I sette pazzi

Di

Editore: Bompiani

3.9
(193)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese

Isbn-10: A000095409 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi Pellisari

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    La Buenos Aires pietroburghese.

    C’è così tanto riverbero di Dostoievskij in questo romanzo di Arlt che mi domandavo perché non lasciare a mezzo Arlt e cominciare finalmente una nuova lettura di tutti i romanzi di Dostoevskij, siccom ...continua

    C’è così tanto riverbero di Dostoievskij in questo romanzo di Arlt che mi domandavo perché non lasciare a mezzo Arlt e cominciare finalmente una nuova lettura di tutti i romanzi di Dostoevskij, siccome alcuni dei suoi li ho letti quando avevo dodici o quattordici anni e mai più.

    Di pazzi, neanche uno: tutti lucidi nichilisti, per quanto possa essere lucido un nichilista, e le loro ‘confessioni’ sono talmente perfette per descrivere i personaggi suicidali con strage annessa dei giorni nostrani da nausearmi oltre i loro meriti. Dei falliti esistenziali mi sembra di conoscere tutto il superfluo, avendo loro mancato l’incontro con la loro specifica necessità.

    Ci siamo vantati di essere post-tutto, invece siamo ancora infognati nel nichilismo dei disperati, nell’ateismo dei delusi da Dio, nelle vendette di chi sentendosi innocente lui non vede perché non uccidere altri innocenti ‘come lui’, anzi probabilmente pure meno innocenti.

    Due le pagine che valgono l’intera lettura, la 104 e la 105, e poi c’è una frase che è la beffa perfetta per le nostre paranoie autistiche recenti:

    “Lei non ha mai fatto caso alla predilizione che hanno i calzolai per le scienze occulte?”

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelle per lo sguardo con cui Arlt guarda la realtà. L'alterità fatta persona. E fatta romanzo, se pur certe critiche allo stile sono motivate.
    Critica sociale, sguardo allucinato e allucinante ...continua

    Cinque stelle per lo sguardo con cui Arlt guarda la realtà. L'alterità fatta persona. E fatta romanzo, se pur certe critiche allo stile sono motivate.
    Critica sociale, sguardo allucinato e allucinante sul mondo contemporaneo, storia lucidamente folle, personaggi disegnati come incubi reali, divertissment tremendamente serio. Si è guadagnato il suo posto sullo scaffale della letteratura oscura.

    "Si, può darsi che io abbia dell'ingegno, ma mi mancano la vitalità. l'entusiasmo, la spinta di un sogno straordinario, una grande menzogna che mi porti a realizzare...Vabbè, cambiando argomento, voi vi aspettate di essere felici?
    Si
    Di nuovo calò il silenzio".

    "Bisogna essere forti, questa è l'unica verità. E non avere pietà. E se uno si sente stanco deve dirsi: sono stanco adesso, sono pentito adesso, ma non l sarò domani. Questa è la verità. Domani".

    ha scritto il 

  • 1

    De la muerte che m'impuerte, pur se tiengo el raffreddòr!

    In Italia si traduce molto e si pubblica moltissimo, ma sovente, a mio giudizio, con poco discernimento: ché non sempre i relitti del passato sono degni di recupero; e non sempre ciò che possiede valo ...continua

