Hitchcock

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Publisher: Simon & Schuster

4.5
(1531)

Language: English | Number of Pages: 368 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Portuguese , French , German , Italian , Spanish

Isbn-10: 0671604295 | Isbn-13: 9780671604295 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Others

Category: Art, Architecture & Photography , Biography , Non-fiction

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Book Description
One is ravished by the density of insights into cinematic questions...Truffaut performed a tour de force of tact in getting this ordinarily guarded man to open up as he had never done before (and never would again)...If the 1967 Hitchcock/Truffaut can now be seen as something of a classic, this revised version is even better. Phillip Lopate The New York Times Book Review
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  • 3

    Il dialogo fra i due registi rende curioso e interessante capire come Hitchcock realizzava i suoi film, diverse sono le digressione sul personale del regista.

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  • 4

    Bello, un libro di puro divertimento per me, che conoscendo tutti i film di Hitchcock, ho potuto scoprire e quindi apprezzare i “trucchi” studiati dal regista per ottenere scene indimenticabili. Duran ...continue

    Bello, un libro di puro divertimento per me, che conoscendo tutti i film di Hitchcock, ho potuto scoprire e quindi apprezzare i “trucchi” studiati dal regista per ottenere scene indimenticabili. Durante la lunga intervista piano piano si capisce quale sia la filosofia che Hitchcock porta avanti nella sua lunga carriera. Non parte principalmente dal romanzo, agli attori si pensa dopo e non sempre sono quelli che vorrebbe, i dialoghi devono essere interessanti e abbastanza concisi. L’importante sono le scene che al pubblico devono far capire, anche senza parole, lo svolgimento della storia ed esserne conquistato.
    “Francois Truffaut … credo, signor Hitchcock, che il suo procedimento sia antiletterario, strettamente ed esclusivamente cinematografico e…. che subisca l’attrazione del vuoto! La sala cinematografica è vuota, lei la vuole riempire, lo schermo è vuoto, lei vuole riempirlo. Non parte dal contenuto, ma dal contenitore. Per lei, un film è un recipiente che bisogna riempire di idee cinematografiche o, come dice lei spesso, “caricare di emozione”.
    Alfred Hitchcock…. Un film circola nel mondo intero. Esso perde il quindici per cento della sua forza quando è sottotitolato, il dieci per cento soltanto se è ben doppiato, mentre l’immagine rimane intatta anche se è proiettata male. E’ il suo lavoro che viene mostrato, lei è al sicuro e si fa capire nello stesso modo in tutto il mondo.”
    Per quanto mi riguarda ci è riuscito nella maggior parte dei casi. Bravo.
    Questo libro ci presenta solo il regista. Il “maestro” del brivido. Sono tante pagine di puro cinema. Bello.
    Non ci interessa l’uomo con i suoi pregi e difetti, per quello ci sono biografie e gossip.

    A questo punto non mi resta che attingere alla mia videoteca e gustarmi in maniera “tecnicamente” più consapevole la sua produzione. Sarò senz’altro “caricata di emozione”!!!!

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  • 4

    Quanto cinema, quanto amore per il cinema in questo classico. Truffaut che intervista Hitchcock con quella passione tipica del ragazzo davanti al suo idolo. Il regista francese omaggia Hitchcock in tu ...continue

    Quanto cinema, quanto amore per il cinema in questo classico. Truffaut che intervista Hitchcock con quella passione tipica del ragazzo davanti al suo idolo. Il regista francese omaggia Hitchcock in tutto il suo cinema, e gli rende omaggio con "Finalmente domenica".

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  • 5

    Il vangelo del cinema di suspense

    Per Truffaut, il cinema era il Vangelo e Hitchcock uno dei suoi evangelisti. Basterebbe questa sola idea a descrivere sinteticamente il contenuto del libro, che per molti versi è una meraviglia, un ma ...continue

    Per Truffaut, il cinema era il Vangelo e Hitchcock uno dei suoi evangelisti. Basterebbe questa sola idea a descrivere sinteticamente il contenuto del libro, che per molti versi è una meraviglia, un manuale di cinema da leggere e rileggere, da compulsare, accompagnandosi alla (re)visione di qualche lungometraggio (magari qualcuno dei meno noti).

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  • 5

    La finestra sul cinema - rewind

    Ripropongo il commento su questo splendido testo perché ieri sera ho visto al cinema il documentario proprio ispirato alla famosa serie di interviste che Truffaut fece nel ’62 negli studi della Univer ...continue

    Ripropongo il commento su questo splendido testo perché ieri sera ho visto al cinema il documentario proprio ispirato alla famosa serie di interviste che Truffaut fece nel ’62 negli studi della Universal a L.A. a un Hitchcock famosissimo e però poco considerato dai critici americani, mentre era adorato dagli europei. Truffaut, che aveva allora 30 anni, ma era già un apprezzato e premiato autore della nouvelle vague , nonché critico e animatore, assieme a tanti altri colleghi (Rohmer, Rivette, Godard, Chabrol…) , della mitica rivista fondata nel '51 da André Bazin Cahier du Cinéma si preparò meticolosamente all’intervista che mirava a mettere in luce le originali e eccezionali capacità autoriali dell’intervistato.
    Il film nasceva con buone premesse per la preparazione e passione di tutti i soggetti coinvolti nell’operazione (regista è Kent Jones direttore del New York Film Festival, co-sceneggiatore del bellissimo Il mio viaggio in Italia di Scorsese, uno degli sceneggiatori è Serge Toubiana, critico e ex direttore proprio dei "Cahiers du Cinéma",) – ma è tutto sommato deludente: si ha l'impressione che scavi troppo in superficie rispetto al libro e il risulti spezzettato e frammentario. Non sono bastati a renderlo efficace gli interventi di Martin Scorsese, Peter Bogdanovich, Wes Anderson e altri noti registi e critici. In realtà la cosa più interessante è proprio risentire la voce di Hitch che, parlando di Psycho, dice a Truffaut: -cito un po’ a memoria- ““il soggetto era orribile, i protagonisti insignificanti, i personaggi assenti, me è un film che appartiene ai registi a me e a lei” come dire il film è e deve essere una creazione artistica interamente nelle mani del regista!

