Il canto delle manére

Di

Editore: A. Mondadori

3.9
(408)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 411 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804590718 | Isbn-13: 9788804590712 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l'equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi. Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell'Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell'animo, finché Santo, dopo l'eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra.
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  • 5

    e niente. io nel mondo di Corona, tra boschi e neve, ci sto bene. non mi importa se è un mondo volgare, ruvido, un po' lo riconosco come mio, per il dialetto e i modi di dire; per i luoghi e gli anima ...continua

    e niente. io nel mondo di Corona, tra boschi e neve, ci sto bene. non mi importa se è un mondo volgare, ruvido, un po' lo riconosco come mio, per il dialetto e i modi di dire; per i luoghi e gli animali; insomma ci sto bene

    ha scritto il 

  • 3

    Delitti di paese

    Il libro percorre l’intera vita di Santo Corona della Val Martin, boscaiolo x predestinazione. Rimasto orfano da bambino, è allevato dal nonno e da Agusto Peron, il taglialegna più bravo nella valle d ...continua

    Il libro percorre l’intera vita di Santo Corona della Val Martin, boscaiolo x predestinazione. Rimasto orfano da bambino, è allevato dal nonno e da Agusto Peron, il taglialegna più bravo nella valle del Vajont. Da lui impara i segreti del mestiere, e anche la spavalderia di mettersi in mostra con pericolose bravate. Per orgoglio e ambizione lavora in Austria e in Svizzera attraverso le guerre mondiali, ma ha nostalgia del paese, dove torna x un’ultima sfida. Come “L’ombra del bastone”, questo romanzo è ambientato sulle montagne di Erto, nello stesso periodo storico, e come Zino Santo è costretto a fuggire x una cupa storia di violenza e di sesso. Anche il linguaggio dialettale, che ricorda l’italo siculo di Camilleri, è lo stesso, e vorrebbe dare attendibilità a questa storia, come fosse tramandata da vecchi contadini, ma finisce x infastidire. Al confine fra realtà e leggenda, è una vicenda cupa e grandguignolesca di sangue, morte, vendette, omicidi, stupri, faide, incidenti raccapriccianti. E’ la vita dura, aspra, spietata in un paese di montagna agli inizi del XX secolo, dominata dagli istinti primordiali dell’uomo: sopravvivenza, odio, sesso. Tutti i personaggi di Corona, però, sono dei bruti che pensano solo al lavoro, al guadagno, all’orgoglio, e questo li rende poco credibili, perché le persone non possono essere tutte uguali. In altri libri l’autore deride e disprezza le comodità moderne, e mostra di rimpiangere i bei tempi andati; ma se la vita precedente era questa, non c’è nulla da salvare. Protagonista è la manéra, la scure che il boscaiolo non abbandona mai, attrezzo di lavoro ma anche simbolo del suo coraggio, abilità, forza. E, soprattutto, il bosco, che permette di vivere e può uccidere, con le sue voci, stagioni, animali, piante. Forse, nel personaggio di Santo c’è qualcosa di idealmente autobiografico, nel suo orgoglio, nella violenza impulsiva riscattata dalla letteratura. Quattrocento pagine a colpi di manéra, però, sono troppe.

    ha scritto il 

  • 2

    È il mio secondo libro di Corona, il primo è stato "Storia di Neve". Faccio questa precisazione perchè non capisco se l'ho trovato così piatto, inutile e noioso perché non regge il confronto con il pr ...continua

    È il mio secondo libro di Corona, il primo è stato "Storia di Neve". Faccio questa precisazione perchè non capisco se l'ho trovato così piatto, inutile e noioso perché non regge il confronto con il primo o perché effettivamente lo è. Forse il paragome è stato indotto anche dalla stessa ambientazione e dal fatto che il periodo dei due romanzi, a un certo punto, coincide, tanto che Neve e suo padre vengono anche nominati più volte.
    Inoltre ho odiato le continue anticipazioni su quello che sarebbe successo più avanti. Io odio gli spoiler!
    Ma la scrittura di Corona mi piace molto. Leggerò comunque altro sperando di riuscire a non paragonarlo a Neve.

    ha scritto il 

  • 4

    il tragico elastico della vita

    Santo non è cattivo, anche se ha "copato" ed ha tradito il bosco. Santo è solo vittima di un destino che gli si è sempre accanito contro: Orfano di madre alla nascita e di padre nella prima infanzia, ...continua

