I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: Einaudi (I Millenni)

4.3
(3821)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 587 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: A000115525 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Anita Rho ; Contributi: Cesare Cases

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un libro non si giudica dalla copertina

    Prima di iniziare a leggere questo libro possedevo soltanto tre certezze: è un romanzo familiare, racconta la decadenza di una famiglia, è di Thomas Mann.
    Con queste premesse mi aspettavo di leggere i ...continua

    Prima di iniziare a leggere questo libro possedevo soltanto tre certezze: è un romanzo familiare, racconta la decadenza di una famiglia, è di Thomas Mann.
    Con queste premesse mi aspettavo di leggere il lungo racconto di una famiglia costituita da un’immensa quantità di parenti che, per tradizione, si chiamano tutti con gli stessi due o tre nomi che da generazioni identificano gli appartenenti alla famiglia.
    Dopo essermi preparata allo sforzo mnemonico che la genealogia Buddenbrook ero certa mi avrebbe richiesto, mi sentivo pronta anche a sopportare il tedio di numerose pagine dedicate ai disastrosi affari commerciali che avrebbero sancito la tanto annunciata decadenza.
    Ebbene, con mia grande gioia, mai previsioni sono state più erronee di queste. Anzitutto ricordare i diversi personaggi e i rispettivi nomi non mi ha richiesto grande sforzo mnemonico, complici anche le numerose e dettagliate descrizioni di ogni singolo personaggio e l’uso di soprannomi, titoli, ecc. che ne aiutano l’identificazione. Ma il più grande errore l’ho commesso nel momento in cui ho creduto che la decadenza dei Buddenbrook coincidesse con un crollo finanziario. Indubbiamente gli affari e il denaro hanno un ruolo importante nella storia, ma la decadenza che ci viene presentata è qualcosa di molto più complesso di una perdita di marchi e immobili. È un qualcosa di subdolo (“viscerale” è il termine con cui riesco meglio a descriverla), le cui prime avvisaglie sono già presenti all’inizio del romanzo; è un qualcosa di inesorabile contro cui non si può opporre alcuna resistenza, abile nel mostrarsi quando ormai è troppo tardi.

    Voglio concludere questa mia piccola raccolta di impressioni non consigliando questo libro ed elencandone con tutti i più fioriti e ricercati aggettivi la sua bellezza (ciò è implicito), ma riportando un brano che, riletto al termine del romanzo, rende ancor più struggente e melodrammatica la figura di Hanno Buddenbrook, l’ultimo (im)possibile successore Buddenbrook.

    “Hanno scivolò indolentemente giù dall’ottomana e andò verso la scrivania. Il quaderno era aperto alla pagina dov’era l’albero genealogico dei Buddenbrook […] Lesse anche, giù in fondo, nella calligrafia minuta e frettolosa del babbo, sotto quello dei genitori anche il proprio nome: Justus, Johann, Kaspar, nato il 15 aprile 1861, e ciò lo divertì un poco. Poi si tirò su, prese con noncuranza la riga e la penna, collocò la riga sotto il suo nome, percorse ancora una volta con l’occhio tutto quel brulichio genealogico; e, infine, con aria quieta e con cura svagata, macchinale e trasognato tracciò con la penna d’oro due belle righe nette attraverso tutto il foglio, la superiore un po’ più spessa dell’inferiore, così come doveva fare su ogni pagina del suo quaderno di aritmetica. Poi considerò l’opera sua col capo un po’ piegato su una spalla, e se ne andò.
    Dopo il pranzo, il senatore lo chiamò, e lo investì aspramente, con le sopracciglia corrugate.
    – Che roba è questa? Chi l’ha fatto? Sei stato tu?
    Hanno dovette fare uno sforzo per ricordare, poi disse timido e spaventato: – Sì. – Che senso ha? Cosa t’è venuto in mente? Rispondi! Come ti sei permesso? – esclamò il senatore, percotendo la guancia di Hanno col fascicolo arrotolato.
    E il piccolo Johann, arretrando e portandosi la mano alla guancia, balbettò: – Credevo… Credevo… che dopo non venisse più nulla…”

    ha scritto il 

  • 5

    Un gran libro

    Nonostante la mole, la narrazione lenta e la quasi assenza di vicende avventurose, questo romanzo riesce a intrattenere e a suscitare nel lettore svariati sentimenti. I personaggi sono ben costruiti e ...continua

