Hotel New Hampshire

Di

Editore: Bompiani (I grandi tascabili ; 32)

4.1
(766)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 447 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Ceco , Olandese

Isbn-10: 8845210790 | Isbn-13: 9788845210792 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Non entusiasmante

    Letto, apprezzato e poi credo dimenticato. Non mi ha entusiasmato, molto fantasioso, scritto molto bene, ma spesso e inutilmente prolisso in alcune parti. Ci ha infilato un po' di tutto, specie tutte ...continua

    Letto, apprezzato e poi credo dimenticato. Non mi ha entusiasmato, molto fantasioso, scritto molto bene, ma spesso e inutilmente prolisso in alcune parti. Ci ha infilato un po' di tutto, specie tutte le variazioni possibili di rapporti sessuali. Ma alcuni spunti sono davvero interessanti, alcuni giudizi colpiscono per la originalità e correttezza, vedi il parallelismo fra i terroristi e i pornografi. Bella l'idea di dimostrare che il nichilismo e l'ideologia portino alla distruzione e alla infelicità. Bella l'idea di dimostrare che l'amore vince le difficoltà esistenziali. Interessante la tecnica di far irrompere all'improvviso, un fulmine a ciel più che sereno, un fatto importantissimo e cruciale, che sarà poi il filo conduttore di buona parte della trama fino al successivo fatto improvviso. Il fatto dello stupro annichilisce il lettore che stava divertendosi a leggere della sgangherata famiglia. Ma il tutto è un po' confuso. Credo però che sia uno di quei libri che poi si apprezza più passa il tempo, ripensandoci scopri che ti è piaciuto di più di quello che ti è parso in un primo istante. Io, per ora, aspetto che succeda.

    ha scritto il 

  • 4

    Irving nei suoi romanzi riversa così tante informazioni sui suoi personaggi che ci vuole attenzione per non perdersene qualcuna. Poche descrizioni e tantissimi fatti. Si ha la sensazione di leggere un ...continua

    Irving nei suoi romanzi riversa così tante informazioni sui suoi personaggi che ci vuole attenzione per non perdersene qualcuna. Poche descrizioni e tantissimi fatti. Si ha la sensazione di leggere una storia mezzo fantastica e mezzo no, comunque vengono toccati tanti argomenti importanti, sui quali Irving lascia trapelare la sua opinione inserendo poche grandi verità che danno spessore al racconto.
    Ancora una volta non delude, l'immersione nella storia è totale. La mia edizione è un po' datata, e così la traduzione, ma alcuni termini desueti non stonano affatto in questo caso, anzi.

    ha scritto il 

  • 3

    Super-romanzi - 02 ott 16

    Secondo le dottoresse dei libri, questo romanzo potrebbe aiutare ad avvicinare il vostro partner (femmina) alla lettura. Ora, fatto salvo che è un buon libro, pieno di invenzioni, lo ritengo tuttavia ...continua

