I passi perduti

Di

Editore: Sellerio di Giorgianni

4.0
(75)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8838911711 | Isbn-13: 9788838911712 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Morino

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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  • 5

    Alejo Carpentier nacque a La Habana nel 1904 da madre russa e padre francese.
    I genitori giunsero alle Antille nel 1902 e, in seguito, si trasferirono a Cuba.
    Il giovane Alejo abbandonò gli studi di a ...continua

    Alejo Carpentier nacque a La Habana nel 1904 da madre russa e padre francese.
    I genitori giunsero alle Antille nel 1902 e, in seguito, si trasferirono a Cuba.
    Il giovane Alejo abbandonò gli studi di architettura all’età di diciassette anni, per dedicarsi al giornalismo e, nel 1924, fu capo redattore della rivista Carteles. Nel 1927 venne incarcerato per aver firmato un manifesto contro il dittatore Machado, si rifugiò in Francia nel 1928 e, dopo aver soggiornato in Venezuela, rientrò in patria e ottenne dal governo di Fidel Castro incarichi diplomatici e culturali. Alejo Carpentier non fu solo scrittore e giornalista, ma anche raffinato critico musicale, musicologo, autore di balletti e libretti d’opera e del saggio “La Musica a Cuba”, frutto di un’imponente ricerca di archivio e pubblicato nel 1946.
    Nel 1977 fu insignito del premio Cervantes, morì a Parigi nel 1980.

    Un breve rimando biografico per un autore che amo molto leggere e che ho sempre ammirato per erudizione e cultura, anche musicale. Tutto questo emerge dai suoi romanzi, li arricchisce ed è cifra che contraddistingue la sua raffinata scrittura. A lui la critica letteraria attribuisce la definizione del “reale meraviglioso”. Nel prologo del suo romanzo Il Regno di questa Terra (1949) scrive:”…molti dimenticano, travestendosi da stregoni a buon mercato, che il meraviglioso si manifesta in modo inequivocabile quando sorge da una inaspettata alterazione della realtà, da una illuminazione inabituale, o singolarmente propizia delle scale e categorie della realtà, percepite con una intensità particolare grazie a una esaltazione dello spirito che lo porta a una specie di “ stato limite”[…] Tutto ciò mi è diventato particolarmente evidente quando sono stato ad Haiti: sono entrato in contatto con qualcosa che potremmo chiamare il “reale meraviglioso”. [Rosalba Campra- L’America latina l’identità e la maschera- Ed. Meltemi, pag. 66]. Detto per inciso, testo critico di perfetta penetrazione della materia, quello scritto da Rosalba Campra. Altro testo decisivo per formarsi un’idea dell’autore e, più in generale, della letteratura latino americana è quello di Francesco Varanini che, a proposito dell’opera di Alejo Carpentier, presenta un capitolo ricchissimo, abbinato, in ogni senso, all’imponente figura letteraria e poetica di Lezama Lima. Ritengo sia molto interessante leggerlo perché entrambi i modi letterari dei due autori, illuminano e accentuano due aspetti della scrittura e del sentire il materiale letterario che sono opposti ma complementari e vanno ad arricchire quello che Varanini, con acume, definisce il contrappunto cubano dell’eccesso e della regola.

    Los pasos perdidos invece è sentire che trabocca in parola e vedere che si trasforma in osservazione.
    Questa lettura mi ha molto emozionata e commossa, mi ha lasciato un senso di pacifica malinconia contenuta da una scrittura sincera e palpitante.
    “Non sono qui per pensare. Non devo pensare. Devo prima di tutto sentire e vedere. E quando si passa dal vedere al guardare, luci strane si accendono e tutte le cose acquistano una voce”.

    La musica è sempre presente e lo è come una forma di amore ed emerge da un silenzio profondo e ombelicale che aderisce come pelle alla Selva Madre.
    “ SILENZIO è parola del dizionario. Essendomi occupato di musica, l’ho usata più degli uomini di altre professioni. So come ci si può servire utilmente del silenzio, come si misura, come si inquadra. Ma ora, seduto su queste pietre, il silenzio è vivo: è venuto da una lontananza tanto infinita, è denso di tanti altri silenzi che in esso la parola risuonerebbe con un fragore cosmico”.