    In Italia si traduce molto e si pubblica moltissimo, ma sovente, a mio giudizio, con poco discernimento: ché non sempre i relitti del passato sono degni di recupero; e non sempre ciò che possiede valore storico e documentario ne possiede ancora anche di letterario. I biografi di Roberto Arlt e gli storici della letteratura argentina possono trovare molto interessante questo romanzo dal punto di vista della storia delle idee, per capire che cosa e come leggeva lo scrittore, e come fossero visti i libri e i fatti di cronaca dalla gente del suo tempo, o perlomeno da lui: Lenin e Mussolini erano ad esempio, allorché queste pagine furono composte, gli eroi del momento, e non sempre si distingueva bene tra i due; il che, a ben vedere, se guardato a posteriori può sembrar che contenga un pizzico d’involontaria, maligna ironia. E i fari culturali di Arlt, e di chi sa quanti al pari di lui, erano Dostoevskij e Nietzsche. Quest’ultimo più che altro in filigrana e di riporto: un Nietzsche volgarizzato, come in ogni tempo si sono volgarizzati i pensatori di successo, e quindi compreso non per metà, ma molto meno; capace tuttavia, per ciò stesso, col suo spendibile cinismo prêt-à-porter e badilate di superomismo for dummies, di affascinare un po’ tutti, dal povero Arlt agl’imbianchini paranoici e acquerellisti falliti. Ma se appunto di Nietzsche una conoscenza diretta da parte di Arlt è dubitabile, e quand’anche vi fosse non supererebbe i limiti e le grossolanità di quella indiretta, la lettura di Dostoevskij è ampia e palese: fin troppo. Il guaio peggiore sta proprio qui: a fare il Dostoevskij delle pampas non basta prendere un mannello di situazioni, stilemi e dialoghi da romanzo di Dostoevskij, e trasferirli armi e bagagli dalla Neva sul Rio della Plata: qua viceversa troviamo proprio questo, delitti e castighi, famiglie miserrime, abulia a pioggia, discorsi sconnessi, gesti sconclusionati, notte trascorse ad arrovellarsi con la testa fra le mani, personaggi assurdi che veleggiano fra l’esaltazione e la depressione fisica e psichica più piovorna; il tutto poi senza un’ombra d’ironia, grazie alla quale perlomeno Arlt avrebbe steso una gustosa parodia. Niente, tutto e tutti si prendono dannatamente sul serio. E annoiano, annoiano in modo molesto e terribile. Poi chi ci vuol vedere la critica sociale, la critica dei costumi, la critica del capitalismo, la critica del militarismo, la critica delle dittature, la critica del potere, la critica di tutto quel che che si vuole, la veda pure: ma di sola critica, sia pur a tratti acuta, non si fa un romanzo. E questo è infatti un romanzo venuto malissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    l'ottavo pazzo

    Sono sicuramente l'ottavo pazzo perché ho apprezzato questo romanzo di arlt che forse potrebbe meritare un giudizio più magnanimo se solo accanto agli "alti" non avesse proposto sovente dei "bassi" im ...continua

    Sono sicuramente l'ottavo pazzo perché ho apprezzato questo romanzo di arlt che forse potrebbe meritare un giudizio più magnanimo se solo accanto agli "alti" non avesse proposto sovente dei "bassi" imbarazzanti . ci ho trovato molto umorismo e angoscia (strano mix), critica sociale e grotteschi personaggi che si riuniscono in strampalate congreghe e meditano pazzesche rivoluzioni. E come non rilevare la vena profetica, l'aver descritto una società in profonda crisi economica e di valori che è pronta per un bel colpo di stato. l'ideologia è secondaria, bolscevismo o fascismo, tutti insieme appassionatamente in un delirio golpista: militari e poveracci, papponi e santoni. siamo nell'argentina del 1929 e un golpe militare ci fu effettivamente nel 1930.

    E io, accodandomi ai sette pazzi, ci ho letto magari cose che non ci sono: l'assoluta mancanza di moralità nei comportamenti individuali dei personaggi, la ricerca da parte del protagonista, un inventore fallito che si disprezza, di atti anche estremi come l'assassinio (siamo dalle parti di delitto e castigo) che possanno riscattare un'esistenza vuota, visioni deformate di etica e rapporti umani, mi hanno spinto verso una lettura materialista della storia nella quale, tramite i surreali personaggi, si mostrano le forze (economiche) ciniche, violente e senza scrupoli, che agiscono nella società a livello di massa, senza che possano provare orrore o pietà. il fatto che i personaggi non vengano mai descritti mangiare o bere, che non venga mai proposto un dettaglio realistico su buenos aires, luogo di ambientazione del libro, può forse blandamente rafforzare questa interpretazione.

    Certo non è un libro accattivante, può essere cupo e angoscioso, non strizza l'occhio al lettore, ma lo impegna in un corpo a corpo che rischia di diventare pesante. La lettura risulta spesso faticosa e il libro non finisce (prosegue in un altro - il lanciafiamme) Però la ricchezza dei temi merita sicuramente una possibilità e qualche momento di vera goduria può riscattare pagine più sciatte e noiose.

