I fratelli Ashkenazi

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.4
(449)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 759 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8833921840 | Isbn-13: 9788833921846 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l'esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell'impero. In questo piccolo e operoso mondo, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, Simcha Meyer, introverso e abile negli affari. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica. Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata.
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  • 5

    Un Nobel al Singer sbagliato

    Credo che abbiano dato il Nobel al Singer sbagliato, dovevano darlo a Israel, non a Isaac.
    Dopo la "Famiglia Karnowski" questo libro mi conferma nell'idea.
    Questo romanzo propone un affresco storico ...continua

    Credo che abbiano dato il Nobel al Singer sbagliato, dovevano darlo a Israel, non a Isaac.
    Dopo la "Famiglia Karnowski" questo libro mi conferma nell'idea.
    Questo romanzo propone un affresco storico della Polonia, e di Lodz in particolare, di grande spessore. Viene descritta, attraverso le vicende dei fratelli Ashkenazi, la vita e l'espansione industriale in questa terra dalla metà '800 fino alla fine della prima guerra mondiale.
    Quello che emerge sono un po' i soliti temi cari all'autore, l'ebraismo e la tradizione che si scontrano con la realtà in cui vivono gli ebrei. Propone il tema del messianesimo politico di matrice ebraica che ha ispirato e fatto nascere i movimenti socialisti e comunisti.
    Il tutto descritto molto bene attraverso i personaggi di contorno dei protagonisti principali, ma necessari alla economia della storia narrata.
    E sono i protagonisti della storia quelli che mi hanno colpito molto in questo romanzo.
    Due fratelli gemelli, ma molto diversi, che non si sono mai amati e che, uno in particolare, costruisce la sua vita in continua lotta per primeggiare sull'altro.
    Simcha Meier, poi Max, che è gretto e arrivista, che non sopporta Yacob Bunim, poi Jacob, per la sua vitalità e simpatia innata.
    Max distrugge tutto pur di arrivare allo scopo, che è quello di far soldi e primeggiare. Jacob apparentemente solo fortunato passa la vita a divertirsi e a contrarre matrimoni lucrosi.
    Quando Max si rende conto di aver sprecato la sua vita, a seguito di una disfatta epocale, nella corsa sfrenata ai soldi, con modalità davvero brutali, si propone di rimediare. Ma nonostante i buoni propositi si rende conto che non può ricomporre ciò che ha distrutto. Gli affetti non li puoi ricostruire.
    Un aspetto che mi ha colpito è come i progrom siano stati di una violenza inaudita che nulla ha da invidiare alla furia nazista, qui vengono raccontati con lucidità che spaventa. Gli ebrei diventano il capro espiatorio di ogni problema, nonostante sia stato proprio il messianesimo ebraico a creare gli sconvolgimenti politici.
    Ma la cosa più interessante e particolare, a mio avviso, è che qui Singer, ebreo, descrive l'ipocrisia, l'attaccamento al denaro, la vergogna di essere ebrei, come forse neanche un antisemita riuscirebbe a fare. Figli che rinnegano la fede e la appartenenza di popolo.
    Per la prima volta leggo, scritto da un ebreo, di ebrei che si rapportano al mondo confermando gli stereotipi con cui vengono bollati gli ebrei, questi stereotipi vengono confermati da un ebreo stesso. Ma qui traspare l'amore per il suo popolo, e lo sguardo benevolo con cui lo guarda.
    Questi stereotipi confermati da Singer mi hanno fatto ricordare una frase di un film di Mamet (ebreo anche lui): Sono duemila anni che ci perseguitano, qualcosa avremo pur fatto per farci odiare così.
    Personalmente ho sempre sostenuto che gli ebrei e la loro storia sono il paradigma del rapporto fra Dio e l'uomo, con tutti gli errori, i peccati, i tradimenti che sono nella natura umana. Ed è per questa mia convinzione che adoro e ammiro i libri degli scrittori ebraici

    ha scritto il 

  • 5

    “Caliti junku, ca passa la china"

    La frenesia di leggere e finire e la voglia di rallentare per prolungarne il piacere della lettura è possibile a tutti ma le probabilità che si verifichino è limitata a pochissimi libri per una come m ...continua

    La frenesia di leggere e finire e la voglia di rallentare per prolungarne il piacere della lettura è possibile a tutti ma le probabilità che si verifichino è limitata a pochissimi libri per una come me così tirchia negli abbandoni letterari.
    Con i fratelli mi è capitata questa cosa “giovanile” tanto da offuscarmi e lasciarmi senza parole.

