I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar classici moderni 80)

4.3
(3812)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 713 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 8804578106 | Isbn-13: 9788804578109 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Bortoli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Nuova traduzione

Primo romanzo di Thomas Mann, "I Buddenbrook" (1901), storia dell'ascesa e del tramonto di una famiglia dell'alta borghesia mercantile attraverso l'arco di quattro generazioni, ottenne un vasto successo, che fece conquistare al giovane scrittore la notorietà presso il pubblico e la critica. L'opera raccoglie l'eredità dei grandi romanzi ottocenteschi, e sia per il contenuto sia per l'impostazione stilistica ne costituisce una suprema sintesi e insieme un superamento; nel cogliere i primi segni di un progressivo sgretolamento dei valori borghesi della sicurezza e della rispettabilità, Thomas Mann anticipa infatti le contraddizioni e le incertezze della nostra epoca, di cui si rivela interprete e protagonista fra i più lucidi e appassionati.
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  • 5

    Un gran libro

    Nonostante la mole, la narrazione lenta e la quasi assenza di vicende avventurose, questo romanzo riesce a intrattenere e a suscitare nel lettore svariati sentimenti. I personaggi sono ben costruiti e ...continua

    Nonostante la mole, la narrazione lenta e la quasi assenza di vicende avventurose, questo romanzo riesce a intrattenere e a suscitare nel lettore svariati sentimenti. I personaggi sono ben costruiti e rimangono facilmente nella mente del lettore. La trama é particolare, perché si racconta, in pratica, la decadenza di una famiglia dell'alta borghesia, dal nonno al nipote, se ricordo bene. Nonostante questo, la narrazione non mi ha annoiato. Il romanzo ha poi un sicuro valore letterario, nel senso che rientra senza problemi tra i grandi libri della letteratura tedesca.

    ha scritto il 

  • 4

    I Buddenbrook di Thomas Mann

    In questo romanzo ci viene raccontata l ascesa e la caduta della famiglia Buddenbrook, commercianti di granaglie, molto devoti e gran lavoratori. Attraverso le descrizioni ...continua

    I Buddenbrook di Thomas Mann

    In questo romanzo ci viene raccontata l ascesa e la caduta della famiglia Buddenbrook, commercianti di granaglie, molto devoti e gran lavoratori. Attraverso le descrizioni della vita quotidiana della famiglia Mann ci descrive uno spaccato del contesto storico e della routine quotidiana che scandiva le giornate. Ci sono descrizione lunghe di ogni dettaglio della vita soprattutto del cibo ( simbolo della ricchezza) che man mano che il libro procede cambiano con l andamento socio economico della famiglia, le descrizioni fisiche dei personaggi con relativi malanni veri o presunti sono altrettanto presenti e ripetute durante tutta la narrazione. Nonostante la lunghezza delle descrizioni e la loro ripetizione il libro non risulta pesante o noioso anzi invoglia a leggere sempre una pagina in più. L unico “difetto” l ho riscontrato verso la fine quando dopo un certo evento la narrazione diventa sbrigativa come se si avesse fretta di concludere quando invece nella prima parte ci si soffermava molto su tutti i singoli dettagli che nel loro insieme davano una sensazione di realtà. Il finale mi ha colpito ma con riserva proprio per questo senso di frettolosità che ho riscontrato. Nel complesso è stata comunque una bella lettura che sono contenta di aver fatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima di leggere "I Buddenbrook" mi sono spesso chiesta cosa tutti ci trovassero in un libro storicamente poco informativo e la cui trama e finale erano praticamente svelati dal sottotitlo "decadenza ...continua

    Prima di leggere "I Buddenbrook" mi sono spesso chiesta cosa tutti ci trovassero in un libro storicamente poco informativo e la cui trama e finale erano praticamente svelati dal sottotitlo "decadenza di una famiglia". Poi ho capito. Mann disegna con maestria tante diverse anime, con una capacità strabiliante: c'è Thomas, all'apparenza perfetto esemplare di Buddenbrook, in realtà animo tormentato e sognatore: la sua morte grottesca smaschera l'inganno e si fa beffa del povero Thomas; Christian, il Buddenbrook mancato, che sin da giovane rinuncia a qualsiasi tentativo di essere degno del nome che porta; Tony, la più Buddenbrook di tutti nell'animo, ma che non riuscirà mai ad esserlo per gli altri; e poi c'è il piccolo dolce Hanno. Qualsiasi cosa venga detta non è abbastanza. Un libro che va in crescendo e che negli ultimi capitoli ci riserva pagine di una bellezza mozzafiato; potrei parlare per ore delle pagine tormentate in cui Thomas lotta con il proprio animo, della fiera ingenuità di Tony e della parte dedicata ad Hanno, la più dolce e straziante di tutti; lacrime sono scese all'ultimo brano suonato da Hanno; è insuperabile la capacità di Mann di raccontare la musica e con la musica la storia. Un libro che deve essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    Un altro classico capolavoro di Mann. Ho temuto sin dall'inizio di trovarmi di fronte al solito racconto di una famiglia dell'800 ma sbagliavo. I passaggi sono sì quelli classici, stile albero genealo ...continua

