I Am a Cat

Three Volumes in One

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Publisher: Tuttle Publishing

3.6
(1471)

Language: English | Number of Pages: 656 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , Portuguese , Japanese , French

Isbn-10: 080483265X | Isbn-13: 9780804832656 | Publish date:  | Edition New Ed

Translator: Aiko Ito , Graeme Wilson

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Pets , Philosophy

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Book Description
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  • 4

    La storia è vista dagli occhi di un gatto che si fa "adottare" presso la famiglia di un povero professore di inglese.
    Da questa particolare ottica, l'autore si lancia in un'analisi e critica satirica ...continue

    La storia è vista dagli occhi di un gatto che si fa "adottare" presso la famiglia di un povero professore di inglese.
    Da questa particolare ottica, l'autore si lancia in un'analisi e critica satirica e feroce dei costumi e dei modi di fare e di pensare degli uomini.
    L'autore è anche bravissimo a "rappresentare" e raffigurare il comportamento e le abitudini dei gatti.
    Splendido libro.

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  • 3

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combatten ...continue

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combattendo problemi di stomaco e attacchi collerici, è un po’ lo zimbello del vicinato, una
    persona eccentrica, un artista squattrinato.
    In questa casa s’intrufola il gatto, e per l’indolenza del padrone, ci si stabilisce. È lui il narratore della storia, se ne sta lì sornione ed osserva i padroni di casa e i suoi ospiti; li osserva e li giudica, talvolta li deride e li compatisce. Terrorizzato dalla prospettiva di diventare pelle per shamisen cerca di rendersi indispensabile cacciando i topi, ma la caccia fallisce miseramente e quindi decide di abbandonare definitivamente l’idea. Le giornate dell’insegnante trascorrono pigre e sempre uguali, un po’ come quelle dei gatti, cerca inutilmente di cimentarsi nella pittura e nella poesia, ma abbandona puntualmente ogni nuova attività. Spende soldi acquistando libri che non legge ma che porta inutilmente e regolarmente a letto. Lui non esce quasi mai, tranne che per sgridare i ragazzi della scuola vicina che gli fanno i dispetti o per rincorrere i suoi vicini che lo deridono attraverso gli shoji. La sua dimora è riccamente popolata dalle persone più bizzarre.
    Gli ospiti del professore sono quasi tutti intellettuali e così la maggior parte delle conversazioni ruota intorno alla lettura o alla narrazione di presunte storie-racconti.
    Il tempo passa e le stagioni si susseguono, gatto è sempre lì ad assistere e a vegliare sulla casa annotatore fedele di ogni singolo avvenimento che i suoi occhi vedono fra un pisolino e l’altro.
    Dopo i primi capitoli però non succedeva mai niente e ho spesso avuto la tentazione di socchiudere gli occhi e, come i gatti, lasciar scorrere le pagine nell'indifferenza tipica dei felini

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  • 3

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combatten ...continue

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combattendo problemi di stomaco e attacchi collerici, è un po’ lo zimbello del vicinato, una
    persona eccentrica, un artista squattrinato.
    In questa casa s’intrufola il gatto, e per l’indolenza del padrone, ci si stabilisce. È lui il narratore della storia, se ne sta lì sornione ed osserva i padroni di casa e i suoi ospiti; li osserva e li giudica, talvolta li deride e li compatisce. Terrorizzato dalla prospettiva di diventare pelle per shamisen cerca di rendersi indispensabile cacciando i topi, ma la caccia fallisce miseramente e quindi decide di abbandonare definitivamente l’idea. Le giornate dell’insegnante trascorrono pigre e sempre uguali, un po’ come quelle dei gatti, cerca inutilmente di cimentarsi nella pittura e nella poesia, ma abbandona puntualmente ogni nuova attività. Spende soldi acquistando libri che non legge ma che porta inutilmente e regolarmente a letto. Lui non esce quasi mai, tranne che per sgridare i ragazzi della scuola vicina che gli fanno i dispetti o per rincorrere i suoi vicini che lo deridono attraverso gli shoji. La sua dimora è riccamente popolata dalle persone più bizzarre.
    Gli ospiti del professore sono quasi tutti intellettuali e così la maggior parte delle conversazioni ruota intorno alla lettura o alla narrazione di presunte storie-racconti.
    Il tempo passa e le stagioni si susseguono, gatto è sempre lì ad assistere e a vegliare sulla casa annotatore fedele di ogni singolo avvenimento che i suoi occhi vedono fra un pisolino e l’altro.
    Dopo i primi capitoli però non succedeva mai niente e ho spesso avuto la tentazione di socchiudere gli occhi e, come i gatti, lasciar scorrere le pagine nell'indifferenza tipica dei felini

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  • 3

    Molto molto pesante: ho voluto finirlo solo perchè è un'opera letteraria piuttosto famosa...
    Più che un romanzo è una scenografia teatrale: statica e senza trama.
    Si svolge quasi esclusivamente in cas ...continue

    Molto molto pesante: ho voluto finirlo solo perchè è un'opera letteraria piuttosto famosa...
    Più che un romanzo è una scenografia teatrale: statica e senza trama.
    Si svolge quasi esclusivamente in casa di un professore, che studenti e conoscenti vanno a trovare dilungandosi in conversazioni filosofiche fini a se stesse.
    L'originalità sta nella voce narrante che è quella del gatto di casa, ma non apporta molto movimento...
    E' interessante l'ambientazione giapponese con tutte le loro tradizioni.
    Finale pessimo.

