Il Natale di Poirot

I Classici del Giallo n. 936

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.9
(1398)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Ceco , Ungherese

Isbn-10: A000038432 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Oriella Bobba Varnero

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Simeon Lee, unodioso, vecchio patriarca, convoca tutti i suoi parenti per le feste di Natale nella vetusta dimora di Gorston Gall, con la sadica intenzione di divertirsi a tiranneggiarli facendo leva sulla loro speranza di diventare suoi eredi. Ma quando Simeon minaccia di cambiare per l'ennesima volta il testamento, qualcuno dei parenti non sta allo scherzo e sgozza il patriarca in una camera chiusa dall'interno. Solo Hercule Poirot potrà districarsi tra figli veri e presunti, diamanti rubati e natalizie malvagità per smascherare, sotto l'albero, un astuto omicida.
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  • 4

    UN ALTRO AZZECCATISSIMO ROMANZO DI AGATHA CHRISTIE. IL SEGRETO E' SEMPRE QUELLO, UNA TRAMA BEN COSTRUITA INTORNO A POCHI PERSONAGGI DAI CARATTERI MOLTO CREDIBILI, QUASI CONVENZIONALI . L'USO MISURAT ...continua

    UN ALTRO AZZECCATISSIMO ROMANZO DI AGATHA CHRISTIE. IL SEGRETO E' SEMPRE QUELLO, UNA TRAMA BEN COSTRUITA INTORNO A POCHI PERSONAGGI DAI CARATTERI MOLTO CREDIBILI, QUASI CONVENZIONALI . L'USO MISURATO E CONSAPEVOLE DEI CLICHE' S' INGETILISCE E SI NOBILITA SOPRATTUTTO NELLA DESCRIZIONE DEGLI AMBIENTI E NELL'ESPANDERSI DELLA SUSPENSE E DELL'ATMOSFERA. UNA PECCA? COME GIA' HO DETTO, A CONVINCERMI DI MENO E' PER L'APPUNTO IL PERSONAGGIO DI POIROT. LO TROVO RIPETITIVO E ANCHE SE NE AMMIRO LA LOGICA NON RIESCO AD AFFEZIONARMI

    ha scritto il 

  • 3

    La Signora del Giallo 3 - 14 feb 16

    Se avete letto (o ricordate) quanto ho detto per “La domatrice”, qui non possiamo che ripeterci. È un periodo che Agatha scrive molto, e la forma “Orient-Express” ha ormai preso piede. Così che la rit ...continua

