Het moordende testament

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4.1
(5786)

Language: Nederlands | Number of Pages: 490 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English , French , German , Portuguese

Isbn-10: 9086910238 | Isbn-13: 9789086910236 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Divertente "falò delle vanità" in chiave British. Sì, è vero, nella seconda parte l'autore si fa un po' prendere la mano e finisce per sbandare nell'assurdo con un finale da sbraco totale (peccato, pe ...doorgaan

    Divertente "falò delle vanità" in chiave British. Sì, è vero, nella seconda parte l'autore si fa un po' prendere la mano e finisce per sbandare nell'assurdo con un finale da sbraco totale (peccato, perché la credibilità della parte di denuncia politica in questo modo va un po' a farsi benedire), ma Coe ha un tale gusto per la narrazione e una tale vena comica che gli si perdona (quasi) tutto. Consigliatissima lettura d'intrattenimento.

    gezegd op 

  • 5

    Michael Owen...

    ...è uno scrittore, dopo aver pubblicato due libri e per necessità economiche è diventato il biografo della potente e ricchissima famiglia Winshaw. Un famiglia che nasconde oscuri segreti e in cui l'a ...doorgaan

    ...è uno scrittore, dopo aver pubblicato due libri e per necessità economiche è diventato il biografo della potente e ricchissima famiglia Winshaw. Un famiglia che nasconde oscuri segreti e in cui l'avidità e la follia sono sempre andate a braccetto, sono lo specchio oscuro dell'Inghilterra, tutto il peggio che il paese offre in materia di finanza, affari, giornalismo, industria agro alimentare, industria bellica. Siamo in piena epoca tactcheriana, quando anni di conquiste sociali sono state spazzate via in pochissimo tempo, gli Winshaw sono la perfetta personificazione dell'epoca: odiosi, arroganti, insopportabili. Owen lo sa meglio di chiunque altro, è un uomo triste, ferito, che ben presto si renderà conto di come la sua vita e il suo destino abbiano in realtà molto a che fare con gli Winshaw. Il finale è una sorta di nemesi ma il romanzo riesce a mescolare moltissimi generi con una spiccata preferenza per un certo umorismo nero e per una perfetta satira sociale, la trama è complicatissima ma affatto confusa e il passaggio tra i vari registri - anche i più drammatici - è ben congegnato. Questo è un romanzo divertente ed anche molto intelligente.

    gezegd op 

  • 3

    Come la parmigiana

    Certo volte Coe è come la parmigiana, buonissima ma (a volte) ti si pianta lì e non riesci a digerirla.
    Voglio dire, siamo tutti d'accordo che sia uno splendido autore. Non ci sono dubbi. Ci vuole un' ...doorgaan

    Certo volte Coe è come la parmigiana, buonissima ma (a volte) ti si pianta lì e non riesci a digerirla.
    Voglio dire, siamo tutti d'accordo che sia uno splendido autore. Non ci sono dubbi. Ci vuole un'abilità incredibile per gestire questa mole di lavoro: personaggi, trama e storia (mezzo secolo di storia inglese) facondo collegamenti, richiami, intrecci, spostamenti temporali e altre diavolerie. Coe ci riesce benissimo, con una indiscutibile classe. Ma evidentemente in questo periodo non digerisco bene i polpettoni, quindi il mio è un nì. Lasciato e ripreso un paio di volte in evidente stato di noia (e di confusione), ho fatto un lavorone per finirlo. Certo, ho fatto bene ad insistere, perchè la fine ha dato un pò di vivacità e senso logico e ho ritrovato un interesse che avevo perso per strada. Ma è stata dura e infinita.

    gezegd op 

  • 2

    Una famiglia di capitalisti alla resa dei conti

    All'inizio si capisce che il disegno corale non è nelle corde di Coe. Poi si apprezzano i singoli componenti della cordata e il lavoro si documentazione dei temi evocati - per esempio la manipolazion ...doorgaan

    All'inizio si capisce che il disegno corale non è nelle corde di Coe. Poi si apprezzano i singoli componenti della cordata e il lavoro si documentazione dei temi evocati - per esempio la manipolazione delle notizie e la mancanza di scrupoli dell'industria alimentare.
    L'epilogo vira coscientemente - e metatestualmente -in direzione del giallo, se non dell'horror.
    E' un po' troppo forzato. Ne viene così meno la credibilità dell'opera in sé.

