Il cappotto

Di

Editore: Biblioteca universale Rizzoli (Pillole BUR)

4.1
(896)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817011304 | Isbn-13: 9788817011303 | Data di pubblicazione: 

Curatore: E. Bazzarelli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta trai colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo. Il senso della non esistenza, la descrizione profonda e autentica della condizione umana resa "oggetto" e la ricerca dell'ideale. AkakijAkakievié, modesto funzionario schiacciato dalla vita, grazie a un cappotto nuovo riesce a risvegliare il suo carattere e vivere una parvenza di esistenza sociale. Un sogno ironico e metafisico dove, come afferma Nabokov, "è l'assurdo la musa favorita di Gogol"'. Goffaggini, tragedie, speranze tradite e illusioni riconquistate: il fantasma di Akakij si aggira dal 1843 tra noi,continua a farlo, fantasma inquieto, oggi.
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  • 2

    Il cappotto di Rebora

    I termini usati e il testo sono un po' antiquati e questo non mi è piaciuto. La traduzione del poeta Clemente Rebora credo abbia influito troppo (d'altronde c'è anche un capitolo finale dedicato propr ...continua

    I termini usati e il testo sono un po' antiquati e questo non mi è piaciuto. La traduzione del poeta Clemente Rebora credo abbia influito troppo (d'altronde c'è anche un capitolo finale dedicato proprio al traduttore, invece che a Gogol!), quando posso lo rileggerò in un'altra versione.

    ha scritto il 

  • 5

    Ebbene sì, anche Fantozzi è uscito dal grottesco cappotto di Gogol'

    Un racconto che parte comico, continua drammatico e finisce fantastico - il tutto unito da uno stile agile, ridente, moderno, e da una "voce" di sottofondo ambigua e allegorica.

    Satira dell'apparato b ...continua

    Un racconto che parte comico, continua drammatico e finisce fantastico - il tutto unito da uno stile agile, ridente, moderno, e da una "voce" di sottofondo ambigua e allegorica.

    Satira dell'apparato burocratico della Russia sotto lo Zar, affresco spietato delle meschinità e ridicolaggini presenti a ogni livello della struttura sociale rappresentata (che non è senza affinità con qualsiasi altra, nel nostro caro Occidente), fotografia della mediocrità e dell'assurdità del vivere moderno, questa novella ha dalla sua, oltretutto, il pregio di aver anticipato il Kafka del "Processo" e tanto surrealismo novecentesco.

    E se vi sembra che Akakij Akakijevic ricordi singolarmente la figura grottesca del ragionier Fantozzi, vedete giusto: a Gogol' Paolo Villaggio - appassionato di letteratura russa e insignito di recente del Premio Gogol' - prese in prestito la figura del goffo impiegato deriso dai colleghi, succube servo di Superiori e Personalità Importanti, e protagonista suo malgrado di sfortunate vicende non prive di elementi "impossibili", fantastici.

    Per saperne di più:
    https://it.rbth.com/articles/2012/11/05/paolo_villaggio_laltro_dostoevskij_18687
    http://www.interruzioni.com/naso.htm

    ha scritto il 

  • 3

    Probabilmente la letteratura russa non fa (più) per me, o viceversa sono io che non riesco (più) ad apprezzarla e a coglierne il valore: non riesco ad appassionarmi o a trovare dei capolavori in quell ...continua

    Probabilmente la letteratura russa non fa (più) per me, o viceversa sono io che non riesco (più) ad apprezzarla e a coglierne il valore: non riesco ad appassionarmi o a trovare dei capolavori in quello che leggo. Il cappotto mi ha raccontato di tante cose: della burocrazia russa, di una vita vissuta nell’ombra e nelle ristrettezze, di una ingiustizia, del freddo di San Pietroburgo...però non riesco a dare più di tre stelle perchè resta, per me, un libro nella media, non un libro speciale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Lasciatemi stare! Perchè mi offendete?"