    Secondo le dottoresse dei libri, questo romanzo potrebbe aiutare ad avvicinare il vostro partner (femmina) alla lettura. Ora, fatto salvo che è un buon libro, pieno di invenzioni, lo ritengo tuttavia un libro difficile, per entrare a pieno nello spirito di una lettrice neofita. Irving è sempre stato, nelle prove che ho letto (e soprattutto ne “Il mondo secondo Garp”), uno scrittore pieno di immagini, ma di immagini non sempre facilmente decifrabili. In Garp, ricordo le parossistiche scene proto-femministe, la sessualità come lussuria, la morte del secondo figlio di Garp. Ma qui parliamo dell’Hotel e non di Garp, un libro scritto tre anni dopo il precedente. Anche qui, forse in maniera più palese, c’è il percorso di crescita. Nella fattispecie la crescita, corale e personale, della famiglia Berry, dall’incontro tra Win e la futura moglie, sino ai quarant’anni dei figli maggiori. Cioè dal ’39 al ’80, circa (così come Garp si estendeva dal ’42 al ’75). L’impronta a tutta la famiglia viene data dal padre, Win, un estremo sognatore, che si butta a capofitto nelle imprese più folli e disperate, uscendone spesso malconcio, ma sempre pronto a ripartire. Per pagarsi l’Università si mette a fare il cameriere in un albergo a Dairy nel New Hampshire, dove incontra la futura moglie, anche lei lavorante nell’albergo e Freud, un saltimbanco austriaco che gira l’America con un sidecar ed un’orsa. Decide allora di comprare l’orsa, di sposare la donna, e di iniziare a girare anche lui l’America per fare soldi. Non ne farà molti, ma ogni volta che torna a casa mette incinta la moglie, che partorisce in tre anni Frank, Franny e John (lo scrittore che narra la storia). A questo punto, approfittando della vendita di una ex-scuola femminile, decide di indebitarsi, la compra e la trasforma in albergo, l’hotel New Hampshire. Mentre fervono i preparativi per l’albergo, muore l’orsa, sostituita dal cane Sorrow. Poi a distanza di qualche anno nascono due nuovi figli: Lilly, che sarà affetta da nanismo, ed Egg, mago dei travestimenti ed un po’ duro d’orecchio. L’adolescenza dei tre fratelli Berry prosegue tra alterne vicende: Frank si scopre omosessuale, e ne vivrà coscientemente la strada, anche se non sempre felicemente, Franny è la più matura di tutti, ed anche la più avvenente, John, per distogliersi dal suo morboso amore verso Franny si dedicherà con successo al sollevamento pesi. La prima svolta avviene verso la metà degli anni ’50, quando il capitano della squadra di football e due suoi amici violentano Franny, che impiegherà molti anni a riprendersi (quello della violenza sulle donne è un altro dei temi cardine di Irving). Muore Sorrow di vecchiaia, e Frank, per consolare la sorella, lo impaglia. Ma lo nasconde nell’armadio del nonno, che, aprendolo inavvertitamente, e vedendo il cane che suppone morto, viene preso da un infarto e muore lui stesso. Pochi anni dopo, Win riceve una lettera da Freud, tornato a Vienna, che lo invita nella sua città per mettere in piedi un altro albergo. Ovviamente il sognatore non si tira indietro, vende tutto e tutti, e comincia la nuova avventura. Come spesso nei libri di Irving, qui il destino ci mette una zampa: Win ed i quattro fratelli maggiori partono ed arrivano a Vienna, la Mamma ed Egg partono che un secondo aereo che si inabissa nell’Oceano. Questo è appunto un altro tema forte dello scrittore: la perdita, la sua elaborazione e la successiva ricostruzione. Il periodo viennese viene vissuto dalla famiglia Berry come altro momento di crescita, anche se inserito in un contesto demenziale. L’albergo ospita al secondo piano quattro simpatiche prostitute ed all’ultimo un gruppo di fatiscenti “radicali”, che oggi chiameremo terroristi e che impiegheranno i sette anni viennesi dei Berry per costruire una bomba ed effettuare un attentato all’Opera di Vienna. In questi anni austriaci, si radicalizzano i sentimenti dei nostri: l’omosessualità discreta di Frank, la difficoltà di tornare alla normalità di Franny (che troverà solo tra le braccia dell’accogliente Suzie, che si aggira per l’albergo vestita da … orso), le impossibilità sessuali di John, che, seppur aveva passato la soglia della verginità in America, non riesce a darne sfogo, continuando ad essere ossessionato dalla sorella, la crescita (morale non fisica) di Lilly, che, elaborando i suoi lutti, scrive un libro, che nel futuro, campione di incassi e trasformato anche in film (come succede a tutti i migliori romanzi di Irving) darà la tranquillità economica alla famiglia. Dopo i sette anni di crescita, tra alti e bassi, i radicali costringono i Berry ad una scelta. Diventeranno eroi salvando l’Opera, ma Freud morirà nello scoppio e Win diverrà cieco. Però avranno i soldi per tornare in America dove si operano le ultime vicissitudini dei nostri paladini. Lilly, pur cercando di scrivere, non riesce a crescere, e si butta dalla finestra dell’albergo. Prima però i fratelli Berry riescono a vendicarsi dello stupratore di Franny, e la stessa decide di salvare sé stessa ed il fratello attraverso una cura di sesso che dura un tempo lunghissimo, lasciandoli ad un futuro che finalmente libera entrambi dalla perversa attrazione. Il mesto, ma tutto sommato allegro, finale, vede i Berry comperare un nuovo albergo, anche se faranno solo finta, tanto Win è cieco. Ma se lo possono permettere con i soldi di Lilly. Suzie trasferitasi in America anche lei si dichiara ed è accettata da John, che vivrà con lei il resto della sua vita. Franny sposa un ex-atleta di colore di cui era da sempre innamorata (dai tempi del liceo direi). E via narrando. Ci vorrebbero altrettante pagine per narrare tutti i risvolti immaginati da Irving per la trama, i trabocchetti, i rimandi, i giochi di parole. Ed altrettanto ci sarebbe da dire sui temi quasi autobiografici del testo: John diventa un campione di sollevamento pesi e Irving (anche lui John) era una campione di lotta libera all’Università; sia Irving che i Berry (ma anche i Garp) per un certo periodo della loro vita si trasferiscono a Vienna. Ma tutte queste ed altre astuzie letterarie e di storie le lascio a voi amati lettori, perché, nonostante appunto l’intricata gestione delle storie, è un bel libro da scorrere, anche lentamente se vogliamo. Io vi riporto solo un piccolo brano che John dedica al fratello quando questi compie quaranta anni. Una poesia del poeta americano Donald Justice, a me poco noto, ma mi si dice autore di belle righe da meditare. Come queste: Men at forty / Learn to close softly / The doors to rooms they will not be / Coming back to. [Gli uomini a quarant’anni / imparano a chiudere piano / le porte di stanze nelle quali / non torneranno più]. Credo che al fine non sia il migliore tra i libri di Irving (che tutti indicano in “Le regole della Casa del Sidro”, che non ho letto), ma un libro che va in ogni caso letto, e ben ponderato.
    “Leggere ad alta voce per qualcuno è uno dei piaceri di questo mondo.” (415)