    Nonostante la mole, la narrazione lenta e la quasi assenza di vicende avventurose, questo romanzo riesce a intrattenere e a suscitare nel lettore svariati sentimenti. I personaggi sono ben costruiti e rimangono facilmente nella mente del lettore. La trama é particolare, perché si racconta, in pratica, la decadenza di una famiglia dell'alta borghesia, dal nonno al nipote, se ricordo bene. Nonostante questo, la narrazione non mi ha annoiato. Il romanzo ha poi un sicuro valore letterario, nel senso che rientra senza problemi tra i grandi libri della letteratura tedesca.

    ha scritto il 

  • 4

    I Buddenbrook di Thomas Mann

    In questo romanzo ci viene raccontata l ascesa e la caduta della famiglia Buddenbrook, commercianti di granaglie, molto devoti e gran lavoratori. Attraverso le descrizioni ...continua

    I Buddenbrook di Thomas Mann

    In questo romanzo ci viene raccontata l ascesa e la caduta della famiglia Buddenbrook, commercianti di granaglie, molto devoti e gran lavoratori. Attraverso le descrizioni della vita quotidiana della famiglia Mann ci descrive uno spaccato del contesto storico e della routine quotidiana che scandiva le giornate. Ci sono descrizione lunghe di ogni dettaglio della vita soprattutto del cibo ( simbolo della ricchezza) che man mano che il libro procede cambiano con l andamento socio economico della famiglia, le descrizioni fisiche dei personaggi con relativi malanni veri o presunti sono altrettanto presenti e ripetute durante tutta la narrazione. Nonostante la lunghezza delle descrizioni e la loro ripetizione il libro non risulta pesante o noioso anzi invoglia a leggere sempre una pagina in più. L unico “difetto” l ho riscontrato verso la fine quando dopo un certo evento la narrazione diventa sbrigativa come se si avesse fretta di concludere quando invece nella prima parte ci si soffermava molto su tutti i singoli dettagli che nel loro insieme davano una sensazione di realtà. Il finale mi ha colpito ma con riserva proprio per questo senso di frettolosità che ho riscontrato. Nel complesso è stata comunque una bella lettura che sono contenta di aver fatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima di leggere "I Buddenbrook" mi sono spesso chiesta cosa tutti ci trovassero in un libro storicamente poco informativo e la cui trama e finale erano praticamente svelati dal sottotitlo "decadenza ...continua

    Prima di leggere "I Buddenbrook" mi sono spesso chiesta cosa tutti ci trovassero in un libro storicamente poco informativo e la cui trama e finale erano praticamente svelati dal sottotitlo "decadenza di una famiglia". Poi ho capito. Mann disegna con maestria tante diverse anime, con una capacità strabiliante: c'è Thomas, all'apparenza perfetto esemplare di Buddenbrook, in realtà animo tormentato e sognatore: la sua morte grottesca smaschera l'inganno e si fa beffa del povero Thomas; Christian, il Buddenbrook mancato, che sin da giovane rinuncia a qualsiasi tentativo di essere degno del nome che porta; Tony, la più Buddenbrook di tutti nell'animo, ma che non riuscirà mai ad esserlo per gli altri; e poi c'è il piccolo dolce Hanno. Qualsiasi cosa venga detta non è abbastanza. Un libro che va in crescendo e che negli ultimi capitoli ci riserva pagine di una bellezza mozzafiato; potrei parlare per ore delle pagine tormentate in cui Thomas lotta con il proprio animo, della fiera ingenuità di Tony e della parte dedicata ad Hanno, la più dolce e straziante di tutti; lacrime sono scese all'ultimo brano suonato da Hanno; è insuperabile la capacità di Mann di raccontare la musica e con la musica la storia. Un libro che deve essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    Un altro classico capolavoro di Mann. Ho temuto sin dall'inizio di trovarmi di fronte al solito racconto di una famiglia dell'800 ma sbagliavo. I passaggi sono sì quelli classici, stile albero genealo ...continua

