I fratelli Karamazov

vol.2

Di

Editore: Einaudi (Gli Sruzzi - 239**)

4.6
(418)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 447 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: A000108160 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Agostino Villa ; Contributi: Vladimir Lakšin

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ivan il terribile

    Lo ribadisco: quanto è appagante scrivere almeno una mezzo file A4 per dire che un libro è una cagata!
    Quante metafore, quante spiritosaggini, quanti rimandi a ben altri autori e che forma spumeggiant ...continua

    Lo ribadisco: quanto è appagante scrivere almeno una mezzo file A4 per dire che un libro è una cagata!
    Quante metafore, quante spiritosaggini, quanti rimandi a ben altri autori e che forma spumeggiante: parentesi tonde e quadre che racchiudono i motivi, serissimi, di tanta leggerezza sdegnosa (vi annuncio che a breve ne posto una così alla faccia del cotanto autore).
    Ma con Ivan & C come si fa?
    Qualsiasi cosa mi accinga a scrivere è vuota, banale, detta e ridetta. Il testo è di quelli che anche chi non l’abbia letto lo dà per tale e chi lo rilegge, anche per la quarta volta (’69-’83-‘92), giurerebbe di non averlo mai toccato. Tale è la confusione tra le righe e, perché no, nella testa di Dosto: tanta e benedetta contraddizione. Altrimenti verrebbe da dire che, riuscendo all’Immenso i cattivi meglio dei buoni, la follia con cui colpisce il fascinoso Ivan Karamazov all’ultimo momento non sia che la vendetta di un meschino e baciapile sessantenne per il magnifico e giovane rivale.
    Ma non fu così. Se finalmente qualcuno recedesse dalla ferrea convinzione che l’autore è altro dai suoi personaggi farebbe un favore alla comprensione di quel genio. Fermo restando che una sola volta nella storia della letteratura certamente autore e personaggi non abbiano avuto niente a che spartire (Omero /Iliade: cosa talmente incomprensibile da cui, presumibilmente, ne è nata la questione omerica) niente è più vero dell’identificazione autore personaggio/i che nei Karamazov: Dosto uno e trino.
    A dispetto della premessa, in cui l’autore si accinge a raccontare le gesta di Alioscia che è nelle sue intenzioni il protagonista, succede che, al comparire dell’enigmatico Ivan, il biondo, bello, misticissimo seminarista è costretto nella parte del deutero protagonista, per giunta assieme al focoso Mitija.
    Di Fedor sappiamo molto. Il suo essere stato un socialista e non solo nell’adolescenza; il suo aver vissuto sempre al limite o al di là di esso; la sua conversione a un cristianesimo non evangelico, come Tolstoij, ma cristologico all’insegna del sacrificio; il suo tardivo riavvicinarsi al centrosinistra , diremmo oggi. E soprattutto l’essere stato sempre tormentato dall’idea dell’esistenza di Dio. Idea che non potrà mai avere una risposta “positiva” se non nella fede personale e non per sempre e senza dubbi.
    Fede che Ivan Karamazov non è disposto ad abbracciare; e non per mere disquisizioni teologiche o per fede nella scienza che esclude la creazione, ma perché le sofferenze dei bambini non ammettono l’esistenza di un dio. E anche se fosse, lui è pronto a mandare al mittente il biglietto di partecipazione alla “masculiata” del giudizio universale, quando finalmente le vittime riceveranno finalmente giustizia. Come non vedere nell’accanimento verso “Ivan” - liberandosi di Dio tutto è possibile all’uomo, gli fa dire - un accanimento contro il Fëdor che fu e forse ancora tentato ? E come non pensare come gli sia sfuggita di mano anche l’analogia del giovanotto con lo scafato inquisitore, sideralmente lontano da Ivan il quale, in quanto autore nella finzione di questa rappresentazione, fa dare un bacio al potente vecchio dal mite e silenzioso cristo? Che significato può avere quel bacio se non che Ivan starebbe dalla parte del cristo e della sua libertà di fare del bene? Se non ci fosse stata di mezzo l’incontestabile realtà dei bambini che annegano oggi nel mediterraneo, e ieri morti assiderati per strada. Lontanissimo, Ivan, dall’approvare il cesaropapismo dell’inquisitore che ai nostri giorni si è incarnato nell’isis e persiste in tutte quelle religioni che a parole vi si oppongono, ma che il potere temporale gestiscono per cosiddetto bene del gregge.
    Dosto pertanto non si perdona, nel testo, la deriva ateistica da cui fu tormentato in cui il rimedio, il socialismo, era per lui peggiore del male, la miseria e le ingiustizie. Essendo sommamente pessimista sulle capacità razionali umane, crede fermamente che la fede sia l’ultima spiaggia per l’uomo: il senso del vivere. Di conseguenza si accanisce con Ivan, da bravo convertito, e contro quelle sue idee che nelle mani del ribellismo egostista non possono che condurre al delitto come vendetta sociale personale: ciò che Ivan teorizzava, Smerdiacov, il fratellastro, mette in opera. Ma più lo sputtana, più Ivan si innalza ai nostri occhi che, illusi, ancora crediamo a una morale laica: grandezza di un autore che si accorge come in ognuno di noi alberghino mille sfumature di grigio e non fa nulla per trasformarli in un bicrome bianco/nero.
    Ciononostante è molto più tollerante con Mitija, il Fedor scapestrato sempre in cerca di soldi da buttare nei casinò. Non certo uno stinco di santo ma uno a cui si deve una chance perché in fondo è un bravo ragazzo e incamminarsi sulla retta via sarà meno faticoso che per l’intelligentissimo e profondissimo fratello. Chapeau.
    Ho detto più e peggio di quello che avrei voluto dire. E non voglio dimenticare, però, di dirvi che è un thriller sopraffino, come diceva il buon David Foster Wallace.

