I milanesi ammazzano al sabato

Di

Editore: Rizzoli (su licenza Garzanti)

3.9
(1883)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: A000074707 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Edizione speciale fuori commercio allegata alla rivista Amica n. 32 del 1988
L'edizione si basa su quella Garzanti della collana "I Garzanti"
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  • 4

    Devo dire che "Venere Privata" mi aveva impressionato di più. Qui la vicenda, pur nella sua brutale crudezza, scorre piuttosto linearmente, arrivando a un finale che non lascia pietà nè possibilità di ...continua

    Devo dire che "Venere Privata" mi aveva impressionato di più. Qui la vicenda, pur nella sua brutale crudezza, scorre piuttosto linearmente, arrivando a un finale che non lascia pietà nè possibilità di redenzione.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente perfetto

    ..."il vasto mondo di quella vasta sciagura si vastificava sempre di più..." è scritto solo a pagina 9, ma mi colpisce al cuore e mi innamora di questo poliziesco di 120 pagine che, nella sua crudezza ...continua

    ..."il vasto mondo di quella vasta sciagura si vastificava sempre di più..." è scritto solo a pagina 9, ma mi colpisce al cuore e mi innamora di questo poliziesco di 120 pagine che, nella sua crudezza, nella sua spietatezza, nella sua semplicità, dimostra come si possa scrivere e avvincere il lettore anche con parole di un tempo che fu, proponendo un testo privo di fronzoli e di costruzioni sintattiche ingombranti. Il pensiero corre lesto al "pasticciaccio brutto di via Merulana" (per i curiosi, vedi recensione), assolutamente opposto a questo romanzo, benché quasi contemporaneo, ma indigesto, a tratti incomprensibile, dal finale monco, al punto che ti chiedi "ma è finito così?"
    Scerbanenco fuga ogni dubbio già nel titolo: i milanesi ammazzano al sabato e dunque quando il sabato arriva...
    Nella sua concretezza, semplicemente perfetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo del rimpianto su ciò che avrebbe potuto essere il futuro di Duca Lamberti se il suo creatore non fosse morto improvvisamente, lasciando apertissimo il futuro professionale e umano del medic ...continua

    Il romanzo del rimpianto su ciò che avrebbe potuto essere il futuro di Duca Lamberti se il suo creatore non fosse morto improvvisamente, lasciando apertissimo il futuro professionale e umano del medico-detective.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo vola via veloce è asciutto, a volte crudo, l'A. non divaga mai e corre rapido verso la meta che si prefigge. Milano e le sue giornate grigie sta sullo sfondo tratteggiata sfumata ma ben ric ...continua

    Il romanzo vola via veloce è asciutto, a volte crudo, l'A. non divaga mai e corre rapido verso la meta che si prefigge. Milano e le sue giornate grigie sta sullo sfondo tratteggiata sfumata ma ben riconoscibile, come ben riconoscibile è lo stile milanese di vita. La storia ci conduce nelle campagne tra Lodi e Milano lungo la Via Emilia, le descrizioni sono dettagliate, vi ho riconosciuto molti luoghi, molti colori e molti odori (si perchè in un libro si sentono anche gli odori!!!). Unica pecca per la sottoscritta: un finale forse eccessivamente lungo. Insomma è stata una felice scoperta.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho da poco finito di leggere "I Milanesi ammazzano al sabato" e francamente son rimasto perplesso, innanzitutto più che un giallo mi pare un noir, poi il Duca Lamberti e' un bel personaggio, la donna ...continua

    Ho da poco finito di leggere "I Milanesi ammazzano al sabato" e francamente son rimasto perplesso, innanzitutto più che un giallo mi pare un noir, poi il Duca Lamberti e' un bel personaggio, la donna che lo accompagna ha curiosamente lo stesso nome Livia, della compagna di Montalbano, ma null'altro in comune anzi ha il carattere della Ingrid del Camilleri, ma i personaggi al contorno, sebbene ben disegnati sono degli stereotipi che mi hanno lasciato l'amaro retrogusto del razzismo verso i terroni.

    ha scritto il 

  • 4

    Donatella è una...

