I ricordi mi guardano

Di

Editore: Iperborea

3.6
(111)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 8870913120 | Isbn-13: 9788870913125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In questo libro Tranströmer (Premio Nobel per la Letteratura 2011) apre il suo scrigno dei ricordi per raccontare con grazia d’ispirazione e con la leggera spontaneità di una confessione intima le esperienze dell’infanzia che hanno un posto speciale nella sua memoria, nella sua formazione di uomo e di poeta. Otto brevi racconti immortalano episodi, immagini, piccole grandi avventure interiori nella quotidianità di un ragazzino curioso e di acuta sensibilità che vede nel mondo un incantato territorio da esplorare. Con lui riviviamo la scoperta mozzafiato del Museo Nazionale, “gigantesco, babilonico, inesauribile!”, con i due scheletri di elefanti all’ingresso come imponenti custodi delle sue meraviglie. Con lui percorriamo la strada, ogni volta più lunga e piena di aspettative, per raggiungerlo, ma non quella del ritorno, che Tranströmer dice di non ricordare, come se da allora non avesse mai abbandonato quel regno magico del sapere. È la scienza, il mistero della natura, ad aprirgli il grande libro del mondo, quella che senza saperlo lo arricchisce già in tenera età di tante “esperienze della bellezza”. “Scoprire, raccogliere, esaminare” è il metodo che lo ispira quando, munito di barattolo e retino, inizia a collezionare insetti, mentre “un altro museo, enorme”, cresce dentro di lui. Se il suo desiderio infantile è di diventare ingegnere ferroviario, sono le romantiche locomotive a vapore ad affascinarlo più dei sistemi tecnologici, così come la sua iniziale passione per la storia e la geografia - più che la letteratura - lo porta e sognare la lontana Africa. E ancora il suo primo incontro con le differenze sociali attraverso i compagni di scuola, con le ideologie politiche estremizzate dalla Guerra Fredda, e con le biblioteche, tra cui rimane fedele a quella piccola di quartiere che confina con i bagni pubblici, perché vi giungono i vapori delle piscine, l’eco delle voci e della vita accanto: nelle altre l’aria è ferma, pesante, e i libri hanno un odore diverso.
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  • 3

    Con linguaggio essenziale Tranströmer racconta. È la concisione il tratto unitario, con un bastoncino fruga tra i suoi ricordi rammentando che l'infanzia e l'adolescenza sono i momenti fondamentali, q ...continua

    Con linguaggio essenziale Tranströmer racconta. È la concisione il tratto unitario, con un bastoncino fruga tra i suoi ricordi rammentando che l'infanzia e l'adolescenza sono i momenti fondamentali, quelli da cui scaturisce e cresce il resto. Come una cometa che abbia la propria luminosità e potenza proprio nella testa, il corpo e la coda uno sciamare via di tutta la vita restante.... Lettura minima che apre l'uomo, prima che il poeta, all'occhio indagatore del lettore. Un bambino curioso degli insetti e degli animali, un esploratore in erba, un lettore attento ed intransigente per la sua età. Qua e là la sensazione di essere diverso, il timore di essere come uno scoglio, nudo nel mare calmo, e di non sapere affrontare i giorni a venire. Il perdersi per le strade di Stoccolma gli concede una sensazione che lui paragona ad una esperienza di morte, una separazione che lo costringe, bimbo di cinque anni, a seguire la strada che rammenta fino a tornare felicemente a casa da solo. La crisi di angoscia da adolescente, il senso dell'incombere della malattia sul mondo... Le esperienze scolastiche, l'epifania dei versi classici, di una metrica che quasi controvoglia entra nella sua poesia.
    Alcune autobiografie spesso aiutano a comprendere un autore. Queste poche pagine raccontano più di un ragazzo, sembrano condurre a lato, non verso un disvelare.
    A sessantadue anni Tomas Tranströmer lascia scivolare questi ricordi dalla sua cometa. Riflette su quella infanzia che in fondo ha avuto come tutti noi, quel primo muoversi da cui non si può prescindere. Guarda indietro, "Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono io. Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti".
    Tra gli haiku attraverso i quali disse nell'ultima raccolta del 2004, mi piace ricordare questo:
    Sento il mormorio della pioggia.
    Io sussurro un segreto
    Per entrarvi dentro.

    ha scritto il 

  • 3

    Il poeta svedese Transtromer, classe 1931, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2011, in quell'occasione la casa editrice Iperborea pubblica questo libretto edito in Svezia nel 1993. Sono r ...continua

    Il poeta svedese Transtromer, classe 1931, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2011, in quell'occasione la casa editrice Iperborea pubblica questo libretto edito in Svezia nel 1993. Sono ricordi dell'infanzia, vengono annotate le persone e gli episodi che lo hanno più colpito di quegli anni, dai tre fino al liceo e se per gli svedesi leggere queste righe ha un senso, loro Transtromer lo conoscono da sempre e anche bene, per noi è poco interessante e avvincente, anche perché sono episodi minimali che poco aggiungono alla sua poesia.
    Meglio leggere dei poeti la loro poesia.

    ha scritto il 

  • 5

    Calendario dell'Avvento. Libri sotto l'albero.

    il libro:
    Autobiografia essenziale e profonda del poeta svedese Transtömer. L’infanzia e l’adolescenza di un poeta, alle prese con le domande della vita, temperate da uno sguardo vigile e curioso. Si ...continua

    il libro:
    Autobiografia essenziale e profonda del poeta svedese Transtömer. L’infanzia e l’adolescenza di un poeta, alle prese con le domande della vita, temperate da uno sguardo vigile e curioso. Si impara come sia andata crescendo la passione per la lettura e il pensiero, di come gli incontri, le perdite, le passioni abbiano formato un ragazzo e la sua visione del mondo e ne abbiano fatto un uomo-di-parole, forte e unico.

