I misteri di Parigi

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.8
(160)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1144 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8817014621 | Isbn-13: 9788817014625 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Né l'editore né lo stesso autore si attendevano, all'uscita de "I misteri di Parigi", lo sconvolgente successo che tutta la Francia - e poi tutta l'Europa - tributarono a Eugène Sue, che aveva ambientato negli inferi parigini un romanzo d'appendice: era invece un thriller ante litteram. Qualunque lettore si appassiona irresistibilmente alle gesta del principe Rodolphe di Gerolstein che cerca sua figlia Fleur-de-Marie. Da un tale successo il "genere popolare" s'impose nella cultura e dell'editoria del tempo, e scrittori come Balzac, Hugo e Dumas affidarono a questo genere i loro libri.
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  • 3

    Un classico romanzo d'appendice ben scritto e dalla storia interessante. Tante e varie le anime disperate coinvolte in misteri, intrighi e segreti che alla fine si sciolgono tutti. Le riflessioni di ...continua

    Un classico romanzo d'appendice ben scritto e dalla storia interessante. Tante e varie le anime disperate coinvolte in misteri, intrighi e segreti che alla fine si sciolgono tutti. Le riflessioni di Sue sulla società, la giustizia, la sanità e soprattutto la moralità cattolica del tempo sono a volte anche interessanti e non appesantiscono troppo la storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Piccola storia del romanzo d'appendice. Non tutte bufale.

    1836 - Il Circolo Pickwick
    1937 - Oliver Twist
    1842 - I misteri di Parigi
    1844 - I tre moschettieri
    1845 - 20 anni dopo
    1846 - Il conte di Montecristo
    1847 - Il Visconte di Bragelonne
    1849 - David Cop ...continua

    1836 - Il Circolo Pickwick
    1937 - Oliver Twist
    1842 - I misteri di Parigi
    1844 - I tre moschettieri
    1845 - 20 anni dopo
    1846 - Il conte di Montecristo
    1847 - Il Visconte di Bragelonne
    1849 - David Copperfield
    1856 - Madama Bovary
    1862 - Capitan Fracassa
    1865 - Guerra e pace
    1866 - Delitto e castigo
    1879 - I fratelli Karamazov
    1883 - La freccia nera
    1888 - i miserabili e .... PINOCCHIO!
    --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
    I misteri di Parigi possono rientrare in questo elenco solo classificandolo come libro umoristico.
    Infatti la forzatura dei caratteri e delle situazioni, i buoni sono angelicamente buoni ed i cattivi diabolicamente cattivi, senza vie di mezzo, rende inaccettabile al nostro apprezzamento questo libro, pur non privo di meriti.
    Non oso sostituirmi alla dotta Introduzione e Commento di Umberto Eco, ma per chi non possiede questo libro con la sua Introduzione, aggiungerò mie considerazioni (che non sono in contrasto con quelle di Eco).
    In negativo solo quello che ho già detto: pubblicato come il primo ( in Francia ) romanzo diretto al pubblico di massa, quale fu il romanzo di appendice, dovette adattarsi al gusto ed alle aspettative di questo pubblico, che allora, molto più di oggi, non era abbastanza acculturato da apprezzare la buona letteratura. Inoltre, poiché il romanzo era pubblicato a puntate settimanali, come 'appendice' di un giornale, doveva terminare ogni puntata con una situazione di suspance o con un colpo di scena. Questo ed il grande successo che impediva la cessazione della pubblicazione, giustifica le decine di vicende che si intrecciano, fino a fornire materiale per 10 libri diversi (1200 pagine !).
    I meriti del libro sono almeno tre.
    L'ottimo livello della prosa, che si apprezza maggiormente nelle descrizioni fuori dall'azione drammatica: le passeggiate nei campi o per le vie di Parigi; le descrizioni degli ambienti; il ritratto dei personaggi.
    Altro elemento fondamentale è la descrizione degli usi e costumi dell'epoca, specialmente dei poveri; degli alloggi, degli attrezzi e dei mestieri. Insomma della antropologia culturale di Parigi nel 1830-40.
    E per finire l'incredibile trama, intreccio senza fine delle vite di una cinquantina di personaggi principali che si incontrano e si lasciano nelle più imprevedibili situazioni dall'inizio alla fine del libro.
    In ultimo ( prelevo da Eco ) l'introduzione nella storia della letteratura popolare del SUPERUOMO, cioè del deus ex-machina che soccorre i deboli, sana tutte le ingiustizie, e punisce i colpevoli, come in seguito faranno Edmondo Dantes, Jean Valjean ed i Tre Moschettieri ed il mio contemporaneo Superman.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande noir

    Questo libro,stupendo per più di mille pagine,si è giocato il voto massimo negli ultimi paragrafi,costellati da così tante melensaggini e leziosità da poter fare impallidire persino Dickens.
    Per il re ...continua

    Questo libro,stupendo per più di mille pagine,si è giocato il voto massimo negli ultimi paragrafi,costellati da così tante melensaggini e leziosità da poter fare impallidire persino Dickens.
    Per il resto però c'è tutto quello che cerco in un libro: avventura,storie avvincenti,trame parallele splendidamente orchestrate.
    Per concludere quindi consiglio la lettura a chi,come me,ama i romanzi ottocenteschi

    ha scritto il 

  • 5

    Una grande sorpresa la cui mole non deve scoraggiare il lettore in quanto il racconto tiene sempre con il fiato sospeso: molti sono i misteri, pressoché tutti vengono risolti o svelati. Splendido quad ...continua