    Un altro classico capolavoro di Mann. Ho temuto sin dall'inizio di trovarmi di fronte al solito racconto di una famiglia dell'800 ma sbagliavo. I passaggi sono sì quelli classici, stile albero genealogico, ma con una lente di ingraindimento sui personaggi principali da cui spremere il meglio e il peggio che hanno da offrire. Una "saga" famigliare infarcita di ogni genere di accadimento. Pagine di riflessioni e di "tragedie" spinte all'inverosimile. L tragicità e la sofferenza dei personaggi è al limite. Una storia tragicamente divertente. Assolutamente libro da leggere

    ha scritto il 

  • 5

    Le cose come sono, non come dovrebbero essere

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è sta ...continua

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è stato uno di quei libri da colpo di fulmine, ma uno di quei libri lunghi che ti iniziano a piacere piano piano e che quando li finisci ti sembra di aver perso, se non un amico, un rito, un momento di piacere. Non che racconti chissà quali eventi o avventure, è la storia della lenta ma inesorabile decadenza di una famiglia borghese di Lubecca.

    “I segni esteriori, quelli visibili, tangibili, della fortuna e dell'ascesa si manifestano soltanto quando in realtà è cominciata la parabola discendente. Quei segni esteriori hanno bisogno di tempo per arrivare a noi, come la luce di una delle stelle lassù, di cui non sappiamo se sia in procinto di spegnersi o se sia già spenta quando brilla più chiara.”

    I personaggi, in compenso, sono umani, molto realistici, con tanti difetti. E sono proprio i loro difetti che li rendono unici e reali e che ti fanno affezionare (in particolare Tony e Thomas). Sono un po’ come degli zii a cui vuoi bene nonostante innegabili difetti. Christian con la sua ipocondria e la sua pigrizia, Hanno con la sua fragilità, Thomas, un po’ uomo pratico un po’ sognatore, con la sua fissazione per gli abiti puliti. E soprattutto Tony, che non perde occasione per criticare gli odiati Hagenström, lamentarsi degli uomini della sua vita e camminare a testa alta, lei che è il vero pilastro della famiglia Buddenbrook.

    La realtà dei Buddenbrook è prosaica (l’unica scappatoia potrebbe essere l’arte): non racconta le cose come dovrebbero essere, ma come sono. Se l’autore fosse stato un romantico, un Manzoni o un Hugo, una fanciulla avrebbe lottato per sposarsi per amore fregandosene del guadagno della famiglia e un uomo avrebbe avuto la costanza per cambiare vita come l’Innominato o Jean Valjean. Ma nella realtà purtroppo un po’ per paura e un po’ per abitudine spesso non manteniamo i nostri propositi. O almeno, io parecchie volte mi sono ripromessa di cercare di essere più così o di non fare più cosà e dopo qualche giorno sono ricaduta nelle mie abitudini.

    “Ho tanto pregustato queste gioie, ma come sempre, l'immaginarsele è stato la parte migliore, perché il bene arriva sempre troppo tardi, diventa realtà troppo tardi, quando non si è piú capaci di goderne[...] E quando il bene che si è desiderato giunge, lento e tardivo, è accompagnato da piccinerie, contrarietà, fastidi, carico di tutta la polvere della realtà, che la fantasia non aveva previsto, e che irrita, urta...”

    E poi, lo ammetto, Mann scrive molto bene, anzi di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo scrittore della ringhiera.

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo p ...continua

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo precipitando nella tromba delle scale”. I Buddenbrook è forse il romanzo più "da ringhiera": assolutaente ottocentesco nell'impostazione e nell'ambientazione, vibra però dell'inquietudine novecentesca, ne lascia presagire i drammi. Libro eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la c ...continua