    "Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol". Con queste parole Dostoevskij ci fa capire l'importanza di questo racconto. Gogol ci dimostra che non servono grandi romanzi per affrontare grandi tematiche ...continua

    "Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol". Con queste parole Dostoevskij ci fa capire l'importanza di questo racconto. Gogol ci dimostra che non servono grandi romanzi per affrontare grandi tematiche. Dietro la storia lineare de "Il cappotto" si nasconde tutto l'universo russo del XIX secolo. Ambientato in una Pietroburgo alienante, fredda, quasi sempre notturna, il protagonista Akakij, diventa stereotipo del burocrate medio. Costantemente vessato dai suoi colleghi e superiori, il protagonista è l'emblema della mediocrità e non conosce altra realtà al di fuori del suo ufficio. Egli è solo uno dei tanti ingranaggi anonimi che muovono la grande macchina burocratica pietroburghese. Una macchina così contorta e vasta da diventare esemplificativa della società dell'epoca, in cui la statura di un uomo si misura per gradi, promozioni e capacità di gerarchizzare. Di tutti i lavori d'ufficio possibili, Akakij fa forse quello che più rispecchia la sua personalità: il copista. Un lavoro quindi che è esentato da qualunque forma di creatività e di libera iniziativa, e che esalta ancora di più la vuotezza interiore del protagonista, che arriva addirittura a rifiutare un lavoro meno monotono. La sua debolezza e mancanza di amor proprio viene presa di mira dai colleghi che, e qui sta la grande metafora del libro, ridono del suo cappotto così usato e consumato da assomigliare di più ad una vestaglia (impossibile non notare in Oblomov e nella sua vestaglia i riferimenti al cappotto di Gogol). Il nuovo cappotto di Akakij, per il quale ha speso buona parte dei suoi risparmi, diventa quindi oggetto di riscatto sociale, l'unico modo per diventare anch'egli qualcuno, e spogliarsi finalmente di quella mantella di anonimità che ha sempre indossato; insomma: l'abito fa il monaco. Ma Gogol, non può che condire il suo racconto con una forte dose di pessimismo storico, e la rivincita sociale di Akakij non dura neanche ventiquattro ore. Il cappotto è inteso come un'anomalia che distorce l'identità personale del protagonista. Il ladro quindi, non fa altro che ristabilire l'ordine turbato da questo cambiamento. La staticità è sintomatica di quella società, che rifugge qualunque rinnovamento interiore, diventando una palude di "anime morte". Privato del suo cappotto Akakij, nel vano tentativo di ritrovarlo, si imbatte nella figura del Generale, del quale l'autore non fornisce neanche il nome, a rimando dell'importanza del grado rispetto alla persona in sè. Il Generale, che è ovviamente totalmente contrapposto moralmente ad Akakij, è ossessionato dal rispetto della gerarchia, e vede, come unico dovere/piacere della sua posizione, quello di incutere timore ai suoi sottoposti. L'ultima parte del romanzo, che sfocia nel fantastico, è di difficile interpretazione, e l'unica cosa che, a mio parere, si evince è una sorta di imposizione morale dall'alto, tramite il contrappasso applicato dal fantasma del protagonista, che spaventando e derubando il Generale troverà la pace, ma soprattutto un cappotto adatto a lui. O viceversa.

    ha scritto il 

  • 3

    Il riso tra le lacrime

    "Akàkij Akàkievic, per quanto fosse discretamente sconcertato, pure, da quel candido uomo che era, non potè fare a meno di rallegrarsi nel veder come proprio tutti avevano lodi per il suo cappotto"

    Ne ...continua

    "Akàkij Akàkievic, per quanto fosse discretamente sconcertato, pure, da quel candido uomo che era, non potè fare a meno di rallegrarsi nel veder come proprio tutti avevano lodi per il suo cappotto"

    Ne parlo su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=E4tA0O-McOw

    Il mio primo approccio con Gogol non è stato traumatico come credevo, tuttavia proprio non mi riesce di allinearmi con la letteratura russa e di godermela a pieno come vorrei.

    ha scritto il 

  • 4

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, anco ...continua

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, ancora, la servitù della gleba!), divisioni presenti...
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/il-cappotto-di-nikolaj-gogol/

    ha scritto il 

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