanzo da anni, gli ha sempre preferito altri autori. Il perché? Mah. Un interrogativo a cui ancora non so dare risposta. Sta di fatto che averlo letto è stata un'impresa. Un tipetto impegnativo, il nostro Saul. Faticoso. Digressioni, elucubrazioni, riferimenti culturali tanto vasti da farti sentire come ai bei vecchi tempi, dietro la lavagna e zac! un bel cappello a cono in testa.

    Succede quasi niente in 'sto romanzo. Insomma, Herzog scrive. A tutti. Alla moglie, alle amanti, al Presidente della Repubblica, a Hegel e ai suoi compagnucci morti (di Hegel). Lettere su lettere. Fiumi di parole, di pensieri, di accuse, di suppliche, di ricordi. Lettere straordinarie. Cialtroneria allo stato puro, a volte. Sintomi preoccupanti di follia. Alienazione raccontata in chiave non romantica. Grande comicità. Sottile ironia. "Burlone e piagnone, cornuto e seduttore, doppio omicida mancato." Insomma, un tipetto niente male, che non chiede al lettore nulla di più se non di essere visto qual è. Senza la misericordia dell'empatia di noi lettori, per intenderci.
    Eppure, lo si ama. Troppo onesto fragile risoluto affascinante e soprattutto pazzo. La follia che più ci piace. Vi lascio con un bell’estratto di un articolo di Alessandro Piperno, autore che non amo particolarmente ma qui mi è piaciuto assai.

    Poi ti capita di fare un giretto in una libreria di Roma, di Parigi, di New York; di cercare fiducioso un capolavoro del vecchio Saul, tra i mucchi di libri in edizione tascabile, tra un piccolo principe e un amico ritrovato… E niente. Piazza pulita. Una strage. Perché? Cosa diavolo è successo in pochi anni? Cosa rende il lettore odierno meno ricettivo nei confronti della splendida prosa bellowiana?
    Il velo di oblio che minaccia l’opera di Bellow dice molto dell’epoca in corso. E questo sì che è un argomento interessante. Cosa c’è di più bellowiano che mettersi lì a elucubrare sui tempi che corrono? Troppo complicato, troppo digressivo, troppo meditabondo, troppo antipatico, troppo ebreo, troppo xenofobo, troppo misogino, troppo puritano, troppo liberista, troppo conservatore, troppo verboso, troppo erudito, troppo elitario… Saul Bellow è la vittima illustre dell’ipocrisia liberal che infesta i nostri tempi. Su questo non ho dubbi.
    Racconta James Atlas che le settimane precedenti all’uscita di Herzog (il libro più celebre di Bellow) si respirava, nelle redazioni dei giornali, nei milieu intellettuali newyorchesi, un’aria strana e palpitante. C’era qualcosa di messianico nell’attesa dell’avvento di quel libro sulla scena editoriale americana. Le aspettative non furono tradite. Fu uno straordinario bestseller internazionale. Ok, erano gli anni ’60. Un decennio complicato. La gente amava le cose difficili. O quanto meno fingeva di amarle. Era disposta a leggere libri che non capiva, e a sobbarcarsi la visione di film in cui i protagonisti parlavano poco e per lo più a sproposito. Neppure nella Parigi dei simbolisti il disprezzo per il Mainstream aveva raggiunto tale popolarità. Herzog uscì al momento giusto. Incontrò il pubblico giusto. Proliferò nell’atmosfera giusta, e godette dello giusto riconoscimento.
    Bellow è il contrario esatto dello scrittore auspicato dalle moderne scuole di scrittura creativa. Non teme di violentare la sintassi (e questo in inglese è un rischio ancor più pericoloso che in italiano). Se la prende comoda, si perde in rivoli e rivoletti. Non offre appigli. Adora infilare parole preziose in mezzo a frasi corrive. Non ha alcun rispetto per le unità di tempo e di luogo. Non teme le situazioni implausibili e i personaggi eccessivi. E, a proposito di personaggi, i suoi non evolvono e non agiscono. Non imparano niente se non che la vita è beffa e fallimento. Stanno sempre lì, sedentari, a meditare sui massimi sistemi. Bellow disdegna plot accattivanti, e strutture narrative hollywoodiane. Una trasposizione cinematografica di un libro di Bellow non sarebbe meno insensata di un musical sulla vita di Kant. Una volta Bellow scrisse: «Forse Jung aveva ragione a dire che la psiche di ognuno di noi affonda le radici in epoche remote. Io penso talvolta che il mio senso del comico è più vicino al 1776 che al 1976».