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  • 3

    Un gatto senza nome descrive la società giapponese di inizio novecento, a cavallo tra tradizione e apertura alla cultura occidentale.

    Il romanzo sembra come spezzato in due, anche se in maniera fluid ...continue

    Un gatto senza nome descrive la società giapponese di inizio novecento, a cavallo tra tradizione e apertura alla cultura occidentale.

    Il romanzo sembra come spezzato in due, anche se in maniera fluida. Nella prima parte, decisamente più fresca ed ironica, la narrazione è centrata sulle vicende del gatto e sulla sua visione del mondo. Man mano che si avanza coi capitoli, tuttavia, il baricentro dell'opera si sposta sulle vicissitudini della cerchia di amici del padrone. Circostanze pressochè di nessun conto, giustificate solo in parte dall'interesse antropologico della voce (felina) narrante. Il finale lascia perplessi: sembra che l'autore, quasi stanco, abbia voluto tagliar corto.

    Anche se con le perplessità suddette il romanzo presenta una buona dose di ironia sulla società umana ed è un'ottima occasione per farsi un'idea del Giappone di un tempo.
    Molto bello l'incipit:

    Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l'ho.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Non mi é piaciuto. Questo libro non é proprio il mio genere. C'é questo gatto che racconta un po' di episodi sui tizi che vanno a trovare il suo padrone, di cui il piú interessante secondo me é Meitei ...continue

    Non mi é piaciuto. Questo libro non é proprio il mio genere. C'é questo gatto che racconta un po' di episodi sui tizi che vanno a trovare il suo padrone, di cui il piú interessante secondo me é Meitei, il "buffone" del gruppo. Il padrone di questo gatto (se cosí vogliamo chiamarlo, visto che si limita a dargli da mangiare, senza nemmeno pensare di dargli un nome decente) é il piú patetico di tutti. Bastian contrario in ogni occasione, marito e padre incompetente, come del resto qualcuno di mia conoscenza. Si racconta di come veda l'umanitá questo gatto, esponendo interi pensieri dei personaggi e questa é una cosa che ho trovato assolutamente incoerente. A tratti due o tre pagine intere su delle.sue riglessioni: sugli umani, sulle loro usanze, su Dio e argomenti vari, persino riferimenti a opere o personaggi che secondo me un gatto, per quanto intelligente, non avrebbe modo di conoscere, anche ascoltando i discorsi delle persone. Mi aspettavo un po' di piú da questo libro visto che sono un amante dei gatti. É tutto un susseguirsi di riflessioni personali o episodi di vita del suo padrone con famiglia e amici annessi fino alla sua morte, alquanto insensata, a mio parere. Nemmeno il mio gatto con tutta la sua adorata vena un po' stupida andrebbe a ubriacarsi con la birra se quando l'assaggia non gli piace!
    Non ho trovato alcuna emozione in questo libro, é narrativa pura e semplice che immagino possa piacere agli amanti del genere, ma non a me.

    said on 

  • 1

    Io sono la noia

    ho deciso di leggere questo libro perchè attratta dall'atmosfera zen giapponese e soprattutto in quanto amante dei gatti. Il fatto di averlo abbandonato anni fa e averci messo quasi due mesi a complet ...continue

    ho deciso di leggere questo libro perchè attratta dall'atmosfera zen giapponese e soprattutto in quanto amante dei gatti. Il fatto di averlo abbandonato anni fa e averci messo quasi due mesi a completarlo stavolta dovrebbe spiegare il giudizio finale. L'impressione che ho avuto è quella di un autore giapponese che cerca di imitare i contemporanei occidentali, scrivendo un romanzo che vorrebbe essere innovativo per soggetti e punto di vista. Invece il gatto filosofo risulta volubile e incoerente come i personaggi che descrive. La storia mi pare senza capo nè coda (per stare in tema di gatto, ahaha), eccetto il finale, che è una autentica merda. le note a fine libro, oltre ad essere scomode perchè costringono il lettore a saltare da una pagina all'altra, sono anche poco utili: il mio interesse è rivolto più che altro a cultura ed usanze di cui nel testo si trova riferimento, non a date e nomi impronunciabili, informazioni di cui non ho trattenuto un bel niente. Il glossario finale è utile, ma non esaustivo.

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