Het Gouden Paviljoen

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Uitgever: Uitgeverij Meulenhoff

4.1
(1600)

Language: Nederlands | Number of Pages: 240 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Japanese , Portuguese , Italian , French , Spanish , Chi simplified , Catalan

Isbn-10: 9029066067 | Isbn-13: 9789029066068 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
'Het Gouden Paviljoen' beschrijft de op waarheid berustende geschiedenis van een lelijke, stotterende, gefrustreerde priester-student, in het boek Mizoguchi genaamd, die door dit paviljoen, een heiligdom vermaard om zijn architectonische schoonheid en al vijf eeuwen het symbool van een glorierijk verleden, geobsedeerd wordt. Hij vat haat-liefde-gevoelens op voor dit glanzende eeuwenoude gebouw van volmaakte schoonheid. Het overweldigt hem en
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    "Pareva infatti che stessero a spiare sopra il buco d'un pozzo; infatti, persa l'espressione che aveva in vita, il viso del morto era come sprofondato in un abisso, e ora ai sopravvissuti null'altro r ...doorgaan

    "Pareva infatti che stessero a spiare sopra il buco d'un pozzo; infatti, persa l'espressione che aveva in vita, il viso del morto era come sprofondato in un abisso, e ora ai sopravvissuti null'altro rimaneva da vedere se non una maschera vuota: dietro, il volto vero era precipitato profondamente nel buio, e mai più ne sarebbe riemerso. Non v'è nulla che ci dica, al pari del viso d'un morto, quanto sia lontana da noi la materia, quanto ci sia impossibile raggiungerla."

    "Non è possibile sfiorare con una mano l'eternità e con l'altra la vita"

    gezegd op 

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    Di questo mio primo Mishima ho apprezzato soprattutto la prosa, sinuosa come pennellate di calligrafia Shodō (per quanto sospetti un'eccessiva "occidentalizzazione" nella traduzione di Mario Teti: leg ...doorgaan

    Di questo mio primo Mishima ho apprezzato soprattutto la prosa, sinuosa come pennellate di calligrafia Shodō (per quanto sospetti un'eccessiva "occidentalizzazione" nella traduzione di Mario Teti: leggere ad esempio di due giapponesi che fanno uno spuntino in treno mangiando arancini di riso anziché onigiri, be', fa un po' sorridere), capace di descrivere il Padiglione d'oro preso nel mutare delle stagioni, nella sua bellezza «così rilucente, così sdegnosa di qualsiasi significato», con sguardo rarefatto e lirico da antica stampa Ukiyo-e. Mi sono soffermata sovente a contemplare certe immagini, e sono numerosi i passi su cui ho avuto piacere di tornare (ne copio sotto alcuni, in rappresentanza).

    Eppure il cuore vero dell'opera, ovverosia il racconto della montante ossessione estetica e spirituale del giovane monaco nei confronti del Padiglione Kinkaku-ji, reliquiario del tempio buddista di Kyoto e monumento nazionale a cui finirà per appiccare il fuoco (ed è storia vera, risalente al 1958 e narrata da Mishima con discreta aderenza alla realtà), mi ha lasciata mio malgrado spettatrice distante, garbatamente distratta perlopiù, senza riuscire a coinvolgermi emotivamente nella sua pur cruciale riflessione sull'insanabile contrasto di Bellezza e Vita.

    Passate alcune settimane, quel che mi resta in mente di questa lettura è una scostante sensazione di freddezza, poco più: ecco spiegate le due sole stelline. Peccato.

    **

    -- «Ero rimasto lontano troppo a lungo dal mondo, con l'insulsa presunzione che una volta balzatovi dentro a piè pari, tutto sarebbe divenuto facile, tutto possibile.» --

    -- «Il Padiglione d'oro, per il solo fatto d'esistere, costituiva un ordine, una regola. Quella costruzione asimmetrica e gracile tanto più agiva come un filtro capace di trasformare la fanghiglia in acqua pura, quanto maggiore era il disordine circostante. Non respingeva le ciarle dei visitatori ma le sospingeva negli ampi varchi fra pilastro e pilastro, finché, filtrate, non divenivano parte di un unico, cristallino silenzio. Per me la bellezza non poteva essere che quella. M'isolava dalla vita umana, e dalla vita mi proteggeva.» --

    -- «Il giorno che finì la guerra, in mezzo al gracidio delle cicale sulle circostanti colline, io avvertivo quest'eternità come una maledizione. M'aveva murato con un intonaco d'oro.» --

    -- «È nei radiosi meriggi di primavera, quando su un tappeto d'erba ben falciata contempliamo gli arabeschi dei raggi filtrati dai rami, è allora che la crudeltà ci prende, improvvisa.» --

    gezegd op 

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    IL PADIGLIONE D’ORO

    «Presi a nutrire dentro di me due opposte e pur simili volontà di potenza. Studiavo storia e i racconti che prediligevo erano quelli di tiranni; mi figuravo io stesso tiranno balbuziente e taciturno, ...doorgaan