    la citazione:
    Di Palle, che è morto quarantacinque anni fa senza diventare adulto, mi sento coetaneo. Ma i miei anziani insegnanti, i “vecchi” come venivano chiamati tutti quanti, rimangono vecchi nella memoria, anche se i più anziani di loro avevano l’età che ho io adesso mentre scrivo queste righe. Ci si sente sempre più giovani di quanto non si è. Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono “io”. Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti.

    lo regalo a:
    un lettore dai 13, alla ricerca di punti di vista sulla vita e l’esistenza. Temi profondi, dunque, che vanno – proprio per la loro intensità – affrontati con una lingua lieve e inesorabile, solidamente fondata sulla memoria.

    consigliato da
    Luisa Mattia
    autore

    www.maredilibri.it

    ha scritto il 

  • 4

    "Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un alberi i suoi cerchi. La loro somma sono <>. Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti".

    Immagini cosi' mi ...continua

    "Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un alberi i suoi cerchi. La loro somma sono <<io>>. Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti".

    Immagini cosi' mi riconciliano con il premio Nobel per la letteratura. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Grigi ricordi con un paio di flebili accensioni (Esorcismo - una crisi adolescenziale - e Latino - l'incontro con la poesia).
    Le quattro stelle sono soprattutto per la postfazione di Tiozzo, misurata ...continua

    Grigi ricordi con un paio di flebili accensioni (Esorcismo - una crisi adolescenziale - e Latino - l'incontro con la poesia).
    Le quattro stelle sono soprattutto per la postfazione di Tiozzo, misurata e riconducente la qualità e il valore di Tranströmer alla sua reale altezza: "il maggior ostacolo ad un pieno apprezzamento di un poeta, pur importante e significativo come Tomas Tranströmer, è paradossalmente rappresentato dai toni spesso esagerati, talora osannanti, usati [...]. Tutto questo potrebbe far sì che il lettore rischi di porsi di fronte all'opera di Tranströmer aspettandosi una sorta di miracolo poetico, una serie di inattese e travolgenti «epifanie» (il termine viene infatti usato comunemente dalla critica svedese per definire ciò che Tranströmer riesce a far nascere dai suoi versi), la rivelazione improvvisa di verità mai intuite prima e che scaturiscono dall'incontro magico tra la realtà e il mistero, tra il visibile e l'invisibile, tra l'afferrabile e l'inafferrabile, facendo dello svedese uno sciamano, un vate, le cui liriche vanno infinitamente più lontano di quello che apparentemente dicono e che potrebbe forse apparire troppo semplice a chi non sia in grado di entrare in questo smisurato e del tutto nuovo universo poetico".
    Questo sarcasmo, equilibrato dalle poche pagine seguenti, è necessario a contrastare la deriva non tanto di chi legge solo i premiati, ma soprattutto di chi si attacca al premiato per promuovere se stesso (vedi La lugubre gondola, 24 pagine di testo sprofondate sotto le 100 - con 299 note! - della curatrice Gianna Chiesa Isnardi).

    ha scritto il 

  • 3

    Per essere delle 'memorie' sono assurde perché vanno dall'infanzia all'adolescenza. Ma allo stesso tempo sono memorie belle perché sono vere e sincere e non c'è nessun bisogno di aggiungere fatti e de ...continua

    Per essere delle 'memorie' sono assurde perché vanno dall'infanzia all'adolescenza. Ma allo stesso tempo sono memorie belle perché sono vere e sincere e non c'è nessun bisogno di aggiungere fatti e descrizioni iperdettagliate.

    ha scritto il 

  • 4

    recensione su www.generazionerivista.com

    "“Salve, mi scusi, il premio Nobel di quest’anno l’ha vinto uno svedese giusto? Un certo…Transformers“.
    Iniziò così la mia conoscenza del poeta scandinavo, con l’immagine di alcuni robot con dei libri ...continua

    "“Salve, mi scusi, il premio Nobel di quest’anno l’ha vinto uno svedese giusto? Un certo…Transformers“.
    Iniziò così la mia conoscenza del poeta scandinavo, con l’immagine di alcuni robot con dei libri in mano e una folla di effetti speciali a dare man forte alla cultura.

    Tomas Tranströmer non è un robot. Si può dire, anzi, che sia tutto il contrario: è un signore malato, praticamente sconosciuto in Italia, che in libreria non si trovava neppure a volerlo. La sfida era infatti rintracciare le sue raccolte poetiche edite da Crocetti. Finché quest’uomo non vince il premio più ambito del mondo, quel riconoscimento per cui certi artisti aspettano i novant’anni sciancati e appoggiati ai loro meriti. Finché un giorno ti arrivano dieci telefonate di fila e tutti ti chiedono: ma chi è? ma chi lo pubblica? ma sta solo in Svezia? D’altro canto io non l’avevo mai sentito nominare, non ho mai letto una sua opera e credo che mi piaccia perché ha una faccia francamente simpatica. Era necessario colmare questa mancanza."

    CONTINUA SU: http://genrivista.wordpress.com/2011/11/19/per-capire-la-mia-poesia-leggete-la-mia-memoria-generazione-legge-il-premio-nobel-transtromer/

    ha scritto il 

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