    Un altro classico capolavoro di Mann. Ho temuto sin dall'inizio di trovarmi di fronte al solito racconto di una famiglia dell'800 ma sbagliavo. I passaggi sono sì quelli classici, stile albero genealogico, ma con una lente di ingraindimento sui personaggi principali da cui spremere il meglio e il peggio che hanno da offrire. Una "saga" famigliare infarcita di ogni genere di accadimento. Pagine di riflessioni e di "tragedie" spinte all'inverosimile. L tragicità e la sofferenza dei personaggi è al limite. Una storia tragicamente divertente. Assolutamente libro da leggere

    ha scritto il 

  • 5

    Le cose come sono, non come dovrebbero essere

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è sta ...continua

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è stato uno di quei libri da colpo di fulmine, ma uno di quei libri lunghi che ti iniziano a piacere piano piano e che quando li finisci ti sembra di aver perso, se non un amico, un rito, un momento di piacere. Non che racconti chissà quali eventi o avventure, è la storia della lenta ma inesorabile decadenza di una famiglia borghese di Lubecca.

    “I segni esteriori, quelli visibili, tangibili, della fortuna e dell'ascesa si manifestano soltanto quando in realtà è cominciata la parabola discendente. Quei segni esteriori hanno bisogno di tempo per arrivare a noi, come la luce di una delle stelle lassù, di cui non sappiamo se sia in procinto di spegnersi o se sia già spenta quando brilla più chiara.”

    I personaggi, in compenso, sono umani, molto realistici, con tanti difetti. E sono proprio i loro difetti che li rendono unici e reali e che ti fanno affezionare (in particolare Tony e Thomas). Sono un po’ come degli zii a cui vuoi bene nonostante innegabili difetti. Christian con la sua ipocondria e la sua pigrizia, Hanno con la sua fragilità, Thomas, un po’ uomo pratico un po’ sognatore, con la sua fissazione per gli abiti puliti. E soprattutto Tony, che non perde occasione per criticare gli odiati Hagenström, lamentarsi degli uomini della sua vita e camminare a testa alta, lei che è il vero pilastro della famiglia Buddenbrook.

    La realtà dei Buddenbrook è prosaica (l’unica scappatoia potrebbe essere l’arte): non racconta le cose come dovrebbero essere, ma come sono. Se l’autore fosse stato un romantico, un Manzoni o un Hugo, una fanciulla avrebbe lottato per sposarsi per amore fregandosene del guadagno della famiglia e un uomo avrebbe avuto la costanza per cambiare vita come l’Innominato o Jean Valjean. Ma nella realtà purtroppo un po’ per paura e un po’ per abitudine spesso non manteniamo i nostri propositi. O almeno, io parecchie volte mi sono ripromessa di cercare di essere più così o di non fare più cosà e dopo qualche giorno sono ricaduta nelle mie abitudini.

    “Ho tanto pregustato queste gioie, ma come sempre, l'immaginarsele è stato la parte migliore, perché il bene arriva sempre troppo tardi, diventa realtà troppo tardi, quando non si è piú capaci di goderne[...] E quando il bene che si è desiderato giunge, lento e tardivo, è accompagnato da piccinerie, contrarietà, fastidi, carico di tutta la polvere della realtà, che la fantasia non aveva previsto, e che irrita, urta...”

    E poi, lo ammetto, Mann scrive molto bene, anzi di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo scrittore della ringhiera.

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo p ...continua

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo precipitando nella tromba delle scale”. I Buddenbrook è forse il romanzo più "da ringhiera": assolutaente ottocentesco nell'impostazione e nell'ambientazione, vibra però dell'inquietudine novecentesca, ne lascia presagire i drammi. Libro eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la c ...continua