    Questo è un libro imprescindibile per tutti quelli che amano il cinema. E' impressionante come Francois Truffaut, in una serie di sedute fiume, abbia intervistato Hitchcock mostrando una preparazione stupefacente su ogni singolo fotogramma di tutta la filmografia del regista inglese. La capacità di analisi di Truffaut , che solo un regista del suo talento poteva avere, riesce a scavare in profondità e portare allo scoperto Hitchcock su scelte stilistiche, montaggio, personaggi, psicanalisi, eros... Tutti e due i registi emergono dal libro come giganti, ma l'aspetto che ho trovato più sfizioso è la maniacale attenzione al pubblico e al successo di botteghino che aveva Hitchcock e la sua dichiarazione quasi ingenua sulla volontà di utilizzare i luoghi comuni per rafforzare la comprensione delle immagini: se il film è girato a Parigi si deve vedere la Tour Eiffel. Bella anche la dichiarazione programmatica sul fatto che le storie dei suoi film dovrebbero essere comprese anche senza l'utilizzo del sonoro: la forza e le sfumature anche psicologiche sono tutte nelle immagini, in quello che svelano e in quello che nascondono.

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  • 5

    Le cinéma selon Alfred Hitchcock è il frutto dell’intervista o, meglio, delle lunghe conversazioni avvenute tra i due cineasti nell’estate 1962. Questa è la prima edizione italiana, composta da 15 cap ...continue

    Le cinéma selon Alfred Hitchcock è il frutto dell’intervista o, meglio, delle lunghe conversazioni avvenute tra i due cineasti nell’estate 1962. Questa è la prima edizione italiana, composta da 15 capitoli; il testo venne aggiornato e completato da Truffaut dopo la morte di Hitchcock nel 1980 con un sedicesimo capitolo. Prima di questo libro, Hitchcock era considerato, soprattutto negli Stati Uniti, come un grande intrattenitore, il maestro della suspense. Dopo, venne considerato a tutti gli effetti un artista.

    I primi due capitoli parlano dell’infanzia e della giovinezza di Hitchcock, fino ai suoi esordi nel cinema muto (1899-1929); fra il terzo e il quinto capitolo, il dialogo è dedicato al “periodo inglese” del cinema sonoro (1929-1939); i capitoli successivi si occupano del “periodo americano” (1940-1975).
    Dialogando, i due ripercorrono l’intera filmografia hitchcockiana: come è nata l’idea di ogni film, come è stata costruita la sceneggiatura, quali sono stati i problemi di regia, quali i punti critici, le soluzioni originali, gli scarti fra l’attesa e il risultato finale. Ne deriva un quadro avvincente e particolareggiato, senza reticenze: trovandosi di fronte a qualcuno che lo apprezza incondizionatamente e capisce anche le sfumature, Hitchcock scende nei dettagli, regala aneddoti, ricostruisce la realizzazione di molte scene, spiega come è riuscito ad ottenere un certo risultato, come gestiva il lavoro sul set, il rapporto con gli attori, eccetera. I due scavano nel significato di ogni singolo fotogramma.

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  • 5

    il cinema secondo hitchoch o il cinema secondo truffaut?

    libro necessario per capire il "movimento" dei Cahiers du cinema,che nasce dalla voglia di conoscere nuovo cinema e nuova vita di essere differenti dal vecchio cinema e dai vecchi critici,e quindi par ...continue

    libro necessario per capire il "movimento" dei Cahiers du cinema,che nasce dalla voglia di conoscere nuovo cinema e nuova vita di essere differenti dal vecchio cinema e dai vecchi critici,e quindi partendo la critica cinematografica dalla conoscenza delle persone e non soltanto da che tipo di film è? e tutta questa passione per la vita e l'arte viene poi trasferita nel loro fare cinema. E poi è anche un modo per conoscere meglio Alfred Hitchcock

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  • 5

    Un grande regista che intervista uno dei più enormi geni della settima arte. Chiamarlo libro-intervista è a dir poco riduttivo: si tratta soprattutto di un divertente manuale di cinema.
    Ovviamente, ci ...continue

    Un grande regista che intervista uno dei più enormi geni della settima arte. Chiamarlo libro-intervista è a dir poco riduttivo: si tratta soprattutto di un divertente manuale di cinema.
    Ovviamente, circoscritto a Hitchcock, poiché mette in mostra il suo meticoloso modo di lavorare, le sue fisse, le sue idiosincrasie e tutte le innovazioni che portano la sua firma; e per forza di cose, il tutto si rivela utilissimo a capire un sacco di dinamiche che stanno alla base della realizzazione di un film.

    In più, fu anche grazie a libri come questo, quindi per merito soprattutto degli autori della Nouvelle Vague, che si arrivò a valorizzare il lavoro del regista all'interno dell'opera cinematografica.

    Gran parte delle risposte che Hitchcock dà a Truffaut rendono piuttosto chiaro al lettore che il testo filmico è senza dubbio un'opera collettiva, che allo stesso tempo, per essere grande, deve assolutamente contare su un regista all'altezza, visto che da quest'ultimo passano tutte le scelte decisive.

    Insomma, questo lo devono avere o quanto meno leggere tutti quelli che si dichiarano appassionati della materia.

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