I racconti di Kolyma

2 volumi

Di

Editore: Einaudi (ET; 641)

4.3
(833)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1313 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806177346 | Isbn-13: 9788806177348 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Piero Sinatti , Sergio Rapetti ; Curatore: Irina P. Sirotinskaja

Disponibile anche come: Cofanetto , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace I racconti di Kolyma?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Dalla fine degli anni Venti al dopoguerra milioni di persone vennero deportate e morirono nei lager staliniani, e alla Kolyma, regione desolata di tundra e ghiacci dove «uno sputo gela in aria prima di toccare terra», Salamov rimase confinato dal 1937 al 1953. L'anno successivo, subito dopo il ritorno a Mosca, tassello dopo tassello Salamov cominciò a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio, il suo poema dantesco sulla vita e sulla morte, sulla forza del male e del tempo.
Ordina per
  • 4

    Una testimonianza molto forte, direi terribile, da parte di uno dei pochi sopravvissuti. Difficile restare indifferenti di fronte a questo libro. Brevi capitoli, scritti senza acredine, come a riporta ...continua

    Una testimonianza molto forte, direi terribile, da parte di uno dei pochi sopravvissuti. Difficile restare indifferenti di fronte a questo libro. Brevi capitoli, scritti senza acredine, come a riportare a galla un ricordo che non deve essere destinato all'oblio.

    ha scritto il 

  • 0

    "La nostra epoca è riuscita a far dimenticare all'uomo che è un essere umano"

    Salamov ci racconta quello che ha vissuto nei 17 anni trascorsi ai lavori forzati nell'inferno della Kolyma, ossia la Siberia orientale. Un luogo inospitale dove d'inverno si raggiungono i sessanta gr ...continua

    Salamov ci racconta quello che ha vissuto nei 17 anni trascorsi ai lavori forzati nell'inferno della Kolyma, ossia la Siberia orientale. Un luogo inospitale dove d'inverno si raggiungono i sessanta gradi sotto zero. Conosciamo così, tramite i suoi occhi, uno dei più terribili orrori dello scorso secolo: i campi di concentramento sovietici, organizzati da Stalin, dove tra gli anni trenta e cinquanta persero la vita impunemente quasi tre milioni di persone che stavano scontando pene per colpe che nella maggior parte dei casi erano inesistenti.

    Sono stato all'isola di Sakhalin, in Siberia, che sta un pochino più a sud della Kolyma. Ricordo ancora i paesaggi, il cielo, la desolazione dei paesi, i 50 gradi sotto zero e il vento gelato che soffiava a cento chilometri orari. E non posso non immaginare cosa potesse significare passare vent'anni in quelle condizioni.

    Nella giornata passata alla Kolyma c'è tempo solo per pensare a sopravvivere, anche se spesso si desidera la morte immediata come liberazione. Non c'è dignità umana. Ci sono solamente maltrattamenti, umiliazioni, fame, freddo, pidocchi, sputi che si ghiacciano prima di toccare terra, cancrene e malattia. I rapporti personali sono ridotti al lumicino, il pensiero è sempre alla quotidianità, alla soddisfazione per aver trovato una crosta di pane ammuffito, al freddo, al lavoro, al gelo. Ognuno cerca di arrivare a fine giornata senza pensare a cosa succederà il giorno seguente, perché non si sa se ci sarà un domani.

    La vita interiore è azzerata; non si vive più, si vegeta. Non può non venire in mente, leggendo queste pagine, il libro di Primo Levi"Se questo è un uomo". La sofferenza è indipendente dalla nazionalità di detenuti e carcerieri.

    Colpisce qui, come in altri racconti dai campi di concentramento, che anche nella disperazione e nella sfortuna alcuni individui tentino sempre di sopraffare gli altri. L'istinto di sopravvivenza fa emergere i lati peggiori delle persone. E purtroppo sono poi le persone più intellettualmente miserevoli a sopravvivere, perché senza scrupoli.

    Il libro è costituto da una serie di racconti senza un apparente filo logico, dove a volte lo stesso personaggio o la stessa situazione si osserva in più d'un racconto, magari da prospettive diverse.
    Purtroppo tanto dolore, tanta sofferenza porta assuefazione, vista la notevole mole del libro. Secondo me 1300 pagine son troppe, una maggiore sintesi avrebbe reso il libro molto più efficace.
    Forse la cosa migliore è affrontare questa lettura impegnativa diluendola nel tempo.