    gezegd op 

  • 3

    Gli squali

    La cosa interessante del libro è la descrizione di questi squali e delle loro manovre. Viene incontro a questo senso di diffidenza e persecuzione che, chi più chi meno, nutriamo un po' tutti verso il ...doorgaan

    La cosa interessante del libro è la descrizione di questi squali e delle loro manovre. Viene incontro a questo senso di diffidenza e persecuzione che, chi più chi meno, nutriamo un po' tutti verso il potere.
    Però mi ha fatto ricordare cosa non mi piaceva della casa del sonno. E' come se avessi l'impressione che ci sono troppe coincidenze e troppi pochi personaggi affinchè la storia sembri realistica.

    gezegd op 

  • 4

    "Di che cosa è morta? Della stessa cosa di cui muoiono tutti, alla fine: per una serie di circostanze."

    Mi era sembrato buono La banda dei brocchi e molto buono Circolo chiuso, ma ancora non era scatt ...doorgaan

    "Di che cosa è morta? Della stessa cosa di cui muoiono tutti, alla fine: per una serie di circostanze."

    Mi era sembrato buono La banda dei brocchi e molto buono Circolo chiuso, ma ancora non era scattato l'amore per Coe. Sbagliando, per una serie di motivi, non avevo ancora letto La famiglia Winshaw.
    Tanto brillante quanto insolito nella struttura, costruito come un gioco a incastri letterario che alla fine cita esplicitamente la Christie, capace di azzeccare un paio di personaggi secondari memorabili (il vecchio detective gay, la generosa e indolente amica d'infanzia di Michael), è un romanzo che intrattiene, diverte, commuove e nel frattempo regala un affresco amaro, bizzarro, emblematico e spietato dell'Inghilterra tatcheriana, che sfocia quasi antropologicamente nella prima guerra del golfo.

    P.S.
    A breve procedo con La casa del sonno

    gezegd op 

  • 3

    Un libro su cui avevo grandi aspettative, purtroppo in buona parte deluse. Mi piacciono le saghe familiari, tantopiù se promettono quella folla di personaggi ambiziosi e spietati di cui il libro è eff ...doorgaan

    Un libro su cui avevo grandi aspettative, purtroppo in buona parte deluse. Mi piacciono le saghe familiari, tantopiù se promettono quella folla di personaggi ambiziosi e spietati di cui il libro è effettivamente pieno e se insieme a quelli l’autore ci racconta anche lo sfondo storico e sociale di un’epoca (in questo caso l’Inghilterra tatcheriana). La presenza all’inizio del libro di un albero genealogico poi, mi dà un vero brivido anticipatore: significa che la lettura sarà faticosa, possibilmente ingarbugliata, ma che darà vita a un grande affresco da ammirare alla fine nel suo splendido insieme.

    Qui l’affresco riesce molto simile alla copertina dell’edizione Feltrinelli: un’immagine di dubbio significato, in alcune parti abbozzata, con colori incoerenti.

    E’ un romanzo che tratta molti temi interessanti mostrando sullo sfondo la trasformazione di un paese, e lo fa diventando di volta in volta biografia, romanzo realista, diario, cronaca sociale, mistery e racconto gotico (se non ho dimenticato qualcosa). Niente di male in questo, ma tutti questi contenuti sono veramente male amalgamati. Si salta da uno stile all’altro e da un’epoca all’altra, ma senza grazia: il risultato è come un puzzle mal rifinito perché fatto di tessere appartenenti ad altri puzzle… come un libro fatto di pezzi di altri libri (non aiuta la traduzione, che presenta secondo me varie discutibili scelte terminologiche).

    Per aggiungere complicazione, la storia è inoltre narrata da due punti di vista: il racconto “esterno” delle vicende dei vari orridi Winshaw con i loro diversi gradi di rapacità e squallore morale, e la storia in prima persona del loro aspirante biografo, il modesto scrittore Michael Owen, assoldato dalla zia pazza per scrivere la storia della famiglia. Ora, io ho una particolare idiosincrasia per cui quando trovo uno scrittore tra i personaggi di un libro, mi innervosisco sempre: troppe volte un personaggio scrittore diventa un comodo pretesto per l’autore per blaterare di se stesso, troppe volte vengono descritti scrittori dalle personalità pompose e cialtrone... (che non si capisce mai se l’autore voglia affettuosamente prendere in giro la sua stessa categoria o velenosamente punzecchiare qualche suo rivale).