    Se avete letto (o ricordate) quanto ho detto per “La domatrice”, qui non possiamo che ripeterci. È un periodo che Agatha scrive molto, e la forma “Orient-Express” ha ormai preso piede. Così che la ritroviamo, e con efficacia, anche qui. Qui la complicazione è dovuta alla difficoltà di spiegare le modalità della morte del personaggio centrale, di quel Simeon Lee, donnaiolo e miliardario, ex trafficanti di diamanti in Sudafrica, patriarca di una famiglia un po’ scombiccherata, e poi super ricco tornato in quel dell’Inghilterra. Ma la situazione inziale è di pura routine “agathesca”. Descrizione della famiglia Lee (oltre al patriarca insopportabile): i coniugi Alfred e Lydia, quelli che sono rimasti per proseguire la tradizione di famiglia; i coniugi George e Magdalena, lui deputato, lei “spendacciona”, fuori di casa, ma il vecchio li foraggia sempre; i coniugi David e Hilde, lui andato via di casa alla morte della madre, e fattosi una vita da pianista, lei molto empatica, ma non ha mai conosciuto il vecchio. Poi c’è Harry, la pecora nera, andato via di casa da giovane in seguito a qualche ruberia verso il padre, e mai tornato. E Jennifer, l’unica donna, fuggita con uno spagnolo e da poco morta, lasciando la ventenne Pilar unica nipote di famiglia. Sentendo che la fine si avvicina, Simeon convoca tutti per il Natale. E tutti arrivano, anche Pilar dalla Spagna, dopo un avventuroso viaggio attraversando le zone della guerra civile ancora alle ultime battute (siamo nel ’38). E dal Sudafrica arriva anche Stephen, figlio di Eb, vecchio amico e socio di Simeon ai tempi dei diamanti. La scrittrice spende una buona metà del libro per descrivere i caratteri dei presenti, incluso il losco maggiordomo Horbury. E la vigilia di Natale, quando sono tutti in casa, e tutti ad un tiro d’occhio o di voce dagli altri, con un gran fracasso ed un urlo belluino, muore il vecchio. Ovviamente la porta della stanza è chiusa dall’interno. Ovviamente, una volta aperta, tutte le finestre sono sbarrate, a parte un filo d’aria che viene dal balconcino, ma da dove non passerebbe neanche un gatto magro. Altrettanto ovviamente, Poirot è ospite del capo della polizia locale, e con lui si precipita sulla scena del delitto, dove il sovraintendente Sugden già coordina le indagini. Anche qui, Poirot tira fuori tutta la sua baldanza, sostenendo (come al solito per il suo modo di indagare) che parlando con gli ospiti della casa riuscirà ad arrivare alla verità. E all’artefice del delitto. Assistiamo così alle felici scaramucce verbali cui tanto ci ha abituato la nostra. Aumentate da un felice scambio di opinioni tra Poirot e Sugden, sui modi, sulle possibilità, sulla ricostruzione del delitto. Altro trucco della nostra signora del giallo, quello che all’inizio sembrava essere, viene a poco a poco smontato. Non l’alibi di Alfred e Harry, rimasti in salone a litigare sul tema del figliol prodigo. Né quello di Lydia, in sala grande e vista dal cameriere. Né infine quello di Horbury, che era al cinema. Resiste anche David, nella sala da ballo al pianoforte. Ma George finisce la telefonata 10 minuti prima dell’urlo. Magdalena mente dicendo che telefonava, invece era il marito al telefono. Pilar sosteneva di stare nella sua stanza da letto, ma da lì non si sarebbe sentito l’urlo. Hilda era nelle sue stanze, ma non sarebbe potuta arrivare per prima. Infine Stephen non è stato visto da nessuno. Inoltre spariscono i diamanti dalla cassaforte, così come Simeon avrebbe detto a Sugden, ultimo ad averlo visto in vita. Poi si scopre che Stephen è solo un amico del sudafricano, che in realtà è morto due anni prima. E la sua posizione si aggrava. E si scopre che Pilar in realtà è la sua amica Conchita, essendo Pilar morta in Spagna sotto le bombe. E perché Sugden ha i baffi finti? Pilar-Conchita dice di aver voluto visitare Simeon, ma che davanti alla porta c’era Hilda. Così si nasconde tra le statue, ma raccoglie un pezzo di plastica sul luogo del delitto. Viene però vista dal colpevole, che tenterà di ucciderla. Anche Magdalena non era dove doveva essere. Nel solito finale con tutti i presenti, Poirot spiega che il trambusto è stato provocato da una fune che, tirata dalla finestra socchiusa, ha fatto cadere i mobili. E l’urlo era provocato dallo scoppio guidato di un palloncino da fiera. Scoprendo così il vero colpevole nella persona di… Piccola suspense, che anche qui, nella trama che solca i binari collaudati, Agatha mette una piccola zeppa, sempre per rendere meno consueti i suoi finali. Ricorda, in minore, il famoso caso Akroyd. Tuttavia, pur nella ripetitività e nel solco di avventure similari, le sue storie hanno il fascino della complicazione degli elementi. Hanno la bellezza dello svelamento totale dei misteri. E fa piacere seguire, a distanza a volte di giorni, a volte di mesi, cosa faranno i protagonisti usciti indenni dalla vicenda. In questi primi romanzi c’è quasi sempre Poirot come abbiamo notato. Con una capacità di soluzione che ammiro. Pavento quando si tornerà a Miss Marple, che ancora non ho inquadrato bene. Vedremo.
    “- Tesoro, quanta pazienza hai avuto in tutti questi anni. Sei stata così buona con me. – E sai perché? Perché ti amo!” (272)

    ha scritto il 

  • 5

    Per una volta, l'assassino poteva veramente essere il maggiordomo!

    Molto bello, finalmente un altro racconto di Agatha Christie che ti lascia incollato alle pagine fino alla fine, cosa mai più sperimentata dopo dieci piccoli indiani.. Si cambia idea sugli eventi mill ...continua

    Molto bello, finalmente un altro racconto di Agatha Christie che ti lascia incollato alle pagine fino alla fine, cosa mai più sperimentata dopo dieci piccoli indiani.. Si cambia idea sugli eventi mille volte, si resta col dubbio fino alla fine e l'assassino è sempre chi meno te l'aspetti - nemmeno questa volta è il maggiordomo, ma c'è andato molto vicino. Poirot è un personaggio fantastico, dall'aspetto innocuo, bonario e un po' svampito, è in realtà attento e sagace, una mente acutissima e brillante! Mi piace anche più di Miss Marple.