    Molto tragico, molto impegnativo, molto forte, molto angosciante.
    Un altro libro da leggere per non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 4

    viaggio nell'idicibile

    seicento pagine nel buio profondo dei lager: la sofferenza, il freddo, i sopprusi, le regole non scritte. Un viaggio là dove l’inimmaginabile è una triste realtà, disumana.

    ha scritto il 

  • 0

    Uno dei principali sentimenti nel lager è l'immensità della mortificazione.

    È una lettura che pretende rispetto.
    Come si fa a non rimanere atterriti e indignati davanti ai fatti descritti?
    Come rimanere indifferenti rispetto una tale testimonianza?

    Ma. Sono racconti assolutam ...continua

    È una lettura che pretende rispetto.
    Come si fa a non rimanere atterriti e indignati davanti ai fatti descritti?
    Come rimanere indifferenti rispetto una tale testimonianza?

    Ma. Sono racconti assolutamente monocordi.
    Fame.
    Freddo per noi inimmaginabile.
    «Se c’è nebbia gelata, fuori fa quaranta sotto zero; se l'aria esce dalla bocca facendo rumore ma si riesce comunque a respirare senza difficoltà, ci sono 45 gradi; se la respirazione è rumorosa e provoca affanno, sono cinquanta. Al di sotto dei 55 lo sputo si gela in volo».
    Malattie di tutti i tipi.
    Pidocchi.
    Soprattutto abbruttimento e azzeramento dell'individuo.
    E gli episodi narrati, pur succedendosi nomi e situazioni, risultano essere molto simili tra loro. E aridi. Perché descrivono le condizioni, a volte in maniera cronachistica, di quella che era la vita nel gulag. Terribile. Sconvolgente. Ma ridotta alla sopravvivenza. Racconti pacatamente disperati di sottrazione di umanità. Di perdita di dignità. Di negazione di tutto ciò che nobilita l'uomo.

    "Sì, la vita di un detenuto è una catena ininterrotta di umiliazioni, dall'istante in cui apre gli occhi e le orecchie fino all'istante del sonno misericordioso. Sì, tutto questo è vero, ma ci si abitua a tutto. E poi ci sono giorni migliori e giorni peggiori, ai giorni di scoraggiamento si alternano giorni di speranza. L'uomo non vive perché crede in qualcosa, perché spera in qualcosa. E' l'istinto di conservazione che lo preserva, come preserva ogni animale. D'altronde qualsiasi albero e qualsiasi pietra potrebbero rispondere la stessa cosa."

    Più volte leggendo mi son trovata a pensare "se questo è un uomo".

    A pag 250 ho cominciato a dare segni di insofferenza. A soffrire di asfissia. A soffrire di nausea. Credo che siano racconti da somministrarsi a piccole dosi. Pena la saturazione.

    Una delle letture più impegnative che ho affrontato recentemente.
    Felice di averlo letto. Felice di averne girato l'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si inizia una raccolta di questo genere si sa già a cosa si va incontro.
    Forse, poichè piu' lontano temporalmente rispetto all'olocausto, si poteva pensare ad un racconto piu' lirico, morale, d ...continua

    Quando si inizia una raccolta di questo genere si sa già a cosa si va incontro.
    Forse, poichè piu' lontano temporalmente rispetto all'olocausto, si poteva pensare ad un racconto piu' lirico, morale, di fatiche ma non di disprezzo.
    Purtroppo qui Salamov mi contraddice, e mostra racconti di ignoranza, abbruttimenti, violenza.
    Non mi capacito della fortuna di non aver mai conosciuto vite simili, o di non avere mai vissuto in tempi e sopratutto luoghi cosi' nefasti.
    Non so come si possa tornare vivi da un universo cosi' difficile, e come si possa ancora pensare, un giorno, di poter sorridere.
    Merita cercare la foto dell'autore sul web, e guardare i suoi occhi.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrivere una recensione su un libro come questo è difficilissimo per una sorta di pudore che protegge lo stravolgimento del significato e della sostanza delle vite umane di cui si tratta.Uomini nudi d ...continua

