I signori Golovlev

Di

Editore: Frassinelli

4.2
(132)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876843221 | Isbn-13: 9788876843228 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Osimo

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/08/i-signori-golovlev-michail-e-saltykov-scedrin/

    “Nella sua immaginazione balenava una serie infinita di giorni senza aurora, che sarebbero tramontati in u ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/08/i-signori-golovlev-michail-e-saltykov-scedrin/

    “Nella sua immaginazione balenava una serie infinita di giorni senza aurora, che sarebbero tramontati in un abisso grigio, e, involontariamente, chiudeva gli occhi. Da quel momento in poi sarebbe stato a tu per tu con la maligna vecchia, o forse, non maligna ma solo irrigidita nell’apatia del suo dispotismo. Quella vecchia lo avrebbe divorato non con la sofferenza, ma con l’oblio. Non ci sarebbe stato nessuno con cui scambiare una parola, non un luogo dove fuggire; dappertutto soltanto lei, autoritaria, irrigidita, sprezzante. Il pensiero di questo inevitabile futuro, lo riempì fino a tal punto di angoscia che si fermò vicino a un albero e per qualche momento vi batté contro la testa. Tutta la vita piena di smorfie, di oziosità, di buffonerie gli si illuminava all’improvviso davanti alla mente. Andava adesso a Golovlëvo, sapendo che cosa lo aspettava e nondimeno andava, non poteva non andare. Non c’era per lui altra strada. L’ultimo degli uomini avrebbe potuto sempre far qualcosa per se stesso, sarebbe stato capace di procacciarsi il pane - lui solo non riusciva a niente. Questo pensiero per la prima volta si svegliò in lui. Anche prima gli era accaduto di pensare al futuro e di rappresentarsi prospettive di vario genere, ma erano sempre state prospettive di gratuita abbondanza e non mai prospettive di lavoro. Ed ecco che lo aspettava il compenso di quel fumo nel quale era affondato il suo passato senza lasciar traccia. Compenso amaro che si esprimeva nelle terribili parole: .”
    (Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin, “I signori Golovlëv”, ed. Quodlibet)

    Sarebbe una cattiveria, da parte mia, ricordarmi che quando Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin scriveva “I signori Golovlëv”, ovvero tra il 1875 e il 1880, un altro russo, Fëdor Dostoevskij, aveva già scritto “Memorie dal sottosuolo”, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “I demoni” (etc., etc.) e che, a “compimento” della sua immensa opera, stava scrivendo “I fratelli Karamazov”. Tornando un gradino più giù, eccomi al cospetto di una gradevole sorpresa, eccomi immerso nella saga familiare dei Golovlëv, alle prese con le aridità, le invidie, l’avidità, i rancori e le questioni ereditarie che, nell’arco di tre generazioni, portano allo sfacelo una ricca famiglia, a cavallo del 1861, anno dell’abolizione della servitù della gleba in Russia.
    All’inizio del romanzo, la famiglia è comandata da Arina Petrovna, inflessibile, minacciosa, austera, affarista, la quale, grazie a queste qualità, riesce comunque ad assicurare ricchezza economica e possedimenti innanzitutto a sé stessa e, di riflesso, al decadente e ubriacone marito Vladimir, nonché ai suoi quattro figli: Stefan il Babbeo, buffone alla pari del padre; Anna, che scappa con lo sposo alla ricerca di fortune improbabili; Pavel, il minore, apatico, cupo; e infine Porfirij, soprannominato “Sanguisuga” e Iuduska (da Giuda), simpatici nomignoli che c’introducono colui che, alla lunga, resterà superstite ed eroe negativo della storia, fino a scontrarsi con Anninka e Ljubinka, orfane della madre Anna, nipoti di Iuduska e protagoniste anch’esse di una decadenza senza freni.
    Saltykov-Ščedrin non risparmia alcun personaggio, tutti sono attaccati al denaro in maniera morbosa, sia per sopravvivere o per ubriacarsi poco importa, quel che conta è l’attaccamento privo di scrupoli. Anche i personaggi secondari non sono da meno dei componenti la famiglia, e la sorta di tutti non può che essere l’abbrutimento fisico e spirituale, la fuga nell’alcolismo o in voli pindarici della mente. Un romanzo certo on consolatorio, con poca “luce” ma che, nel suo sviluppo, a parte qualche passaggio, non annoia mai.
    Certo, Dostoevskij... (ma no, questo non devo scriverlo, e invece l’ho scritto).
    Consigliato.