    ha scritto il 

  • 3

    '-in una conversazione emerge sempre qualche particolare. se un essere umano conversa a lungo, è impossibile che riesca ad evitare di dire la verità.
    -allora voi ritenete che qualcuno menta.
    -mentono ...continua

    '-in una conversazione emerge sempre qualche particolare. se un essere umano conversa a lungo, è impossibile che riesca ad evitare di dire la verità.
    -allora voi ritenete che qualcuno menta.
    -mentono tutti.'

    diciassettesima avventura di un poirot che appare solo da pagina 63 ed è insolitamente poco saccente rispetto ai suoi standard. ottima ambientazione natalizia in una vecchia casa fuori città con annesso mistero della camera chiusa dall'interno. come sempre la christie si diverte a seminare alcuni piccoli dettagli che sono di fondamentale importanza per l'individuazione dell'assassino, anche se l'attuazione del delitto è un po' tirata per i capelli...

    ha scritto il 

  • 5

    Il vecchio Simeon Lee, inglese, arricchitosi in gioventù, decide di trascorrere il Natale in compagnia dei suoi figli presso la sontuosa residenza che condivide assieme al figlio Alfred e alla nuora L ...continua

    Il vecchio Simeon Lee, inglese, arricchitosi in gioventù, decide di trascorrere il Natale in compagnia dei suoi figli presso la sontuosa residenza che condivide assieme al figlio Alfred e alla nuora Lydia. Ben presto alla porta di casa bussano George, il figlio dedito alla carriera politica, assieme alla moglie Maude; David, il sognatore per eccellenza, assieme alla consorte Hilda; Harry, il figlio scapestrato; Pilar, la nipotina figlia della defunta Jennifer e, a sorpresa, un tale Stephen Farr, figlio di un ex socio di Simeon. La sera della Vigilia, dopo cena, un rumore di mobili rovesciati seguito da un forte grido attira l’attenzione dei presenti che si precipitano dinanzi alla porta della camera del capostipite, chiusa dall’interno. Dopo aver abbattuto la porta, una terribile scena si rivela ai loro occhi: il povero Simeon giace sul pavimento, sgozzato. Il tenente Sudgeon, assieme al colonnello Johnson e a Poirot, avrà il compito di risolvere l’intricato caso.

    “Un divertimento – disse tra sé – Sì, un vero divertimento. Credo che me lo godrò, questo Natale.”

    Il romanzo, pubblicato nel 1939 in lingua inglese e nel 1940 in italiano, unisce alle atmosfere natalizie inglesi un fitto mistero.

    Ottima è la caratterizzazione dei personaggi, presentati attraverso un accurato ritratto fisico, caratteriale e psicologico.

    È proprio la psicologia a ricoprire un ruolo centrale nella vicenda.

    La vittima è un uomo arido, legato al denaro e all’idea di ricchezza, incapace di provare autentico affetto.

    Tutti i presenti, se osservati esclusivamente dal punto di vista psicologico, sarebbero potenziali assassini, poiché ognuno avrebbe agito sulla base di un valido movente.

    La testa e gli occhi rappresentano gli elementi cardini dell’indagine: ragionamenti, supposizioni, riflessioni e osservazioni non solo della scena del delitto ma soprattutto dei volti di quanti affollano la residenza.

    Nulla è scontato. Anche quando sembra di essere arrivati alla soluzione del mistero, ecco che sopraggiunge un ulteriore elemento pronto a smentire le precedenti ipotesi e a rimettere tutto in discussione.

    L’autrice si serve di una prosa curata nei dettagli, ricca di descrizioni che ben s’inseriscono nell’intreccio narrativo così da rendere luoghi e oggetti protagonisti della vicenda.

    Ampissimo è il coinvolgimento emotivo da parte del lettore, il quale segue le vicende con vivo interesse, fa anch’egli congetture e rimane spiazzato dinanzi all’incredibile finale.

    Un classico della Letteratura. Un’opera dalla trama originale e avvincente. La storia di una grande famiglia. Un’altra faccia del Natale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Non mi convince.

    Non amo particolarmente Poirot, lo trovo saccente. In questo libro non è male, ma bisogna ammettere che, ultime pagine a parte, la Christie non vuole in nessun modo far intuire il colpevole al lettore ...continua

    Non amo particolarmente Poirot, lo trovo saccente. In questo libro non è male, ma bisogna ammettere che, ultime pagine a parte, la Christie non vuole in nessun modo far intuire il colpevole al lettore... Non mi è piaciuto molto per questo motivo, preferisco quando mi mette su delle false piste, e poi mi mostra i tanti sassolini che mi aveva lanciato. Qui è pochissimo intuibile l'assassino.

    ha scritto il 

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