    In realtà il povero Owen è il personaggio più umanamente decente e più artisticamente riuscito dell’opera (nonostante certe sue noiose psicosi) e pur con tutte le sue manchevolezze si fa voler bene, oltre ad essere il protagonista di un finale davvero sorprendente e geniale, che ritengo la parte migliore del libro (parlo delle ultime due pagine). Gli odiosi Winshaw, paradossalmente, non lasciano traccia.

    gezegd op 

  • 4

    Molto inglese, eppure...

    Un gran bel libro.
    Jonathan Coe ci costruisce un mondo attorno usando, come mappa geografica, l'albero genealogico della famiglia Winshaw.
    Tre storie si intrecciano, quella del Regno Unito dalla guerr ...doorgaan

    Un gran bel libro.
    Jonathan Coe ci costruisce un mondo attorno usando, come mappa geografica, l'albero genealogico della famiglia Winshaw.
    Tre storie si intrecciano, quella del Regno Unito dalla guerra delle Falkland in poi, quella della famiglia da cui prende il titolo il libro, e quella di un giovane scrittore, Michael Owen, cui viene commissionato un libro storico sui Winshaw.
    Via via che la trama si dipana, impariamo dei dettagli sui personaggi e nulla rimane com'era prima.
    Fino al gran finale degli ultimi capitoli (di tutta la seconda parte, in realtà) quando l'autore ci svela fino in fondo la trama.

    Scritto bene, un po' come si usava una volta, con linguaggio ricercato e senza fretta.
    Ottimamente costruito. Insomma da leggere...

    gezegd op 

  • 5

    "Questo libro è pieno di passione. Pieno di rabbia, comunque. Se comunica qualcosa è proprio l'odio che io sento per questa gente, è il male che essi incarnano, è la distruzione che hanno portato con ...doorgaan

    "Questo libro è pieno di passione. Pieno di rabbia, comunque. Se comunica qualcosa è proprio l'odio che io sento per questa gente, è il male che essi incarnano, è la distruzione che hanno portato con sé, facendo uso dei loro interessi acquisiti e della loro influenza, dei loro privilegi e del controllo assoluto e paralizzante su tutti i centri di potere; è come ci hanno messo tutti nella condizione di non nuocere, è come si sono divisi fra loro tutto questo maledetto paese. Tu non sai, Patrick, cos'ha voluto dire dovermi sentire intorno questa famiglia per così tanti anni; giorno dopo giorno in compagnia degli Winshaw e basta. Perché pensi che il libro sia diventato quello che è? Perché scriverne, cercare di raccontare la verità che li concerne, era il solo modo che mi impediva di volerli uccidere. (...)" (p. 109)

    L'ho amato come la prima volta.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Che romanzo particolare questo, un Coe ben differente da come lo avevo conosciuto in “Expo 58”.
    L’inizio scoppiettante è caratterizzato dalle descrizioni dei vari Winshaw con un forte tratto inglese, ...doorgaan

    Che romanzo particolare questo, un Coe ben differente da come lo avevo conosciuto in “Expo 58”.
    L’inizio scoppiettante è caratterizzato dalle descrizioni dei vari Winshaw con un forte tratto inglese, uno humor british, per passare poi a momenti di gran noia ed ingiustamente prolissi.
    La fine della prima parte e l’inizio della seconda sono sicuramente le parti che più ho apprezzato.
    Le vicende dei Winshaw lasciano il passo alla vita di Micheal Owen, legato comunque a sua insaputa a questa insana famiglia.
    Un romanzo non semplice, non leggero che resta nella mente e nel cuore.
    “C’è una vena di follia in famiglia, capisce? Siamo tutti matti da legare, fuori di testa, bacati nella cocuzza. Tutti. Perché arriva il momento Michael, in cui rapacità e follia diventano praticamente indistinguibili l’una dall’altra. Si potrebbe quasi dire che diventano una e una sola cosa. E poi arriva un altro momento in cui anche tollerare la rapacità e viverci fianco a fianco, o addirittura prendersene carico, diventa una sorta di follia.
    La follia non ha mai fine. Almeno per… per chi continua a vivere”

    gezegd op 

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