I Viceré

Di

Editore: E-text - Liber liber

4.2
(1958)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 496 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000060243 | Isbn-13: 9788897313045 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 3

    Interessante descrizione della nobile famiglia Uzeda, di origine spagnola e vivente a Catania, in Sicilia. Certo, un pò lunghetta (più di seicento pagine), e a tratti noiosissimo ma per chi ama gli i ...continua

    Interessante descrizione della nobile famiglia Uzeda, di origine spagnola e vivente a Catania, in Sicilia. Certo, un pò lunghetta (più di seicento pagine), e a tratti noiosissimo ma per chi ama gli intrighi nobil-familiari è meglio di Beautiful o Sentieri!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro, da affiancare agli studi storici

    A quanto pare, "Il Gattopardo" non è l'unico romanzo che narri della transizione dall'epoca dell'Italia divisa a quella unitaria e non è l'unica parodia discendente di una famiglia siciliana, che deve ...continua

    A quanto pare, "Il Gattopardo" non è l'unico romanzo che narri della transizione dall'epoca dell'Italia divisa a quella unitaria e non è l'unica parodia discendente di una famiglia siciliana, che deve fare i conti con la perdita progressiva dei propri privilegi.
    Quello che si evince, è che il principio del cambiar tutto per non cambiare nulla, sia caro anche quest'altro romanzo.
    La narrazione risulta un tantino noiosa a tratti, all'inizio si fa un po' fatica a stare dietro a tutti i personaggi, ma dopo un po' si riesce a stare dietro a tutti.
    Buona abilità del narratore, senza eccedere. Ben fatto il monologo finale di uno dei protagonisti, che riassume la capacità della nobiltà siciliana di conservare i propri privilegi adattandosi al nuovo che avanza, mettendosi al servizio del nuovo status quo introdotto dalla monarchia sabauda.

    ha scritto il 

  • 5

    Una splendida scoperta

    Abituati a considerare come unico capolavoro italiano del periodo "Il Gattopardo", vi dico che questo è ancora più bello e storicamente valido. Il libro è un capolavoro assoluto, non capisco proprio p ...continua

    Abituati a considerare come unico capolavoro italiano del periodo "Il Gattopardo", vi dico che questo è ancora più bello e storicamente valido. Il libro è un capolavoro assoluto, non capisco proprio perchè in Italia non sia stato apprezzato come merita (anche se ultimamente, complice uno sceneggiato televisivo, viene rivalutato). Il romanzo è scritto benissimo, in un italiano ottimo che ci fa inorgoglire della nostra bella lingua, è avvincente e fa riflettere molto sul nostro paese. Leggendo questo libro si capisce molto del perchè siamo arrivati ad essere messi così male come nazione. Da questo affresco storico si capiscono quali idee e motivazioni muovono le azioni della classe culturale e politica italiana, si capisce il perchè del nostro agire e pensare da levantino. direi che è un romanzo geniale

    ha scritto il 

  • 0

    Canto del cigno di De Roberto

    I Viceré? "Un'opera pesante, che non illumina l'intelletto come non fa mai battere il cuore."
    La causa.
    Federico De Roberto? La sua scomparsa, a poco più di sessantasei anni, passò per lungo tempo qua ...continua