    ha scritto il 

  • 5

    La lettura dei Fratelli Karamazov mi ha impegnato per più di sei mesi (con una lunghissima pausa tra 1° e 2° parte). E' stato d'obbligo un ripasso generale, vista l'enorme mole di personaggi e fatti a ...continua

    La lettura dei Fratelli Karamazov mi ha impegnato per più di sei mesi (con una lunghissima pausa tra 1° e 2° parte). E' stato d'obbligo un ripasso generale, vista l'enorme mole di personaggi e fatti accaduti già nella prima parte. Personaggi e fatti che, a prima vista possono sembrare anche secondari, ma che invece ritornano, interagiscono con i nostri tre protagonisti e servono, a mio parere, come metro di paragone per analizzare al meglio le personalità di Alesa, Ivan e Dmitrij. Tre sfaccettature dell'animo umano, che sono parte, in misura ovviamente minore, di ognuno di noi. Vorrei tanto spendere qualche parola in più per Dmitrij, il personaggio che più di chiunque altro mi ha scaldato il cuore, ma difficilmente riuscirei ad esprimere queste sensazioni in una recensione (se ci riuscissi probabilmente sarei l'erede di Dostoevskij). Insomma, un grande classico che non smetterà mai di essere attuale; un opera maestosa che scandaglia l'uomo e i suoi istinti, anticipando di anni studi psicologici e antropologici, che rende scritto ciò che la maggior parte di noi può solamente avvertire dentro di sè. Un' opera estremamente complessa in quanto a tematiche, ma che risulta scorrevole e irrinunciabile già dopo le prime pagine.

    ha scritto il 

  • 4

    Indagine psicologica di “personaggi in cerca di autore” vol.2

    Il secondo volume risulta di più agevole lettura.
    L’ultimo e corposo romanzo di Dostoevskij, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, è certamente uno dei “100 libri da leggere”, vista la sua pr ...continua

    Il secondo volume risulta di più agevole lettura.
    L’ultimo e corposo romanzo di Dostoevskij, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, è certamente uno dei “100 libri da leggere”, vista la sua profondità filosofica e l’intensa indagine psicologica dei tre fratelli Karamazov.
    Alesa: un pensatore sociale e relazionale di grande spessore morale, con un atteggiamento accondiscendente e benevolo verso gli altri, pieno di espressività e disponibilità.
    Ivan: un pensatore astratto, analitico e razionale ma capace di salti concettuali e filosofici, al contrario assai ermetico nelle sue espressioni, fortemente volitivo e inflessibile nelle sue posizioni.
    Dimitri: certamente il personaggio più intrigante e coinvolgente (paragonabile al Raskolnikov di “Delitto e Castigo”), un personaggio dotato di pensiero divergente e visionario intriso d’intuito umano, ma con un comportamento burrascoso e travolgente, senza freni nell’espressività, nell’assertività e nell’assoluta mancanza di punti fermi su cui stabilire dei punti di contatto cogli interlocutori.
    Il romanzo è, come tutti i capolavori, un affresco multidimensionale della natura umana. Stavolta però il risultato è simile a quello di una pietanza ricca e saporita ma piuttosto indigesta.
    E’ evidente che I fratelli Karamazov sono un po’ “il canto del cigno” di Dostoevskij. Scritto in età avanzata, con uscite a puntate sulla rivista sulla rivista “Russkij vestnik”, con l’intento di diffondere la sua visione del mondo, e quindi voluminoso e intriso di drammaticità e di profonda moralità, talvolta stucchevoli.
    Mi ricorda un po’ il grande Eugenio Scalfari dei giorni nostri, genio del giornalismo italiano, che a 90 anni ogni domenica puntualmente cerca di infonderci il suo sermone moraleggiante, talvolta risultando pesantuccio, per quanto profondo e saggio.
    Anche i Fratelli Karamazov pretendono uno sforzo di attenzione da parte del lettore, che a tratti non è facilmente sostenibile.