    Scrivere una recensione su un libro come questo è difficilissimo per una sorta di pudore che protegge lo stravolgimento del significato e della sostanza delle vite umane di cui si tratta.Uomini nudi di fronte a sé stessi con l'istinto di sopravvivenza come unica risorsa,a costo di tutto:questo è quello che prende il sopravvento in condizioni di per sé disumane.Un regime onnipotente e lontano il cui significato si perde tra il gelo, la fame,le piaghe e la morte.Piccoli sprazzi di umanità negata e riportata inevitabilmente al suo inutile significato in un contesto indifferente e feroce.Vite perdute ,vite ignobili,incomprensibili che lasciano l'angoscia del''Come è potuto accadere?''in una terra in cui l'obbiettivo fu la giustizia sociale.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho un posto in libreria per gli ammalati.
    Libri che si sono scollati, o hanno bisogno di una copertina di rinforzo.
    Sono solo un’infermiera e non sono in grado di intervenire sui più gravi, ma un po’ ...continua

    Ho un posto in libreria per gli ammalati.
    Libri che si sono scollati, o hanno bisogno di una copertina di rinforzo.
    Sono solo un’infermiera e non sono in grado di intervenire sui più gravi, ma un po’ di colla da carta e una rifasciatura riesco a farle.

    Questo non è un libro antico, è solo del 1978 (è ASSOLUTAMENTE vecchio!), ma il tempo, la cottura del riscaldamento e l’iniziale colla ormai prosciugata ne hanno fatto un soggetto di cura.

    Sono solo una trentina di racconti, ma la pagina interessante è subito dopo l’indice.

    “”Pubblichiamo questi trenta racconti di cui siamo venuti in possesso quasi per caso. Li pubblichiamo senza l’autorizzazione dell’autore che ci è stato impossibile contattare e interpellare. Abbiamo riscontrato il testo su altre edizioni pubblicate in russo in Occidente. Di questa pubblicazione chiediamo scusa all’autore, assumendocene tutta la responsabilità.””

    Poteva essere vero come poteva essere una forma di protezione dell’autore.

    All’epoca avevo già letto Arcipelago Gulag (del 1974, come Anonimo), Una giornata di Ivan Denisovic, le Memorie della casa dei morti di Dostoevskij, la marcia nella neve di Resurrezione ed altre sparse amenità. Dovlatov viene molto dopo.
    Ognuno fornisce la sua testimonianza: i campi degli zar e quelli di Stalin o del dopo Stalin, molto spesso gli stessi campi.
    Verrebbe la tentazione di stilare una graduatoria: il peggio, il meno peggio, quello così così.
    Come se si potesse assegnare un voto, una stellina o due.
    Quello che conta è chi ci ha vissuto e come ci è vissuto: ognuno ha sentito la propria fame, il proprio freddo, la propria disperazione. Tutti degni di ascolto.

    Di questo ricordo la FAME e il FREDDO, protagonisti assoluti, ma anche l’attenzione con la quale Salamov da spazio ai tanti che sono morti. Anche il FATO gioca il suo ruolo nell’offrire una speranza di sopravvivenza (rara, molto rara) anche di un solo giorno. Ricordo l’incantatore di serpenti, narratore di romanzi ad un capoccia criminale. Il poeta che muore senza accorgesene. La cagna Tamara che riconosce (per chi sa quali ricordi canini) i cacciatori di evasi e che viene uccisa a bruciapelo da uno di questi che, accompagnato dall’odio silenzioso di cinquanta uomini, troverà la giusta fine nella foresta.
    Ricordo che per un po’ di tempo non comprai prodotti contenenti pino mugo.

    Oggi a parte il Caro Leader in Corea, gli oppositori si tende a sterminarli subito: minori costi e minore ingerenza internazionale. Una volta morti, ciccia. Stile Cile, Argentina, Ruanda, Kosovo.
    Anche gli USA dopo gli allora contestati campi di raccolta giapponesi 1940/1945, i suoi arabi se li è messi a Guantanamo: location extraterritoriale (gli USA dell’ONU se ne fregano, del Congresso un po’ meno).

    Incollato e messo sotto un peso: non ho potuto fare nulla per Salamov & C, ma perlomeno ho trattato bene il suo libro.

    25.11.2015

    ha scritto il 

  • 4

    Freddo e fame

    Incipit
    Come si apre una strada nella neve vergine? Un uomo marcia in testa e bestemmiando, muovendo a stento i piedi, continuando a sprofondare nella neve molle, alta, va aventi, sempre più lontano, ...continua

    Incipit
    Come si apre una strada nella neve vergine? Un uomo marcia in testa e bestemmiando, muovendo a stento i piedi, continuando a sprofondare nella neve molle, alta, va aventi, sempre più lontano, lasciando sul suo cammino buche nere e irregolari. Stanco, si stende sulla neve, si accende una sigaretta, e il fumo della machorka si spande in una piccola nuvola azzurra sopra la neve bianca, scintillante. Lui è già ripartito e la nuvoletta resta sospesa là dove si era fermato a riposare: l'aria è quasi immobile. Vengono sempre scelte delle giornate serene per aprire una strada, perché il vento on cancelli il lavoro umano. L'uomo trova da solo i punti di riferimento nell'infinità nevosa - una roccia, un albero alto - e guida il proprio corpo sulla neve come il timoniere guida la barca lungo un fiume, da un capo all'altro."