    Mi aggrappo alla definizione detta da altri che “se un lavoro non possiede splendore estetico, forza cognitiva e autentica originalità, non vale la pena leggerlo, tutte qualità di cui gode questa lotta titanica tra fratelli, vissuta dal gemello brutto all’insaputa di quello bello.
    Definizione freddina, mi viene da dire, perché non è tutto e il resto non trova espressione.
    La lettura mi ha talmente preso da superare le circostanze avverse: averlo in e-book su un tablet in via di estinzione; appoggio un po’ a sghimbescio su una spalliera d’ottone sbilenca che sto accompagnando alla rottamazione; priva della luce gialla soffusa della mia lampada da comodino che fa tanto lettura 'privée’.

    La banalità, tanto per capirci, è che i Buddenbrook si sono trasferiti a settecentosettantasei chilometri da Lubecca, nella città di Lods (7 h e 17 m’ in automobile e 3h 30’ in aereo e visti i prezzi mi sembra opzione da scartare );
    si chiamano Ashkenazy, cognome marchio con quel’ebraico “zy” finale, che la dice tutta sulla loro ascesa a cui seguirà una vertiginosa caduta, determinata dalla storia (in quel luogo di confine privilegiato dove tutto si compie: industrializzazione, guerra, rivoluzione e dopoguerra);
    ma soprattutto dalla ferocia del pregiudizio antisemita di quella cattolicissima Polonia ( che dio, se c’è, sbarri le porte del paradiso a san Woytila) aggravato dal loro farsi “junku, ca passa la china” ( Israel Singer non poté mai conoscere le estreme conseguenze di questo modo ebraico di resistere alla vita del loro tempo storico: morì prima che si aprissero i campi dell’orrore. );
    il tutto condito da una ironia yddish che rende il racconto di questi ebrei, commercianti nell’animo, “struggente”.
    Non ci sono buoni e cattivi in campi avversi: sono tutti Caino e Abele sullo stesso campo scambiandosi i ruoli in corso d’opera e più di una volta.

    P.S. Se qualcuno ha poi curiosità di capire davvero che significato ebbe l’inflazione a dieci zeri, per le persone in carne ed ossa, dopo il trattato di Versailles non c’è libro di economia più efficace.

    *****, il massimo che anobi e il buon senso permettono.

    ha scritto il 

  • 5

    I FRATELLI ASHKENAZI

    “ Tutto ciò che abbiamo costruito
    era costruito sulla sabbia”

    Israel Joshua Singer è sempre vissuto all’ombra del fratello più piccolo Isaac, vincitore del Premio Nobel della Letteratura nel 1978 e ...continua

    “ Tutto ciò che abbiamo costruito
    era costruito sulla sabbia”

    Israel Joshua Singer è sempre vissuto all’ombra del fratello più piccolo Isaac, vincitore del Premio Nobel della Letteratura nel 1978 e i suoi meravigliosi libri sono arrivati a noi tradotti con moltissimo ritardo. Nato in Polonia nel 1893 e morto a New York nel 1944, questo splendido autore yiddish contese per mesi, con la sua opera monumentale “ I fratelli Ashkenazi” (1937), il primo posto nella classifica del New York Times dei libri più venduti, al famosissimo “Via col vento” di Margareth Mitchell. Gli stessi critici gli attribuiscono un talento maggiore rispetto al fratello e, come scrive Claudio Magris, “il suo modo di narrare rivela l’aspirazione a essere un cronista impassibile e quasi impersonale, che narra e ricrea da una distanza oggettiva vicende e avvenimenti. Il suo sembra, nelle intenzioni, più un servizio alla storia che alla letteratura, ma è letteratura di finissima grana, quella che ne risulta”.
    Quest’opera, corale e potente, racconta la storia dei due fratelli gemelli figli di Reb Abrahm Hirsh Ashkenazi, un uomo dedito agli affari ma anche studioso delle questioni ebraiche, amante della solitudine e degli intensi dialoghi con il suo rabbino preferito per i quali trascura la sua famiglia, moglie e figli compresi. Fin dalla nascita i due gemelli non potrebbero essere più diversi. Simcha Meyer che diventerà Max e Jacob Bunim che sarà Yacob, sono fisicamente e interiormente dissimili: il primo brutto, impacciato, buffo nel suo camminare e nella sua parlata yiddish ma dotato di un’intelligenza superiore, di un ottimo senso per gli affari, di grande ambizione anche se vendicativo e invidioso; il secondo bello e solare, gioioso e dissipatore, donnaiolo e fortunato di natura, non dovrà compiere sforzi paragonabili a quelli del fratello per raggiungere la ricchezza. Perché è questo che i fratelli Ashkenazi diventeranno, estremamente ricchi e per farlo abbandoneranno i rigidi costumi ebraici e gli studi del Talmud, per essere più aderenti al mondo degli affari con i “gentili”, quelli che permetteranno loro di accumulare un ragguardevole patrimonio, così come il rabbino amico del loro padre aveva predetto.
    In un lasso di tempo di settant’anni, a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento, l’autore, attraverso il racconto dell’ascesa e del tramonto della cittadina polacca di Lodz diventata in poco tempo il maggior centro industriale tessile del Paese, apre il nostro sguardo verso la Grande Storia vista dal popolo, in una plètora di personaggi imperdibili descritti meravigliosamente nel fisico, nella mente e nelle azioni che faranno da filo conduttore alle loro vite.
    Tanti i temi e i fatti: la Polonia tormentata dai paesi limitrofi che se la contendono, la Prima Guerra Mondiale, la nascita del movimento operaio che portò alla Rivoluzione d’ Ottobre, l’ascesa e la decadenza della borghesia, l’immigrazione e la difficile integrazione, la miseria del proletariato, le feroci lotte operaie, l’occupazione tedesca, il mutamento epocale delle generazioni future che si allontaneranno sempre più dalle rigide concezioni dei loro padri, l’antisemitismo sempre più radicato che sfocerà nei sanguinosi pogrom e farà da oscuro preludio al massacro che, con l’avvento del Nazismo, decimerà la popolazione ebraica.
    Vivremo le alterne fortune dei due fratelli con il loro carico di contraddizioni, le loro vicende familiari e quelle dei loro amici e conoscenti, gli amori, le passioni, le inquietudini, il loro cadere e risollevarsi più forti di prima, le meschinità, le invidie, le occasioni perdute, la solitudine del cuore, la morte, in un mondo che cambia alla velocità della luce e che impone scelte altrettanto repentine per non soccombere totalmente. Un’opera davvero colossale e di ampio respiro, scritta magistralmente, moderna e ancora attuale in certi argomenti trattati, avvincente e coinvolgente, abile nella fluidità di trame e sottotrame che ci vengono presentate da diverse angolazioni, un complesso e grandioso ritratto di una società in continua evoluzione che ci viene presentato da un Israel Joshua Singer che avrebbe meritato il Nobel per la Letteratura al pari del fratello minore.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lunga saga, in cui la storia di due fratelli gemelli eppure diversissimi, diventa l'epopea del popolo ebraico, la storia di una città che nasce e si sviluppa senza anima intorno alle fabbriche di ...continua

