I miserabili

Di

Editore: Mondadori

4.5
(4439)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1405 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese , Svedese , Olandese , Turco , Polacco , Ungherese , Ceco

Isbn-10: 880443368X | Isbn-13: 9788804433682 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook , Non rilegato , Tascabile economico , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

Ti piace I miserabili?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Un capolavoro. Sono d'accordo con altri utenti nel dire che certe digressioni storiche sono un po superflue, ma questo libro contiene decine di pagine di altissima letteratura, emozionanti, spiazzanti ...continua

    Un capolavoro. Sono d'accordo con altri utenti nel dire che certe digressioni storiche sono un po superflue, ma questo libro contiene decine di pagine di altissima letteratura, emozionanti, spiazzanti ed altamente morali. La lunga lettura vale veramente la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante le lunghe digressioni storiche e/o descrittive e/o filosofeggianti che interrompono il ritmo della narrazione, questo è l'unico libro che sia riuscito a farmi commuovere. I personaggi vengo ...continua

    Nonostante le lunghe digressioni storiche e/o descrittive e/o filosofeggianti che interrompono il ritmo della narrazione, questo è l'unico libro che sia riuscito a farmi commuovere. I personaggi vengono descritti magistralmente in ogni loro aspetto e seguendone l'evoluzione nel corso della storia. Come in "Notre Dame de Paris", ogni storia è intrecciata ad un'altra in modo sorprendente e talvolta imprevedibile. Questa è essenzialmente la storia di Jean Valjean, dall'inizio alla fine, e Victor Hugo riesce a far innamorare il lettore di questo e di altri personaggi.
    "Morire non è terribile, terribile è non vivere"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    I miserabili (lettori)

    Da colui che è stato indicato come lo "Shakespeare del romanzo" mi sarei aspettato molto di più. Cinque parole per descrivere l'esperienza de "Les Misérables": tanto fumo e poco arrosto. Victor Hugo, ...continua

    Da colui che è stato indicato come lo "Shakespeare del romanzo" mi sarei aspettato molto di più. Cinque parole per descrivere l'esperienza de "Les Misérables": tanto fumo e poco arrosto. Victor Hugo, durante il suo esilio, quale poeta vate di Francia, ha intenzione di produrre la summa delle miserie di tutto il XIX secolo, ma la narrazione raggiunge picchi melodrammatici uniti a considerazioni filosofiche disorganiche e forzate tali da annullare anche il più evidente dei pregi.
    Questa è una storia di redenzione, una storia con dei buchi nella trama, però. Perché Javert si affanna a rincorrere Jean Valjean come un disgraziato per tutta la Francia, se il signore ha già scontato la sua pena?
    A parte la storia in sé, un difetto che Hugo è andato nel tempo ad accentuare è, come ho scritto, usare toni melodrammatici troppo frequentemente: le emozioni sono talmente gonfiate ed esasperate che, a mio parere, non risultano più credibili.
    Anche lo stile presenta pecche evidentissime. Il difetto, che diventa una sorta di "marchio di fabbrica" risalente a "Notre-Dame de Paris", ovvero l'autore che si pone domande e risposte da solo, è qui più che mai usato a iosa; questo non permette più un dialogo con il lettore, perché diventa semplicemente un monologo (oltre a ottenere un fastidioso effetto ping-pong): oltretutto, le domande che si pone Hugo potrebbero non essere le stesse che si porrebbe il lettore; tra l'altro, tali domande sono molto spesso unite a rimandi letterari eruditi, che il comune mortale non potrà mai catturare: Plauto? E chi è costui? Un altro terribile difetto è la struttura generale del libro: infatti, i libri, che suddividono l'opera, sono caratterizzati da narrazione e da considerazioni filosofiche; ora, monsieur Hugo non ha fatto tesoro degli errori nei romanzi precedenti, anzi, è peggiorato: non solo vi sono libri filosofici, posti fra quelli narrativi, che spezzano il ritmo della storia, ma moltissime digressioni a carattere riflessivo sono posti all'interno degli stessi libri narrativi. E' cosa comunemente accettata che la caratteristica portante di un romanzo è la capacità da parte del lettore di immedesimarsi nella storia: ma se il testo non è limpido, se lo scrittore si mette sempre in mezzo, sempre pronto a indicarci e spiegarci qualsiasi cosa, come se fossimo bambini scemi, come posso immedesimarmi? Tanto meno leggermi un saggio, a questo punto. Perciò, mi sono dovuto sorbire tutte le lagne su quanto il monachesimo faccia schifo, su quanto la monarchia sia brutta, etc. Era così difficile rappresentare le monache intente a compiere violente mortificazioni della carne e la Guardia Nazionale intenta a commettere soprusi? Che gli scrittori in erba tendano l'orecchio. Vi sono due modi per comunicare efficacemente un'idea: un metodo pigro e forzato, che causa un'evidente stonatura nel ritmo della narrazione (dicasi "Metodo Hugo") e uno integrato nella storia, armonizzato, appena percettibile e intuitivo (dicasi "Metodo Flaubert"). In sostanza, nessuna polifonia, l'unico pensiero dominante è quello dell'autore, senza preoccuparsi di approfondire i punti di vista dei personaggi, con i rivoluzionari e i miserabili buoni e i monarchici e aristocratico cattivi: e diciamo addio anche alla verosimiglianza. Perciò, non mi sono immedesimato in nessun luogo e in nessun personaggio, dato che sono stato buttato fuori a calci a suon di "Ho ragione io e tutti gli altri hanno torto".
    Questa scrittura torbida mette in ombra anche gli elementi della trama più appassionanti, come la lotta sulle barricate: questa è descritta in modo decente, solo che la narrazione nel suo insieme non è armonica; questa impostazione mi ha confuso non poche volte. Non sono l'unico a considerare di bassa qualità della prosa di Hugo: all'uscita del romanzo, il giornalista Louis Veuillot parla di uno stile "detestabile".
    I personaggi non sono tutti quanti adeguatamente messi sulla scena: vi sono alcuni, naturalmente importanti, che godono di una profondità maggiore delle altre, arrivando a essere semplici contorni di sfondo; no, ogni persona, per quanto sia determinante in una storia, ha una sua personalità specifica, frutto di un'esperienza personale del tutto differenziata dalle altre: dov'è la polifonia, quando serve? Si passa dalla figura tormentata di Jean Valjean (il cui picco più che accettabile è rappresentato in "Anima in tempesta"), quella controversa di Javert (la cui personalità non è stata del tutto approfondita - persino la sua valenza tragica viene liquidata in una decina di pagine, nella scena del suicidio), quella abbandonata di Fantine (che, nonostante tutta la sua drammaticità più che verosimile - che ho sinceramente apprezzato - non gode di un'evoluzione psicologica entusiasmante), quella del duo comico dei Thérnardier e quelle più o meno piatte di altri quali Cosette e Marius. Un paio di parole su Gavroche ed Eponine: la carica tragicomica del primo è stata sinceramente usata bene, anche la personalità della seconda è interessante. Ho apprezzato anche la rappresentazione realistica del lessico sanguigno dei cittadini di Parigi (impossibile da individuare senza le utilissime note).