    *** e 1/2

    ha scritto il 

  • 0

    Quando leggo, a proposito di un autore "il libro [titolo] è considerato il suo capolavoro" devo imparare a segnarlo come libro da non leggere...
    Ho trovato in questo romanzo le stesse tematiche già sv ...continua

    Quando leggo, a proposito di un autore "il libro [titolo] è considerato il suo capolavoro" devo imparare a segnarlo come libro da non leggere...
    Ho trovato in questo romanzo le stesse tematiche già sviluppate dall'autore in "Il giocattolo rabbioso": un rancore sordo verso la società, invidia per tutto quel che non si potrà mai avere, alienazione, ricerca di gesti estremi come distrazione. Ma nel secondo titolo citato, pur nella sostanziale semplicità narrativa, questi temi venivano sviluppati coerentemente e con un tono narrativo impeccabile, mentre nel libro qui presente vi è una confusione che porta al disorientamento.
    I primi capitoli e, più in generale, l'immaginifica prosa di Arlt sono la parte migliore della lettura. Ma la trama si perde lungo decine di divagazioni e di follie della voce narrante degli altri protagonisti (non a caso si intitola "I sette pazzi"...) il cui visionario progetto per prendere il potere mette insieme, come esempi, Lenin e Mussolini (tanto per dirne una...)
    Il protagonista in primis ragiona con un'incoerenza che va al di là persino della (il)logicità di un matto, disorientante e incomprensibile. Esiste anche un seguito di questo romanzo, ma non credo proprio che lo leggerò.
    Non metto voti ma mi sento di non consigliarlo come prima lettura di Arlt: partite dal "Giocattolo rabbioso", è meglio.

    ha scritto il 

  • 2

    Uccidere per esistere

    Ambientato a Buenos Aires nel 1929, i Sette Pazzi è un romanzo claustrofobico che, a parte qualche breve capitolo, ruota intorno al flusso di coscienza di Erdosain un giovane vecchio che deluso da ciò ...continua

    Ambientato a Buenos Aires nel 1929, i Sette Pazzi è un romanzo claustrofobico che, a parte qualche breve capitolo, ruota intorno al flusso di coscienza di Erdosain un giovane vecchio che deluso da ciò che nella vita è riuscito a realizzare sogna di cambiare il mondo e con esso la propria esistenza, compiendo qualcosa di grande e memorabile. Gli altri “pazzi” del romanzo sono personaggi di contorno, ai limiti del bozzettistico, altrettanto disillusi e cinici. Siamo dalle parti di Delitto e Castigo, dell’uccidere per sentire di esistere, dell’angoscia esistenziale causata dal disprezzo di sé. Ma, a differenza di Raskolnikov, Erdosain disprezza anche tutta l’umanità che lo circonda. E in questo, più che Dostoevskij ricorda il Bardamu del Viaggio di Cèline, che in effetti gli è quasi contemporaneo, essendo stato scritto nel ’32.

    Ne esce un romanzo cupo, deformato dalla mente contorta di Erdosain, a tratti molto noioso. Perché noi lettori, come lui, siamo schiacciati dalla pesantezza delle sue visioni negative e dalla fatuità dei suoi sogni di riscatto, senza nulla che ci risollevi lo spirito. Nel libro si salvano alcune lungimiranti intuizioni politiche e l’abilità della scrittura che ogni tanto riesce a catturare l’attenzione facendo uscire dalla noia.

    ha scritto il 

  • 3

    L'espressionismo magico (desagradable, pero fuerte)

    "Detrás del descuido de Roberto Arlt, yo siento una especie de fuerza. De fuerza desagradable, desde luego, pero de fuerza" (J. L. Borges).

    Nella Buenos Aires del 1929 girava gente di tutti i tipi.
    I ...continua

    "Detrás del descuido de Roberto Arlt, yo siento una especie de fuerza. De fuerza desagradable, desde luego, pero de fuerza" (J. L. Borges).

    Nella Buenos Aires del 1929 girava gente di tutti i tipi.
    I sette pazzi del titolo sono gli improbabili attori di una rivoluzione che avrebbe fatto la felicità degli alimentatori di teorie del complotto (se fossero esistiti all'epoca).
    Una rivoluzione nè fascista nè bolscevica, forse tutte e due insieme, alimentata da falsi miti e ancor più falsi miracoli. I migliori, quelli a cui tutti vogliono credere.
    A capo di una rivoluzione così ci vuole uno che sappia leggere il futuro, che abbia familiarità coi vaticinii. Un astrologo. E dietro di lui un inventore fallito e ladro, un rufiàn melancolico (gran nome per un personaggio, ma occhio al prossimo), un assassino senza molto cervello (che la fuerza e il descuido di Arlt battezzano "El hombre que viò a la Partera", se mi trovate un nome migliore, ricchi premi) e altri tipi che Arlt conosceva per esperienza diretta della vita tra i compadres del barrio.