    Una grande sorpresa la cui mole non deve scoraggiare il lettore in quanto il racconto tiene sempre con il fiato sospeso: molti sono i misteri, pressoché tutti vengono risolti o svelati. Splendido quadro della Parigi di metà '800 nel quale si muovono personaggi delineati a tutto tondo e imperversa la lotta tra il Bene ed il Male che vede di solito trionfare il primo sul secondo anche se poi in qualche caso un destino avverso ci mette decisamente del suo.

    ha scritto il 

  • 2

    Dopo qualche centinaio di pagine mi sono fermata. I Misteri di Parigi, mi sono accorta, non mi interessa. Nonostante la mole immensa, non è una lettura difficile, al contrario: il suo difetto è la tro ...continua

    Dopo qualche centinaio di pagine mi sono fermata. I Misteri di Parigi, mi sono accorta, non mi interessa. Nonostante la mole immensa, non è una lettura difficile, al contrario: il suo difetto è la troppa scorrevolezza. Chi ha letto Hugo si sente su un terreno familiare, quello dei lunghi romanzi ottocenteschi dove i personaggi - il principe generoso, la fanciulla perduta, il bandito crudele, il monello dei bassifondi - si incontrano sempre per un caso miracoloso, e sempre i figli ritrovano genitori perduti nella prima infanzia, e viceversa. Ma Hugo è immenso, e Sue no. In Sue non c'è nemmeno l'ombra della saggezza, della profondità di pensiero, dello sguardo limpido e acuto, che Hugo distende fra una pagina e l'altra. In Sue ci sono solo i buoni e i cattivi, e tutto va come ci si aspetta che vada. Anche volendosi accontentare del semplice piacere della lettura, in Sue non si trova niente di paragonabile alle straordinarie trovate narrative di Hugo, ai bambini che dormono negli elefanti, ai malvagi appesi alle guglie di Notre Dame, alle suore prostrate per tutta la notte in misteriosissime cappelle, alle penitenti rinchiusesi a vita in una cella, e di tutte le invenzioni curiose e indimenticabili che costellano i romanzi di Hugo.
    La mia impressione è quindi che non sia una lettura importante.
    Il mio, però, è il giudizio di chi si è fermato a pagina 376.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro, appassionante nonchè scorrevole.
    Le mie critiche sono nella sua lunghezza, ho l'impressione di aver impiegato anni a leggerlo, e nell'essere in certi passaggi troppo romanzato e irrealis ...continua

    Un bel libro, appassionante nonchè scorrevole.
    Le mie critiche sono nella sua lunghezza, ho l'impressione di aver impiegato anni a leggerlo, e nell'essere in certi passaggi troppo romanzato e irrealistico per i miei gusti, un po' troppo "il bene vince sempre sul male".
    La story-line che ho aprezzato di più è quella che segue le vicende del Principe e i personaggi più ricchi, mentre
    il personaggio che ho tollerato meno, soprattutto per quanto riguarda il nauseante epilogo (che poi, secondo me, sfocia nell'assurdità), è Fleur-de-Marie.

    ha scritto il 

  • 4

    Da leggere

    Visto il tempo che ho impiegato per terminarlo, non ricordo più bene nemmeno le sue fasi iniziali.
    La storia è subito avvincente e coinvolgente sia sul piano della stretta narrativa che su quello dei ...continua

    Visto il tempo che ho impiegato per terminarlo, non ricordo più bene nemmeno le sue fasi iniziali.
    La storia è subito avvincente e coinvolgente sia sul piano della stretta narrativa che su quello dei contenuti politico-sociali. Alla lunga alcuni personaggi sono avvolti da un alone forse troppo spesso di buonismo e risultano un pò troppo dolci.
    Nel complesso è un bellissimo romanzo che propone anche delle interessanti tesi da un punto di vista socio-politico appunto, quasi un manifesto contro l'avarizia e la perversione a favore dell'impegno sociale delle classi più abbienti a favore di quelle più disagiate. I personaggi sono belli e affascinanti se positivi quanto brutti e indisponenti quando negativi. Viene usata in qualche modo la tecnica della punizione per contrappasso, ma questo strumento viene utilizzato anche per premiare quei personaggi che si sono distinti non per i loro difetti ma per le loro qualità. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Le origini dei grandi capolavori

    Rodolfo, il protagonista, racchiude l'animo buono di Jean Valjean e il desiderio di giustizia di Edmond Dantes. Sembra evidente come i grandi capolavori, quali "I Miserabili" e "Il conte di Montecrist ...continua

    Rodolfo, il protagonista, racchiude l'animo buono di Jean Valjean e il desiderio di giustizia di Edmond Dantes. Sembra evidente come i grandi capolavori, quali "I Miserabili" e "Il conte di Montecristo", abbiano tratto ispirazione da questa incantevole storia, perfezionandola e arricchendola. Eugenie Sue, diciamola tutta, manca del tocco descrittivo di Hugo ed è carente dello spirito ironico e accattivante di Dumas. Non possiamo fargliene una colpa. Nonostante ciò si legge molto scorrevolmente, al punto che le cose sembrano andare anche troppo di fretta.

    ha scritto il