Il buio fuori

Di

Editore: Einaudi

3.8
(753)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806192736 | Isbn-13: 9788806192730 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Diversi personaggi si trovano a peregrinare nelle terre desolate di un Sud degli Stati Uniti senza tempo e dietro di loro si forma una lunga scia di sangue.In una capanna al limitare del bosco, la giovane Rinthy dà alla luce un bambino. Il padre del bimbo e fratello di Rinthy, si libera del neonato abbandonandolo in riva al fiume. Certa che il figlio sia vivo, la donna parte alla sua ricerca per le strade di una terra desolata. Il padre, a sua volta, rincorre la sorella per le stesse strade, mosso da un'uguale certezza di ritrovarla.Al loro girovagare si intreccia quello di una malvagia «trinità» che sfiora via via le misere esistenze di una serie di personaggi tingendole di sangue. E quando i protagonisti si incontreranno, l'epilogo avrà tratti d'inimmaginabile crudeltà.Alle imprese scellerate degli uomini fa da contrappunto la leggiadra perfezione della natura, come se a crearla fosse stata una divinità diversa da quella che sovrintende alle cose degli uomini.
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  • 5

    “Sono tempi duri. È la gente dura che rende duri i tempi. Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n'è andato.”

    E’ il 1968 quando Cormac McCarthy pubblica questo suo secondo romanzo.
    Altamente metaforico e di grande potenza narrativa, “Il buio fuori” esige un lettore vigile non solo ai repentini cambi di scena ...continua

    E’ il 1968 quando Cormac McCarthy pubblica questo suo secondo romanzo.
    Altamente metaforico e di grande potenza narrativa, “Il buio fuori” esige un lettore vigile non solo ai repentini cambi di scena ma anche ad un registro linguistico accurato e cesellato che reclama un’attenzione particolare.
    In breve, non è un libro che si concilia con una lettura frettolosa e superficiale.

    ****

    Culla e Rinthy Holme sono fratello e sorella e vivono assieme in un luogo remoto:
    isolati come due paria.
    Quello che hanno da nascondere è la gravidanza della giovane Rinthy frutto di un torbido legame incestuoso che li unisce.
    Nessun parente, nessuno al mondo.

    ” Non fare entrare degli sconosciuti mentre sono via.
    Lei sospirò a fondo. Non c'è un'anima al mondo che non sia sconosciuta, per me, rispose.”

    Devono bastare a se stessi fino al giorno in cui si separano intraprendendo due viaggi differenti nel mondo al di fuori dell’antro che si erano costruiti.
    Fin dall’incipit, accanto alla storia dei due giovani (che, per l’appunto, poi si sdoppia) si profila la misteriosa e inquietante comparsa di tre uomini spietati che vengono colti in gesti di estrema violenza fino ad un finale macabro che riproduce le atmosfere di una tregenda.

    Lo sdoppiamento del viaggio dei due fratelli parla anche di destini differenti.
    Da un lato Culla schiverà più volte la morte trovando sul suo cammino molta ostilità e finendo per essere additato e accusato per ogni evento nefasto coincidente con il suo arrivo.
    Rinthy, che viaggia con i seni doloranti e gonfi di latte per la recente maternità, al contrario del fratello, troverà accoglienza e aiuto come fosse una piccola miraggio nel tetro quadro che McCarthy dipinge.

    Entrambi intraprendono una ricerca che, tuttavia, cammino facendo appare sempre più vana.
    Brutalità, solitudine: nessuna speranza per un futuro positivo.
    Guardando davanti a sé, là fuori soltanto oscurità, il buio…

    Un capolavoro dell’esistenzialismo statunitense.