    ha scritto il 

  • 5

    I fratelli Askenazi

    Un'esperienza unica,la chiarezza nell'esporre attraverso la vita dei fratelli Askenazi,il modo di vita degli ebrei all'inizio del secolo in piena era industriale nel settore del tessile.Di J Singer am ...continua

    Un'esperienza unica,la chiarezza nell'esporre attraverso la vita dei fratelli Askenazi,il modo di vita degli ebrei all'inizio del secolo in piena era industriale nel settore del tessile.Di J Singer ammiro il suo modo di esporre pregi e difetti del suo popolo,e sicuramente ci insegna a conoscerli meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Il più bel libro che sia mai stato scritto

    Fin dalle prime pagine l'autore dà uno spaccato dell'animo irrequieto e imprevedibile dei personaggi. L'autore va oltre il concetto di coerenza dal punto di vista psicologico, lo supera e riesce a arr ...continua

    Fin dalle prime pagine l'autore dà uno spaccato dell'animo irrequieto e imprevedibile dei personaggi. L'autore va oltre il concetto di coerenza dal punto di vista psicologico, lo supera e riesce a arrivare alla interiorità (un passo ulteriore rispetto al carattere) di ognuno dei fratelli con i loro dubbi, interrogativi e riflessioni esistenziali. Si ha l'impressione di seguire nelle loro vicende persone in carne e ossa, ancora più vere delle persone vere, più vive delle persone vive, con un'anima inafferrabile i cui percorsi mentali sono altrettanto avvincenti che le loro vicende. Ci si chiede davanti a un libro così quanto potrebbe esserci di autobiografico nella descrizione dei tre fratelli, o quanto il padre sia simile al padre di D. Viene voglia di entrare anche nella vita dell'autore e di saperne di più di tutte le sue vicissitudini che probabilmente superano di gran lunga quelle dei suoi personaggi. Basti dire che è stato portato davanti al plotone d'esecuzione e graziato all'ultimo momento quando la condanna è stata commutata ai lavori forzati. Il lettore si sente legato a ogni personaggio, proprio per la possibilità di entrare nei suoi pensieri, desideri e contraddizioni. Man mano che si dipana la storia non è tanto la trama che si snoda ma il mondo interiore dei protagonisti e appare evidente la tensione morale che costituisce la spinta propulsiva di ogni libro di questo autore. L'interesse per la forma o per lo stile è quasi inesistente. Non che stile e forma lascino a desiderare, assolutamente no, ma seguono il dilagare della narrazione e il filo soprattutto mentale della storia. L'autore in maniera piuttosto diretta introduce i suoi personaggi e il loro mondo complicato e contraddittorio. Questo dà anima al romanzo. Credo che si possa arrivare a una simile profondità di pensiero solo con altrettanta sofferenza. Il contenuto di uno dei suoi libri è così tanto e tocca così tanti temi che dare a D. un punteggio di 5 per il contenuto è assolutamente limitativo. Il contenuto tende a infinito. Io credo che la presunta pesantezza dei suoi romanzi dipenda soprattutto dalla difficoltà nel memorizzare i nomi per l'abbondante uso di nomi, nomignoli, diminutivi, vezzeggiativi, patronimici che rendono difficoltoso a chi è alla sua prima lettura capire di chi parla ogni volta. Poi ci si fa l'orecchio e la cosa che disturba tanto la prima lettura passa inosservata.

    ha scritto il 

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