Hitler

Di

Editore: Mondadori - Piccola biblioteca oscar mondadori

3.9
(481)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 668 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8804585277 | Isbn-13: 9788804585275 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda "perché?", si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all'esperienza limite dell'umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l'ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l'esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell'abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.
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  • 2

    Non è un saggio, non è un romanzo storico, non è un reportage. Non è.
    Questo mio secondo incontro con Giuseppe Genna conferma la mia prima impressione: non possiamo frequentarci.
    La sua è una scrittur ...continua

    Non è un saggio, non è un romanzo storico, non è un reportage. Non è.
    Questo mio secondo incontro con Giuseppe Genna conferma la mia prima impressione: non possiamo frequentarci.
    La sua è una scrittura ricercata, raffinata, a tratti barocca e questo è un libro ipnotico, di quelli che vorresti mollare ma che porti fino alla fine, con fatica, ma fino alla fine.
    Genna è uno scrittore che incombe sul lettore, emerge dalla pagina e comanda, ti dice quello che pensa e ti induce a pensarla come lui e, nel mio caso, ottiene l’effetto opposto.
    Per quanto sia facile odiare, disprezzare e provare raccapriccio per uno scarto umano quale fu Hitler, Genna lo odia e lo disprezza così tanto che, per quanto possibile, sono entrata in empatia e si è accesa in me quella pietas che ogni essere umano, anche il più spregevole, ispira.
    Era questo lo scopo dell’autore? Non è dato saperlo, se così fosse sì, è riuscito nell’intento.
    Quello che ti rimane è un bisogno impellente di lavarti, quasi le parole ti si fossero attaccate addosso lordandoti e parlo proprio delle parole, perché i fatti sono risaputi e metabolizzati da tempo.
    Hitler, di Giuseppe Genna

    ha scritto il 

  • 2

    almeno è leggibile

    da tempo Genna è diventato un pipparolo assurdo, quindi questo volume è tutto sommato un racconto straprolisso ma almeno godibile, anche se alla fine del testo mi chiedo quale sia stato il succo del l ...continua

    da tempo Genna è diventato un pipparolo assurdo, quindi questo volume è tutto sommato un racconto straprolisso ma almeno godibile, anche se alla fine del testo mi chiedo quale sia stato il succo del lavoro? non saggio non romanzo non non non però gli episodi narrati son quelli stranoti, mi pare...

    ha scritto il 

  • 2

    Lo stile ricercato non mi è piaciuto, si dilunga, è noioso. Ci sono numerose ripetizioni di dettagli che servono solo ad aumentare il numero delle pagine che compongono il libro. L'unico merito che ...continua

    Lo stile ricercato non mi è piaciuto, si dilunga, è noioso. Ci sono numerose ripetizioni di dettagli che servono solo ad aumentare il numero delle pagine che compongono il libro. L'unico merito che gli do è quello di avermi fatto cercare ulteriore documentazione su quel periodo storico.

    ha scritto il 

  • 1

    Non romanzo, non saggio, non scritore.

    In copertina c'è scritto "romanzo", in rete l'autore stesso lo definisce "non romanzo". È quindi un saggio storico? No. L'autore lo esclude espressamente nell'opera:
    "Dal canto nostro, lasciamo gli st ...continua

    In copertina c'è scritto "romanzo", in rete l'autore stesso lo definisce "non romanzo". È quindi un saggio storico? No. L'autore lo esclude espressamente nell'opera:
    "Dal canto nostro, lasciamo gli storici alle prese tra loro; noi siamo soltanto un testimone a distanza, un passante nella pianura, un investigatore chino su quella terra impastata di carne umana, che prende forse le apparenze per realtà; noi non abbiamo il diritto di affrontare, in nome della scienza, un cumulo di fatti, nei quali ci sono senza dubbio dei miraggi; non abbiamo né l'esperienza militare, né la competenza strategica che autorizzano un sistema; a nostro avviso….
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    Cautela sagace! Ahimé, quanto ad accuratezza storica, siamo tra "Totò e Peppino divisi a Berlino" e un cinepanettone. Però in rete dice sempre che ha tanto studiato e s'è documentato parecchio. Sì.
    A causa di un apparente refuso: "El Quatara", in rete ho trovato pure dove. E in ogni caso, l'insistere per decine di capitoli su traumi infantili e adolescenziali avrebbe senso ove fossero stati rari all'epoca. Purtroppo quei rapporti che oggi si direbbero disfunzionali erano molto comuni, ma - alla faccia di sociologi cacio e pepe e psicologi all'acquapazza, non hanno generato milioni di Hitler.
    Anche insistere sul suo cane, Blondi, citato decine di volte, non credo apra nuovi insperati orizzonti interpretativi.
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    Il gelo ha raggiunto in questa regione i quaranta sotto zero. Non accadeva da quasi un secolo e mezzo.
    A Smolensk Guderian ha incontrato difficoltà enormi e una sorpresa terrificante. In mezzo a paludi, fango, fango ovunque, i soldati impazzivano nel gelo a trasportare i pezzi di artiglieria, i cingoli dei panzer si impantanavano. E all'improvviso erano spuntati i mostri: carri armati enormi, soltanto l'immensa madre Russia poteva partorire abnormità tecniche simili.

