I Malavoglia

Di

Editore: Rizzoli (BUR Romanzi d'Italia)

3.7
(11103)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 881704668X | Isbn-13: 9788817046688 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"I Malavoglia" è il romanzo italiano che rappresenta, meglio di ogni altro, il tradimento degli ideali giovanili, il cedimento morale, lo scacco esistenziale. In coda al Risorgimento, nell'ora in cui diventano più chiare le insufficienze della rivoluzione appena compiuta e il parziale fallimento di quelle speranze, i protagonisti del racconto sembrano scissi fra due mondi e due morali, fra i richiami opposti del passato e del futuro. Da questo punto di vista, "Malavoglia" è il primo romanzo dell'Italia unita, che con le sue nuove prospettive di vita preme sulle società tradizionali, determinando tensioni e disfacimento. Così nel finale del romanzo, nelle colpe di un progresso che travolge e di una modernità che sradica, non va letta una saga popolare, ma una tragedia contemporanea. Prefazione di Gustavo Zagrebelsky.
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  • 5

    “Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare.”

    Terza e ultima parte dell’itinerario suggerito da Italo Calvino nella lettura di quelle da lui considerate le basi della letteratura neorealista in Italia. Corrente letteraria, il neorealismo, natural ...continua

    Terza e ultima parte dell’itinerario suggerito da Italo Calvino nella lettura di quelle da lui considerate le basi della letteratura neorealista in Italia. Corrente letteraria, il neorealismo, naturale evoluzione e complemento del verismo di fine ottocento.
    “I Malavoglia” rappresentano il capolavoro verghiano di questo nuovo modo di raccontare le cose in letteratura e forse, dei tre esempi citati, quello più completo ed esemplificativo.

    Quelle che Verga racconta sono storie di gente normale, impegnata nella vita di tutti i giorni, non sono narrate gesta epiche né si racconta di eroi da tramandare alla storia; se di eroismo si può parlare, semmai, qui c’è solo quello di chi tutti i giorni affronta a testa alta le difficoltà della vita, gente come padron ‘Ntoni, che trainerà il pesante carro della famiglia fino a quando le forze e la salute glielo permetteranno.

    La protagonista assoluta è la realtà quotidiana, la gente comune con i suoi buffi soprannomi, (Anche Malavoglia è un soprannome), il duro lavoro di tutti i giorni, la continua battaglia giornaliera per far quadrare i conti; tutto collocato in un contesto che racconta la realtà senza filtri e distorsioni che non rappresentino la reale volontà dello scrittore. Non mancano naturalmente validi esempi della pochezza stessa della natura umana con il manifestarsi di invidie, pettegolezzi, cinismo e quant’altro distingue notoriamente la nobiltà d’animo delle persone.

    Neorealismo, infatti, non come movimento letterario esteticamente fine a se stesso, ma anche nuovo strumento di denuncia sociale: per evidenziare le condizioni di vita indigenti di larghi strati della popolazione, per criticare un certo tipo di progresso “a tutti i costi” o anche per dubitare in maniera più o meno velata della bontà delle azioni dei governanti di turno e, visto che ci siamo, perché no, far notare, ieri come oggi, che una pressione fiscale troppo alta non favorisce l’economia ma la distrugge.
    Tematiche veicolate dal romanzo che rappresentano il pensiero stesso dell’autore.

    Questa de “I Malavoglia” non è proprio una lettura facile, l’impatto è difficoltoso, nomi su soprannomi che si accavallano, dialoghi, per usare una terminologia cinematografica, in presa diretta; una scena affollata fin dalle prime righe non rende nemmeno facile l’approccio, ma questo è il neorealismo di Verga che riproduce nei particolari più veri la vita delle persone di cui racconta, qui in maniera molto più marcata che in Mastro Don Gesualdo, di qualche anno più tardi, dove a essere raccontate sono le vicende di un uomo solo, non quelle di una famiglia molto più varia e numerosa che con il suo nucleo offre anche uno spaccato rappresentativo di un determinato tipo di società dell’epoca.

    Finisce qui questo piccolo viaggio suggerito da Italo Calvino alla scoperta di un movimento che in qualche modo rinnovò a suo tempo la letteratura italiana.
    Grazie per l’attenzione, se ne è venuto fuori qualcosa di buono sono contento, fermo restando che la responsabilità delle eventuali corbellerie che ho scritto è soltanto la mia…

    Le altre due puntate..

    http://www.anobii.com/books/review/57e59325e8fc12371d8b458f

    http://www.anobii.com/books/review/57e9efae495a0694118b4577

    ha scritto il 

  • 0

    Mi sono avvicinato a questo libro pieno zeppo di aspettative. Dall'ambientazione all'autore, dal contesto al periodo storico, tutto mi diceva con voce melliflua "vieni e abbeverati al pozzo del piacer ...continua