    ...splendida donna con l'intelligenza di una bambina di 5 anni, quando scompare misteriosamente il padre sporge denuncia e comincia ad aspettare che la polizia faccia qualcosa, alla fine trova Duca La ...continua

    ...splendida donna con l'intelligenza di una bambina di 5 anni, quando scompare misteriosamente il padre sporge denuncia e comincia ad aspettare che la polizia faccia qualcosa, alla fine trova Duca Lamberti (ex medico ora sbirro) che la trova sì ma ormai morta. Comincia così una indagine per omicidio che porta Lamberti tra prostitute e magnaccia, alla fine ci sarà una vendetta atroce ma che non pacifica niente e nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Ed eccolo, il capolavoro. L'elefantessa: la bellissima Donatella, alta e bionda come una svedese, un profilo antico. Ventotto anni e il cervello di un bambino: sorride a tutti, dice di sì a tutti, per ...continua

    Ed eccolo, il capolavoro. L'elefantessa: la bellissima Donatella, alta e bionda come una svedese, un profilo antico. Ventotto anni e il cervello di un bambino: sorride a tutti, dice di sì a tutti, per strada gli uomini si girano e non la si può tenere. Così il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista spostato in ufficio dalla sua ditta di spedizioni dopo un brutto incidente in Germania, da quando la moglie e la cognata sono morte la tiene chiusa in casa con le persiane chiuse, tra 45 giri di canzonette e bambole. Lavora poco lontano da casa Amanzio, ogni due ore va a controllare che tutto sia a posto, pranzo e cena a casa con la sua bambina, unica distrazione un bicchierino di grappa al bar dietro l'angolo.
    È un milanese lavoratore e ligio al dovere, Berzaghi: «robusto, solido, largo, muscoloso, velloso alle orecchie e alle sopracciglia», con un'aria da «vecchio bellicoso toro bonario». E non vive più da quando Donatella è scomparsa, che a lasciare l'appartamento, chiuso dall'esterno e senza nessuno che avesse le chiavi, non si capisce come abbia fatto.
    Da mesi si rivolge alla polizia e ne ottiene dei vedremo, indagheremo, riferiremo. Con Duca Lamberti la musica cambia e partono le indagini, che setacciano bordelli, case d'appuntamento, alberghi equivoci, luoghi dove ci può essere commercio di sesso. Stavolta l'approccio di Scerbanenco è dolente, straziato, e al tempo stesso calibratissimo: niente balordi psicopatici, piuttosto la banalità del male in scena. Magnaccia piattamente stomachevoli, criminali fai da te che mettono ragazze in strade come altri aprirebbero una panetteria, cumenda che vanno a troie, gente “normale” che cerca di sfruttare ogni'occasione per fare soldi.
    Donatella è stata avviata alla prostituzione. Ma aveva degli attacchi, e allora urlava, invocava il padre, faceva scappare i clienti. E allora tre balordi che pensavano di arricchirsi con lei l'hanno ammazzata e ne hanno bruciato il corpo, in una campagna dalle parti di Lodi.
    Duca Lamberti arriverà ai colpevoli – erano vicini, vicinissimi al vecchio Berzaghi, insospettabili e cordiali – un attimo dopo il vecchio. Che ha tutto il tempo di cercarli e trovarli perché è sabato, e di sabato a Milano non si lavora, ha avuto una soffiata, farà un massacro.
    Un noir che resta impresso a lungo, con il suo impasto di pietas ed esattezza dei particolari, con il suo strazio per gli agnelli che vanno al macello.

    ha scritto il 

  • 3

    Coinvolgente, ben studiato, con retrogusto di wtf

    Non conoscevo Scerbanenco e ho avuto l'impressione che avrei fatto meglio a iniziare dal primo romanzo di questa serie poliziesca.
    Quando si prende una serie a metà si ha a volte l'impressione di part ...continua

    Non conoscevo Scerbanenco e ho avuto l'impressione che avrei fatto meglio a iniziare dal primo romanzo di questa serie poliziesca.
    Quando si prende una serie a metà si ha a volte l'impressione di partecipare a una festa nella quale gli invitati si conoscono tutti fra di loro, e tu sei l'unico a non far parte della compagnia.

    Mi viene da dividere questo romanzo in tre parti: la prima con la presentazione del contesto, dei personaggi e del fatto. Molto interessante e appassionante.
    La seconda con lo sviluppo della trama, che mi è piaciuta molto nonostante qualche semplificazione di troppo dei personaggi secondari.
    La terza parte, infine, in cui Scerbanenco *sbrocca completamente*; o il suo editor va in vacanza; o più probabilmente Scerbanenco e l'editor vanno a ubriacarsi insieme in una taverna e lì finiscono il romanzo.

    Non per la storia in sé, per lo stile.

    Questa parte finale è una carrellata di luoghi comuni su settentrionali, meridionali, neri. Il milanese preciso e dedito al lavoro come solo i milanesi sanno fare. Il calabrese truffaldino e maligno come solo i calabresi sanno essere, e così via.

    Fino alla fine ho voluto cogliere in tutto questo un'ironia di fondo, magari il tentativo di presentare una visione del mondo caricaturalmente semplificata per poi rovesciarla.

    E invece no, niente ironia.

    Sono contenta di averlo letto e forse riproverò col primo della serie, ma forse no.

    ha scritto il 

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