    Un romanzo ricco di potenzialità, che sono state gettate al vento da uno stile pessimo; un tentativo malriuscito di denuncia, che diventa un tentativo forzato di inculcare un pensiero estraneo.

    ha scritto il 

  • 2

    Il fatto che abbia impiegato più di un anno nel leggerlo la dice lunga. Solo la mia testardaggine mi ha portato a non abbandonarlo.
    La storia nuda e cruda sarebbe anche bella e appassionante ma il con ...continua

    Il fatto che abbia impiegato più di un anno nel leggerlo la dice lunga. Solo la mia testardaggine mi ha portato a non abbandonarlo.
    La storia nuda e cruda sarebbe anche bella e appassionante ma il contorno creato è di una palla pazzesca e rende il libro a mio modo di vedere poco fluido.

    ha scritto il 

  • 5

    Che esperienza!

    L'avevo conosciuta per la prima volta tanti anni fa e già me ne ero innamorato, ma non credo troppo nei colpi di fulmine quindi avevo cercato di dimenticarla.

    Invano.

    Nel corso degli anni la guardavo ...continua

    L'avevo conosciuta per la prima volta tanti anni fa e già me ne ero innamorato, ma non credo troppo nei colpi di fulmine quindi avevo cercato di dimenticarla.

    Invano.

    Nel corso degli anni la guardavo da lontano, sempre irraggiungibile, sempre con desiderio, ma non osavo rimettermi in contatto con lei, forse un po' mi metteva in soggezione per la sua bellezza.

    Quando ho finalmente deciso di riavvicinarmi a lei, ho sentito di nuovo quell'emozione inconfondibile, così forte, quell'attrazione irresistibile. Fin dall'inizio è stata perfetta, interessante, ironica, tenera, profonda, con un gran carattere, decisa, ferma, senza incertezze. E poi è bella, è proprio bella.

    Mi ha fatto vivere una esperienza unica, indimenticabile, emozioni mai provate. Anche se è difficile conoscerla a fondo perché è tutta da scoprire e probabilmente ci sono aspetti che non coglierò mai.

    Non è complicata, in realtà. Se la tratti con attenzione, se cerchi di conoscerla in profondità e non ti fermi alla superficie, se la rispetti… allora ti riconcilia con il mondo, ti perdona la tua piccolezza e ti tiene per mano.

    Ecco, conoscere quest’Opera mi ha riconciliato con la letteratura, che negli ultimi tempi mi sembrava a volte un po' "stanca".
    (Ri)Leggere i Miserabili è stata una esperienza meravigliosa.