    La testimonianza del gulag, nella Kolyma, è un libro di dura di sofferenza. Si prova quasi freddo leggendolo, quando ci si immerge nei racconti della prigionia in un ambiente durissimo. Freddo e fame. Il pane non viene masticato, ma succhiato lentamente. La solidarietà tra detenuti è rara, ognuno lotta per la propria sopravvivenza, giorno per giorno, guardandosi dai furti e cercando di trovare il proprio modo di resistere. Nemici sono le guardie, i capisquadra, i prigionieri comuni che godono di alcuni privilegi e sono più rispettati dei prigionieri politici. Le pene, le condanne sembrano piovere come eventi naturali, senza motivo e, come eventi naturali, si accettano fatalisticamente. Nei racconti, infatti, non emerge odio, ribellione, ma piuttosto un senso di rassegnazione al destino che è capitato. Inutile ribellarsi, inutili i tentativi di fuga. Solo la fortuna, per qualche incontro provvidenziale, la capacità di resistere al freddo, alla fame e alle malattie possono lasciare qualche possibilità di salvezza.

    ha scritto il 

  • 4

    la Fame

    Il grande vero protagonista di questo libro insieme al freddo è proprio la fame. Nei Lager c'era gente comune, malavitosi, politici, istruiti, analfabeti proprio come nel mondo di oggi. Le sbarre il f ...continua

    Il grande vero protagonista di questo libro insieme al freddo è proprio la fame. Nei Lager c'era gente comune, malavitosi, politici, istruiti, analfabeti proprio come nel mondo di oggi. Le sbarre il freddo e la fame hanno messo a nudo la vera natura di quelle persone che ancora oggi camminano per le strade, nei bar, nei supermercati agghindati di ruoli, parvenze, atteggiamenti che rifuggono la loro parte piú recognita, non per questo reale come sono reali questi racconti.

    ha scritto il 

  • 3

    dal gelo della Kolima alla noia del lettore

    Una ponderosa raccolta di racconti contenete la narrazione impietosa della vita e delle vicende dimenticate di un numero enorme, imprecisato, di persone ingoiate dal regime concentrazionario stalinist ...continua

    Una ponderosa raccolta di racconti contenete la narrazione impietosa della vita e delle vicende dimenticate di un numero enorme, imprecisato, di persone ingoiate dal regime concentrazionario stalinista.
    Un periodo oscuro celato dalle ombre generate dal totalitarimo stalista capace di nascondere per decenni, dietro le nebbie dell'indeterminatezza, le condizioni inumane di vita ed il logorante lavorio di forze volte, in nome della rieducazione socialista, all'annientamento umano di oppositori politici reali e immaginari.
    Nel gelo della Kolima si consumano le vite dei reclusi. Tra di essi si nascondono delinquenti comuni, malaviosi e detenuti politici.
    I "nemici del popolo", detenuti politici vittime del clima di paranoica persecuzione dei presunti oppositori (anche a mezzo della delazione di parenti, amici e conoscenti), sono oggetto della prepotenza della gerarchia concentrazionaria e della violenza dei detenuti malavitosi. Questi ultimi considerati "amici del popolo" svolgono con zelo il compito di collaborare con il regime concentrazionario dell'annientamento dei "sovversivi".
    Racconti che illuminano il buio della storia e dell'animo umano, che denunciano il pericolo latente di una progressiva ed irreversibile disumanizzazione di vittime e carnefici.
    La raccolta risulta meno efficacie per l'eccessivo numero di racconti spesso prolissi e ridondanti. Un gran numero di essi narra con pervicace insistenza dettagli relativi a lotte di potere interne alla gerarchia concentrazionaria e di partito.
    Forse un'antologia meno voluminosa (i due volumi contano circa 1300 pagine) di racconti meglio selezionati potrebbe svolgere al meglio il compito di denuncia senza tediare all'eccesso anche il lettore animato dalle migliori intenzioni.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per