    La Selva Madre che non è paradiso perduto, ma progressiva riscoperta del sé e rivendicazione del Caos come matrice e generatore di vita. Immagine mitica dell’incontro dell’uomo con il suo sé più profondo attraverso la Natura. Ritornare sui propri passi significa perdere la possibilità di entrare da questa porta per sempre, significa dichiarare il proprio fallimento.
    In questo romanzo che è anche il suo luogo autobiografico, l’autore confessa la sua impotenza: è impossibile tornare all’età dell’oro, è impossibile saldare vita e sogni. L’uomo lotta con la natura e con il fato ed è sconfitto. L’eroismo sta nel sopravvivere al fallimento elaborando la realtà, le contraddizioni e la nostra natura di uomini vulnerabili.

    “Ma subito ci venne incontro una notte più profonda, una notte che ci dominò coi suoi valori di silenzio, con la solennità della sua immanenza carica di stelle. […] Un suono ci fece fermare meravigliati e dovemmo più volte riprendere il cammino e fermarci di nuovo, prima di capire il mistero di quella meraviglia: i nostri passi risuonavano sul marciapiede opposto”.

    ha scritto il 

  • 5

    Carpentier, cubano naturalizzato e fervente castrista, secondo alcuni fondatore del realismo magico, musicofilo e affascinato dall'Africa, sensibilità europea (rilievo che non avrebbe affatto gradito) ...continua

    Carpentier, cubano naturalizzato e fervente castrista, secondo alcuni fondatore del realismo magico, musicofilo e affascinato dall'Africa, sensibilità europea (rilievo che non avrebbe affatto gradito), una delle penne più sorprendenti in cui mi sia imbattuto di recente. Al momento ho letto solo questo romanzo, il che di norma sarebbe un po' poco per sperticarsi in elogi, ma questo romanzo non è poco per niente, e spero prima o poi di approfondire la conoscenza dell'autore con Il secolo dei lumi, scritto una decina d'anni dopo e che in molti giurano ben più estremo dei I passi perduti. Prosa barocca? Non sia mai, per lo meno non qui. A sentir dire barocco, si va quasi istintivamente a pensare allo sperpero, all'eccesso, a un surplus di parole estetizzanti, nel caso di un libro, che in niente gioverebbero alla fluidità dell'intreccio, al parlar dritto, all'arrivare al punto senza perdersi in chiacchiere. Ne I passi perduti di parole ce ne sono tante, innegabile, ma non una è sprecata e il ritmo è ipnotico, altro che sbadigli, una lenta deflagrazione che dall'ombra pesta delle prime pagine scoppia a un certo punto in un lampo accecante, per poi tornare ombra, ma con la memoria del lampo che fu. E la storia? La storia c'è tutta. Si parte da un musicista e musicologo svendutosi al mercato e alla malinconia di un matrimonio con un'attrice assente. La sua amante velleitaria e pseudo-intellettuale è l'unica consolazione, con lei s'accoppia e regge il moccolo a una vita sepolta. Finchè, in uno slancio poco convinto, si arrende a una richiesta accademica e parte per l'Amazzonia alla ricerca di certi arcaici strumenti musicali. E' con l'amante che parte, perché fra le nevrosi della città lei è la sua unica boccata d'ossigeno, ma non ci mette molto a capire che più ci si avvicina al cuore della foresta, più la donna si sente come un pesce fuor d'acqua, mondana e metropolitana com'è. Lui al contrario va rigenerandosi via via che il mondo degli uomini si fa più primitivo, tanto da perdere di vista i piccoli scopi dell'accademia e innamorarsi di un'indigena, di un amore appassionato quanto privo di fronzoli, tanto da salutare senza rimpianti l'amante, quando malata se ne torna a casa togliendo il disturbo. Ecco che risentirà l'arte pulsargli dentro come un'urgenza, ecco che comporrà un'opera unica, completamente folle e altrettanto geniale, ecco che tenterà di fondersi nella realtà di un remoto insediamento ed ecco, ahilui, che per ragioni turpi quanto ovvie sarà costretto a tornare al mondo evoluto (e già morto) da cui è partito. Ma dopo aver sistemato certe faccende, tenterà con tutte le sue forze di tornare nel cuore della foresta, nell'unico luogo in cui si sia mai sentito se stesso. Illusione? Questo striminzito riassunto senza sbocchi non dice ovviamente nulla della grandezza dell'opera, ne è a malapena l'ossatura, ma è chiaro che se ad averne fatto un romanzo fosse stata la penna sbagliata, ne sarebbe venuta fuori una poltiglia new-age, un idealizzante e didascalico ricettario del ritorno alla natura, e quello sì sarebbe stato sfiancante e insopportabile. Invece ci si è messo Carpentier, e se il risultato non è un capolavoro pochissimo ci manca.