    I Viceré? "Un'opera pesante, che non illumina l'intelletto come non fa mai battere il cuore."
    La causa.
    Federico De Roberto? La sua scomparsa, a poco più di sessantasei anni, passò per lungo tempo quasi inosservata nell'ambiente culturale nazionale.
    E quest'ultimo, automatico come gli interessi della cartella esattoriale, è l'immancabile effetto.
    Ora, mi domando e dico: come poteva essere diversamente se l'autore della stroncatura de I Viceré di De Roberto è addirittura quel Benedetto Croce per mezzo del quale, all'indomani dell'apparizione del suo saggio Perché non possiamo non dirci cristiani (1942), anche i mangiapreti più incalliti non riuscivano più a professarsi atei?
    Ebbene, pienamente d'accordo con Sciascia che giudica I Viceré di De Roberto, "dopo i Promessi Sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana", debbo registrare una clamorosa, forse l'unica, cantonata del Croce, proprio a proposito del suo giudizio sul capolavoro di Federico De Roberto.
    I Viceré, questa "manica di ladri" (Verga) blasonati, hanno catturato la mia attenzione a ritmo di cinquanta e più pagine a notte, facendomeli maledire a ogni piè sospinto e, nello stesso tempo, stanando in me una ridda di passioni che mi hanno tenuto attaccato a loro come l'ubriaco alla bottiglia.
    Nelle tre generazioni della famiglia catanese degli Uzeda di Francalanza che l'opera di De Roberto fa scorrere sotto i nostri occhi, non esiste un personaggio principale; e, cosa ancora più spiazzante, non c'è un solo protagonista che abbia le stimmate della positività.
    Nel romanzo di De Roberto il "se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" de Il Gattopardo, trova la sua prima e più perniciosa, perché meglio e diffusamente radicata nelle maglie parentali, declinazione. D'altronde, la frase che riassume la filosofia di Consalvo, esponente dell'ultima generazione della stirpe avida, pazza e paranoica dei viceré, è che "la storia è una monotona ripetizione: gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi." E anche quando proprio Consalvo, che pure è stato allattato con il latte rancido del più bieco ossequio alle vestigia reazionarie, per riuscire ad essere eletto deputato, abbraccia il credo democratico, lo fa sempre nella convinzione che il solo titolo di viceré, quasi per volontà divina, è sufficiente al trionfo anche negli ambienti che dovrebbero essere più refrattari alla sua seduzione.
    Nella famiglia degli Uzeda di Francalanza non esiste la coerenza tra idee o la fedeltà alle persone. Ed è proprio per questo motivo che, da una parte, lo zio Blasco, monaco gaudente di San Nicola, dopo averne detto di peste e corna contro Garibaldi, Mazzini e il nuovo Stato "che chiude i conventi", poi non solo compra il Cavaliere, l'appezzamento di terra dove sorgeva il monastero, ma investe anche nei titoli dello stesso Stato fino a un minuto prima esecrato; così come, dall'altra parte, lo zio duca d'Oragua prima si serve di Benedetto Giulente, suo nipote acquisito, per scalare le vette del potere politico, poi preferisce dare il suo appoggio al nipote Consalvo.
    Non vi è alcun dubbio, ancora una volta d'accordo con Leonardo Sciascia, che I Viceré "sia il prodotto di una delusione, se non addirittura di una disperazione storica" che ha nell'ironia il filo conduttore; in quell'ironia cioè, che non può che nascere dal confronto e dalla contraddizione tra gli ideali che sembravano dover ammantare l'Italia appena unificata, la loro effettuale attuazione e, ciò che è ancor più disperante, tra la loro ormai conclamata inattuabilità.
    Al termine della lettura dell'opera di De Roberto, finisci con l'odiarne tutti i protagonisti; col condannarne le loro intemperanze, la loro debolezza, la loro ottusa aristocraticità. Eppure, un attimo prima di voltare l'ultima pagina, un momento prima di abbandonarti al sonno dell'ennesima giornata di lavoro, non puoi non pensare che i viceré ti mancheranno; e che ti mancheranno tremendamente proprio non appena ti sfiora il pensiero del mondo di fuori che ti aspetterà l'indomani e che, miracolo della grande letteratura, è rimasto pressoché lo stesso, sia pure con forme, e parliamo solo di esteriorità, diverse.
    "Un perito agrimensore compose un opuscolo intitolato: Consalvo Uzeda principe di Francalanza, brevi cenni biografici, e glielo presentò. Egli lo fece stampare a migliaia di copie e diffondere per tutto il collegio. Il ridicolo di quella pubblicazione, la goffaggine degli elogi di cui era piena non gli davano ombra, sicuro com'era che per un elettore che ne avrebbe riso, cento avrebbero creduto a tutto come ad articoli di fede".
    Più attuale di così!

    ha scritto il 

  • 4

    Verismo e aristocrazia

    I tempi cambiano, stravolgimenti politici sconquassano la penisola ma i nobili restano arroganti fino alla pazzia, perché il rispetto e l'ammirazione per loro é scontata. É certamente attuale, solo ch ...continua

    I tempi cambiano, stravolgimenti politici sconquassano la penisola ma i nobili restano arroganti fino alla pazzia, perché il rispetto e l'ammirazione per loro é scontata. É certamente attuale, solo che l'elenco delle persone da rispettare non é più nel libro del mugnos, ma si trova altrove.