    Mi sono avvicinato a questo libro pieno zeppo di aspettative. Dall'ambientazione all'autore, dal contesto al periodo storico, tutto mi diceva con voce melliflua "vieni e abbeverati al pozzo del piacere". Le prime pagine non mi deludono, anzi, trovarne tutti i giorni romanzi scritti così bene. Verga non è mica Dan Brown, il mio gommista avrebbe potuto scrivere "inferno", ma non i "Malavoglia". E allora perché non l'ho finito? Perché dopo la primissima parte del libro tutto scivola su pettegoli e pettegolezzi, una delle caratteristiche umane più odiose. Almeno per me, e questo ha spento tutto il mio entusiasmo. Gusti personalissimi, ovviamente, ma...così è! Prima o poi farò lo sforzo di finirlo, e capirò se ho sbagliato a fermarmi forse troppo presto. Una seconda possibilità la merita. Prima o poi.

    ha scritto il 

  • 5

    Ennesima rilettura - questa in concomitanza con la visita alla casa del nespolo - ennesima conferma di quanto la penna del Verga sia sublime
    "Il mare russava in fondo alla straduccia" sembra di sentir ...continua

    Ennesima rilettura - questa in concomitanza con la visita alla casa del nespolo - ennesima conferma di quanto la penna del Verga sia sublime
    "Il mare russava in fondo alla straduccia" sembra di sentirlo tra le pagine quel meraviglioso mare
    Immortale

    ha scritto il 

  • 3

    Pur non amando Verga...

    Questo romanzo l'ho letto e abbastanza apprezzato nonostante il "pessimismo cosmico", che in genere si attribuisce a Leopardi ma che si adatta benissimo anche al romanziere siciliano. Lo stile verista ...continua

    Questo romanzo l'ho letto e abbastanza apprezzato nonostante il "pessimismo cosmico", che in genere si attribuisce a Leopardi ma che si adatta benissimo anche al romanziere siciliano. Lo stile verista mi fa allergia, come già detto in altre recensioni, e ho trovato la trama infinitamente forzata su tutta una serie di drammi da cui questa povera famiglia si trova ad essere schiacciata. E la reazione rassegnata dei protagonisti mi ha sempre fatto rabbia e tristezza.

    ha scritto il 

  • 4

    A chi non sono mai stati assegnati dei libri per la scuola? Grossi e noiosissimi volumi, scritti in una lingua che dovrebbe corrispondere all’italiano, ‘nsomma… una palla. Confesso che anche io ero un ...continua

    A chi non sono mai stati assegnati dei libri per la scuola? Grossi e noiosissimi volumi, scritti in una lingua che dovrebbe corrispondere all’italiano, ‘nsomma… una palla. Confesso che anche io ero un po’ restia a iniziare questo libro, ma ho avuto due buoni motivi che mi hanno spinta a farlo (oltre la consapevolezza che a settembre ci sarà una verifica in merito)

    Il fatto che si tratta di un libro classico lo rende, almeno ai miei occhi, ricco di fascino. È un pezzo di storia sulla nostra lingua, e vogliamo metterci la soddisfazione di andare in giro a dire che l’avete letto?
    La possibilità di farmi una personale opinione
    Immagino che se mi starete leggendo più che delle mie chiacchiere v’interessi il punto due, quindi iniziamo.

    “I Malavoglia” è un libro che racconta le vicende della famiglia Toscano e più precisamente della loro ultima generazione. Il soprannome potrebbe far pensar male, perché in realtà la famiglia Toscano incarna a sempre l’ideale di duro e onesto lavoro, di affabilità, di gente rispettabile. Una serie di sfortunati eventi romperà però quest’apparente quiete, quasi come i pezzi di un domino. Messa così potremmo convenire sul fatto che indubbiamente si tratti di un libro per niente noioso. Tuttavia, almeno per quanto mi riguarda, ciò è stato vero solo in parte: scorrono molto veloci le scene riguardanti la famiglia Malavoglia, un po’ meno quelle incentrate sulla vita degli altri abitanti, che spesso e volentieri vanno a collocarsi con gli eventi storici del periodo della vicenda. Un personaggio secondario che però ha saputo coinvolgermi di più è lo Zio Crocifisso, che con le sue lamentele e il suo comportamento a tratti ridicolo ho immediatamente associato al Don Abbondio di Manzoni.

    Sullo stile c’è poco a dire, a meno che non vogliate assistere a una lezione sul realismo. In parole povere Verga s’impone di essere il più possibile oggettivo e lascia che a farsi un’idea della storia sia il lettore. Sono perciò numerose le descrizioni e i dialoghi, non troppo difficili da decifrare ma che ogni tanto ho dovuto rileggere più di una volta per afferrarne il senso.