    ha scritto il 

  • 3

    Hacía cuatro años y seis meses que no había vuelto a ver la casa de columnas blancas

    Los pasos perdidos es una de las novelas más famosas de Alejo
    Carpentier, con la que cierro trilogía de obras archimegagigaalabadas del mismo, junto con El discurso del método y El siglo de las luces. ...continua

    Los pasos perdidos es una de las novelas más famosas de Alejo
    Carpentier, con la que cierro trilogía de obras archimegagigaalabadas del mismo, junto con El discurso del método y El siglo de las luces. Novela de realismo mágico en un estado algo más primitivo -no en el sentido de basto- que las de García Márquez (aquí los fantasmas más bien se presienten, no 'acontecen') es, de nuevo, un gran ejercicio de lenguaje barroco y erudición bestial por parte de Carpentier. Esto le da juego al plasta del editor de Cátedra para poner miles de odiosas notas al pie de página, la mayoría de ellas innecesarias cuando no absurdas (abundan las que son tipo 'no hemos encontrado a qué se refiere Carpentier con esto', como si entonces no fuera directamente estúpida esa nota y de paso invalidara el espíritu que alienta a las demás). Superado este escollo, el libro narra la historia de un hombre que viaja en busca de instrumentos musicales primitivos a una selva de Sudamérica en un país no mencionado. En realidad se trata de la historia de
    un hombre de cultura que cree irse despojando de ella mientras vuelve a la naturaleza; el personaje va desgranando sus mitos culturales, retrocediendo en ellos en historia y en formas, pero interpretando la naturaleza en base a esos mitos, fracasando en su empeño de intentar entenderla al, por así decirlo, equivocar la metodología. Carpentier desmonta así, con cierta brillantez, pero también algo de pesadez, determinadas ideas románticas de
    vuelta a una naturaleza que el hombre moderno no es capaz ya de entender. A la novela le falta el sentido del humor que tiene El discurso del método y la ligereza con que se lee El siglo de las luces, que sigue pareciéndome lo mejor de este autor (y una de las mejores novelas en español que haya leído nunca).

    ha scritto il 

  • 4

    Carpentier è uno scrittore difficile e barocco, e il pregio di questo romanzo è che i periodi non ti lasciano senza fiato come in altri suoi scritti. Il difetto è che è un romanzo a tesi, perciò la ca ...continua

    Carpentier è uno scrittore difficile e barocco, e il pregio di questo romanzo è che i periodi non ti lasciano senza fiato come in altri suoi scritti. Il difetto è che è un romanzo a tesi, perciò la caratterizzazione dei personaggi risente di un certo schematismo. Se non si è obbligati a leggerlo per qualche ragione, non lo consiglierei, però. Forte rischio noia. Io gli dò 4 stelle che sono in realtà tre e mezzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' asfissiante, però forse dovrei rileggerlo... dopotutto gli altri libri di Carpentier che ho letto non mi sono dispiaciuti, anzi, no, che dico, mi sono piaciuti abbastanza, forse avevo giudicato ...continua

    Un po' asfissiante, però forse dovrei rileggerlo... dopotutto gli altri libri di Carpentier che ho letto non mi sono dispiaciuti, anzi, no, che dico, mi sono piaciuti abbastanza, forse avevo giudicato troppo duramente questo romanzo... dovrò rileggerlo... vi terrò informati!
    (Comunque un po' pesante e barocco lo è!)

    ha scritto il