    Come dice Borges, Arlt scrive in effetti con mucho descuido, molta trascuratezza.
    Ma con indubbia fuerza, una forza sgradevole, ma spesso acuminata, spesso sorprendentemente profetica. Nel 1929, molte intuizioni sono notevoli, alcune lasciano stupefatti.

    Certo, molti argomenti sono datati, inevitabilmente legati al contesto storico e sociale dell'Argentina dell'epoca. La polemica sull'industrialismo oggi fa un po' sorridere, nella deindustrializzata Europa come e ancor di più nella disastrata Argentina dopo decenni di peronismo, lo viejo e lo nuevo (e come si sa, los peronistas no son ni buenos ni malos, sino incorregibles, Don Jorge Luis diceva), e l'intermezzo di una giunta militare di cui è inutile dire.

    Vale la pena leggerlo? Quien sabe.
    Ci sono tante cose dentro, vanno cercate con pazienza perchè sono annegate in un romanzo che, innanzi tutto, non finisce (infatti, ha un seguito, Los lanzallamas, I lanciafiamme).
    Poi, rappresenta una potenzialmente micidiale combinazione di protorealismo magico (se così si può azzardare) e espressionismo onirico, che a me costa fatica seguire.
    Sempre col pedale del grottesco e dell'assurdo spinto a fine corsa.
    Demasiado para mi, compadre.
    Pero, pero, pero, al curioso di letteratura ispanica forse il libro non dispiacerà.

    Perdida la fama, perdida...
    Perdida la idiosincrasia de una metropoli,
    Là, donde senti girare la grande predica...
    E ride!... prenda questa che ne ho già
    Venduti mille tutti uguali, che è un successo,
    Che è un successo... no, mister... nella
    Grande predica, nella grande ruota che
    Gira in mezzo al mondo... a spintoni
    Nell’attualità, a spintoni in mezzo ai tram...
    Anda!

    http://www.youtube.com/watch?v=b5MtzwkSes0

    ha scritto il 

  • 3

    Da un lato ero curiosa di sapere dove questi sette pazzi andassero a parare. Dall'altro ero un po' affaticata da una sorta di ridondanza dell'angoscia che il romanzo mi proponeva. L'equilibrio raggiun ...continua

    Da un lato ero curiosa di sapere dove questi sette pazzi andassero a parare. Dall'altro ero un po' affaticata da una sorta di ridondanza dell'angoscia che il romanzo mi proponeva. L'equilibrio raggiunto, mi son presto resa conto, ha portato ad una lettura a tratti distratta: non ho saltato una riga ma diverse righe le ho lette pensando ad altro. Arrivare alla fine non mi ha fatto pentire di questa scelta, finita la lettura ho fatto scorrere le pagine del libro, come sempre faccio quando un romanzo non mi convince dal tutto, ma non son riuscita a fermarmi su nessuna pagina da rileggere. È un romanzo fortemente impregnato dei temi che caratterizzano il primo Novecento, per certi versi mi ha ricordato un quadro cubista con il suo scomporre un tema su diversi piani, ogni personaggio è un punto di vista sul vivere e a ogni punto di vista segue una visione che si sovrappone e interseca alle altre nel flusso del tempo. Il suo limite, rispetto soprattutto a Dostoevskij di cui lo si vorrebbe emulo, è che non indaga spinto dai dubbi, e da un'attitudine tragica, ma dai suoi pregiudizi: mi è sembrato leggere le idee di un Nietzsche dei barrios, più che una tragica riflessione sulla condizione umana. Leggendo la postfazione ho scoperto che, ad Arlt, la critica rimproverò una scrittura ortograficamente scorretta: non ho avuto questa impressione nella lettura e non so se questo sia dovuto alla mia distrazione o ad una traduzione che ha eliminato gli errori. Nel complesso dovrei dare due stelline e mezzo, ma ricordando i tratti più riusciti arrivo a tre.

    ha scritto il