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo il prof. Vittorino Andreoli, psichiatra di chiara fama, "L'Italia è un Paese malato di mente".
    Federico De Roberto, con I Viceré, ce lo spiega, brutalmente, dal punto di vista storico. Il germ ...continua

    Secondo il prof. Vittorino Andreoli, psichiatra di chiara fama, "L'Italia è un Paese malato di mente".
    Federico De Roberto, con I Viceré, ce lo spiega, brutalmente, dal punto di vista storico. Il germe dell'italica follia è tutto in questo straordinario affresco ottocentesco -una saga vera e propria- in cui la capitale, anziché Roma, è Catania, e le dentate scintillanti vette non sono più le Alpi, ma le cime dell'Etna.
    Tutto sommato poco importa se la forma repubblicana, oggi, ha sostituito quella monarchica: in ogni manicomio che si rispetti un sedicente Napoleone non manca mai.
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    "Al museo dei Benedettini c'era infatti un altro aborto animalesco, un otricciuolo con le zampe, una vescica sconciamente membrificata; ma il parto di Chiara era più orribile. Don Lodovico non rispose; fatta una breve visita alla sorella, andò via. Anche gli altri a poco a poco se ne andarono, lasciando Chiara sola col marito a guardar soddisfatta quel pezzo anatomico, il prodotto più fresco della razza dei Viceré".

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro che dovrebbe essere citato (dico citato, perche' leggerlo intero e' impresa difficile) in tutte le scuole italiane, perche' racconta l'essenza dell'Italia , di quello stato formatosi un po pe ...continua

    Un libro che dovrebbe essere citato (dico citato, perche' leggerlo intero e' impresa difficile) in tutte le scuole italiane, perche' racconta l'essenza dell'Italia , di quello stato formatosi un po per forza. E dove il vecchio si traveste da nuovo. Un bellissimo libro sulla saga della famiglia Uzeda, e sulla Sicilia, quella che non cambia mai, come nel Gattopardo.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo confesso, se non ci fosse stata Silvia Cecchini di Liber Liber a leggermi questo mastodontico libro non ce l’avrei fatta a portarlo a termine, sicuramente non avrei superato la prima parte che è si ...continua

    Lo confesso, se non ci fosse stata Silvia Cecchini di Liber Liber a leggermi questo mastodontico libro non ce l’avrei fatta a portarlo a termine, sicuramente non avrei superato la prima parte che è sicuramente la più pesante e la più faticosa a livello mnemonico, per la grande quantità di personaggi da imparare a conoscere.

    In questo testo non si salva nessuno, ci mostra una società dove l’unico sano muore suicida; una sorta di Beautiful dell’800 in cui si fanno alleanze tra parenti serpenti, si decidono le sorti dei figli in base a regole dettate dall’interesse e tutta una serie di manovre letteralmente disgustose a livello umano. Attuale e lucido ci offre un inizio pesante e lento, poi maggiormente fruibile. De Roberto scrive un’opera meno coinvolgente emotivamente e più politicizzata di quelle del coevo ed amico Verga, ma di un enorme valore umano e storico. Dal punto di vista letterario ho trovato lo stile abbastanza scarno, dettagliato ma essenziale, apparentemente privo di partecipazione e di giudizio… che poi quando l’autore non da un giudizio esplicitamente emette sentenze ancor più efficaci.

    Leggere questi romanzi è demoralizzante, se hai un barlume di utopia, di speranza in un mondo migliore con I Viceré ci metti una pietra sopra. Qui si trova l’umanità nelle sue caratteristiche immutabili, c’è il passato, il presente ed il futuro.
    Continua su: https://lemieletturecommentate.wordpress.com/2016/04/27/i-vicere-di-federico-de-roberto/

    ha scritto il 

  • 4

    E' un ottimo libro che si inserisce nel filone del romanzo storico classico. Il suo unico difetto è l'eccessiva lentezza degli eventi, soprattutto nella prima metà; una lentezza tale che mi ha reso di ...continua

    E' un ottimo libro che si inserisce nel filone del romanzo storico classico. Il suo unico difetto è l'eccessiva lentezza degli eventi, soprattutto nella prima metà; una lentezza tale che mi ha reso difficile proseguire con la lettura. La mia tenacia è stata premiata nella seconda metà, quando le vicende della famiglia Uzeda smettono di essere fini a se stesse ma si intrecciano con gli eventi dell'unificazione d'Italia, mostrando le varie sfaccettature della nuova Italia unita e il modo in cui la società si è adattata.
    Nel complesso è un ottimo scorcio della Sicilia ottocentesca e non manca una linea comica data dallo zio Don Blasco, grasso e borbottone.

    ha scritto il 

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