    La prima battaglia di Smolensk fu nel luglio 1941… la seconda – ahimè sì ce ne fu pure una seconda coi sovietici all'attacco – tra agosto e settembre del 1943. Difficile che vi fossero -40°C.
    Cita poi Stalingrado per fortuna, ma non cosa avvenne a Kursk - crollo definitivo delle speranze di Hitler- dove operò una sopraffina capacità strategica dei sovietici non solo il solito sacrifizio za stalina za rodinu.
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    " E all'improvviso erano spuntati i mostri: carri armati enormi, soltanto l'immensa madre Russia poteva partorire abnormità tecniche simili. La sigla è T34. Ogni carro misura il quadruplo di un panzer tedesco."
    400%?!? Il T34 pesava il 40% in più del suo omologo. Panzer IV. Ma uno zero in più ai poveti non cale.
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    "Guderian impiega ore per comprendere che i russi hanno in mano un miracolo tecnologico che non sanno usare. Evidentemente ai carri T34 manca un sistema di connessione radio. Sono scoordinati."
    Il T34 aveva tre scelte progettuali ottime: frontale inclinato, cingoli larghi e velocità. Tecnologicamente la versione che incontrò Guderian allora era mediocre. Il cambio nelle prime versioni era peggio di quello di un trattore, tanto che il pilota per cambiare marcia, aveva spesso con sé un martello. Se si impuntava spaccava tutto. Ovviamente migliorò, ma non nel 1941.
    Fu invece industrializzato per essere montato anche da gente che non ne aveva un'idea per cui ne produssero decine di migliaia al contrario delle poche migliaia dei panzer nazisti, molti dei quali di progettazione Porsche necessitavano di manodopera qualificatissima e pezzi parimenti.
    Dettagli? Quisquilie? Mica tanto. E' con queste scelte che le guerre si vincono. Combattendole come puoi, dove sei e con ciò che hai, non come vorresti.
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    " La Siberia vomita: essa, che è glaciale, vomita il fuoco, vomita il sangue. La tundra boreale partorisce figli e figli e figli vestiti di bianco, armati di parabellum e baionetta, votati alla morte tedesca. È una Regina del Termitaio che copula costantemente con Stalin per fornirgli un figlio dietro l'altro: duecentomila.
    E il padre titanico della patria ha deciso di mobilitarli tutti: uno per uno. I figli della Siberia fuoriescono da Mosca, mangiano metri di neve, si nutrono di neve e di sangue.
    Sono gli inestinguibili.