    “Fu necessario piegarsi. La volgarità ha una forza enorme; sorprende sempre un uomo non preparato, e, mentre egli si guarda attorno stupito, lo avvinghia in un attimo e lo avvolge nelle sue spire. A chiunque è capitato, passando vicino alla cloaca, di turarsi il naso e di cercare di non respirare; proprio un simile sforzo deve fare su se stesso l’uomo che entri in un ambiente impregnato di chiacchiere vuote e di volgarità. Deve attenuare in sé la vista, l’udito, l’olfatto e il gusto, deve vincere ogni sensibilità e irrigidirsi. Solo allora i miasmi della volgarità non lo soffocheranno.”

    ha scritto il 

  • 5

    un grande scrittore, ma dimenticato...

    Dunque, nell'Ottocento russo, c'era un altro immenso scrittore: Saltikov-Ščedrin.
    Un romanzo spietato nel raffigurare la natura umana nei suoi odi, nella sua cupidigia, nelle sottili angherie praticat ...continua

    Dunque, nell'Ottocento russo, c'era un altro immenso scrittore: Saltikov-Ščedrin.
    Un romanzo spietato nel raffigurare la natura umana nei suoi odi, nella sua cupidigia, nelle sottili angherie praticate.
    Un libro stilisticamente perfetto, tradotto con cura da Ettore Lo Gatto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Povera patria .. Povera Russia

    Una Famiglia in decadenza, una delle molte tarate famiglie della piccola nobiltà il cui declino è stato descritto nel corso dell'800 da Gogol a Goncarov fino a Cechov, in cui, per un capriccio della s ...continua

    Una Famiglia in decadenza, una delle molte tarate famiglie della piccola nobiltà il cui declino è stato descritto nel corso dell'800 da Gogol a Goncarov fino a Cechov, in cui, per un capriccio della sorte entra un "gene" esterno che tutto rivluzione e trasforma (almeno apparentemente ); una "Mercantessa" come la madre dell'autore che arrichisce di anime e verste la proprietà, peggio di uno Scrooge dickensiano in terra russa, ma i cui figli (e nipoti) riprenderanno l'inesorabile declino fino all'esttinzione, della famiglia però, non della proprietà... Quella Golovlevo che, come un Maestrom inghiotte inesorabilmente chiunque Vi Entri....

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'opera in questione mi ricorda, per certi versi, "Una famiglia decaduta" di Leskov: in entrambi i casi, si parla, seppur in modo diverso, si intende, del crollo esteriore e psicologico di una famigli ...continua

    L'opera in questione mi ricorda, per certi versi, "Una famiglia decaduta" di Leskov: in entrambi i casi, si parla, seppur in modo diverso, si intende, del crollo esteriore e psicologico di una famiglia, in entrambi i casi, "maledetta".
    Juduska, con la sua ipocrisia "cristiana", ha martirizzato non solo i propri familiari e domestici, ma anche i lettori.
    Ultime cento pagine degne di nota, davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Saltykov-Scedrin ebbe un'infanzia difficile, per dirla con un eufemismo. Alla morte della madre nel 1875, egli iniziò a scrivere questo romanzo dapprima come racconti separati ed in seguito come unica ...continua

    Saltykov-Scedrin ebbe un'infanzia difficile, per dirla con un eufemismo. Alla morte della madre nel 1875, egli iniziò a scrivere questo romanzo dapprima come racconti separati ed in seguito come unica opera. Questo ottimo romanzo è il tipico ritratto della decadenza nobiliare russa del XIX secolo. La matrona russa Arina Petrovna, protagonista del romanzo, altri non è che una trasposizione letteraria della madre dell'autore, alla quale associa una serie di famigliari picareschi, a cominciare dai figli: l'inetto Stëpka l'Idiota, lo schivo e scontroso Pavel e il viscido e falso bigotto Porfirij Vladimiyč. Ultime ma non meno importanti, le due nipoti che partono per divenire attrici e giungono a contatto di circoli viziosi e torbidi, lasciando la tenuta di Golovlëvo al suo destino. Una storia puramente tardo-zarista, triste ma magistralmente descritta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Che cosa è successo?! Dove sono.. tutti?"