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la coincidenza della fine del romanzo (anno in cui Justus Johann Kaspar era 15enne) con l'anno della propria nascita. Si nota anche un'analogia tra la famiglia Buddenbrook e la famiglia dell'autore.
    La storia inizia con la famiglia all'apice della prosperità. Poco a poco poi inizia la decadenza. che seguirà tutto il libro. È una perfetta immagine di vita borghese.
    È un libro che affronta molti temi tra cui i rapporti all'interno della famiglia, i valori sociali, l'importanza dell'apparenza,il ruolo della fede e dell'arte, il malessere interiore (che secondo me è dovuto anche al non sentirsi completamente realizzati) e la morte. Attraverso la vita quotidiana dei personaggi si può conoscere la società del tempo: le dinamiche tra classi, il funzionamento della famiglia stessa, in un certo modo anche l'economia. La storia è ambientata in un determinato periodo storico (1835-1875) e in luoghi ben precisi (es. Lubecca), vengono citati anche eventi storici e personaggi realmente esistiti (es. Bismark).
    I personaggi sono caratterizzati molto bene, dal punto di vista fisico, caratteriale e psicologico. Alcuni sono più approfonditi (soprattutto Antonie e Thomas), mentre altri meno (es. Clara e Klothilde). Vengono trasmessi molto bene le modalità di agire di ognuno, le angoscie, il modo di pensare (es. si notano le differenze tra Christian e il fratello Thomas) e anche l'evoluzione che compiono durante la loro vita.
    Thomas è molto legato all'apparenza e ne fa quasi uno scopo, sia nell'abbigliamento che in ogni altro aspetto della vita. Si preoccupa molto di mantenere la fama della famiglia e la decadenza, che diventa evidente nel tempo, lo porta a una sorta di depressione. Arriva a sentirsi impotente di fronte a ciò che sta accadendo, al fallimento.
    Antonie l'ho travata un personaggio maturato con il passare degli anni. Si preoccupa anche lei dell'apparenza e dell'opinione degli altri sulla famiglia. Non si sente realizzata, avrebbe desiderato un matrimonio duraturo, sia per l'onore della famiglia che per sé. In molte occasioni fa da mediatrice in situazioni di contrasto, non sempre le riesce però (es. dopo la morte della madre, Elisabeth, quando con Thomas e Christian devono dividere gli oggetti della casa e i due fratelli litigano).
    Christian si distacca completamente dalle idee dei fratelli, non si interessa molto alle opinioni, a mantenere comportamenti adatti al suo ruolo nella società in quanto parte di una famiglia importante. Si interessa piu a sé stesso, al divertimento, ai suoi desideri. Ha un animo troppo sensibile, a causa di questo spesso non viene preso troppo in considerazione. Christian ha in mano uno degli elementi fondamentali: la parodia. È molto bravo infatti a imitare, fingere dolori.
    Un'altro motivo portante è la teatralità, si notano in Grünlich che è abile nel recitare virtù cristiane e disperazioni suicide, ma anche in Christian come gusto di sceneggiatore e attore, in Thomas come tragica necessità di contegno e Hanno più rivolto all'aspetto musicale del teatro.
    I personaggi di Thomas, Tony e Hanno corrispondono a tre dimensioni di vita: borghese, vitale e musicale.
    Nel testo si delinea un contrasto tra solidità borghese e sensibilità artistica. L'arte si pone come elemento antagonista e dissolutore. Questa contrapposizione è evidente nel rapporto tra Thomas e il fratello Christian.
    I personaggi vivono, in costante conflitto con se stessi, il rapporto tra le norme sociali imposte e il proprio essere. Il romanzo risulta una raffigurazione dello stato di malessere della società di cui sono rappresentate le inquietudini, conciliando Freud e la tradizione umanistica.
    Per quanto possa sembrare complicato unire tutto questo in un testo unico, la lettura è piacevole e non richiede troppe fatiche. Non me lo sarei mai aspettata. Proprio un bel romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giov ...continua

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giovinezza, l'età adulta, la vecchiaia?
    Io l'ho letto troppo tardi e me ne dispiace. E' mancato l'incontro tra me e l'autore. Sarebbe stato assai proficuo affrontarlo a 20 anni, ma allora ero invasato con altre letture. E così ho atteso più di vent'anni prima di prenderlo in mano. Che dire? E' un libro da leggere assolutamente se si vuole aver l'ardire di definirsi esseri umani...
    Non saprei nemmeno che figure privilegiare, quali aspetti sottolineare, quale dicotomia prediligere...

    ha scritto il 

  • 5

    Perché non l'ho letto prima?
    Perché scema sono, l'ho sempre guardato obliquamente, ipotizzavo fosse un bel mattone indigesto, da affrontare con piglio deciso, senza cadere nella tentazione di mollarlo ...continua

    Perché non l'ho letto prima?
    Perché scema sono, l'ho sempre guardato obliquamente, ipotizzavo fosse un bel mattone indigesto, da affrontare con piglio deciso, senza cadere nella tentazione di mollarlo al primo sbadiglio, senza cedimenti. E' un classico no? e un classico ogni tanto fa bene alla salute, quindi forza e coraggio, male che vada lo mollo e lo lascio lì sino all'età della pensione. Devo ammettere che non é l'unico classico sugli scaffali che attende di essere letto, ci guatiamo a vicenda, a volte ho sin l'impressione che sogghignino mentre osservandoli, sondo la mia disponibilità a leggerli. Riposti per mancanza di intenzione lettorie mi sembra di sentirli sghignazzare senza ritegno. Mah, forse é il caso che io riveda il mio approccio a certi libri.
    Ad ogni modo questo libro è una meraviglia delle meraviglie, e una volta finito ne ho provato dispiacere, e ho pensato: e adesso, dopo tutta questa bellezza, che cosa leggo?

    ha scritto il 

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