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    A parte lo stile, il linguaggio – su cui torneremo – Stalin non "decise". Fu una sua spia che comunicando che i giapponesi non avrebbero attaccato l'URSS, gli permise lo spostamento delle divisioni siberiane. Ma non ce n'è traccia.
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    "Dispongono di mezzi innovativi, rivoluzionari […]DD tank inglesi, carri armati resi impermeabili grazie a un rivestimento in tela, possono percorrere galleggiando diverse centinaia di metri e, raggiunta la spiaggia, marciare nel modo tradizionale."
    Purtroppo a Omaha Beach oltre il 90% affondò in pochi secondi, annegarono tutti.
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    Torniamo al linguaggio – come s'è visto roboante, bombastico, tonitruante tra il documentario LUCE e il Die Deutsche Wochenschau.
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    La bocca di […], il labbro inferiore unto di saliva e di purea di coste e patate lesse sminuzzate, fatta fuoriuscire la forchetta ancora lorda di un filamento di costa unto Eccetera.
    Qui siamo più vicini a "Der Stürmer". Il soggetto è Hitler, ma lo stile è quello di "Jud Süß", della più bieca propaganda nazista antisemita.
    Non so, decisamente non so se l'autore se ne sia reso conto.
    Non per caso l'opera tratta di una "non persona" (Hitler) che rappresenta il "non essere".
    Ora "unperson" è un concetto orwelliano che pure Fest ha usato nella sua saccheggiata biografia titolandone un capitolo, ma qui "non persona" è usato per annullare, annichilire. Vernichtung. Non a caso termine della "soluzione finale".
    Siamo all'imbarazzante, specie se si tiene conto che nessun cronista della Shoah ha mai riportato alcunché nei modi e termini tipici dei nazisti, da Levi a Grossman il linguaggio è piano, cauto, rasoterra, mai condito, mai drogato, che vuoi pepare la seconda guerra mondiale come un surgelato discount? Auschwitz da solo non ha sapore?
    E la Shoah? Diffusamente illustrata, al punto di saturare il volume tanto da indurre nell'ignorante che i sei (o cinque, ma non importa) milioni d'ebrei assassinati siano quasi i soli caduti. Nella seconda guerra mondiale morirono ottanta milioni di persone, due terzi delle quali in Europa.
    |
    Ma questo non romanzo, non saggio che parla di una non persona, scritto da un non scritore, cos'è?
    Spoiler
    |
    Vediamo come termina!
    Ovvio che non può finire con il suicidio di Hitler e i sovietici che prendono Berlino, questa è la storia! Finisce con una scena dantesca nell'aldilà.
    "L'orizzonte è accerchiato da una schiera pressoché infinita di sagome dorate, lontanissime: il loro splendore lo acceca nuovamente.
    Chiede: «Cosa sono? ?».
    «I Santissimi.»
    «Chi sono i Santissimi?»
    «Gli ebrei sterminati da te. Tu li hai sterminati.»…"

    Gli altri 50 milioni non partecipano, in compenso compare pure Dio. Che però – almeno quello ci viene risparmiato – non pronuncia una battuta.
    Questo originale intellettuale italiano, non si è nemmeno accorto che apporre un epilogo metafisico, religioso, insomma trascendente la inevitabile finitezza della vita ad una tragedia, insomma, non si è nemmeno accorto che nella vita eterna perfino un semestre a Treblinka coi figli si annulla nella beatitudine. Che solo chi non risorge ha di fronte dolore morte e offesa ineluttabili inestinguibili perché solo umani.
    |
    In certi blog passa per uno brillante.
    |
    Allora cos'è questo coso, questo "Hitler contro Maciste nella Regno della Regina di Saba" questo "Adolf ti sorridono i tonti", che sembra scritto da un nazista strafatto di crack, che la cultura necessaria a smontarne le copiose puttanate è il decuplo di quella che trasferisce? È un?
    ____
    C'è uno che riuscì a rendere la chiave della tragedia in poche pagine, ma era Borges. Leggetevi "Deutsches Requiem" ne L'Aleph.

    ha scritto il 

  • 5

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle ...continua

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle sue donne suicide, nella corrotta politica tedesca, ovunque. Che questo libro voglia essere una riflessione sulla spietatezza delle sue deleterie azioni, affinché la non-persona venga rimossa dalla memoria per far spazio alle anime innocenti che di nulla avevano colpa, nemmeno di essere ebree.

    ha scritto il 

  • 3

    (2008)

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto. Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive. Nonost ...continua

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto. Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive. Nonostante i nobili propositi, questo romanzo ipnotico, rigoroso ed eccessivamente enfatico non mi ha convinto fino in fondo, sebbene mi ronzi spesso in testa. Per il momento continuo a pensare che il racconto "La distruzione dei tiranni" di Vladimir Nabokov, l'"Ode a Stalin" di Osip Mandel'stam e il popolare romanzo di fantascienza "Il signore della svastica" di Norman Spinrad siano di gran lunga più efficaci, per seppellire i mostri, del tedioso romanzo di Genna.

    ha scritto il 

  • 4

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista sofferma ...continua

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista soffermandosi maggiormente sul delirio onnipotente alla base della seconda guerra mondiale.

    Lirico, interessante, documentato. Godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    La retorica dell'antisemitismo e l'eroicismo tedesco

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia ...continua

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia un ritratto che affonda nell'incubo e che ci ricorda che cosa sia la vera oscenità. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Ripasso sulla seconda guerra mondiale

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non n ...continua

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non ne ho trovate aggiungiamoci che lo stile di scrittura è irritante ed irritabile.
    Alla fine mi son ripassata le cose studiate negli anni di scuola.
    Il libro mi incuriosiva perché pensavo che mi aiutasse a capire come un medicante potesse essere diventato capo di un partito e persona carismatica in pochi anni, ma alla fine della fiera la cosa è rimasta ugualmente oscura.

    5/10 per il ripasso

    p.s. probabilmente è più un libro maschile, forse...

    ha scritto il