    ” La donna lo scosse e lui si ritrovò sveglio nell'oscurità silenziosa. Zitto, disse lei. Smettila di gridare. L'uomo si mise a sedere. Cosa? disse. Cosa? Lo aveva scosso facendolo emergere dal buio al buio, fuori da una calca vociante sotto un sole nero, e adesso era sveglio in una notte ancora più dolorosa, seduto, e imprecava sottovoce nel letto che divideva con la donna e con il peso senza nome che lei portava nel ventre.”

    ha scritto il 

  • 5

    La nostra angoscia di uomini

    Ci fossero state regioni più buie della notte, lui le avrebbe trovate.
    Sdraiato con le dita infilate nelle orecchie per non sentire il suono acuto del silenzio,
    mentre giacevo sul materasso, non più v ...continua

    Ci fossero state regioni più buie della notte, lui le avrebbe trovate.
    Sdraiato con le dita infilate nelle orecchie per non sentire il suono acuto del silenzio,
    mentre giacevo sul materasso, non più vinto dal sonno, sentii qualcosa di spettrale correre per la stanza e saltar fuori dalla finestra aperta.
    Mi sollevai a fatica, ma quella cosa non c’era più.

    Sentivo i cani latrare, uggiolii di strazio e guaiti come d’agonia che salivano dalla valle, in fondo all’Ortobene.
    Ero molto piccolo, e non posso ricordare nulla. Ma quella cosa non la scorderò mai.

    Non avrei voglia di scrivere su questo libro.

    Perché parlare di una cosa che disturba?
    Il buio fuori cos’è se non la nostra angoscia di uomini.

    Crediamo non ci appartenga, ma è in noi. Il nostro dolore di essere individui. Sicché, ci adattiamo a essere senza essere assieme.

    Devo averlo pensato, lo sapevo che avrei avuto a che fare con storie come questa.

    Una giovane dà alla luce un bambino. Il padre è suo fratello, che si libera del neonato abbandonandolo in riva al fiume. Convinta che il bimbo sia vivo, lei parte alla sua ricerca. A sua volta, il padre rincorre la sorella, con la stessa convinzione di ritrovarla in un incessante vagabondare dentro un mondo crudele e violento.

    Portiamo la nostra parte di notte, lungo la strada.

    Quelle notti della mente degli uomini quando riempiamo il nostro spazio di risentimento,
    quando nessuna lampada o nessuna luna svela il segno,
    e nessuna stella nasce dentro di noi facciamo l’abitudine al buio.

    Infine, il giorno incontriamo la strada, dritti.
    La parola buio, — oscurità, ecc. è poco citata. Al contrario, la parola luce o simili compare più volte nella stessa pagina.

    Sì, davvero disturbante.

    ha scritto il 

  • 4

    null

    Una favola nera, nessuna via d'uscita viaggiando in una specie di road story nel ventre marcio dell'incubo americano prima che venissero erette le quinte del Sogno. Due fratelli poverissimi, un bambin ...continua

    Una favola nera, nessuna via d'uscita viaggiando in una specie di road story nel ventre marcio dell'incubo americano prima che venissero erette le quinte del Sogno. Due fratelli poverissimi, un bambino nato da un probabile - mai dichiarato - rapporto incestuoso, il tentativo di sbarazzarsene che diventa il grimaldello per spezzare il circolo chiuso sordido, claustrofobico delle loro vite. La ragazza parte per ritrovarlo, il fratello sulle tracce di lei, entrambi perseguitati da un destino grottesco e crudele. L'apocalissi di The Road è già tutta qui, nell'umanità che scambia per valori i rapporti di forza, la giustizia con l'applicazione di regole che tengono in piedi un sistema feroce, rabbioso, spietato. Sembra la parabola di un cancro che è dentro e attorno a noi.
    Tolta qualche tendenza alla verbosità che sarebbe svanita nelle opere successive, è un McCarthy di buon livello. Al solito.

    ha scritto il 

  • 4

    McCarthy, lo scrittore "altro"

    Questo è il secondo McCarthy che leggo, dopo La strada: direi che l’autore non si è smentito.
    Le atmosfere cupe già presenti nell'altro romanzo, ne Il buio fuori ritornano prepotentemente e con maggio ...continua

    Questo è il secondo McCarthy che leggo, dopo La strada: direi che l’autore non si è smentito.
    Le atmosfere cupe già presenti nell'altro romanzo, ne Il buio fuori ritornano prepotentemente e con maggiore violenza. Arrivata alla fine della narrazione, mi sono trovata in difficoltà: cosa vuol dirci l’autore?