    ha scritto il 

  • 4

    Ho fatto difficoltà ad ingranare ma la trama è così ben costruita, anche nelle sue parti più irrealistiche, da diventare travolgente e trascinarti fino al finale anche troppo velocemente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Che famiglia strampalata! Che bello questo libro!

    Leggendolo ci ho trovato di tutto, protagonisti improbabili tipo State O’ Maine, luoghi che ho visitato personalmente e di cui mi è venuta nostalgia, ...continua

    Che famiglia strampalata! Che bello questo libro!

    Leggendolo ci ho trovato di tutto, protagonisti improbabili tipo State O’ Maine, luoghi che ho visitato personalmente e di cui mi è venuta nostalgia, pagine tenere e dolci, altre divertenti, altre ancora serie che mi hanno fatta riflettere.

    Avevo già avuto modo di conoscere Irving con Le regole della casa del sidro (dove però avevo preferito la versione cinematografica a quella cartacea) e quindi conoscevo già il suo modo di scrivere così preciso e ricco di particolari.
    Qui ho avuto conferma della sua bravura, sicuramente questo è un libro molto diverso dall’altro letto per il tema trattato, l’ho trovato più piacevole e meno “faticoso” da leggere. Anche in questo caso penso sarebbe interessante vedere la trasposizione cinematografica.

    Tra i figli ho amato particolarmente Franny, con quel suo carattere così esuberante e che sa cosa vuole. Anche John, la voce narrante della storia, mi è piaciuto molto anche se non ho condiviso alcune sue scelte, l’ho trovato piuttosto equilibrato, escludendo ovviamente il rapporto con la sorella.