    Eh? Ah, il mio titolo. Beh, una cazzatiella. Mi sono accorta che viene citato quasi sempre il colore verde. Che c’entra questo col libro? E che ne so. Ma a me questa cosa ha colpito, e ve la rimando.

    nel verde umido del giardinetto – pag. 29
    un verde torbido, orrendo – pag. 32
    al verde ottimistico e prepotente di giugno – pag. 32
    si sarebbe estenuato presto quel verde - pag. 32
    appena gonfie del verde - pag. 32
    sul crine verde e logoro dei sedili - pag. 57
    prima questa e poi quella bianca e verde - pag. 73
    sul tavolo del ping pong verde - pag. 83
    alla tesa dela cappello di velours verde, un verde più muschioso - pag 83
    col cappellaccio di felpa verde, un verde tranquillo - pag 85
    la tesa del cappello di velours verde smorto - pag 96
    una grande goccia di verde – pag. 110
    dalla giacca del pigiama verde - pag 130
    Io nella bara divento verde come un soldo vecchio - pag 131
    I baffetti erano irti, un iroso veleno verde - pag 132
    i suoi occhi verde rugiada - pag -135
    guardò, oltre l’oscurità verde - pag 136
    soprattutto la trasparenza verde - pag 136
    Il verde della sera stava scendendo - pag- 137
    bronzo sanguinolento,. verde-nero melmoso – pag 165
    il verde spinoso e perverso dei rampicanti – pag. 174
    caffè che diventava verde sui fondi delle tazze – pag. 176
    lei lo aspettava con una casacca verde-bottiglia – pag. 179
    in un classificatore di metallo verde – pag. 183
    una piastra di alite-ghiaccio verde – pag. 184
    occhi bistrati di verde – pag. 187
    nel trogolo verde dell’orinale – pag. 190
    arrugginito d’orina, verde squamoso - pag. 190
    in uniforme verde – pag. 191
    al verde senza un soldo – pag. 195
    pomecho mimenisto al verde – pag.195
    stampato su grossa carta verde – pag. 197
    l’aria affogata in un verde plumbeo – pag. 201
    color verde muschio – pag 202
    sul suo carretto verde, stretto – pag. 207
    la luce della lampada verde profonda e tranquilla – pag. 221
    il tappeto verde-azzurrino – pag. 221
    tutta quella roba stesa (terra di siena, cremisi, verde) – pag. 243
    intonaco verde – pag. 245
    in una leggiadra verde oscurità – pag. 247
    la sera verde – pag. 260
    la soffice lampada verde – pag. 280
    eccetto la lampada verde – pag. 281
    e c’era il recipiente verde – pag. 287
    sul marciapiede- verde acquario pag. 310
    una camicia verde, sudicia – pag. 315
    tapparella di tela verde-nera – pag. 319
    isolatori di vetro verde – pag. 322
    il verde di quegli occhi pag. 344
    sotto la trasparenza verde dei lampioni – pag. 359
    attraverso un verde acquoso – pag. 384
    un polverio di parassitico verde – pag. 385
    tuta da lavoro verde – pag. 391
    un certo verdetto negli occhi – pag. 414
    un filo rosso legato a uno verde – pag. 416
    i boschi folti, il verde nuovo – pag. 421
    buttato il verde dei dollari paterni – pag. 423
    come il legno verde – pag. 435
    la massa verde degli alberi – pag. 437
    lo smalto verde – pag. 438
    il verde era chiaro, bello, come le mele d’estate. – pag. 438
    acqua pura, verde – pag. 440
    in quel verde e remoto rifugio – pag. 440
    dipinto di verde dal suo papà – pag. 440
    del pennello verde – pag. 444
    Questo verde mela, pappagallo – pag. 450
    in questa bella tana verde – pag. 452
    bottiglie verde scuro – pag. 454
    occhi gentili. Color verde-nocciola – pag. 458
    Che verde! pag. 458
    come gli aranci producono l’arancione, l’erba il verde – pag. 462

    Se sono matto, per me va benissimo pensò Moses Herzog.
    Anche a me, caro Saul. Anche a me.

    said on 

  • 2

    Io e Bellow non siamo fatti l'una per l'altro. Ho fatto molta fatica a leggere questo libro e ammetto di non riuscire ad avere un parere chiaro. LA scrittura è troppo complicata, è macchinosa, lenta, ...continue