    McCarthy è diverso da qualsiasi altro scrittore di cui abbia mai letto qualcosa. Ha uno stile tutto suo, asciutto sì ma a tratti anche poetico, uno stile che scorre veloce, forse troppo, e che ti lascia un non so che d’incompiuto. È forse per questo che dopo aver terminato La strada e Il buio fuori, immancabilmente ho avuto come la sensazione di aver saltato qualcosa di importante, di non averne afferrato appieno il senso. Con questo romanzo, la sensazione che mi fosse sfuggito qualcosa è stata ancora più forte, perché già la storia è di per sé complessa. O meglio, è complesso il modo in cui McCarthy la racconta: quella che ci presenta è un’opera grottesca, piena di simboli, ed è impossibile pretendere di capirne il senso se non si fa uno sforzo di astrazione. Non è una storia semplice quella di Rinthy e Culla, i due protagonisti, bensì è una metafora. Metafora, sì, ma di cosa?
    Della crudeltà umana, credo. E dico credo perché quando leggo MacCarthy non sono mai sicura delle mie interpretazioni. Ancora una volta, la bestialità umana la fa da padrone, come ne La strada. L’unica differenza, però, è che mentre in quest'ultimo romanzo il bambino protagonista era colui che “portava il fuoco” e dunque la bontà, nella storia di Rinthy e Culla sembra non essercene traccia. Dov'è la bontà ? È assente? Forse non del tutto. È vero che il personaggio di Culla incarna quanto di più aberrante c’è nell'uomo, è vero che l’intera storia non è altro che una scia di sangue lasciata dalla tregenda, ossia dai tre uomini – che poi uomini non sono – che nella loro malvagità si autoconferiscono il ruolo di giustizieri e vendicatori, ma nonostante tutto questo un po’ di bontà dev'esserci. E forse è proprio in Rinthy, la sorella-madre incapace di difendere il proprio bambino, ingenua nella sua innocenza.

    Ripeto, mi risulta difficile comprendere appieno il senso di questa narrazione, che per la sua cripticità, per i simboli di cui è disseminata, in molti punti mi è sembrata più un componimento poetico che un’opera in prosa. Tuttavia, credo di averne afferrato il senso globale, che poi è lo stesso dell’intera produzione di McCarthy: una visione profondamente negativa dell’umanità che attende e spera d’essere smentita.

    ha scritto il 

  • 4

    Il buio dentro

    Terribilmente amaro, desolante. Il buio è nel cuore dell'uomo.
    "È la gente dura che rende duri i tempi. Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e no ...continua

    Terribilmente amaro, desolante. Il buio è nel cuore dell'uomo.
    "È la gente dura che rende duri i tempi. Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n'è andato."

    ha scritto il 

  • 2

    "Dicono che all’inferno le anime non abbiano nome. Eppure devono averle chiamate in qualche modo, per spedirle laggiù".

    Una desolazione così profonda da far male.

    "È la gente dura che rende i tempi duri.
    Ho visto tanta cattiveria tra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n’è andato.
    " ...continua

    Una desolazione così profonda da far male.

    "È la gente dura che rende i tempi duri.
    Ho visto tanta cattiveria tra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n’è andato.
    "

    ha scritto il 

  • 2

    Il buio fuori o dell'ottimismo di Cormac McCarthy. Scherzi a parte, al di là del pessimismo veramente esagerato e forzato (quando avrete finito di leggere la scena con la mandria di suini rimarrete ba ...continua

    Il buio fuori o dell'ottimismo di Cormac McCarthy. Scherzi a parte, al di là del pessimismo veramente esagerato e forzato (quando avrete finito di leggere la scena con la mandria di suini rimarrete basiti) ho trovato questo romanzo noioso e sconclusionato. Risparmiatevi la fatica e leggetevi Figlio di Dio: stessi temi (natura meravigliosa VS abissi natura umana) resi molto meglio.

    ha scritto il 

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