    Che dire d'altro?

    ha scritto il 

  • 2

    Un composto indigesto

    Quando Manzoni pubblico' Fermo e Lucia lo definì un composto indigesto e procedette alle due revisioni del 27 e del 40 per avere un romanzo storico equilibrato ,strutturalmente bilanciato,con due digr ...continua

    Quando Manzoni pubblico' Fermo e Lucia lo definì un composto indigesto e procedette alle due revisioni del 27 e del 40 per avere un romanzo storico equilibrato ,strutturalmente bilanciato,con due digressioni importanti( il tumulto del pane e la peste) contenute in pochi capitoli e perfettamente calibrate rispetto alla storia conduttrice di Renzo e Lucia . Il risultato è un magnifico romanzo ottocentesco,mortificato da obblighi scolastici,ma acutissimo nelle descrizioni psicologiche ( una per tutte l'animo degli adolescenti nella ricostruzione della vita della monaca di Monza )interessante nelle rievocazioni storiche,appassionante nella storia d'amore,divertente per l'umorismo di pagine memorabili su don abbondio e perpetua
    Tutto questo per dire cosa? Che il romanzo di Manzoni e ' un capolavoro ( spesso sottovalutato da noi italiani abilissimi a denigrare i nostri e a entusiasmarci per gli stranieri) i miserabili è' un composto indigesto
    La storia di Cosetta e Valjant sparisce per centinaia di pagine di digressioni sul fenomeno dei bambini di strada,su Luigi Filippo,su la differenza tra le barricate del 1832 e quelle del 1848, per poi ricomparire brevemente e essere inghiottita nuovamente nelle vicende dei giovani rivoluzionari
    Io non sono esperta di letteratura francese,se da tutti i critici è' ritenuto un capolavoro sarà vero,per me ,una bella risciacquatura nella Senna avrebbe giovato

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Vero “mattone” di romanzo storico, a mio giudizio un gradino sotto I promessi sposi e Il Conte di Montecristo, alcune digressioni e approfondimenti veramente prolissi che spezzano eccessivamente il ri ...continua

    Vero “mattone” di romanzo storico, a mio giudizio un gradino sotto I promessi sposi e Il Conte di Montecristo, alcune digressioni e approfondimenti veramente prolissi che spezzano eccessivamente il ritmo della narrazione (un intero libro sull’argot!), come anche alcuni personaggi (ad esempio i due figli minori dei Thénardier) di cui si poteva benissimo fare a meno, il tutto per circa 100-150 pagine che avrebbero potuto essere tagliate senza nulla togliere al valore dell’opera, anzi.
    Resta comunque un libro maestoso, che tutto sommato non rimpiango di aver letto in età adulta anziché in terza media, quando ero stato dissuaso dalla professoressa di italiano, perché penso di averlo gustato meglio, anche grazie alla precedente visione del film del musical, che non ha tolto quasi niente alla sorpresa della narrazione.
    Una storia epica, con una grande figura centrale, quella dell’ex forzato Jean Valjean, o papà Madeleine, o signor Fauchelevent, a seconda delle identità vestite per poter prendersi cura degli altri, in particolare della piccola Cosette, per adempiere la sua missione di redenzione dopo il provvidenziale incontro con il vescovo Myriel a Digne, altra grande figura, assieme a quella dell’antagonista principale, il mastino Javert.
    Sicuramente uno di quei libri da leggere almeno una volta nella vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Film e romanzo

    Ho letto questo romanzo dopo aver più volte visto il film che mi ha acceso la curiosità. Come spesso accade nelle trasposizioni cinematografiche, ci sono parecchie differenze, a mio parere anche impor ...continua

    Ho letto questo romanzo dopo aver più volte visto il film che mi ha acceso la curiosità. Come spesso accade nelle trasposizioni cinematografiche, ci sono parecchie differenze, a mio parere anche importanti. La figura di Mario, il "fidanzato" di Cosette ad esempio. Mentre nel film è descritto come un capo rivoluzionario, nel romanzo ci capita quasi per caso, nel desiderio di morire perché ha perso la sua amata.
    Anche Cosette è diversa e, direi, deludente. Descritta da Hugo come una donna banderuola e ingenua, troppo ingenua, che vive con e per Valjan finchè c'è lui poi con e per Mario quando ne diventa la sposa. Diversa dalla ragazza che ha una sua volontà e un suo progetto di vita.
    Non ho particolarmente amato il suo personaggio.
    La scrittura di Hugo è meravigliosa. Sa descrivere un carattere o un evento in due parole fulminanti, così come a volte si dilunga con pagine e pagine di aggettivi per meglio far comprendere ciò che vuole dire. Ammetto di aver saltato qualche riga dopo aver afferrato il senso del discorso. La battaglia di Waterloo è un esempio di tale ridondanza. Troppo lunga la descrizione che ne risulta comunque caotica. Lui stesso ammette di averci capito ben poco.
    Nel complesso è un romanzo da rileggere e che consiglio perché ancora attuale come è d'obbligo che sia un Classico.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per