    In questo romanzo i ruoli di vittima e carnefice, buono e cattivo, sanguisuga e svenato si intrecciano di continuo. All’inizio, quando viene presentata Arina, sembra che peggio non ci sia, ma poi il r ...continua

    In questo romanzo i ruoli di vittima e carnefice, buono e cattivo, sanguisuga e svenato si intrecciano di continuo. All’inizio, quando viene presentata Arina, sembra che peggio non ci sia, ma poi il romanzo lascia sempre più spazio a Porfirij, non per niente soprannominato Giuda o Vampiro, dal quale anche Arina si lascia raggirare.
    Già, perché il vampiro con la sua parlantina riesce a circuire chiunque, ficcando da per tutto il "buon Dio" o la "carissima mammina", tutto permeato dai cerimoniali da "buon parente", dai rituali da "buon cristiano", dai discorsi edificanti, dalla “legge”. Tutta forma e niente sostanza, un’esistenza apatica ed ipocrita fino al ridicolo, un inutile affaccendarsi e vaniloqui senza fine..

    Eppure, nonostante tutto, sia lui che Arina – come tutti gli altri fra l’altro – mi fanno un’infinita pena! Il loro sembra essere un incorreggibile vizio di famiglia, un qualcosa di innato, senza speranza, che li fa agire per il peggio senza esserne consapevoli, senza pensare alle conseguenze. Il problema è proprio questo: non hanno coscienza e la coscienza li illumina – se mai li illumina – solo quando ormai è troppo tardi, come per Giuda:

    << Era invecchiato, si era allontanato dalla civiltà, aveva un piede nella fossa, e non c’era una creatura che avesse pietà di lui. Perché era solo? Perché sentiva intorno a sé non solo indifferenza, ma anche odio? Perché tutto ciò che lo aveva sfiorato era morto? […] A che cosa aveva portato tutta la sua vita? Perché aveva mentito, detto parole vuote, ostacolato, accumulato? Anche dal punto di vista materiale, dal punto di vista dell’eredità, chi avrebbe beneficiato dei risultati di quella vita? Chi? […] Che cosa è successo?! Dove sono.. tutti?..>>

    Ma durante tutta la sua vita Porfirij, sempre impegnato nei suoi pensieri oziosi, non aveva mai pensato a ciò. E le ultime righe del libro fanno presagire che tutto si ripeterà, che la tragedia familiare che abbiamo appena finito di leggere continuerà con le generazioni future (a partire dai pochi membri rimasti vivi).

    ha scritto il 

  • 5

    la letteratura russa ha avuto grandi narratori oltre ai soliti Dostoevskij e Tolstoj e per quanto Saltikov Scedrin sia meno conosciuto degli altri l'opera in questione può stare tranquillamente al par ...continua

    la letteratura russa ha avuto grandi narratori oltre ai soliti Dostoevskij e Tolstoj e per quanto Saltikov Scedrin sia meno conosciuto degli altri l'opera in questione può stare tranquillamente al pare di quelle dei più grandi. Una storia maledetta e narrata in modo perfetto. Un senso di inquietudine che attraversa tutto il romanzo.
    Da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 4

    "L'importanza di avere per madre un mostro"

    Non poteva essere più azzeccato il titolo della postfazione a questo libro ad opera di Bruno Osimo.
    Bello, abbastanza faticoso da leggere per le vicende raccontate, ma soprattutto per il fatto che l' ...continua

    Non poteva essere più azzeccato il titolo della postfazione a questo libro ad opera di Bruno Osimo.
    Bello, abbastanza faticoso da leggere per le vicende raccontate, ma soprattutto per il fatto che l'autore si è ispirato alla madre ed alla sua famiglia.

    ha scritto il 

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