    Se ci riesce a sorpassare l’ostacolo linguistico e i paragrafi più pesanti, che in un libro assegnato dalla scuola non possono certo mancare, allora forse sarà possibile emozionarsi molto, sopratutto in modo deprimente.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo-cardine del padre del Verismo, da molti accomunato al Manzoni per il suo contributo alla grande stagione del romanzo europeo. E' un testo molto arduo da digerire; diverso per lessico da un alt ...continua

    Romanzo-cardine del padre del Verismo, da molti accomunato al Manzoni per il suo contributo alla grande stagione del romanzo europeo. E' un testo molto arduo da digerire; diverso per lessico da un altro romanzo del Verga, Mastro-Don Gesualdo (che personalmente ho preferito), poichè lo stile di scrittura risulta, qui, molto più scarno, diretto, povero. Sicuramente il più adatto al tipo di storia che viene raccontata; una storia che parla di un patriarca, padron 'Ntoni, della sua numerosa famiglia e delle difficoltà di una vita passata duramente a lavorare, giorno per giorno, per guadagnare il pane. Crudo, se si vuole, ma questo è tratto peculiare del Verismo, e bisogna già saperlo prima di leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    "Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri Malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron ’Ntoni, per spiega ...continua

    "Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri Malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron ’Ntoni, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso - un pugno che sembrava fatto di legno di noce - Per menare il remo bisogna che le cinque dita s’aiutino l’un l’altro.Diceva pure, - Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo."

    ha scritto il 

  • 1

    Va bene il Verismo, va bene voler gettare una luce sulle vicende drammatiche di una famiglia di pescatori, ma I Malavoglia è scritto in un modo da disincentivare la lettura. Uno dei pochi libri abband ...continua

    Va bene il Verismo, va bene voler gettare una luce sulle vicende drammatiche di una famiglia di pescatori, ma I Malavoglia è scritto in un modo da disincentivare la lettura. Uno dei pochi libri abbandonati.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Tutti sappiamo di come I Malavoglia siano un classico della nostra letteratura, il romanzo simbolo del verismo italiano. Eppure, quanti di noi lo hanno veramente apprezzato a scuola?

    Personalmente ho ...continua

    Tutti sappiamo di come I Malavoglia siano un classico della nostra letteratura, il romanzo simbolo del verismo italiano. Eppure, quanti di noi lo hanno veramente apprezzato a scuola?

    Personalmente ho riscoperto I Malavoglia solo dopo l’università e l’ho trovato appassionante e ricco di spunti di riflessione. Il lettore, infatti, non può fare altro che parteggiare empaticamente per la sfortunata famiglia e sperare che la vicenda si risolva per il meglio. La sofferenza di Padron’ Ntoni è anche un po’ la nostra.

    Il suo personaggio si staglia tra tutti gli altri per forza morale e tenacia nell’affrontare le tragedie che la vita gli ha riservato. Il suo ruolo di capofamiglia si manifesta principalmente come forza aggregatrice e come mantenimento delle tradizioni familiari. Padron ‘Ntoni sa che la forza dei Malavoglia consiste nel restare uniti anche nelle difficoltà (‘Per menare il remo bisogna che le cinque dita s'aiutino l'un l'altro’), ma purtroppo, il destino avverso e l’irrompere della ‘storia’ disgregherà questa piccola famiglia siciliana.

    Dalla chiamata alle armi del giovane ‘Ntoni, l’equilibrio familiare comincia a vacillare. Prima la tragica morte di Bastianazzo e la perdita del carico dei lupini. Poi gli sforzi di tutti (o quasi) per ripagare il debito allo zio Crocifisso e la conseguente perdita della Casa del Nespolo. La morte di Luca in guerra e poi quella della Longa. Il matrimonio saltato della Mena, la perdita della Provvidenza e la ‘perdizione’ di ‘Ntoni e della giovanissima Lia. Tutto sembra disgregarsi davanti agli occhi dell’ormai vecchio Padron’ Ntoni che morirà senza aver potuto riscattare la sua amata Casa del Nespolo, simbolo di un idillico passato ormai perduto.

    Tuttavia, c’è ancora una speranza. Tornare indietro agli equilibri del passato sembra essere anacronistico e anche impossibile, quindi occorre ricominciare. Sarà la nuova generazione dei Malavoglia, con il giovane Alessi (‘tutto suo nonno colui!’) a riscattare la Casa del Nespolo e a ricostruire una nuova famiglia.

    L’amore per la famiglia, per la tradizione e per i ‘valori di una volta’ si scontrano, nel romanzo, con la voglia di immergersi nella ‘fiumana del progresso’. La storia irrompe nell’atemporale Acitrezza e rovescia gli equilibri dei Malavoglia. E anche se Alessi riuscirà a ricomporre un frammento dell’antico nucleo familiare, non si tornerà ad un equilibrio perfetto; le ferite saranno immedicabili. Infatti, non è un caso che il romanzo si concluda con l’emblematica partenza di ‘Ntoni dal villaggio: il personaggio più inquieto dei Malavoglia, colui il quale ha messo in crisi il ‘sistema famiglia’, se ne distacca per sempre, allontanandosi verso le grandi città e il fluire della storia.

    I Malavoglia: romanzo commovente e indimenticabile. Un classico della letteratura da leggere e rileggere.

    ha scritto il 

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