    Una lunga saga, in cui la storia di due fratelli gemelli eppure diversissimi, diventa l'epopea del popolo ebraico, la storia di una città che nasce e si sviluppa senza anima intorno alle fabbriche di tessuti, sempre più moderne, di un paese, la Polonia, che appare violento, perseguitato e senza speranza di redenzione. Ci sono i personaggi politici, che perseguono il loro ideale, indifferenti anche se non inconsapevoli alle. grandi incoerenze e contraddizioni. Ci sono amori, ma non è il tema principale d
    el romanzo. È considerato il capolavoro dell'autore, ma io, pur apprezzandolo, ho amato molto di più "la famiglia karnowsky". Mi piace moltissimo lo stile distaccato e leggero anche nelle scene più crude, mai noioso, se non fosse per il personaggio principale, Max, meschino, esagerato, poco attraente e monotono, sempre uguale a se stesso tanto da appesantire alcune pagine. 4 stelline, quasi 5, comunque.

    ha scritto il 

  • 2

    Pesante

    Bello e ironico il primo terzo del libro, poi per quasi tutto il resto del romanzo l'autore cambia registro e il racconto si fa terribilmente drammatico, ma soprattutto lentissimo, noioso e ridondante ...continua

    Bello e ironico il primo terzo del libro, poi per quasi tutto il resto del romanzo l'autore cambia registro e il racconto si fa terribilmente drammatico, ma soprattutto lentissimo, noioso e ridondante, migliora il ritmo verso il finale.
    Sarà per questa variabilità di stile che quest'autore non ha mai preso il Nobel per la letteratura (e c'è chi si stupisce!)?

    ha scritto il 

  • 4

    IL SANGUE NON MENTE !

    Coinvolgente storia familiare di Israel Singer che, per capacità descrittiva di ambienti, situazioni e personaggi, in questo suo libro non ha veramente niente da invidiare al suo più famoso fratello I ...continua

    Coinvolgente storia familiare di Israel Singer che, per capacità descrittiva di ambienti, situazioni e personaggi, in questo suo libro non ha veramente niente da invidiare al suo più famoso fratello Isaac.

    ha scritto il 

  • 0

    La vicenda dei due fratelli di cui al titolo si colloca sullo sfondo dell'ascesa e tramonto della cittadina polacca di Lodz, e trasmette il respiro potente della storia fino alle soglie del secondo co ...continua

    La vicenda dei due fratelli di cui al titolo si colloca sullo sfondo dell'ascesa e tramonto della cittadina polacca di Lodz, e trasmette il respiro potente della storia fino alle soglie del secondo conflitto mondiale, lasciandone presagire il terribile esito per quanto riguarda il popolo ebraico.

    ha scritto il