    Io e Bellow non siamo fatti l'una per l'altro. Ho fatto molta fatica a leggere questo libro e ammetto di non riuscire ad avere un parere chiaro. LA scrittura è troppo complicata, è macchinosa, lenta, ridandante. La trama si sviluppa in sottofondo, ma ci sono troppi strati di stile, citazioni, filosofia e quant'altro che non mi hanno fatto apprezzare del tutto il romanzo. Forse non l'ho affrontato nel momento giusto, eppure ho sentito "la chiamata".
    Peccato, perchè credo che, riuscendo ad andare a fondo, possa essere un testo che ti lascia qualcosa. A me, purtroppo, non è successo.

    said on 

  • 4

    Uno di quei libri per cui vale davvero la pena lottare contro lo spaesamento totale delle prime pagine. Herzog è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona così tanto (e che si conosce così bene) ch ...continue

    Uno di quei libri per cui vale davvero la pena lottare contro lo spaesamento totale delle prime pagine. Herzog è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona così tanto (e che si conosce così bene) che ci si sente un po' come alla fine di una vacanza bellissima - e il clima d'inizio settembre di certo contribuisce alla sensazione.
    Ciao Moses E. Herzog, tornerò presto a trovarti (e a leggere di nascosto tutte le tue lettere)

    said on 

  • 5

    Ho appena finito di leggere uno dei libri più cervellotici, tristi ed apocalittici (e meravigliosamente scritti) della mia non esigua collezione. L'effetto è un balsamo rigenerante, una spinta vitale ...continue

    Ho appena finito di leggere uno dei libri più cervellotici, tristi ed apocalittici (e meravigliosamente scritti) della mia non esigua collezione. L'effetto è un balsamo rigenerante, una spinta vitale. L'ho sempre pensato; la letteratura d'evasione porta dritti alla depressione se volete star bene abbiate la costanza di torturarvi con queste letture.

    said on 

  • 4

    Con un cuore metà puro e metà malvagio

    "Herzog" è davvero un romanzo molto intelligente e scritto con grazia.

    Intanto, l'espediente delle lettere è un ottima alternativa al caro vecchio e buon flashback. L'epistolomania del protagonista è ...continue

    "Herzog" è davvero un romanzo molto intelligente e scritto con grazia.

    Intanto, l'espediente delle lettere è un ottima alternativa al caro vecchio e buon flashback. L'epistolomania del protagonista è assurda e divertente, mai noiosa. Tuttavia, parlare di questo romanzo non può ridursi solo a questa memorabile caratteristica.

    Di quel che lo riguarda, ciò che ho preferito è lo sguardo sulle cose che vibra fra leggerezza iniziale e il subitaneo bisogno di profondità. Difficile da descrivere... è una voce personalissima e rara, quella di Bellow trasposta in queste pagine. Ci sono, ad esempio, momenti banali di vita del protagonista descritti minuziosamente, quasi come farebbe il miglior cronista di battaglie. Penso a una mattina qualunque in un bagno, mentre lei si prepara e lui la osserva pigro ma vorace di particolari. Come se fosse l'ultima mattina insieme, come avvertire il sentore che quella potrebbe essere l'ultima mattina insieme.
    Non sarà così, ma che sollievo sapere che esiste ormai nella memoria quella collezione indelebile di attimi.

    E poi c'è New York, insieme con una manciata di altri posti molto americani.
    C'è un tempo di forte squilibrio, di attesa impaziente, di ricordi che si affastellano e danno il timbro inesorabile ai giorni attuali.
    Ci sono tante donne. E tanti guai.
    Ci sono tante stagioni, anch'essa descritte, pennellate, con una grazia naturale unica.
    Ci sono molte "inaspettate intrusioni di bellezza".

    Herzog è un tipo molto molto interessante; per sua stessa ammissione è: narcisista, masochista, depresso - ma non clinicamente grave.
    Il suo cuore è tomentoso, iroso, "metà puro e metà malvagio". Come il cuore di tutti.

    said on 

  • 5

    Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi i ...continue

    Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d'essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte.

    Io sono così e così, e continuerò a essere così e così. E perché reprimersi? Il mio equilibrio nasce dall’instabilità. Non organizzazione, o coraggio, come per l’altra gente. È duro, ma è così. A queste condizioni io, io pure – persino io! – imparo certe cose. Forse è il solo modo in cui lo so fare. Bisogna che suoni lo strumento che mi ritrovo.

    Credo di poter dire, comunque, che mi è stata risparmiata la principale ambiguità che affligge gli intellettuali, e cioè il fatto che le persone civili odiano e detestano la civiltà che rende loro possibile la vita. Ciò che essi amano è una condizione umana immaginaria inventata dal loro stesso genio e che credono essere l’unica vera, l’unica umana realtà.