    Riguardo i figli avrei un unico appunto…perché chiamarne uno Egg? Povero, che cosa ha fatto di male? Ad un certo punto c’è una simil spiegazione ma non ha senso, non posso credere che non abbiano avuto alternative e che chiamandolo uovo quando era ancora nella pancia poi questo nome sia rimasto…no, no e no.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non può che definirsi pazzo ma anche sorprendente e appassionate nella sia pazzia. Lo stile dell’autore riesce a conquistare il lettore fino a fargli considerare i protagonisti “normali” ...continua

    Questo libro non può che definirsi pazzo ma anche sorprendente e appassionate nella sia pazzia. Lo stile dell’autore riesce a conquistare il lettore fino a fargli considerare i protagonisti “normali” pur essendo tutti disturbati a loro modo. Bisogna approcciarsi alla lettura senza preconcetti e accettare gli eventi senza porsi troppe domande perché a tratti sono grotteschi e anche un po’ sconclusionati. Non posso dire che il libro non mi sia piaciuto anzi è stato sorprendentemente coinvolgente unica pecca forse sono i salti temporali, in alcuni casi il tempo passa rapidamente, e ti chiedi cosa sia successo negli anni mancanti, in altri momenti invece gli eventi sono molto lenti, ma anche l’alternanza tra lentezza e velocità non è poi così fastidiosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sia lode al Grande Affabulatore

    La storia è inverosimile ed eccessiva, i personaggi bizzarri fino al grottesco, si nota una ricerca esasperata dell'effettaccio, una smaccata voglia di stupire, persino di scandalizzare. Un romanzo ba ...continua

    La storia è inverosimile ed eccessiva, i personaggi bizzarri fino al grottesco, si nota una ricerca esasperata dell'effettaccio, una smaccata voglia di stupire, persino di scandalizzare. Un romanzo barocco, che ha dalla sua l'estrema abilità di Irving di tenere in piedi e tessere alla perfezione un'accozzaglia di trame narrative sempre sull'orlo del disgregamento per eccesso, come una bomba compressa al punto tale che da un momento all'altro deve scoppiare. Si potrebbe anche dire che Irving narra come un giocoliere: ad ogni capitolo pare aggiungere un oggetto in più da tenere in equilibrio e il lettore sta lì, naso per aria, ad osservare con meraviglia il gioco rutilante di tutti questi oggetti che volano nell'aria, col timore che da un momento all'altro finiranno sparpagliati tutti intorno. Ed invece la bomba non esplode e il giocoliere, alla fine del numero, acchiappa tutti i birilli, e nell'inchinarsi al suo pubblico si permette anche un sorrisetto compiaciuto, bagnato da una lacrima alla Pierrot. E vabbe', tanto di cappello, il Grande Affabulatore ce l'ha fatta: mi ha conquistato con la sua arte un po' da guitto, un po' da derviscio, tra una cafonata, un calcio nello stomaco, un sorriso buffo, un dolcetto e uno scherzetto, una massima zen, cani, orsi, matti, nani e bambini. L'ho letto in tre giorni scarsi e c'è mancato poco che me lo portassi anche al cesso. Cos'altro si può aggiungere?

    ha scritto il 

  • 3

    non entusiasmante

    Letto, apprezzato e poi credo dimenticato.
    Non mi ha entusiasmato, molto fantasioso, scritto molto bene, ma spesso e inutilmente prolisso in alcune parti. Ci ha infilato un po' di tutto, specie tutte ...continua

    Letto, apprezzato e poi credo dimenticato.
    Non mi ha entusiasmato, molto fantasioso, scritto molto bene, ma spesso e inutilmente prolisso in alcune parti. Ci ha infilato un po' di tutto, specie tutte le variazioni possibili di rapporti sessuali.
    Ma alcuni spunti sono davvero interessanti, alcuni giudizi colpiscono per la originalità e correttezza, vedi il parallelismo fra i terroristi e i pornografi. Bella l'idea di dimostrare che il nichilismo e l'ideologia portino alla distruzione e alla infelicità. Bella l'idea di dimostrare che l'amore vince le difficoltà esistenziali. Interessante la tecnica di far irrompere all'improvviso, un fulmine a ciel più che sereno, un fatto importantissimo e cruciale, che sarà poi il filo conduttore di buona parte della trama fino al successivo fatto improvviso. Il fatto dello stupro annichilisce il lettore che stava divertendosi a leggere della sgangherata famiglia.
    Ma il tutto è un po' confuso.
    Credo però che sia uno di quei libri che poi si apprezza più passa il tempo, ripensandoci scopri che ti è piaciuto di più di quello che ti è parso in un primo istante. Io, per ora, aspetto che succeda.

    ha scritto il 

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