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la coincidenza della fine del romanzo (anno in cui Justus Johann Kaspar era 15enne) con l'anno della propria nascita. Si nota anche un'analogia tra la famiglia Buddenbrook e la famiglia dell'autore.
    La storia inizia con la famiglia all'apice della prosperità. Poco a poco poi inizia la decadenza. che seguirà tutto il libro. È una perfetta immagine di vita borghese.
    È un libro che affronta molti temi tra cui i rapporti all'interno della famiglia, i valori sociali, l'importanza dell'apparenza,il ruolo della fede e dell'arte, il malessere interiore (che secondo me è dovuto anche al non sentirsi completamente realizzati) e la morte. Attraverso la vita quotidiana dei personaggi si può conoscere la società del tempo: le dinamiche tra classi, il funzionamento della famiglia stessa, in un certo modo anche l'economia. La storia è ambientata in un determinato periodo storico (1835-1875) e in luoghi ben precisi (es. Lubecca), vengono citati anche eventi storici e personaggi realmente esistiti (es. Bismark).
    I personaggi sono caratterizzati molto bene, dal punto di vista fisico, caratteriale e psicologico. Alcuni sono più approfonditi (soprattutto Antonie e Thomas), mentre altri meno (es. Clara e Klothilde). Vengono trasmessi molto bene le modalità di agire di ognuno, le angoscie, il modo di pensare (es. si notano le differenze tra Christian e il fratello Thomas) e anche l'evoluzione che compiono durante la loro vita.
    Thomas è molto legato all'apparenza e ne fa quasi uno scopo, sia nell'abbigliamento che in ogni altro aspetto della vita. Si preoccupa molto di mantenere la fama della famiglia e la decadenza, che diventa evidente nel tempo, lo porta a una sorta di depressione. Arriva a sentirsi impotente di fronte a ciò che sta accadendo, al fallimento.
    Antonie l'ho travata un personaggio maturato con il passare degli anni. Si preoccupa anche lei dell'apparenza e dell'opinione degli altri sulla famiglia. Non si sente realizzata, avrebbe desiderato un matrimonio duraturo, sia per l'onore della famiglia che per sé. In molte occasioni fa da mediatrice in situazioni di contrasto, non sempre le riesce però (es. dopo la morte della madre, Elisabeth, quando con Thomas e Christian devono dividere gli oggetti della casa e i due fratelli litigano).
    Christian si distacca completamente dalle idee dei fratelli, non si interessa molto alle opinioni, a mantenere comportamenti adatti al suo ruolo nella società in quanto parte di una famiglia importante. Si interessa piu a sé stesso, al divertimento, ai suoi desideri. Ha un animo troppo sensibile, a causa di questo spesso non viene preso troppo in considerazione. Christian ha in mano uno degli elementi fondamentali: la parodia. È molto bravo infatti a imitare, fingere dolori.
    Un'altro motivo portante è la teatralità, si notano in Grünlich che è abile nel recitare virtù cristiane e disperazioni suicide, ma anche in Christian come gusto di sceneggiatore e attore, in Thomas come tragica necessità di contegno e Hanno più rivolto all'aspetto musicale del teatro.
    I personaggi di Thomas, Tony e Hanno corrispondono a tre dimensioni di vita: borghese, vitale e musicale.
    Nel testo si delinea un contrasto tra solidità borghese e sensibilità artistica. L'arte si pone come elemento antagonista e dissolutore. Questa contrapposizione è evidente nel rapporto tra Thomas e il fratello Christian.
    I personaggi vivono, in costante conflitto con se stessi, il rapporto tra le norme sociali imposte e il proprio essere. Il romanzo risulta una raffigurazione dello stato di malessere della società di cui sono rappresentate le inquietudini, conciliando Freud e la tradizione umanistica.
    Per quanto possa sembrare complicato unire tutto questo in un testo unico, la lettura è piacevole e non richiede troppe fatiche. Non me lo sarei mai aspettata. Proprio un bel romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giov ...continua

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giovinezza, l'età adulta, la vecchiaia?
    Io l'ho letto troppo tardi e me ne dispiace. E' mancato l'incontro tra me e l'autore. Sarebbe stato assai proficuo affrontarlo a 20 anni, ma allora ero invasato con altre letture. E così ho atteso più di vent'anni prima di prenderlo in mano. Che dire? E' un libro da leggere assolutamente se si vuole aver l'ardire di definirsi esseri umani...
    Non saprei nemmeno che figure privilegiare, quali aspetti sottolineare, quale dicotomia prediligere...

    ha scritto il 

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