    Ricordando la propria esistenza, s'accorse di avere sbagliato tutto – tutto. La sua era una vita – come si suol dire, rovinata. Ma siccome neppure agli inizi era stata un gran che, perché prendersela?

    Per me, i soldi non sono un mezzo. Sono io il mezzo dei soldi. Passano attraverso di me – tasse, assicurazioni, ipoteche, mantenimenti dei figli, affitti, parcelle legali. Tutto questo dignitoso sbagliare costa un occhio.

    Ma sono diligente. Mi ci metto di buona voglia e do prova di costante miglioramento. Sarò senz'altro in grandissima forma sul mio letto di morte. I buoni muoiono giovani, ma io sono stato risparmiato affinché mi possa preparare e perfezionare in modo da poter finire buono come il pane.

    Ma qual è la filosofia di questa generazione? Non è che Dio è morto, questo punto è già stato sorpassato molto tempo fa. Forse bisognerebbe formularlo così: la Morte è Dio. Questa generazione pensa – ed è il non plus ultra dei suoi pensieri – che nulla che sia fedele, vulnerabile, delicato può durare o avere un vero potere.

    said on 

  • 3

    Difficile recensire un libro così. Solo qualche impressione: scrittura originale , talvolta un pò ridondante.La lettura almeno per me non è stata semplice.Le citazioni, le descrizioni in alcune letter ...continue

    Difficile recensire un libro così. Solo qualche impressione: scrittura originale , talvolta un pò ridondante.La lettura almeno per me non è stata semplice.Le citazioni, le descrizioni in alcune lettere presuppongono delle conoscenze non sempre alla portata di tutti. Sicuramente se ne intuisce la genialità e la capacità di scendere in profondità .

    said on 

  • 0

    ci sono libri che per me è come se fossero scritti in sanscrito, leggo e non capisco niente, rileggo e continuo a non capire, vado avanti con fatica immane (e una crescente sensazione di panico: ma so ...continue

    ci sono libri che per me è come se fossero scritti in sanscrito, leggo e non capisco niente, rileggo e continuo a non capire, vado avanti con fatica immane (e una crescente sensazione di panico: ma sono così stupida da non capire niente?) e inizio a capire il senso ma a non vedere il significato. Mi incaponisco (perchè non si lascia mai a metà un libro) ma più che irritazione provo una totale mancanza di interesse.
    Mi arrendo, sono finita nel paese di Epepe e visto che posso uscirne più facilmente del Professore, chiudo il libro e passo.

    said on 

  • 5

    sindrome di herzog (dal diagnostic and statistical manual of samuel b. disorders)

    sintomo/commento 1:

    l'opera struggente di un formidabile genio

    il genio struggente di una formidabile opera

    l'opera geniale di un trascinatore formidabile

    la struggente opera di un genio errante

    l'ebr ...continue

    sintomo/commento 1:

    l'opera struggente di un formidabile genio

    il genio struggente di una formidabile opera

    l'opera geniale di un trascinatore formidabile

    la struggente opera di un genio errante

    l'ebreo errante è uno genio all'opera

    sintomo/commento 2:
    caro moses, ti scrivo questa lettera con molto ritardo. qualcuno avrebbe dovuto avvisarmi. sia di quello che mi perdevo, sia dei suoi effetti compulsivi a catena. spero tanto che per la sindrome non esista una cura.
    ricordami di ringraziare il signor dave eggers per i mattoncini lego del commento precedente. e di dissentire la prossima volta che sentirò definire questo tuo, un romanzo epistolare. le ultime lettere di moses e. herzog, tsk.
    una rapita lorin b.
    ps: credo tu abbia qualche responsabilità nella freddezza con cui un anno dopo la tua uscita venne accolto stoner di john williams. occupavi ancora troppo la scena, mi sa. ma ti perdono perché di stoner sei stato amico, ne sono certa.

    said on 

  • 5

    Ho letto centinaia tra i libri più belli che siano mai stati scritti, ma solo quattro o cinque sono stati in grado di entrarmi così tanto nel profondo, di toccare e far vibrare corde talvolta nascoste ...continue

    Ho letto centinaia tra i libri più belli che siano mai stati scritti, ma solo quattro o cinque sono stati in grado di entrarmi così tanto nel profondo, di toccare e far vibrare corde talvolta nascoste della mia anima, di far crollare certezze e nascere incertezze e di dare voce e qualche tentativo di risposta a inquetudini e dubbi. Questo è il sesto.

    said on 

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