    Santo non è cattivo, anche se ha "copato" ed ha tradito il bosco. Santo è solo vittima di un destino che gli si è sempre accanito contro: Orfano di madre alla nascita e di padre nella prima infanzia, tradito dalla donna che amava con il l'amico di sangue a cui aveva salvato la vita e restato orfano infine di quell'uomo che per lui è stato come un padre, maestro di lavoro e di vita che di lui aveva già intuito il destino. La morte di quest'ultimo diventerà la svolta che lo indirizzerà in quel cammino che perseguirà per il resto della sua vita, fare i "schei" con la Manèra non per un preciso desiderio di arricchirsi, una ricchezza di cui peraltro non godrà mai i frutti, ma come strumento di rivalsa per urlare al mondo la sua rabbia. Santo è Caparbio, testardo contro ogni logica, orgoglioso al limite del masochismo, ma è anche uno spirito libero, curioso, sensibile, che lo porterà a conoscere personalità letterarie di rilievo a cui carpirà i segreti della vita, tra i quali la lettura come mezzo di arricchimento morale. Salvo lotterà tutta la vita, contro il destino e soprattutto contro se stesso, contro quell'amarezza della vita che tra lutti, tradimenti, tragedie, non gli darà mai tregua portandolo ad un epilogo che sarà la metafora di tutta la sua esistenza. La natura fa da sfondo a tutta la vicenda, una natura che è madre ma anche assassina, che dà speranza e patimento. Ma è anche il quadro nostalgico di una società fatta di uomini semplici, in cui nella povertà proliferava l'amicizia nei suoi connotati più sublimi. Amaro, ma pieno di verità, poesia e purtroppo, poca speranza.

    ha scritto il 

  • 4

    sempre avvincente, ma un po' meno di Neve

    Dopo Storia di Neve, un'altra favola ambientata ad Erto. Questa volta il protagonista è un boscaiolo. Il libro si legge bene ed appassiona ma ho trovato il personaggio meno appassionante di Neve, anch ...continua

    Dopo Storia di Neve, un'altra favola ambientata ad Erto. Questa volta il protagonista è un boscaiolo. Il libro si legge bene ed appassiona ma ho trovato il personaggio meno appassionante di Neve, anche perchè forse il libro è più incentrato su di lui invece che sul paese come il precedente.

    ha scritto il 

  • 1

    Si questa è literatura me copo. Usti.

    Negli anni sessanta Vianello e Tognazzi ci regalarono memorabili sketch, precursori di questo libro insensato, prolisso, noioso e scritto nella stessa lingua: cioè in un comico slang da gag d'avanspet ...continua

    Negli anni sessanta Vianello e Tognazzi ci regalarono memorabili sketch, precursori di questo libro insensato, prolisso, noioso e scritto nella stessa lingua: cioè in un comico slang da gag d'avanspettacolo.

    Manca la storiella della zanzara liofante-simia, o quella - ancora più pertinente - del boscaiolo che ricavava un solo stuzzicadenti da ciascun albero.

    Corona è il nulla: nella sua finzione esistenziale (vive in città con moglie e cinque figli, nella baita va a prendere il fresco d'estate) ha costruito il personaggio capelluto (e un pò unto, a vederlo) con la bandana, che farebbe scompisciare dal ridere i montanari veri.

    Sul romanzo pochissimo da dire: alzi la mano chi sa trovare un senso, un movente, alla storia di una specie di bruto psicopatico che vive in un bestiario di gente senz'anima, volgare, sporca dentro e fuori, che vive inutilmente e spesso in solitudine, senza Dio nè senso morale; alla sequenza di delitti e violenze inaudite; all'amarezza che trasuda da ogni pagina.

    La civiltà contadina e montanara era asperrima, si sa. Gente dura, avvezza a privazioni e sofferenze. Ma legata dal senso della famiglia, dal timor di Dio (come dicevano) dalla pietà. Per quanto la durezza della condizione di vita facilitasse l'abbrutimento - e con esso la violenza domestica, l'abuso, l'alcolismo - c'era nella gente umile la scintilla della speranza. Basti rileggere Verga o le Novelle della Pescara, ma persino Goffredo Parise.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro infinito, di una tristezza infinita

    Ho finito questo libro più per pietà verso me stesso e la narrazione, più che per il vero piacere di leggerlo. Con questo non voglio dire sia brutto, anzi... ma è stato in realtà un impegno per me fin ...continua

    Ho finito questo libro più per pietà verso me stesso e la narrazione, più che per il vero piacere di leggerlo. Con questo non voglio dire sia brutto, anzi... ma è stato in realtà un impegno per me finirlo, a partire dal particolare modo di scrivere dell'autore. Detto ciò, comunque, un vero libro da leggere, specie per il finale, senza sconti, tanto vicino alla vita, quanto può esserlo un libro

    ha scritto il 

  • 4

    E' un canto triste

    E' una storia di boschi, di boscaioli, profumi di resina e canti di galli forcelli. Tra questi boschi incantevoli la natura selvatica dell'uomo prevale. L'avidità del denaro macella le foreste a colpi ...continua

    E' una storia di boschi, di boscaioli, profumi di resina e canti di galli forcelli. Tra questi boschi incantevoli la natura selvatica dell'uomo prevale. L'avidità del denaro macella le foreste a colpi di manere e di sudore. E' un noir alpino dove le segherie fanno la loro parte. Si legge d'un fiato.

    ha scritto il