    «Presi a nutrire dentro di me due opposte e pur simili volontà di potenza. Studiavo storia e i racconti che prediligevo erano quelli di tiranni; mi figuravo io stesso tiranno balbuziente e taciturno, circondato da cortigiani che interrogavano ansiosi il mio volto, e dal mattino alla sera vivevano in un continuo terrore di me. Non avevo bisogno di trovare parole chiare ed esplicite per giustificare la mia crudeltà: il mio silenzio bastava. Così immaginavo, da una parte, soddisfatto, con quanta severità avrei punito uno dopo l’altro gli insegnanti e i compagni che mi tormentavano quotidianamente, ma dall’altra parte mi vedevo anche artista sommo, sereno e perfetto, sovrano del mio mondo interiore: povero in apparenza, ma spiritualmente più ricco di chiunque altro. Per un ragazzo tanto irrimediabilmente riservato e chiuso, non era forse naturale ritenersi creatura eletta? Mi pareva d’essere atteso in qualche parte del mondo, chiamato a compiere una missione che era ancora ignota a me stesso».
    Lui è Mizoguchi, giovane sgraziato e balbuziente, ossessionato dalla bellezza, dalla sua immutabile persistenza e dal suo potere salvifico. Individuerà nel Padiglione d’oro di Kioto, uno dei più importanti monumenti dell'arte nipponica, l’emblema della sua ossessione. E solo programmandone la distruzione riuscirà ad esorcizzare le sue paranoie.
    Il buon romanzo, sicuramente meritevole di lettura, ma che non ha risolto i miei problemi di mancanza d’empatia con la letteratura nipponica.

    gezegd op 

  • 4

    Il padiglione d'oro.

    L'ossessione per ciò che rappresenta l'ideale di bellezza porta alla distruzione di sé e di ciò che la rappresenta.
    Uno dei più bei romanzi di Mishima.

    gezegd op 

  • 4

    把病態心理用美學包裹?在這標準下,許多瘋狂者也都可以如此被描寫吧,可恨之人應有可憐之處,但人們看得出來嗎?……

    gezegd op 

  • 5

    MISHIMA: L’ARTE DELLA DISCIPLINA

    "Man mano che si procede con la lettura del romanzo e che si segue la genesi del piano distruttivo del protagonista, che decide di dar fuoco al tempio, non si può non rimanere colpiti dalla compresenz ...doorgaan

    "Man mano che si procede con la lettura del romanzo e che si segue la genesi del piano distruttivo del protagonista, che decide di dar fuoco al tempio, non si può non rimanere colpiti dalla compresenza del bisogno di controllo – questo è vero sia per la scrittura “misurata” di Mishima che per la disciplina con cui sia Mizoguchi che l’amico Kashiwagi tengono fede alle proprie particolari idee sulla vita – con la pulsione a distruggere del protagonista, come si evince già dal suo resoconto dell’episodio di Uiko [...]"
    La recensione completa si trova sulla rivista Satisfiction, al link http://www.satisfiction.me/mishima-larte-della-disciplina/

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    Abyssus abyssum invocat

    L'abisso chiama l'abisso; potrebbe essere questa la chiave di lettura di questo romanzo.
    Il giovane monaco Mizoguchi, che non ha mai ricevuto amore né dal padre, assente, né dalla madre, oppressiva, n ...doorgaan

    L'abisso chiama l'abisso; potrebbe essere questa la chiave di lettura di questo romanzo.
    Il giovane monaco Mizoguchi, che non ha mai ricevuto amore né dal padre, assente, né dalla madre, oppressiva, non riesce neanche a darlo agli altri e in primis a se stesso. È per questo che la bellezza che contempla fin da adolescente nel Padiglione d'Oro, invece di guidarlo al bene, gli ricorda per contrasto la sua meschinità e lo squallore della sua esistenza: l'onanismo sia corporale che intellettuale (il rifiuto della balbuzie), il sesso mercenario, l'amicizia con il luciferino Kashiwagi e via dicendo. L'unica via d'uscita non può quindi che essere la distruzione di tanta bellezza, del Padiglione d'Oro, come se, incendiando questo, egli distruggesse allo stesso tempo la bellezza che non ha saputo raggiungere insieme con la propria coscienza.
    È un romanzo che parla del male e del male di vivere. Anche l'unico personaggio positivo, Tsurukawa, se ne rivelerà alla fine affetto.
    Penso che questo sia uno dei punti forti di Mishima, quello di saper investigare con grande esattezza il lato più oscuro degli uomini.

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  • 5

    Porca vacca

    Avete presente quell'episodio di Scrubs quando Turk assiste dal vivo un super chirurgo che rimuove un boh, la cistifellea in 5/6 secondi e il chirurgo rivolgendosi a Turk gli dice: "Le parole che stai ...doorgaan

    Avete presente quell'episodio di Scrubs quando Turk assiste dal vivo un super chirurgo che rimuove un boh, la cistifellea in 5/6 secondi e il chirurgo rivolgendosi a Turk gli dice: "Le parole che stai cercando sono 'porca vacca' "; e Turk: "Porca vacca..." rimanendo a bocca aperta.

    Ecco.
    Il padiglione d'oro è così.

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